Il Giro delle Chiese

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BOLOGNA: CHIESA del Santo SALVATORE

La Chiesa di San Salvatore si trova all’angolo tra via IV Novembre e via Cesare Battisti, via Voltone 1. E’ vicina a Piazza Maggiore. Nell’immagine in evidenza: VITALE di BOLOGNA (Vitale degli Equi) – “Polittico dell’Incoronazione della VERGINE” –  1353.

CHIESA di san PAOLO RAVONE

Questa Chiesa, in via Andrea COSTA, forse non ha nulla di particolare, ma è stata la mia chiesa per un lungo periodo della mia vita negli anni ‘60-70. Il mio periodo universitario. Abitavo in via Val d’Ossola 18 nei pressi dello stadio e della Certosa. Via Andrea Costa era la strada che percorrevo, a piedi, fino ad arrivare in via Zamboni, sede principale dell’Università, e poi in via Saragozza, la sede di Ingegneria. Nei pressi della chiesa c’era una libreria che vendeva fumetti e libri di seconda mano ed era il mio ritrovo abituale. Anche nei sottopassi di via Rizzoli c’erano librerie e negozi di musica.

Il luogo dove sorge fu dal 1136 sede dei Canonici regolari di Santa Maria in Reno che vi costruirono una propria chiesa, documentata fin dal 1056 e in seguito ristrutturata nel XV secolo. Alla fine del XVI secolo si decise di abbattere la vecchia chiesa e costruirne una nuova più ampia e sfarzosa. Quindi tra il 1606 e il 1623 fu costruito da Vincenzo Porta l’attuale edificio, seguendo il progetto del padre barnabita Giovanni Ambrogio Mazenta e dell’architetto Tommaso Martelli. La Facciata, dalle linee semplici, custodisce in quattro nicchie le statue in cotto rappresentanti gli evangelisti, opera di Giovanni Tedeschi e originariamente dipinte in finto bronzo. Altre tre statue in rame sono poste sulla sua sommità. Addossato al lato sinistro della chiesa (ed invisibile dall’esterno) si erge il piccolo campanile, la cui cella campanaria (illuminata da bifore) contiene due antiche campane. La maggiore è opera del fonditore Ugolino di Toscolo, porta la data 1333 e risulta la più antica della città ancora montata su un campanile. La campana minore è invece stata fusa nel 1583 dal fonditore Antonio Censori e viene ancora oggi suonata per i richiami alle funzioni.. L‘Interno, composto da una sola navata, conserva varie opere d’arte nelle otto cappelle laterali.

Nelle otto cappelle laterali. Tra le più importanti ricordiamo:

– La Sacra Famiglia di Alessandro Tiarini nella 4° cappella a sinistra.

– Il Polittico di Vitale da Bologna nella 4° cappella a destra: risalente al 1353 rappresenta L’incoronazione della Vergine fra il presepe, il martirio di S.Caterina e vari santi.

– La Madonna della Vittoria tavola tardo trecentesca di Simone dei Crocifissi originariamente conservata nella chiesa del Monte (oggi Villa Aldini).

– L’Ascensione di Cristo, una grande pala realizzata tra il 1610 e il 1620 dal pittore ferrarese Carlo Bononi.

– Al centro del pavimento è posta la tomba di Giovanni Francesco Barbieri, detto Il GUERCINO, che per lungo tempo fu accolto dai Canonici e volle essere sepolto nella loro sede nel 1666 con il fratello Paolo Antonio Barbieri.

Sulle due cantorie del transetto, poste simmetricamente ai lati dell’abside, si trovano altrettanti Organi a canne risalenti al XVIII secolo; mentre quello di sinistra è privo delle canne interne, quello di destra (che racchiude materiale fonico di Vincenzo Colonna del 1621) è funzionante ed ha 14 registri su unico manuale e pedale.

(Dopo) INNOCENZO da IMOLA: “Crocifissione e Santi” Olio su tavola – 1539. L’opera raffigura il Cristo Crocifisso al centro con ai lati le seguenti figure: – A Sx: San Paolo con  la spada e la Madonna Addolorata; – A dx: San Giovanni Evangelista (con un mantello verde) e Sant’Agostino. – Sullo sfondo sono presenti due angeli dalle ali colorate.

(Sopra e dopo) ALTARE MAGGIORE: Davanti all’altare (altare privilegiato) il dipinto “Madonna della Vittoria” o “Madonna del Monte” di Simone dei Crocifissi, 1443 ca., tempera su legno di dimensioni 90 × 45 cm. Sullo sfondo dorato, con un fregio scuro in alto, campeggia la figura della Vergine, il cui collo e capo sono avvolti da un velo bianco, mentre un ricco manto dorato la avvolge. Il Bambino, vestito leggermente, guarda Maria con l’indice della mano destra puntato su di sé, mentre lei lo tiene con delicatezza sulle ginocchia. L’ancona, cornice del dipinto, realizzata da un artigiano emiliano nel 1867, è intagliata in legno dorato. L’immagine, originariamente nella chiesa scomparsa della Madonna del Monte (ora Villa Aldini), fu trasferita qui nel 1867 dopo vari pellegrinaggi. Simone dei Crocifissi la dipinse attribuendole la vittoria dei Bentivoglio bolognesi contro i Visconti milanesi il 14 agosto 1443 a San Giorgio Di Piano. In onore di questa vittoria, fino al XVIII secolo si svolgeva annualmente una processione il 14 agosto, chiamata “Cavalcata alla Madonna del Monte”. Il corteo partiva da San Petronio, percorreva via della Mela (oggi via dell’Osservanza) e giungeva fino alla chiesa.

(Dopo): VITALE di BOLOGNA (Vitale degli Equi) – Polittico dell’Incoronazione della VERGINE –  1353. E’ un capolavoro trecentesco. L’opera, eseguita con tempera su tavola, è composta da 7 scomparti incorniciati dal legno gotico originale intagliato e dorato. Misura complessivamente 105 cm di altezza per 225 cm di larghezza. Al centro la Vergine è affiancata da due scomparti alti e stretti rispettivamente con S. Giovanni Battista e un devoto e S. Tommaso da Canterbury col committente dell’opera, il monaco Raniero Ghisilieri; nei quattro scomparti laterali sono raffigurati i Ss. Benedetto e Scolastica, i santi vescovi Agostino e Ambrogio, il presepe e il martirio di S. Caterina sulla ruota dentata. È l’autore del capolavoro “San Giorgio e il Drago“, conservato nella Pinacoteca di Bologna.

(Dopo) TOMBA del GUERCINO: La tomba del celebre pittore Giovanni Francesco Barbieri, noto come il Guercino, si trova all’interno della Chiesa del Santissimo Salvatore nel centro storico di Bologna. Il maestro riposa sotto il pavimento della navata centrale in una semplice sepoltura, accanto al fratello e collaboratore Paolo Antonio Barbieri.

Donducci Giovanni Andrea detto MASTELLETTA: “Resurrezione di CRISTO” – 1620-25. Si tratta di una delle più interessanti opere del Mastelletta, databile nel periodo della sua piena maturità, in cui sono raffigurati al centro 4 angeli che sollevano la pietra tombale, in basso i soldati in fuga o caduti a terra. All’interno della luce diffusa nella zona superiore appare la bianca figura di Cristo con la croce in mano, circondato dal coro d’angeli, e cinto da un drappo azzurro. La tela è completa di cornice lignea dorata.

JACOPO COPPI: “Storie del Crocifisso  di Beirut” – 1579. Una rara iconografia che il pittore fiorentino inserisce all’interno di una complessa architettura picta. Lo studio ne riconsidera gli aspetti iconografici e stilistici attraverso i dati della più aggiornata letteratura artistica per leggerli in una nuova e diversa prospettiva che testimonia, inoltre, una inaspettata politica di tolleranza verso gli ebrei in ambito paleottiano (vedi Controriforma). All’estrema sx  è l’autoritratto del pittore

(Dopo): In questa stessa Cappella è presente anche il dipinto “Thomas Beckett (inginocchiato sulla destra) che assiste all’ingresso di Maria al Tempio”, di Girolamo da TREVISO, 1527 ca.

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