Il Giro delle Chiese

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BOLOGNA: SANTUARIO di San LUCA

Quando ero in servizio presso l’IPSIAS Di Marzio – Michetti di Pescara, ogni due anni, accompagnavo gli allievi alla Fiera “Autopromotec” di Bologna. Conoscendo bene Bologna per avervi studiato ingegneria meccanica, li accompagnavo poi alla scoperta della città cominciando da San Luca. Il Santuario della MADONNA di San LUCA (Inizio costruzione: 1194; Completamento: 1765: Stile architettonico: barocco; Arch. Carlo Francesco DOTTI) è una basilica dedicata al culto cattolico mariano e si eleva sul colle della Guardia, uno sperone in parte boschivo a 280 m s.l.m. a sud-ovest del centro storico di Bologna. È un importante santuario nella storia della città, fin dalle sue origini meta di pellegrinaggi per venerare l’icona della Vergine col Bambino detta “di San Luca“. Nell’immagine in evidenza: Il Porticato che dall’Arco Meloncello porta al Santuario.

Il PORTICO: La via che, inerpicandosi per il colle della Guardia, porta al santuario, fu inizialmente ciottolata nel 1589 dal governo cittadino. L’abitudine dei pellegrini di appendere immagini con i Misteri del Rosario agli alberi lungo il percorso, indusse nel 1640 la vicaria Olimpia Boccaferri ad iniziare la costruzione di 15 cappelle. Con il crescere dell’afflusso di pellegrini, si decise di costruire il lunghissimo Portico, per proteggere i pellegrini dalla pioggia. Un primo modesto progetto fu redatto da Camillo Saccenti nel 1655, ma la scarsità di risorse economiche fece abbandonare il progetto, ripreso nel 1673 da un gruppo di privati che crearono un comitato per la raccolta dei fondi necessari alla costruzione. Alla sua edificazione parteciparono cittadini di ogni classe dal 1674 al 1721, sotto la direzione dell’architetto Gian Giacomo Monti. Alla morte di questi, i lavori furono completati da Francesco Monti Bendini e dallo stesso Carlo Francesco Dotti, che progettò l’Arco del Meloncello nel 1721. A causa della costruzione delle botteghe sovrastanti la parte pianeggiante del portico, fu necessario eseguire lavori di consolidamento nel 1791.

Altri interventi di restauro vennero effettuati nel 1819 e nel 1955. Durante questi ultimi, molti stemmi dipinti che decoravano le lunette degli archi andarono perduti. Il portico consta di un numero di archi fra i 658 e i 666 (a seconda del metodo di conteggio) e di 15 cappelle. Con i suoi 3.796 m risulta essere il portico più lungo al mondo. Il tratto in pianura, che va dall’Arco Bonaccorsi (antistante porta Saragozza) fino a quello del Meloncello, è composto da 316 arcate ed è lungo 1,52 km. Il tratto collinare, dal Meloncello al Santuario, è composto da 350 arcate, fra cui 15 cappelle con i Misteri del Rosario, poste a cadenza regolare (circa ogni 20 archi) ed è lungo 2,276 km. Il portico è punteggiato di lapidi ed epigrafi commemorative di varie epoche, con fine devozionale (ex voto per grazie ricevute), oppure ad espressione di gratitudine per donazioni. Secondo la tradizione, non sarebbe casuale il fatto che esso sia composto (secondo un certo conteggio) da 666 archi: il numero diabolico (cfr. Apocalisse, 13, 18) simboleggerebbe il “serpente”, ossia il Demonio, associato al porticato sia per la sua forma a zig-zag, sia perché, terminando ai piedi del santuario, ricorda la tradizionale iconografia del Diavolo sconfitto e schiacciato dalla Madonna sotto il suo calcagno (cfr. Genesi, 3, 15).

Il PASSAMANO di San LUCA: Il 17 ottobre 1677 per avviare la costruzione del tratto collinare del lungo porticato, si rese necessario trasportare i materiali attraverso una lunga catena umana composta dai garzoni dei filatoi da seta e da donne e uomini che vi si aggiunsero. Quel gesto collettivo così efficace e simbolico, viene rievocato dal 2003 col “Passamano per San Luca” al quale in un sabato di metà ottobre partecipano centinaia di scolari, cittadini e associazioni a richiamo della solidarietà che consente di affrontare insieme ostacoli comuni.

(Prima) ARCO del MELONCELLO: Costruito nel 1732 su disegno di Carlo Francesco DOTTI, dà inizio al tratto di portico che sale fino al santuario di San LUCA, intervallato da 15 Cappelle con raffigurazioni dei Misteri del Rosario. L’Arco è costituto da un sovrappasso per i pellegrini, sostenuto da un basamento con archi ribassati  finiti a bugnato, attraversi i quali il traffico pedonale e veicolare di via Saragozza può scorrere indisturbato. Il loggiato si ricollega, stilisticamente e morfologicamente, al portico con cui è raccordato. Particolare risalto è dato alla tribuna centrale, che presenta un fornice inquadrato da un ordine gigante di colonne ioniche, affiancate da lesene, che riprendono il motivo a bugnato della base sottostante. Al centro della trabeazione campeggia lo stemma in rame della famiglia Monti Bendini, dipinto anche altre 4 volte all’interno della loggia, a dimostrazione del grande impegno economico, che questa dimostrò nella costruzione del portico di San Luca e, nella fattispecie, dell’Arco del Meloncello. Se la prima parte della tribuna centrale, conclusa con un timpano triangolare in leggero aggetto, sembra rifarsi al modello dell’Arco Bonaccorsi che si erge all’inizio del portico, di fronte a Porta Saragozza, il sovrastante fastigio con un secondo timpano curvilineo sorretto da mensole giganti e coronato da un vaso con fiamma, potrebbe essere una rivisitazione dovuta alla mano di Francesco BIBIENA.

Prima: Incisione settecentesca raffigurante la posa della prima pietra del nuovo Santuario, nel 1723, dove è visibile la preesistente chiesa quattrocentesca di Santa Maria della Guardia.

Il Santuario è raggiungibile da Porta Saragozza attraverso una lunga e caratteristica via porticata, che scavalca via Saragozza con il monumentale Arco del Meloncello (1732) per poi salire ripidamente fino al Santuario. La storia del santuario è legata all’icona custodita al suo interno, che diede origine alla leggenda sulla fondazione del santuario stesso e ne determinò la fortuna nei secoli, facendone una meta di pellegrinaggi.

La leggenda di Teocle: La leggenda riguardante l’arrivo dell’icona raffigurante una Madonna col Bambino è raccontata tardivamente nella cronaca di Graziolo Accarisi, giureconsulto bolognese del XV secolo. Essa narra di un pellegrino-eremita greco che, in pellegrinaggio a Costantinopoli, avrebbe ricevuto dai sacerdoti della basilica di Santa Sofia il dipinto, attribuito a Luca evangelista, affinché lo portasse sul “monte della Guardia”, così come era indicato in un’iscrizione sul dipinto stesso. Così l’eremita si incamminò in Italia alla ricerca del colle della Guardia e solo a Roma seppe, dal senatore bolognese Pascipovero, che tale monte si trovava nei pressi di Bologna. Arrivato nella città emiliana, fu accolto dalle autorità cittadine e la tavola della Madonna col Bambino venne portata in processione sul monte.

Dopo: Me ed alcuni studenti in visita al Santuario.

ESTERNO: Lo stile dominante è il barocco, testimoniato da forme e volumi dinamici e curvilinei alternati in continue sporgenze e rientranze. Il corpo dell’edificio è costituito, in massima parte, dal grandissimo tiburio ellittico, spoglio e compatto, sormontato al centro da una grande cupola con lanterna, che ospita un osservatorio a 42 metri d’altezza. La facciata, che non copre completamente le forme retrostanti, è costituita da un avancorpo modellato sulle forme classiche del pronao: un ordine di paraste giganti in stile ionico sorreggono un frontone, sotto il quale si apre un grande arco centrale. Raccordato ai lati della facciata, il porticato si sviluppa con due ali curvilinee che racchiudono il piazzale antistante e che si concludono con due tribune pentagonali a edicola. Il portale d’ingresso è affiancato dalle statue di San Luca e di San Marco di Bernardino Cametti, eseguite nel 1716 e in origine collocate nel presbiterio. Il corpo del vecchio monastero domenicano e il campanile sono incorporati nel lato meridionale della costruzione.

INTERNO: E’ caratterizzato da una pianta ellittica sulla quale si innesta una croce greca (formata dall’asse centrale e dalle due cappelle maggiori laterali) e presenta un presbiterio rialzato, sulla cui sommità è posta l’icona della Vergine col Bambino. Gli archi principali sono sostenuti da pilastri a fascio composti da tre colonne corinzie giganti. Fra le opere che si trovano all’interno, vi sono le pale d’altare di:

Donato Creti (L’Incoronazione della Vergine, seconda cappella a destra, e La Vergine e i Santi Patroni di Bologna, seconda cappella a sinistra);

Guido Reni (La Madonna del Rosario, terza cappella a destra);

Guercino (una versione del Cristo che appare alla Madre, sacrestia maggiore);

Domenico Pestrini (sacrestia maggiore)

Gli affreschi sono di Vittorio Maria Bigari (cappella maggiore) e di Giuseppe Cassioli (cupola). Gli stucchi sono opera di Antonio Borrello, Giovanni Calegari, con le statue di Angelo Gabriello Piò.

L‘ICONA misura 65 x 57 cm (Collocabile tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo) e ha uno spessore di circa 2 cm. È eseguita a tempera e foglia d’argento, su tela di li-no applicata a una tavola centrale di pioppo, a cui sono aggiunte due tavole di testa in olmo e castagno. Secondo la consolidata iconografia, la Madonna, rappresentata a mezzo busto, tiene in braccio Gesù benedicente. La Vergine porta una veste di colore blu-verde, sotto la quale si intravede una sottoveste rossa. I tratti del viso sono allungati, le dita della mano affusolate. Il Bambino, dalla testa piccola rispetto al corpo, ha il braccio destro atteggiato nel gesto di benedizione, mentre la mano sinistra è chiusa a pugno. La tunica del Bambino è dello stesso colore rosso della sottoveste della Vergine. Sullo sfondo si notano filari di piccole foglie d’edera, inseriti l’uno nell’altro e intervallati da piccole perle.

Prima: Due fasce laterali di circa 4 cm decorate con motivi floreali contornano la tavola, mentre la parte superiore appare tagliata. A seguito di studi anche radiografici, si è appurata l’esistenza di un altro dipinto, più antico, sotto l’immagine oggi visibile. Lo stile, in questo caso, è bizantino e presenta numerose affinità con le copie superstiti della Vergine in Santa Sofia a Costantinopoli, datate presumibilmente fra il X e l’XI secolo. La supposta origine orientale del primo dipinto, inoltre, è supportata dall’uso dell’indaco per il colore della veste della Vergine, in uso in Asia Minore, ma non in Italia. Nell’immagine originaria, la Vergine presenta un setto nasale più sottile e la narice piccola e rialzata; la bocca ha entrambe le labbra carnose, mentre l’occhio appare più grande e allungato. Il Bambino, invece, risulta meno proporzionato, più solido e tornito, nel gesto enfatico di benedizione, pare alla greca, al contrario dell’immagine attuale, dove è alla latina. Nel 1603 la Madonna fu incoronata dall’arcivescovo Alfonso Paleotti. Dal 1625 il dipinto è ricoperto da una lastra d’argento che lascia scoperti solo i volti, opera di Jan Jacobs di Bruxelles. Nel 1857 ricevette un prezioso diadema da papa Pio IX.

CUPOLA: Secondo il progetto originale del Dotti, la cupola si presentava inizialmente priva di affreschi, per esaltare lo spazio architettonico. Fu nel 1918 che venne commissionata la decorazione dell’interno della cupola, affidata al pittore e scultore fiorentino Giuseppe Cassioli. I lavori iniziarono nel 1922, per concludersi due anni dopo. Il soggetto rappresenta una composizione allegorica incentrata sull’invocazione alla Madonna da parte di papa Benedetto XIV. Il pontefice è circondato da numerosi prelati. È raffigurato inoltre l’evangelista Luca, in abiti orientali e con l’icona a lui attribuita dalla leggenda. Cassioli progettò la propria opera cercando di allinearsi allo stile degli affreschi realizzati dal pittore Vittorio Maria Bigari oltre 150 anni prima. Attenendosi allo schema già utilizzato da Bigari nella volta della cappella maggiore, Cassioli impostò perciò la composizione con una prospettiva dal basso, concentrando le figure alla base della cupola.

(Dopo) CRIPTA: Fu costruita per volere del cardinale Giovanni Battista Nasalli Rocca, le cui spoglie sono qui conservate in una tomba monumentale, opera di Bruno Boari. Sono inoltre ospitate nella cripta alcune tombe appartenenti alle famiglie che hanno contribuito con donazioni alla costruzione del santuario. All’interno della cripta si trova inoltre un modello in scala del santuario risalente al Settecento e un busto in cera dell’architetto Carlo Francesco Dotti che ultimò la costruzione del santuario. Sono custoditi anche degli oggetti sacri come il manto con cui viene cinta l’icona della Vergine e il baldacchino fiorito che la racchiude quando viene portata in processione in città.

Il SANTUARIO nel CICLISMO: La strada che corre parallela al porticato di San Luca, nel tratto in salita, è stata spesso affrontata da corse ciclistiche. In particolare, negli ultimi anni costituisce la difficoltà finale del Giro dell’Emilia, che la percorre per quattro volte. Nel 1956 invece vi si è svolta una cronoscalata del Giro d’Italia (vinta da Charly Gaul); nel 1984 vi è stato posto l’arrivo di una tappa in linea del Giro d’Italia (vinta da Moreno Argentin). Nel 2009 il Giro d’Italia del centenario ha toccato San Luca in occasione della 14ª tappa, vinta da Simon Gerrans. La salita del San Luca è stata la grande protagonista del crono-prologo del Giro d’Italia del 2019. La salita inizia al Meloncello (55 m s.l.m.): da qui al santuario sono circa 2 km, con una pendenza media del 10,8% e massima intorno al 18%. Il tratto più ripido si incontra a metà salita, poco dopo il punto in cui la strada passa sotto il colonnato (la curva è nota come delle orfanelle, in quanto antistante a un ex orfanotrofio femminile). La quota di arrivo è di 270 m s.l.m. mentre il dislivello è di 215 m. Si può salire al santuario anche per la strada che ascende per il lato opposto del colle (via Casaglia). Questo versante è più lungo, ma decisamente più agevole.

PODISMO: Dal 1977 si corre la gara podistica internazionale su strada Casaglia-San Luca che, risalendo il colle della Guardia per la via di Casaglia, raggiunge il santuario e ridiscende il colle fiancheggiando il porticato storico. La gara, disputata di notte, copre un percorso di 10,2 km, con un dislivello massimo in salita di 376 m s.l.m. e in discesa di 385 m.

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