XVII secolo
Barocco
Piazza S. Filippo, 24, 67100 L’Aquila AQ
La chiesa di San Filippo Neri è un edificio religioso sconsacrato de L’Aquila, situato nel quarto di San Pietro. La sua realizzazione fu voluta dalla Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri, che ne curò la costruzione tra il 1637 e il 1661. Con lo scioglimento dell’ordine, avvenuto nel 1862, la chiesa fu sconsacrata e destinata ad altri usi; nella seconda metà del XX secolo, fu adibita a teatro. La facciata si presenta a grezzo, priva di rivestimento, con il basamento in conci di pietra, completata secondo il progetto originario. Questa caratteristica la rende simile alla chiesa di Santa Margherita dei Gesuiti, che presenta anch’essa una facciata incompleta. La terminazione della facciata è a capanna, e il portale, squadrato e incorniciato da una massiccia cornice lapidea, è posto in asse con una finestra rettangolare. A sinistra dell’ingresso, una parete a diaframma separa l’antica via che collegava piazza San Biagio a piazza San Filippo, delimitando le strutture della chiesa e dell’adiacente convento. L’impianto della chiesa di San Filippo è a croce, con una pianta squadrata, arricchita da quattro cappelle laterali. Un sistema di paraste corinzie e trabeazioni sorregge la volta a botte dell’aula e la cupola del transetto, ricostruita dopo il sisma del 1703. Sebbene non sia noto il nome del progettista, si ipotizza che fosse un architetto romano, vicino alla Congregazione di San Filippo Neri. La struttura, di matrice manierista e ispirazione classica, fu realizzata nella prima metà del XVII secolo; ad essa si contrappone il pregevole apparato decorativo, d’influenza barocca, completato nei decenni successivi da maestranze lombarde e ticinesi, che fa della chiesa di San Filippo il primo e più significativo esempio di barocco aquilano. Gli stucchi sono opera di Giovan Battista Amantino e Francesco Ferradini, mentre il coro ligneo è attribuito a Giacomo Farelli. Le cappelle Antonelli e Colantono sono decorate con dipinti di Lazzaro Baldi, databili al 1660, mentre la cappella Carli, la più rilevante, ospita una volta affrescata da Forelli e stucchi a opera dell’Amantino. Essa conserva anche due tele di Giacinto Brandi, databili al 1665. Gli altari marmorei posti nelle ali del transetto, attribuiti a Amantino e Pedretti, sono databili intorno al 1675.


