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ROMA: BASILICA di San PIETRO (1° Parte)

La Basilica di San Pietro in Vaticano è una basilica cattolica ubicata in Piazza San Pietro nello stato della Città del Vaticano; è un capolavoro dell’arte italiana ed è uno dei simboli della città di Roma, di cui domina il panorama con la sua cupola maestosa. Nell’immagine in evidenza: Ciborio di Gian Luigi BERNINI.

La Basilica di San PIETRO è uno dei più grandi edifici del mondo: lunga ben 218 metri e alta fino alla cupola 133,30 metri, la superficie totale è di circa 23.000 metri quadrati e può contenere numerosi fedeli. L’edificio è interamente percorribile lungo il suo perimetro, benché sia collegato ai Palazzi Vaticani mediante un corridoio sopraelevato disposto lungo la navata destra e dalla Scala Regia a margine della facciata su Piazza San Pietro; due corridoi invece lo uniscono all’adiacente Sacrestia. Nonostante questo aspetto tradisca l’idea di una costruzione isolata al centro di una vasta piazza, come probabilmente l’aveva pensata Michelangelo Buonarroti, la presenza di passaggi sopraelevati, che non interferiscono con il perimetro della basilica, permette ugualmente di cogliere la complessa articolazione del tempio. L’esterno, in travertino, è caratterizzato dall’uso di un ordine gigante oltre il quale è impostato l’attico. Questa configurazione si deve sostanzialmente a Michelangelo Buonarroti e fu mantenuta anche nel corpo longitudinale aggiunto da Carlo Maderno. Invece, lungo le navate, presso i 45 altari e nelle 11 cappelle che si aprono all’interno della basilica, sono ospitati diversi capolavori di inestimabile valore storico e artistico, come diverse opere di Gian Lorenzo Bernini e altre provenienti dalla chiesa paleocristiana, come la statua bronzea di san Pietro (n. 89), attribuita ad Arnolfo di Cambio.

LEGENDA: 1) Frammento di mosaico, Navicella degli Apostoli (Giotto) ; 2) Statua di Carlo Magno; 3); 4); 5) Porta centrale o di Filarete; 6); 7) Porta Santa; 8); 9) Pietà di Michelangelo; 10) Monumento a leone XII; 11) Monumento a Cristina di Svezia; 12); 13) Cappella di san Sebastiano; 14) Monumento a Pio XII; 15) Monumento a Innocenzo XII; 16) Monumento a Matilde di Canossa; 17) Cappella del Santissimo sacramento; 18) Monumento a Gregorio XIII; 19) Monumento a Gregorio XIV; 20) Altare di san Girolamo; 21) Cappella gregoriana; 22) Tomba di Gregorio XVI; 23) Altare della Madonna del Soccorso; 24) Altare di san Basilio; 25) Tomba di Benedetto XIV; 26); 27) Altare di San Venceslao; 28)Altare dei Santi Processo e Partiniano; 29) Altare di sant’Erasmo; 30); 31) Monumento a Clemente XIII; 32); 33) Altare di san Michele Arcangelo; 34) Altare di santa Petronilla; 35) Monumento a Clemente X; 36) Altare di San Pietro che resuscita Tabita;  37); 38); 39) Cattedra di san Pietro; 40) Monumento a Paolo III; 41); 42) Monumento a Alessandro III; 43) Altare di San Pietro che guarisce il paralitico; 44) Cappella della Vergine della Colonna; 45) Altare di san Leone Magno; 46); 47) Monumento a Alessandro III (Bernini); 48) Altare del sacro Cuore; 49); 50) Altare di san Tommaso; 51) Altare di San Giuseppe; 52) Altare della Crocefissione di San Pietro; 53); 54) Monumento a Pio VIII; 55) Altare della Bugia; 56); 57) Tomba di Pio VII; 58) Cappella Clementina; 59) Riproduzione  mosaico della Trasfigurazione di Raffaello; 60) Monumento a Leone XI; 61) Monumento a Innocenzo XI; 62); 63); 64) Tomba di Innocenzo VIII; 65) Monumento a Pio X; 65) Confessione di San Pietro; 66) Monumento a Giovanni XXIII; 67) Cappella della Presentazione; 68) Monumento a Benedetto XV;  69) Monumento agli Stuart; 70) Tomba di Maria Clementina Sobieska;  71) Cappella del Battesimo; 72); 73); 74); 75); 76) Scultura di Sant’Andrea;  77); 78); 79; 80) Scultura di Santa Veronica;  81); 82) Ciborio; 83); 84) Scultura di Sant’Elena;  85); 86); 87); 88) Scultura di San Longino.

Larga circa 114,69 metri e alta 45,44 metri, venne innalzata da Carlo Maderno fra il 1607 e il 1614, ed è articolata mediante l’uso di colonne d’ordine gigante che inquadrano gli ingressi e la Loggia delle Benedizioni, il luogo dove viene annunziata ai fedeli l’elezione del nuovo papa; al di sotto si trova un altorilievo di Ambrogio Buonvicino, intitolato Consegna delle Chiavi, del 1614 circa. Nella trabeazione, al di sotto del frontone centrale, è impressa l’iscrizione: «IN HONOREM PRINCIPIS APOST PAVLVS V BVRGHESIVS ROMANVS PONT MAX AN MDCXII PONT VII» La facciata è preceduta da due statue raffiguranti san Pietro e san Paolo, scolpite rispettivamente da Giuseppe De Fabris e Adamo Tadolini nel 1847 per sostituire quelle precedenti, compiute da Paolo Taccone e Mino del Reame nel 1461. Sulla sommità sono disposte le statue, alte anche oltre 5,7 m, di Gesù, Giovanni Battista e di undici dei 12 apostoli (manca san Pietro). Ai lati (in alto) della facciata sono collocati due orologi realizzati nel 1785 da Giuseppe Valadier, l’orologio a sinistra, detto Oltremontano, indica l’ora reale, quella basata sul fuso orario, mentre quello di destra, detto Italiano, indica l’ora italica solare con inizio del conteggio al tramonto d’ogni giorno e il compimento della ventiquattresima ora al tramonto succes-sivo; inoltre, altra differenza, quello di sinistra ha le due classiche lancette delle ore e dei minuti mentre quello di destra ha un’uni-ca lancetta. Sotto l’orologio di sinistra si trova la cella campanaria al cui interno sono ospitate le 6 campane: al centro del finestrone la campana maggiore realizzata dal Valadier nel 1785, ai lati superiori le 2 campane minori; all’interno, dietro al campanone, il “Campanoncino” del 1725 e dietro la “Rota” del XIII secolo; sopra a queste la “Predica” del XIX secolo. La facciata è stata restaurata in occasione del giubileo del 2000, e riportata ai colori originariamente voluti da Maderno.

Gli ARCHITETTI della BASILICA:

– dal 1506 Bramante, con la collaborazione di Giuliano da Sangallo

– dal 1514 Raffaello, con la collaborazione di Giuliano da San-gallo (dal 1515 sostituito dal nipote Antonio da Sangallo il Giovane) e Frà Giocondo fino alla sua morte nel 1515.

– dal 1520 Antonio da Sangallo il Giovane, con collaborato-re Baldassarre Peruzzi fino al 1527

– dal 1546 Michelangelo

– dal 1564 Pirro Ligorio e Jacopo Barozzi da Vignola

– dal 1573 Giacomo Della Porta con Domenico Fontana

– dal 1603 Carlo Maderno

– dal 1629 Gian Lorenzo Bernini

Varcato il cancello centrale, si accede a un portico che si estende per tutta la larghezza della facciata e sul quale si aprono i cinque accessi alla basilica. L’atrio è fiancheggiato da due statue equestri: Carlo Magno, a sinistra, di Agostino Cornacchini (1725, n. 2) e, sul lato opposto, Costantino, creata dal Bernini nel 1670 e che sottolinea l’ingresso ai Palazzi Vaticani attraverso la Scala Regia (n. 8). Alcuni stucchi arricchiscono tutta la volta sovrastante, ideati da Martino Ferrabosco ma realizzati da Ambrogio Buonvicino, a cui appartengono anche le trentadue statue di papi collocate ai lati delle lunette. Sulla parete sopra l’accesso principale alla basilica è riportato un importante frammento del mosaico della Navicella degli Apostoli, eseguito da Giotto per la primitiva basilica e collocato nell’attuale sede solo nel 1674 (n. 1).

(Prima) La PORTA SANTA: La porta più a destra (n. 7) realizzata da Vico Consorti, fusa in bronzo dalla Fonderia Artistica Ferdinando Marinelli nel 1950 e donata a papa Pio XII. Nelle 16 formelle che la costituiscono si può vedere lo stesso Pio XII e la bolla di Bonifacio VIII che indisse il primo Giubileo nel 1300. Al di sopra sono presenti alcune iscrizioni: PAVLVS V PONT MAX ANNO XIII, mentre quella appena sopra la porta recita GREG-ORIVS XIII PONT MAX. In mezzo a queste due scritte sono presenti alcune lastre che commemorano le recenti aperture.

Le PORTE: Per entrare nella basilica, oltrepassata la facciata principale, vi sono 5 porte. La porta all’estrema sinistra è stata realizzata da Giacomo Manzù nel 1964, ed è nota come Porta della Morte (n. 3): venne commissionata da Giovanni XXIII e prende questo nome poiché da questa porta escono i cortei funebri dei Pontefici. È strutturata in 4 riquadri; nel principale vi è la raffigurazione della deposizione di Cristo e della assunzione al cielo di Maria. Nel secondo sono rappresentati i simboli dell’Eucaristia: pane e vino, richiamati simbolicamente da tralci di vite e da spighe tagliate. Nel terzo riquadro viene richiamato il tema della morte. Sono raffigurati l’uccisione di Abele, la morte di Giuseppe, il martirio di san Pietro, la morte dello stesso Giovanni XXIII che non visse abbastanza per vederla (in un angolo è richiamata l’enciclica “Pacem in Terris”), la morte in esilio di Gregorio VII e sei animali nell’atto della morte. Dal lato interno alla basilica vi è l’impronta della mano dello scultore e un momento del Concilio Vaticano II, quello in cui il cardinale Rugambwa, primo cardinale africano, rende omaggio al papa. Segue la Porta del Bene e del Male (n. 4), opera di Luciano Minguzzi che vi ha lavorato dal 1970 al 1977. La Porta Centrale, o Porta del Filarete (n. 5), fu ordinata da papa Eugenio IV ad Antonio Averulino detto appunto il Filarete e venne eseguita tra il 1439 e il 1445 per l’accesso alla basilica costantiniana. È realizzata in due battenti di bronzo e ogni battente è diviso in tre riquadri sovrapposti. Nei riquadri in alto sono rappresentati a sinistra Cristo in trono a destra Madonna in trono; nei riquadri centrali sono rappresentati san Pietro e san Paolo, il primo mentre consegna le chiavi a papa Eugenio IV, il secondo rappresentato con la spada e un vaso di fiori. I riquadri inferiori rappresentano il martirio dei due santi. A sinistra la decapitazione di san Paolo, a destra la crocifissione capovolta di san Pietro. I riquadri sono incorniciati da girali animati con profili di imperatori e nell’intercapedine fra questi vi sono fregi con episodi del pontificato di Eugenio IV. Dal lato interno vi è l’insolita firma dell’artista. Questo ha rappresentato i suoi allievi al seguito di un mulo che lui stesso cavalca. A destra rispetto alla precedente si trova la Porta dei Sacramenti (n. 6) realizzata da Venanzo Crocetti e inaugurata da papa Paolo VI il 12 settembre 1965. Sulla porta è rappresentato un angelo che annuncia i sette sacramenti.

L’immenso spazio interno, lungo 186,36 metri (la scritta all’ingresso riporta 837 P.R. che sta per palmi romani), è articolato in tre navate per mezzo di robusti pilastri sui quali si aprono grandi archi a tutto sesto, alti 23 metri e larghi 13. La superficie calpestabile è di 15.160 metri quadrati.  La navata centrale, dalla controfacciata al primo arco della crociera, è lunga 90 metri, larga 26 metri e alta circa 45 metri, e da sola si estende su quasi 2 500 metri quadrati di superficie. È coperta da un’ampia volta a bot-te e culmina, oltre la cupola e dietro al colossale Baldacchino di San Pietro, nella monumentale Cattedra. Particolarmente ricercato è il disegno del pavimento marmoreo, in cui sono presenti elementi provenienti dalla precedente basilica, come il disco in porfido rosso egiziano sul quale si inginocchiò Carlo Magno il giorno della sua incoronazione (la cosiddetta Rota Porphyretica). Il pavimento marmoreo sostituisce quello precedenti in mattoni (quest’ultimo inizialmente presente solo nel corpo aggiunto da Maderno) e fu realizzato da Gian Lorenzo BERNINI per il giubileo del 1650, assieme alle decorazioni della navata. Diecimila metri quadrati di mosaici rivestono poi le superfici interne e si devono all’opera di numerosi artisti che operarono soprattutto tra il Seicento e il Settecento, come Pietro da Cortona, Giovanni De Vecchi, Cavalier d’Arpino e Francesco Trevisani. Fino all’intersezione col transetto, nelle nicchie ricavate nei pilastri posti sulla destra dell’ingresso, si trovano le statue di: Santa Teresa di Gesù (1754), Santa Maddalena Sofia Barat (1934), San Vincenzo de’ Paoli (di Pietro Bracci, 1754), San Giovanni Eudes (1932), San Filippo Neri (di Giovanni Battista Maino, 1737), San Giovanni Battista de La Salle (1904), l’antica statua bronzea di san Pietro (Arnolfo di Cambio) e San Giovanni Bosco (1936). Sui pilastri di sinistra: San Pietro d’Alcántara (1713), Santa Lucia Filippini (1949), San Camillo de Lellis  (1753), San Luigi Maria Grignion de Montfort (1948), Sant’Ignazio di Loyola (1733, di Camillo Rusconi), Sant’Antonio Maria Zacca-ria (1909), San Francesco di Paola (di Giovanni Battista Maino 1732) e San Pietro Fourier (1899). Le acquasantiere, alte quasi due metri, furono realizzate tra il 1722 e il 1725 su disegno di Agostino Cornacchini. Constano di 2 conche in giallo di Siena, opera di Giuseppe Lironi, e 2 coppie di putti di Francesco Moderati e Giovanni Battista de Rossi.

NAVATA DESTRA: Nella prima cappella a destra (n. 9) è collocata la celebre PEIETA’ di MICHELANGELO, opera degli anni giovanili del maestro (1499) e che colpisce per l’armonia e il candore delle superfici; la scultura è protetta da una teca di cristallo a seguito dei danneggiamenti subiti nel 1972, quando un folle vi si avventò contro, colpendola in più punti con un martello. Oltrepassati il monumento a Leone XII (1835-36) e il seicentesco monumento a Cristina di Svezia, rispettivamente di Giuseppe de FABRIS e Carlo FONTANA (n. 10, 11), segue quindi la Cappella di San Sebastiano (n. 13), ove è collocato il grande mosaico del Martirio di san Sebastiano, realizzato sulla base di un dipinto del DOMENICHINO da Pier Paolo CRISTOFORI; nella cappella, coperta da una volta decorata con mosaici di Pietro da CORTONA, sono conservati anche i monumenti realizzati nel corso del Novecento per Pio XI e Pio XII (n. 12, 14). Nell’altare della cappella è collocata la tomba del santo Giovanni Paolo II, ivi posta dopo l’esposizione in occasione della Beatificazione.

Procedendo oltre, si trovano i monumenti a Innocenzo XII (di Filippo della Valle, 1746, n. 15) e a Matilde di Canossa (di Gian Lorenzo Bernini, 1633-37, n. 16), che precedono l’ingresso alla Cappella del Santissimo Sacramento (n. 17), schermata da una cancellata ideata da Francesco Borromini. La cappella fu progettata da Carlo Maderno per raccordare la basilica michelangiolesca con il corpo longitudinale seicentesco. All’interno si trova il tabernacolo del Santissimo Sacramento (nella pag. Seguente), realizzato in bronzo dorato da Gian Lorenzo Bernini nel 1674, prendendo a modello il tempietto bramantesco di San Pietro in Montorio. La pala d’altare, raffigurante la Trinità, è opera di Pietro da Cortona. All’esterno, la cappella, caratterizzata da un soffitto più basso rispetto al corpo della basilica, è chiusa da un alto attico, così da celare, a una vista dal basso, la differenza di quota della copertura. Nella cappella del Santissimo Sacramento avveniva il rituale del “bacio del piede” della salma del papa defunto, vale a dire l’ostensione ai fedeli delle spoglie mortali dei pontefici defunti, prima delle esequie. Tale prassi sarà interrotta da Pio XII, per il quale l’ostensione avvenne nella navata centrale. Due monumenti, rispettivamente a Gregorio XIII (Camillo Rusconi, 1723, n. 18) e a Gregorio XIV (n. 19), chiudono la navata destra prima dell’ambulacro che corre intorno alla cupola.

NAVATA SINISTRA: La navata si apre con la Cappella del Battesimo (n. 71), progettata da Carlo Fontana e decorata con mosaici del Baciccio completati poi da Francesco Trevisani; il mosaico che troneggia dietro l’altare fu composto a imitazione di un dipinto di Carlo Maratta, ora collocato nella basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri. Al centro si trova il coperchio del sarcofago dell’imperatore Adriano in porfido rosso trasformato in fonte battesimale nel 1698 da Carlo Fontana. Subito oltre è situata la tomba di Maria Clementina Sobieska (Pietro Bracci, 1742, n. 70) e quindi il Monumento agli Stuart (Antonio Canova, 1829, n. 69). Nell’adiacente Cappella della Presentazione (n. 67) è conservato il corpo di Pio X, mentre lungo le pareti sono sistemati i monumenti a Giovanni XXIII e Benedetto XV, realizzati nel corso del XX secolo (rispettivamente n. 66 e 68). Nello spazio delimitato dal pilastro della navata si trovano quindi il monumento a Pio X (1923, n. 65) e la tomba di Innocenzo VIII (n. 64), eseguita da Antonio Pollaiolo (XV secolo). Un’altra cancellata del Borromini delimita la Cappella del Coro (n. 63), speculare proprio a quella del Santissimo Sacramento, di cui riprende anche la suddetta configurazione esterna. In corrispondenza dell’ultimo pilastro che precede l’ambulacro sono situati i monumenti a Leone XI (Alessandro Algardi, 1644, n. 61) e a papa Innocenzo XI (n. 60).

L’ambulacro, ovvero lo spazio che circonda i quattro pilastri che sorreggono la cupola, introduce verso il cuore della basilica così come l’aveva pensata Michelangelo Buonarroti. Sul pilastro posto in corrispondenza con la navata destra si erge l’altare di San Girolamo (n. 20), con la tomba di papa Giovanni XXIII posta alla base di un grande mosaico riproducente un dipinto del Domenichino. La cappella compresa tra quella del Santissimo Sacramento e il transetto è quella Gregoriana (n. 21). Essa è chiusa da una cupola incastonata all’interno della cortina muraria della basilica, ma all’esterno è sormontata da una delle due cupole ornamentali che circondano quella maggiore. Qui è situata la tomba di Gregorio XVI (Luigi Amici, 1848-57, n. 22). La parete nord è delimitata dall’altare della Madonna del Soccorso (n. 23), accanto al quale si trovano la tomba di Benedetto XIV (n. 25) e l’altare di San Basilio (n. 24), impreziosito da un mosaico settecentesco. Oltrepassando il transetto si trova il monumento a Clemente XIII (Antonio Canova (1787-92, n. 31), di fronte al quale è posto l’altare della Navicella (n. 32). Seguono gli altari di San Michele Arcangelo (n. 33), Santa Petronilla (n. 34) e San Pietro che risuscita Tabita (n. 36); la parete ovest ospita il monumento a Clemente X, opera tardo seicentesca di Mattia de Rossi (n. 35).

(Sopra): Il deambulatorio (noto anche come AMBULACRO) è un corridoio posto intorno al coro e all’abside, caratteristico dell’architettura romanica francese e poi dell’architettura sacra gotica. Esso è un caso particolare di “collaterale circolare”, che non presenta parti diritte, ma che ha lo stesso ruolo, strutturalmente parlando, di un collaterale. Il termine deriva dal latino deambulare, con il significato di “camminare”. In origine, nell’antica Roma, con il termine ambulacrum s’intendeva il passaggio, in genere porticato, in cui si era soliti passeggiare, oppure lo spazio nel tempio greco fra la cella e il colonnato.

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