Il Giro delle Chiese

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RUSSIA: MUSEO HERMITAGE – Sa PIETROBURGO (2° Parte)

L’ERMITAGE, o Hermitage, ufficialmente Museo statale Ermitage si trova in Russia a San Pietroburgo, sul Lungoneva del Palazzo e ospita una delle più importanti collezioni d’arte del mondo. Nell’immagine in evidenza: Claude MONET: “Covone a Giverny”

Dopo: La Fuga in Egitto è un dipinto a olio su tela (206×336 cm) attribuito                         a Tiziano VECELIO, databile al 1509 circa.

(Dopo) TIZIANO: “Danae”; 1554;   Kunsthistorisches Museum  – Vienna

(Dopo) Paul CEZANNE: “Autoritratto con berretto” (Olio su tela; 53×38 cm; 1875 circa). È conservato nell’ Artizon Museum di Tokyo.

(Dopo) Paul CEZANNE: “Fumatore di pipa” (Olio su tela; 91×72 cm; 1891). Il soggetto del dipinto è un giovane contadino, lavoratore alla residenza del Jas de Bouffan di proprietà della famiglia Cézanne, che accettò di posare dietro modesto compenso. Al giovane sono dedicate ben tre tele del pittore.

(Dopo) Claude MONET: “Signora in giardino a Sainte-dresse” (Olio su tela; 1867; 82,3×101,7 cm)

(Dopo) Claude MONET; “Il giardino degli Hoschedé a Montgeron” (1877; Olio su tela; (172 × 192  cm)

(Dopo) Bartolomé Esteban MURILLO: Immacolata Concezione Squillace” (1645-1655 ca; Olio su tela; 235×196 cm). Da notare anche come l’Immacolata Concezione Squilace,  è un dipinto  realizzato circa nel 1645-1655 e conservato nel Museo statale Ermitage. Il dipinto è una delle varie Immacolate Concezioni dipinte dal Murillo, prende il nome da Leopoldo de Gregorio, marchese di Squillace.

(Dopo) Bartolomé Esteban MURILLO: “Riposo durante la fuga in Egitto” (Olio su tela; 1665 circa; 136,5×179,5 cm). Il Murillo ha preso per argomento pittorico un episodio narrato nel Vangelo secondo Matteo e nei vangeli apocrifi. Maria Vergine è posizionata seduta nella parte centrale del dipinto, che tiene con la mano destra i panni di Gesù Bambino dormiente, posto in una roccia rialzata. A destra di Maria in piedi si trova San Giuseppe e a destra l’asino utilizzato per il viaggio. A sinistra troviamo due angeli piccoli. Nel basso a sinistra troviamo oggetti e provviste da viaggio come la borraccia. Tutte le figure hanno lo sguardo rivolto verso Gesù Bambino. Mentre nello sfondo vediamo della vegetazione boschiva nella parte centrale e destra e un paesaggio nella parte a sinistra.

(Dopo) Pablo PICASSO: La bevitrice d’assenzio (Olio su tela; 1901; 73×54 cm), è un olio su tela realizzato nell’autunno del 1901 a Parigi, dal pittore spagnolo. È conservato nel Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo. Durante il periodo nazista, il dipinto venne a far parte della mostra d’arte degenerata, insieme ad altre opere dell’artista.

(Dopo) Pablo PICASSO: “Le due sorelle” (Olio su tela – 1902 – 152x100cm). Questa tela è stata realizzata nell’estate del 1902 a Barcellona, in seguito agli studi eseguiti presso il carcere femminile di Saint-Lazare, durante il soggiorno parigino. Numerosi sono i disegni preparatori che precedettero l’esecuzione di questo dipinto. Il quadro rappresenta due donne, una prostituta e la madre, secondo le intenzioni dell’artista. Il titolo deriva da un errore dell’amico Sabartès, che trascrisse soeur (sorella) al posto di mère (madre). La figura a destra tiene in braccio un bambino: questo particolare rimanda alle Visitazioni, in particolare a quella di El Greco. Alcuni critici, come riportato da Richardson, interpretano l’opera come allegoria di amore sacro e amore profano.

(Dopo) Diego Velàzquez: “Il pranzo” La contadina (Olio su tela; 1908; 81×56 cm)

(Dopo) Rembrandt Harmenszoon Van Rijn: “Saskia in veste di Flora” (1634; Olio su tela; 124,7×100,4 cm). Ancora dopo: “Sacrificio di Isacco” (1635; Olio su tela; 193×132,5 cm)

(Dopo) Rembrandt: “Danae”. E’ un dipinto a olio su tela (185×203 cm) realizzato nel 1636, ma rimaneggiato successivamente, dal pittore Rembrandt Harmenszoon Van Rijn. L’opera è firmata e datata “REMB(…) F 1(…)6”. Danae era stata rinchiusa dal padre Acrisio in seguito alla profezia che lo vedeva morto per mano del nipote. Zeus, però, trasformatosi in pioggia d’oro – secondo altre versioni, in monete d’oro – riuscì a raggiungere la fanciulla: dalla loro unione nacque Perseo, che uccise accidentalmente il nonno in un torneo. Rembrandt rappresenta la giovane sul suo letto, illuminata da una luce dorata, che potrebbe alludere alla purezza dell’amore divino, concetto rafforzato dalla presenza dell’amorino alla testa del letto, simbolo di castità. Tra le possibili fonti di ispirazione seguite da Rembrandt si annovera un’incisione di Annibale Carracci raffigurante Giove e Antiope o secondo altra interpretazione Venere spiata da un satiro (1592). Vari elementi sembrano, infatti, coincidere tra la tela di Rembrandt e l’incisione del Carracci, come la posizione delle gambe e del bacino della donna nuda, la prominenza del suo ventre, il ricamo dei cuscini. Non è escluso inoltre che Rembrandt possa aver avuto in mente anche un’altra opera di Annibale Carracci, dedicata allo stesso soggetto del suo dipinto (Danae), andata distrutta nel corso della seconda guerra mondiale. Nel 1985 il quadro fu deturpato con un getto di acido e dovette essere pertanto sottoposto a un lungo restauro.

(Dopo) Pieter Paul RUBENS:  “Tarquinio e Lucrezia” (1610 circa; Olio su tela; 187×214,5 cm). Il dipinto fu acquistato nelle Fiandre per conto di Federico il Grande di Prussia nel 1765 e, qualche anno dopo, fu collocato nella quadreria del Palazzo di Sans-souci a Potsdam. Importante precedente per questo dipinto di Rubens è una tela di Tiziano, di identico soggetto, che il pittore di Anversa con ogni probabilità vide in Spagna. Sul piano compositivo infatti vi sono nel quadro seicentesco chiare riprese da questo dipinto: l’ambientazione, la disposizione dei protagonisti, alcuni dettagli figurativi. Tuttavia l’impianto psicologico ne differisce significativamente. In Tiziano, così come in tanti altri esempi rinascimentali raffiguranti lo stesso tema, assistiamo in sostanza ad una descrizione evenemenziale della vicenda di Lucrezia, tratta da fonti storiche quali la Ab Urbe condita di Tito Livio o l’Historia Romana di Dione Cassio. Sesto Tarquinio, spinto più da irritazione ed invidia per le virtù della casta matrona che da bramosia dei sensi, vuole senz’altro possederla carnalmente. A tal fine, entrato nella sua camera da letto, la minaccia di morte – Tiziano ci mostra quindi l’aggressivo stupratore a spada ben sguainata -, poi, con coercizione ancora più efficace, afferma che ucciderà anche il suo servo (la figura che fa capolino attraverso la tenda verde) per dire che li ha puniti avendoli sorpresi in flagrante adulterio nel talamo nuziale, gettando su lei e la sua famiglia il disonore. Lucrezia a questo punto non può far altro che cedere alle voglie dell’uomo per poi ristabilire la sua virtù suicidandosi eroicamente. In buona sostanza l’intento di questi precedenti è quello di raffigurare un exemplum di incorruttibilità muliebre e di stigmatizzare gli abusi della tirannide, anche se non si perde l’occasione favorevole all’inserimento di elementi erotici (la ricorrente nudità di Lucrezia). Rubens sembra avere un altro scopo e forse deriva il suo dipinto non da una fonte storica, ma piuttosto poetica, cioè i Fasti di Ovidio (II, 721-812) dove è tratteggiato il tormento interiore di Tarquinio che dopo aver vista la bellissima Lucrezia è preso da una passione cieca e folle che lo condurrà fino al turpe gesto.

(Dopo) Pieter Paul RUBENS: “Perseo e Andromeda” (1622 circa; Olio su tavola; 99,5×139 cm). Il dipinto, sicuramente posteriore al 1619, fu messo all’a-sta ad Amsterdam nel 1738. Trent’anni dopo fu acquistato a Dresda. La scena è molto simile a quella di un altro dipinto realizzato precedentemente da Rubens, Perseo libera Andromeda. Perseo, al centro del dipinto, è attorniato da tre putti, uno che regge lo scudo con la testa di Medusa, uno porta l’elmo dell’eroe, mentre un altro tiene il cavallo alato Pegaso. In alto la Vittoria è raffigurata nell’atto di porre una corona sul capo dell’eroe. Altri due putti liberano Andromeda dalla roccia alla quale è legata. In basso è raffigurato il mostro marino ucciso dall’eroe.

(Dopo) Vincent Van GOGH: “Spettatori nell’arena” (1888; Olio su tela; 73×92 cm). È rappresentata l’arena romana di Arles, con un pubblico in subbuglio per la corrida. Qui si nota chiaramente l’acuta osservazione con cui il pittore si concentra sul pubblico, anziché sull’evento sportivo, che viene relegato in fondo alla scena e vagamente accennato con qualche indefinita pennellata. I toreri stanno salutando il pubblico dopo aver abbattuto il toro, e gli uomini si accalcano ai bordi dell’arena per rendergli omaggio; viceversa, le donne (in costume tipico arlesiano) già hanno incominciato ad imboccare le uscite, lasciando gli spalti semivuoti: chi chiacchierando in gruppo, chi in solitaria, magari accennando qualche occhiata “storta” verso il pittore. Questo dipinto, insieme alla serie dei Les Alyscamps, è l’unico in cui il pittore raffigura una delle tante rovine romane presenti ad Arles, ma da lui quasi sempre ignorate. Ancora oggi, in estate, nell’arena romana di Arles vengono organizzate corride e corse di carri.

(Sopra) I GATTI dell’ERMITAGE: All’interno del museo è presente anche un gruppo di gatti noti appunto come “gatti dell’Ermitage“. La loro storia ha origine quando Pietro il Grande si portò dai Paesi Bassi un gatto, pare di nome Basilio, e lo fece vivere con sé nel Palazzo di legno. Pietro emise un decreto che ordinava che i gatti fossero tenuti nei fienili per proteggere le persone dai topi e dai ratti. Nel XVIII secolo, nell’allora Palazzo d’Inverno, vi era una forte presenza di topi e ratti che provocarono diversi danni all’edificio. Nel 1745 l’imperatrice Elisabetta ordinò che un certo numero di gatti fosse introdotto nel palazzo per dare la caccia ai roditori. Il museo ha un’addetta stampa dedicata loro, e tre persone che fungono da loro custodi. I gatti vivono nel seminterrato ma si fanno vedere anche sul terrapieno e sulla piazza durante l’estate; in passato giravano anche per tutte le gallerie. Secondo quanto dichiarato da Maria Khaltunen, che dirige il programma dei gatti del museo, nel maggio 2013 il numero di gatti presenti era di 74 unità di entrambi i sessi. Esistono cucine apposite per preparare il loro cibo e anche un piccolo ospedale.

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