La Cattedrale metropolitana di Santa MARIA ASSUNTA de Episcopio è il principale luo-go di culto di Benevento, sede vescovile dell’omonima arcidiocesi metropolitana. Esistente sin dalle origini della chiesa beneventana, fu quasi totalmente distrutta dai bombardamenti degli Alleati nella Seconda guerra mondiale, e successivamente ricostruita. La cattedrale, dedicata a Sancta Maria de Episcopio, si affaccia nella piazza omonima; alle sue spalle si trova il palazzo arcivescovile. Nell’immagine in evidenza: Particolare della JANUA MAJOR del DUOMO.

Il duomo di Benevento fu il primo tempio cristiano eretto nella città, in forma umile e primitiva, quando la nuova religione arrivò per le vie consolari romane nell’antica capitale del Sannio e vi fu stabilita la prima organizzazione ecclesiastica. L’edificio sorse nel centro dell’antica città romana: dove è ora la chiesa vi era il Campidoglio. La fondazione più antica è fatta risalire agli inizi del VII secolo, mentre le dimensioni odierne furono raggiunte con la riedificazione dell’VIII secolo, che trasformò l’antica chiesa nella cripta della nuova. Tale riedificazione è uno dei momenti più importanti di un complesso intervento urbanistico stimolato dal duca longobardo Arechi II, intento a ripristinare le dimensioni urbane di epoca romana, dopo che il goto Totila aveva distrutto le mura di cinta. Il duomo fu consacrato al tempo del vescovo Davide (782-796) e fu intitolato a Sancta Maria de Episcopio. Il tempio fu rifatto, ampliato, trasformato diverse volte, e per questo non ebbe mai unità di stile, non fu mai l’espressione artistica di una determinata epoca, il che è, d’altra parte, un fatto comune a tutta l’architettura medievale. Anche quando avrebbe assunto la forma di chiesa a cinque navi con spazioso presbiterio, i suoi pregi artistici sarebbero stati da ricercarsi, più che nelle strutture architettoniche, nei particolari di sculture e di altri fregi marmorei o bronzei delle più disparate epoche.

CAMPANILE (XIII secolo): quadrato e possente, a blocchi di pietra bianca, fu innalzato dall’arcivescovo Romano Capodiferro a partire dall’11 febbraio 1279, come attesta un’epigrafe sulla facciata est; in seguito fu restaurato dal vescovo Orsini. Sulla faccia anteriore del campanile è inserito un fregio costituito da 17 cippi figurati romani, che creano una successione serrata di pungenti ritratti funerari. L’utilizzazione di materiale di spoglio antico, molto diffuso nell’architettura medioevale beneventana, giunge qui ad un alto livello. Nella facciata ovest può vedersi una lastra recante i resti di un labaro (insegna) romano, in metallo dorato, e soprattutto, alla base della facciata est, al di sopra dell’epigrafe, un rilievo rappresentante un cinghiale stolato e laureato. Riferito al mito di Diomede, leggendario fondatore della città, esso è forse il “totem” dei Sanniti Caudini o più semplice-mente la figura di un animale pronto per il sacrificio a Cerere. Il cinghiale è, in ogni caso, rimasto nello stemma civico. Un cornicione poggiante su archetti separa dal corpo la cella campanaria, su cui si aprono monofore o bifore ogivali.

ESTERNO: Nel frontespizio della ricostruita cattedrale, figurano ancora la facciata romanica ed il campanile; si è conservata inoltre la cripta della chiesa primitiva, con resti di affreschi trecenteschi, mentre tutto il resto è risalente al XX secolo. La Facciata del duomo, imponente e composita, risale alla fine del XIII secolo. Costruita interamente in marmo bianco, si rifà alla contemporanea architettura della Capitanata, di chiara derivazio-ne pisana. Si sviluppa su due ordini, entrambi articolati in sei arcate, con uno schema di simmetrie inteso come se, al posto del campanile, a sinistra ci fosse una settima arcata. Le arcate dell’ordine inferiore sono poco profonde; la più larga è quella contenente il portale principale. Questo è racchiuso fra un architrave e due stipiti riccamente decorati, così come l’arco che lo sormonta. Il tutto è accompagnato da un’iscrizione «sculpsit Rogerius», che si ritiene essere il vescovo sotto cui fu realizzata l’opera, più che l’artista. Le due arcate ai lati di quella del portale sono le più strette; presentano una decorazione a listelli orizzontali, sormontata da un incavo a forma di losanga. La prima arcata a sinistra e la seconda da destra includono due portali minori, che insieme a quello principale vogliono richiamare l’idea della Trinità. Gli stipiti del portale di destra sono architravi ro-mani reimpiegati; nella stessa arcata compaiono alcune iscrizioni funerarie, tratte dalle sepolture longobarde una volta presenti in piazza Duomo. L’ordine superiore presenta arcate di larghezza più regolare, separate da colonnine a formare una loggia. Le colonnine poggiano su mensole e sono sormontate da capitelli decorati – le une e gli altri – con estrosa fantasia. L’arcata sopra il portone presenta una rosa con 12 colonnine radiali, nella quale si trovava un mosaico che rappresentava l’Agnello mistico. Nelle arcate adiacenti si aprono due oculi, mentre la prima e la quinta presentano una monofora ogivale. L’ultima a destra, infine, è occupata dalla statua di un Cavaliere, rigoroso ritratto della fine del XIII secolo, posto lì certamente dopo la distruzione della tomba o del monumento onorario di cui faceva parte.
La facciata è coronata da statue di leoni e vitelli.





(Dopo) La JANUA MAJOR del DUOMO: è una porta in bronzo (466x 340 cm), risalente ai secoli XII-XIII, la cui attribuzione è incerta. Di stile romanico, è attualmente posta nell’atrio della Cattedrale. Di grande pregio artistico, è stata considerata dallo storico dell’arte Adolfo Venturi come “il maggior poema sacro dell’età romanica nel Mezzogiorno d’Italia“. L’opera è composta di due battenti e suddivisa in 72 pannelli delimitati da una doppia cornice di ovuli fissati, ai punti di intersezione, da rose in rilievo. I 72 pannelli sono disposti su 9 file orizzontali di 8 riquadri ciascuna. I temi di questi 72 pannelli sono diversi: 43 di essi narrano la storia di Cristo, rappresentando nella sua interezza il mistero cristologico; 25 pannelli raffigurano l’arcivescovo metropolita di Benevento ed i 24 arcivescovi suffraganei; 4 pannelli raffigurano, invece, teste di leoni con anelli.



L‘INTERNO della cattedrale, interamente risalente alla ricostruzione del XX secolo è severo e luminoso ed è a croce latina. Vi si accede attraverso un vestibolo solenne, che ha a destra il battistero. Qui, sul portale d’ingresso, vi è il bassorilievo in marmo con il Battesimo di Gesù, di artista ignoto del primo Settecento, salvato dalla distruzione del tempio antico. Sulla parte opposta spicca la grande statua marmorea di San Bartolomeo Apostolo di Nicola da Monteforte (primi del XIV secolo), anch’essa sfuggita alla rovina. Il santo è rappresentato con i Vangeli nella mano sinistra e con un coltello, simbolo del martirio, nella destra. L’aula è a tre navate, con le due laterali scandite in campate da coppie di archi poste trasversalmente. Dopo la settima campata, le navate laterali dimezzano la loro larghezza a favore della centrale; quest’ultima termina con il grande arco trionfale, ornato da un mosaico raffigurante le Storie della Vergine e la sua Assunzione, ed i papi Pio IX e Pio XII, opera di Elena Schiavi.

Alla base dei piedritti dell’arco trionfale, ai lati del grande scalone che immette nel presbiterio, si levano gli amboni di marmo con pannelli in bronzo di V. D. Colbertardo, rappresentanti i 12 Apostoli. Il presbiterio, rivestito di marmo giallo vicentino, impre-ziosito dalla luce dorata che filtra dalle lastre di alabastro dei grandi finestroni, è dominato dal solenne baldacchino dell’altare maggiore. Ai lati degli amboni sono gli ingressi della cripta, cui è collegata quella del VII secolo, notevole per l’originalità della composizione movimentata. Nel secondo altare di dx si trova un Crocefisso ligneo di Francesco Picano (1730). Molti degli altari sono ornati di mosaici moderni di R. Gregorini. Quanto si è salvato dell’antico duomo è stato riutilizzato nella Cappella del SS. Sacramento, posta nella navata sinistra. Qui, infatti, 18 colonne antiche di marmo bianco scanalate si succedono lungo le pareti dell’aula quadrangolare, a reggere, con i loro capitelli dorici decorati con un kyma ionico (modanatura), la trabeazione dalla quale parte l’agile cupola. La trabeazione è ornata da nuovi rilievi di Valerio De Corsent, raffiguranti La pesca miracolosa, La moltiplicazione dei pani, L’ultima cena ed Il miracolo di Bolsena, mentre il paliotto marmoreo dell’altare, con La Natività, è quello originario, di ignoto napoletano della prima metà del secolo XVIII. Nella cappella si trova inoltre una statua di Giuseppe Moscati.




(Dopo) ARCO TRINFALE: E’ ornato da un mosaico raffigurante le Storie della Vergine e la sua Assunzione, ed i papi Pio IX e Pio XII, opera di Elena SCHIAVI.









(Dopo) CAPPELLA del SS. SACRAMENTO: è posta nella navata sinistra. Qui, infatti, 18 colonne antiche di marmo bianco scanalate si succedono lungo le pareti dell’aula quadrangolare, a reggere, con i loro ca-pitelli dorici decorati con un kyma ionico (modanatura), la trabeazione dalla quale parte l’agile cupola. La trabeazione è ornata da nuovi rilievi di Valerio De Corsent, raffiguranti La pesca miracolosa, La moltiplicazione dei pani, L’ultima cena ed Il miracolo di Bolsena, mentre il paliotto marmoreo dell’altare, con La Natività, è quello originario, di ignoto napoletano della prima metà del secolo XVIII. Nella cappella si trova inoltre una statua di Giuseppe Moscati (dopo a dx).







