L’originaria basilica romanica, i cui resti sono ancora visibili nella parete absidale, fu costruita da Ruggero I d’Altavilla sopra un impianto termale del 2° sec d.C. e aperta al culto nel 1098. L’edificio ha subito attraverso i secoli diversi rimaneggiamenti soprattutto a causa dei terremoti del 1169 e 1693, fino ad assumere l’attuale configurazione esterna ed interna agli inizi del XX secolo. Nell’immagine in evidenza: Ultima Cena nella Sagrestia..


In questo altare è esposto il corpo del Beato Cardinale Giuseppe DUSMET, monaco benedettino in origine abate del monastero di San Nicolò Arena a Catania. Nominato nel 1867 arcivescovo della città; nel 1888, per meriti personali, venne nominato Cardinale. Morì nel 1894 e dal 1988, anno della sua beatificazione giace in questo altare. Amatissimo e tanto venerato dai catanesi si distinse per umiltà e spirito caricatevole. A lui è legato l’ultimo miracolo del Velo di Sant’Agata, reliquia da sempre considerata baluardo contro le calamità naturali; era il 1886 quando il Cardinale Dusmet ordinò di portare in processione il Velo in seguito ad una terribile eruzione dell’Etna che rischiava di invadere la città. Il Velo fu portato fino a Nicolosi, paese sul fianco meridionale dell’Etna, dopo giorni di preghiera il fronte lavico si fermò.



TRANSETTO: – Sul pilastro destro dell’arco trionfale fronte presbiterio è collocato il monumento sepolcrale del vescovo Michelangelo Bonadies.
– Transetto occidentale destro è collocato il monumento funebre del vescovo artefice dell’ultima ricostruzione del luogo di culto monsignore Pietro Galletti. È il più sontuoso monumento della chiesa, realizzato in marmo, riccamente decorato e intarsiato. Presenta una peculiarità che lo accomuna a diverse altre opere presenti in cattedrale: il legame con le radici normanne di tutto l’impianto basilicale. Il quadro del “DIVO GIORGIO” ricorda il santo protettore delle tante battaglie per riconquista normanna dell’isola, le figure dei mori che reggono il sarcofago del monumento commemorativo rappresentano la sottomissione degli arabi all’opera di ricristianizzazione operata dal casato degli Altavilla. La cruenza di molteplici eventi si traduce nel tempo in duraturi periodi di pacifica e costruttiva convivenza che hanno lasciato impronta d’eccellenza in tutti i campi dello scibile umano. Il messaggio intrinseco odierno non è tanto il senso di oppressione, di dominio, di giogo che il particolare contesto storico d’inizio millen-nio ha attribuito, quanto il ruolo di base, sostegno, fondamento, pilastro, apporto, contributo che il contesto arabo ha arrecato nel meridione d’Italia.
– Sul pilastro sinistro dell’arco trionfale fronte presbiterio è collocato il monumento sepolcrale del vescovo Francesco Antonio Carafa.



ABSIDE Destra – CAPPELLA di Sant’AGATA (III oppure 14): In fondo alla navata destra si apre la cappella più cara a tutti i catanesi, autentico scrigno di tesori d’arte. Un’elaborata cancellata in ferro battuto, opera di Salvatore Sciuto Patti del 1926, protegge il maestoso ambiente dedicato a Sant’Agata. In senso orario tre diverse espressioni artistiche (architettura, arte religiosa, statuaria funeraria), opere dell’artista messinese Antonello Freri, realizzate nel biennio 1495 – 1496.
– Portale sacello: portale d’accesso alla «Cammaredda» realizzato nel 1495. Monumen-tale manufatto marmoreo concepito in epoca rinascimentale con influssi di stile catalano – aragonese con rilievi indorati.
– A Cammaredda: locale realizzato chiudendo il passaggio interno per l’ingresso dei canonici nel coro. Il vano custodisce le reliquie.
a) Busto – reliquiario: opera dell’artista senese Giovanni di Bartolo eseguito a Limo-ges negli anni a cavallo il 1373 e il 1376.
b) Scrigno: grande cassa d’argento sbalzato e cesellato, capolavoro dell’oreficeria tardogoti-ca europea di argentieri catanesi fra i quali si annovera Vincenzo Archifel e il figlio Antonio, Paolo Guarna, realizzato nel XV – XVI secolo, all’interno sono riposte le teche contenenti le diverse parti del corpo della Santa. Lo scrigno custodisce anche il famoso velo indossato da Agata.
– Retablo: Altare di Sant’Agata. L’elevazione marmorea su più ordini, presenta sotto la men-sa un bassorilievo raffigurante Sant’Agata realizzato all’interno di una corona fitomorfe sorretta da angeli, ai lati le scene di martirio subiti: l’Asportazione della mammella e il Supplizio dei carboni ardenti.
– Sepolcro De Acuña.






CAPPELLA della MADONNA (dei Reali Aragonesi): All’interno custodisce il monumentale altare in marmi policromi originariamente collocato nell’area presbiteriale della Basilica, il sarcofago della regina Costanza d’Aragona, quello dei reali aragonesi e il sarcofago e il sarcofago in legno utilizzato per traslare il corpo del Beato Giuseppe Benedetto DUSMET dal cimitero di Catania in cattedrale.

NAVATA Sinistra:
– 1° Campata: Altare dedicato a San Giorgio, dipinto San Giorgio e il drago opera di Girolamo La Manna del 1624.
– 2° Campata: Altare dedicato a san Francesco di Paola, dipinto San Francesco di Paola opera di Giuseppe Guarnaccia.
– Terza campata: Altare dedicato alla Madonna delle Grazie, dipinto Madonna delle Grazie e Santi con san Gaetano e san Filippo Neri opera di Giovanni Tuccari del 1741, eseguita su commissione di Pietro Galletti arcivescovo di Catania.
– 4° Campata: ingresso navata sinistra con portale esterno opera di Giovan Battista Mazzolo del XVI secolo, per stile più affine alla mano del figlio Giandomenico, già autore delle decorazioni al portale d’accesso della Cappella del Crocifisso.
– 5° Campata: Altare di sant’Antonio Abate, dipinto Sant’Antonio Abate nel deser-to opera di Guglielmo Borremans del 1730, committente Pietro Galletti. Addossato al pilastro il monumento sepolcrale del vescovo Carmelo Patanè, opera di Raffaele Leone.
– 6° Campata: Altare di Sant’Agata, dipinto Martirio di Sant’Agata opera di Filippo Paladini del 1605 commissionata per adornare il primitivo altare della cappella eponima patrocinato dal vescovo Giovanni Ruiz de Villoslada. Addossato al pilastro è collocato il monumento sepolcrale di Corrado Maria Deodato Moncada, opera concepita da Antonio Calì.
– 7° Campata: Altare di San Berillo, dipinto San Pietro consacra San Berillo primo vescovo della città, opera di Andrea Suppa. Addossato al pilastro il monumento sepolcrale del cardinale Giuseppe Francica-Nava de Bondifè.



QUARTA CAMPATA (1′): Ingresso navata sinistra con portale esterno opera di Giovan Battista Mazzo-lo del XVI secolo, per stile più affine alla mano del figlio Giandomenico, già autore delle decorazioni al portale d’accesso della Cappella del Crocifisso.








(dopo): Portale (V) 1563 di Giandomenico MAZZOLO adornato con 14 bassorilievi raffiguranti scene della Passione, Mor-te e Risurrezione di Gesù.
La Cappella del Santissimo Crocifisso ospita un grande Crocifisso inserito in una nicchia reliquiario, contornato dalle statue della Madonna Addolorata e di San Giovanni.
Sono presenti una Via Crucis e altri busti sacri.
Il Sepolcro del vescovo Bonaventura Secusio patrocinatore del convento della chiesa di Sant’Agata la Vetere. L’ambiente ospitava la primitiva Cappella di San Silvestro.

SAGRESTIA (19): Nel 1657 all’interno dell’ambiente si verificò un furioso incendio che distrusse gran parte dei reperti custoditi. Dell’archivio della chiesa, del capitolo e del vescovado si salvarono solo i documenti relativi ai privilegi e alle concessioni di Ruggero II, di Enrico VI, Federico II, Corrado IV e Manfredi. Nel 1375 c. il vescovo Marziale commis-sionò il bacolo pastorale in oro, argento e pietre preziose, Pietro Galletti commissionò le preziose tappezzerie, paramenti e indumenti in seta. La ricostruzione fu patrocinata dal vescovo Michelangelo Bonadies, le strutture resistettero al terremoto del Val di Noto del 1693. Oggi custodisce un importante affresco raffigurante l’Eruzione dell’Etna del 1669, opera del pittore Giacinto PLATANIA. È presente un armadio da sagrestia del XVIII secolo.







