Cortona è un comune della Provincia di Arezzo di 20.000 circa. Antica lucumonia facente parte della dodecapoli etrusca, è stata «mamma di Troia e nonna di Roma». Nell’immagine in evidenza: Mura Ciclopiche.





La CHIESA di Santa MARIA ASSUNTA, edificata sui resti di un tempio pagano e docu-mentata come pieve nel secolo XI, non fu scelta come cattedrale quando nel 1325 venne istituita la diocesi cortonese, ma i locali annessi furono usati come residenza vescovile. Nel 1507 papa Giulio II pose fine a questa anomalia trasferendovi il titolo di cattedrale dalla chiesa suburbana di San Vincenzo. Quasi in previsione del nuovo ruolo che avrebbe svolto, nella seconda metà del Quattrocento si decise il rifacimento interno.
ESTERNO: La facciata reca tracce di interventi che si sono susseguiti in epoche diverse. I resti più antichi risalgono alla facciata medievale romanica e sono un pilastro con capitello e colonnette agli angoli e una parte di un grande arco; la loro collocazione testimonia quanto fosse più basso il piano dell’antica pieve, rialzato quando fu lastricata la piazza. Ricordi medievali sono anche la lunga e stretta finestra e una lastra marmorea con uno stemma trecentesco. Per il resto la facciata è quattrocentesca. Il lato destro è affiancato da un loggiato che venne fatto costruire alla fine del Cinquecento e che portò alla tamponature delle finestre che si aprivano verso mezzogiorno, mentre il robusto campanile risale alla seconda metà dello stesso secolo.

All‘Interno la chiesa appare come una costruzione in stile rinascimentale, anche se le lettura delle forme rinascimentali è oggi inficiata da interventi successivi che nascondono la più rigorosa ed elegante partitura originaria. Infatti risale agli inizi del Settecento la volta a botte che copre la navata mediana, ridipinta nell’ultimo ventennio del secolo XIX dal cortonese Gaetano Brunacci; nella stessa epoca furono aperte le finestre ovali, poco più tardi costruito l’arcone trionfale, e dopo la metà del secolo messa in opera la pavimentazione. La pianta longitudinale è divisa in 3 navate scandite da colonne con capitello e pulvino di ispirazione brunelleschiana. L’interno è ricco di opere, molte delle quali provengono da chiese cortonesi distrutte o soppresse. La prima opera di rilievo nella navata sinistra è la Madonna della Manna, terracotta dipinta del XV secolo. Collocata sull’altare Capulli si trova la tela con l’Adorazione dei pastori di Pietro Berrettini, detto Pietro da Cortona, databile al 1663 circa. È probabile che un collaboratore sia da individuare in Lorenzo, secondo cugino del Berrettini, i cui modi sono soprattutto riscontrabili nella figura della Ma-donna e del figlioletto. Più avanti, sempre nella navata sinistra, troviamo un crocifisso ligneo del ‘600 di Andrea Sellari e una tela seicentesca di Lorenzo Berretti-ni raffigurante la Madonna col Bambino e Santi. In fondo alla navata abbiamo la Comunione di Maria, tela di Salvi Castellucci, e il mosaico del Redentore, di Gino Severini. Nella navata destra da ricordare sono le due tele seicentesche di Raffaello Vanni, raffigurante la Trasfigurazione, e di Lorenzo Berrettini, con la morte di San Giuseppe.
Molto importante è anche la Madonna del Pianto (sotto), opera in terracotta dipinta di un ignoto artista del XIII secolo. Nel coro, purtroppo non accessibile e poco visibile, troviamo, tra altri dipinti importanti, la tela di Andrea Commodi con la Consacrazione della chiesa del Santissimo Salvatore (1607), trasportata nel Duomo alla fine del Settecento dall’oratorio del San Salvatore per il quale era stata realizzata. Sempre nel coro si conserva la tavola con la Discesa dello Spirito Santo, databile fra il 1528 e il 1529 e attribuita a Tommaso Bernabei detto il Papacello. La rappresentazione della Pentecoste trova qui un’iconografia curiosa e originale con gli astanti che da un cornicione osservano la Madonna e gli Apostoli collocati nel piano inferiore. Oltre a citazioni più colte (Raffaello e Baccio Bandinelli) il Papacello richiama se stesso nel paesaggio archeologico dello sfondo, ripetuto dal ciclo da lui stesso affrescato nel Palazzone Passerini di Cortona.



ORGANO a CANNE: Sulla cantoria nell’ultima campata della navata laterale destra si trova l’organo a canne storico, costruito nel 1840 dal fiorentino Antonio Ducci riutilizzando il materiale fonico di uno cinquecentesco di Giovanni di Antonio Piffero, che a sua volta era stato più volte modificato.
SACRESTIA: La sacrestia della cattedrale conserva numerose testimonianze di oggetti di culto, alcuni dei quali di notevole qualità. Ne è un esempio il calice lasciato in eredità dal vescovo Gherardi nel 1749: in oro zecchino decorato a sbalzo e bulino, è uno degli oggetti più significativi dell’oreficeria del Settecento, probabilmente di manifattura romana come tre dei quattro busti reliquiario che vengono esposti solo in rare ed importanti cerimonie. Accanto ad oggetti di oreficeria si conservano importanti pianete del Sei-Settecento, fra le quali una seicentesca splendidamente ricamata e un parato in terzo, sempre del Seicento, decorato col motivo della melagrana.
Nel MUSEO DIOCESANO: Sono esposti alcuni arredi provenienti dal Duomo: dal parato in quarto donato nel 1526 dalla famiglia Passerini, vero capolavoro dell’arte tessile rinascimentale, al prezioso reliquiario donato ai cortonesi da Jacopo Vagnucci nel 1458. Tra le tele sono conservate nel museo la bella Maestà di Pietro Lorenzetti, anteriore al 1320, che ancora nel primo decennio del Novecento era conservata in Duomo, e l’Assunzione della Vergine di Luca Signorelli, del 1519-1520.

La Basilica di Santa MARGHERITA è un edificio sacro che si trova nel piazzale omonimo a Cortona. Il santuario è dedicato alla figura di Santa Margherita, patrona di Cortona e terziaria francescana, e alla successiva attività culturale e spirituale dei Francescani Osservanti. Alla morte della santa (22 febbraio 1297) si decise di costruire una chiesa in suo onore, a fianco dell’antica chiesetta di San Basilio che Margherita stessa aveva restaurato dopo averla scelta come luogo di penitenza e di preghiera. I lavori furono avviati già nello stesso 1297, su progetto di Giovanni Pisano e nel 1304 l‘edificio sacro era già costruito. Intorno al 1330 la nuova chiesa ospitò finalmente il corpo di Santa Margherita. Del trecentesco edificio rimangono solo il rosone in facciata, il campanile e le mura esterne del coro. Per tutto il Trecento la chiesa continuò ad essere abbellita con importanti affreschi. Di questo ciclo murale sono giunti a noi solo pochi frammenti conservati nel Museo diocesano, ma ne è conservata testimonianza in un codice del XVII secolo che documenta con ventuno scene acquerellate i dipinti murali perduti nel 1653 quando, a causa del loro cattivo stato di conservazione, vennero scialbati. L’analisi dei frammenti superstiti induce a datarli intorno al 1335 e ad attribuirli alla bottega di uno o di entrambi i fratelli Lorenzetti. Nel 1385 la chiesa fu affidata ai monaci Olivetani, sostituiti nel 1389 dai Minori Osservanti che ancora oggi ne hanno cura e accolgono i visitatori. La chiesa attuale è invece frutto della ricostruzione ottocentesca, affidata dapprima all’architetto Enrico Presenti, che sostituì l’originario impianto ad unica navata con una struttura basilicale, poi all’architetto Mariano Falcini, che terminò il sacro edificio senza accontentare i cortonesi. Pertanto, nel 1896 l’architetto Giuseppe Castellucci fu incaricato di rifare la facciata, che reca nell’occhio il rosone trecentesco dell’antica chiesa abbattuta. Nell’agosto del 1927 fu elevata alla dignità di basilica minore.


L‘INTERNO basilicale a tre navate divise da pilastri e con volte a crociera è un piacevole ambiente eclettico, di imitazione romanico-gotica, che coniuga i rimandi all’architettura soprattutto senese, con un gusto coloristico per la decorazione vivace tipicamente ottocentesco. Sui 4 pilastri le statue di San Francesco, San Ludovico, Santa Elisabetta e Santa Chiara, di gesso imitante il marmo, sono opera di Giovanni ed Amalia Duprè. Un organo a canne della ditta Mascioni di Cuvio (VA), opus 941, costruito nel 1972, ha il materiale fonico alloggiato completamente sopra al portone d’ingresso centrale e la consolle mobile lungo la navata sinistra, dato che il sistema di trasmissione utilizzato è di tipo elettro-pneumatico.
Il monumento funebre di Santa MARGHERITA: Conservato nella cappella del transetto di sinistra (come ultimo approdo di peregrinazioni forzate per motivi di carattere architettonico) è il monumento sepolcrale di santa Margherita in marmo scolpito, opera di ambito senese con evidenti richiami a Giovanni Pisano, opera di Agnolo e Francesco di Pietro (1362). La cassa, che poggia su tre mensoloni che spartiscono due scene con miracoli post mortem, reca sul piano il corpo della santa, affiancato da due angeli-telamoni che sorreggono il coperchio dell’arca e un drappo, sovrastati da una struttura cuspidata, sorretta da colonnine tortili. La cassa è spartita nella fronte in quattro riquadri: Santa Margherita in atto di ricevere l’abito di penitente francescana; La santa assolta da Cristo per i meriti di San Francesco; Santa Margherita che dona la veste ai poveri; La morte della santa con l’animula accolta da Cristo. In realtà il corpo di Santa Margherita è conservato entro un’urna collocata sopra l’altare maggiore, bordata da una cornice in lamina d’argento sbalzata e cesellata e pasta vitrea. I cortonesi, che si erano caricati dell’oneroso impegno finanziario, avevano commissionato il disegno della cornice a Pietro Berrettini e incaricato della realizzazione dapprima il fiorentino Adriano Lani (XVII secolo) e poi un ignoto argentiere fiorentino. Ma, a causa di un furto, nel 1978 la cornice è stata privata di una testa di angelo e ancora nel 1981 di parte della lamina del rivestimento dell’urna


Altre opere d’arte presenti: Nell’altare a destra dell’altar maggiore si trova collocato, dopo la ristrutturazione del primo Settecento, il Crocifisso detto di santa Margherita, in quanto la tradizione locale vi riconosce quel Crocifisso di fronte al quale la santa era solita raccogliersi nella chiesa di San Francesco e che le aveva rivolto la parola. Anche gli studi più recenti confermano una tale identificazione, che porta a ritenere l’opera della seconda metà del Duecento (invece che della fine del XIII o dell’inizio del XIV secolo). Il crocifisso fu qui collocato nel 1602. Legata ad una committenza cortonese, e precisamente a quella della famiglia Lucci il cui stemma viene giocosamente mostrato dall’angioletto a sinistra in basso, è l’importante tela dipinta nel 1602 circa da Francesco Vanni con Dio Padre, l’Immacolata Concezione e i santi Francesco, Domenico, Ludovico di Tolosa e la beata Margherita da Cortona. L’opera mostra una delle prime raffigurazioni seicentesche della beata Margherita, che forse proprio per questo suo status appare leggermente defilata rispetto agli altri santi.
MUSEI: – Museo diocesano: Beato Angelico, Annunciazione (1430 circa) e Trittico di Cortona.
– Museo dell’Accademia Etrusca e della città di Cortona: Il Museo riunisce in un unico percorso espositivo lo storico Museo dell’Acca-demia Etrusca e il Museo della Città Etrusca e Romana di Cortona. La sede è in Palazzo Casali, uno degli edifici più antichi e ricchi di storia della città, dove, in oltre 2000 m² di spazio espositivo, sono esposti alcuni tra i più rilevanti capolavori della civiltà etrusca. Ai piani superiori del nuovo museo sono visibili le antiche collezioni dell’Accademia Etrusca, che ripercorrono la fortuna dell’etruscologia e del collezionismo nel Settecento e nell’Ottocento, con lo straordinario lampadario etrusco, la collezione dei bronzetti, la sezione egizia e la biblioteca settecentesca. Al piano terra, nei nuovi spazi espositivi, è illustrata la storia degli insediamenti etruschi e romani del territorio attraverso l’esposizione del più importanti reperti archeologici: i capolavori in bronzo provenienti dalle località di Trestina e Fabrecce, i corredi dei grandi tumuli arcaici della pianura di Cortona, la celebre Tabula Cortonensis e i materiali della villa romana di Ossaia.



MURA CICLOPICHE

Le MURA (ciclopiche) di Cortona: (antiche di quasi 2500 anni): Cortona è quasi interamente racchiusa nella cerchia muraria medievale. Solo la chiesa del San Domenico e dello Spirito Santo e la zona oltre le porte Bifora e Sant’Agostino sono risultano non racchiuse dalle mura.



