Il Giro delle Chiese

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CHIESA di San VINCENZO FERRER – ATESSA (CH)

La chiesa di San Vincenzo Ferrer è situata nella frazione di Monte Marcone, su un colle tra il fondo valle del Sangro e la città di Atessa. . Nell’immagine in evidenza: di Ennio BravoPietro salvato dalle acque“.

Nel settembre del 1977, durante lavori di aratura, ai piedi del Monte di S. Silvestro, a poche centinaia di metri a linea d’aria dalla chiesa di S. Vincenzo, fu ritrovata una statuetta in bronzo, alta circa 32 cm, raffigurante “Veiove”, per i romani Giove giovanile, il cui culto era legato a sorgenti d’acqua, pioggia e tempesta. La statuetta è di pregevole fattura, proveniente dall’area della Magna Grecia, ora esposta al Museo Archeologico di Chieti.A cura della Soprintendenza archeologica, iniziarono degli scavi che portarono al rinvenimento di un’area cultuale del II-I secolo a.C., composto da un piccolo tempio pagano italico con un muro di recinzione, insieme ad una gran quantità di reperti, tra cui l’ara del tempio e una testa di cavallo in argilla. Diversamente dagli altri, questo tempio si trovava in pianura, costruito con precisione e regolarità, e doveva avere una certa importanza per gli abitanti del luogo e per i pastori di passaggio nel tratturo L’Aquila-Foggia. Per l’asimmetria al crinale del monte, doveva essere di introduzione a qualcos’altro doveva essere sulla cima. La Facciata è preceduta da un portico in mattoni e sormontata da una balaustra in pietra, costruita agli inizi del Novecento. Gli archi sono stati chiusi nel 1981 da ve-trate in ferro per permettere l’ampliamento della chiesa. In seguito, fra il 2010 e il 2015,  le vetrate in ferro sono state sostituite da pannelli in pietra scolpita, con immagini evangeliche e di santi. Nell’arco centrale è posto il Portale d’ingresso, rivestito in pietra, raffigurante scene evangeliche della vita di Gesù: l’annunciazione, la nascita, l’ultima cena, la morte e la resurrezione. Sulla cornice del frontale è incisa la frase “AVE MATER POPULI SANGRINI”, riferita alla Madonna della Valle e alla chiesa stessa. La zona superiore della chiesa è incorniciata da 2 paraste che sorreggono le statue degli arcan-geli Michele (a destra) e Gabriele (a sinistra); al centro un rosone in pietra sormontato dall’orologio e dal campanile a vela. Le 4 campane che sorregge sono dedicate a S. Nicola (la prima da sinistra, del 1851, acquistata nel 1901 dalla demolita chiesa nel centro storico), S. Vincenzo (al centro, del 1997) e S. Silvestro (a destra, del 1997). La quarta campana invece, di piccole dimensioni rispetto alle altre, si trova sul retro del campanile, proviene dal vecchio cimitero di Atessa ed è la più antica in quanto risale al 1844.

L‘INTERNO è ad aula unica, priva di abside e di cappelle laterali, ed è preceduta da un Nartece e seguita dalla Cappella del Ss. Sacramento. I muri perimetrali della navata sono movimentati da cornici e paraste con capitelli ionici molto lavorati e rifiniture dorate che sorreggono una trabeazione molto sporgente che segue senza interruzione l’intero perimetro della chiesa. L’atrio (Nartece) è stato adibito a Battistero. Il fonte, all’ingresso della chiesa-edificio, ricorda che il battesimo inserisce il cristiano nella Chiesa-Comunità. Esso, con tutte le sculture in marmo e pietra interne ed esterne alla chiesa, è opera dello scultore locale Nicola FARINA. Nella vasca è scolpita la colomba, simbolo dello Spirito Santo, a rappresentare, secondo le parole di Gesù a Nicodemo, che non si può entrare nel Regno di Dio se non si rinasce dall’acqua e dallo Spirito. Sul suo piedistallo, il Cristo Risorto con la vite e i tralci presentano il Battesimo come passaggio del cristiano dalla morte del peccato alla vita dell’amore, vissuta in Cristo, per portare frutti di fede, speranza e carità.

L‘Altare e l‘Ambone hanno in comune la nube, simbolo biblico della presenza dello Spirito Santo, e gli angeli, messaggeri di Dio. Nella Messa, infatti, lo Spirito rivela Gesù come Maestro, indicato dalle tavole dei comandamenti poste tra gli angeli dell’ambone, che offre se stesso come Agnello nel sacrificio della croce, rinnovato sull’altare. Sotto di esso, infatti, l’Agnello è rappresentato sul libro con i sette sigilli dell’Apocalisse. L’azzurro, i colori solari e l’oro usati per la decorazione, esprimono che in questo luogo il Padre che è nei cieli rivela il Cristo come luce del mondo. Nelle pareti della navata, le tele, opera del pittore Costantino Di RENZO di Chieti, illustrano scene evangeliche. Il ciclo pittorico inizia a sinistra di chi entra con il quadro dell’Annunciazione, in cui Maria concepisce il Verbo per opera dello Spirito Santo, affidato alla custodia di Giuseppe, il cui sogno è raffigurato nel piccolo riquadro sottostante. Nascendo Cristo chiama tutti i popoli alla salvezza, rappresentato dall’adorazione dei magi, nell’arco sovrastante. Proseguendo, accanto all’altare, ecco la tela del Battesimo nel Giordano, dove Gesù, Agnello mansueto e obbediente a Dio fino al sacrificio della croce, è costituito unico e vero Pastore per i pascoli della vita eterna. Gesù viene ulteriormente raffigurato nel 1948 nell’arco sovrastante la tela dal pittore Ennio BRAVO di Atessa, autore anche del Pietro salvato dalle acque, dell’Ultima Cena e delle tele di S. Silvestro e S. Sebastiano. La sequela di Gesù si realizza vivendo il messaggio di conversione, predicato già da Giovanni Battista, raffigurato nell’atto di predicare nel piccolo riquadro sottostante la tela. Sull’altare maggiore, la Trasfigurazione, sovrastata dall’Ulti-ma Cena, esprimono come la partecipazione alla Messa realizzi la nostra trasfigurazione a immagine di Gesù, che sul monte Tabor manifestò che solo partecipan-do alle sue sofferenze si può entrare nella sua gloria.

Il ciclo pittorico continua sulla parete destra, dove la mancanza di fede di Pietro, salvato dalle acque, e il dialogo di Gesù con la samaritana presentano la lotta spirituale del cristiano. Essi possono essere superati mediante l’ascolto della parola di Cristo e il servizio dei fratelli, sull’esempio di Maria e Marta, raffigurate nel piccolo riquadro sottostante. Nella campata di fondo, la tela della pietà rimanda al sacrificio ultimo di Cristo, accettato nella preghiera nell’orto degli ulivi, nel piccolo riquadro sottostante, per ottenere l’effusione dello Spirito Santo su tutti i popoli, rappresentato nell’evento di Pentecoste nell’arco sovrastante.

N.B.: ASSOLUTAMENTE da VEDERE:

– La suggestiva scalinata antistante la chiesa, in cima alla quale si trova la statua di San Silvestro a sinistra e quella di San Leucio a destra, memorie storiche e culturali della comunità.

– Il bellissimo ed elaborato interno, con le statue lignee di San Vincenzo, titolare della parrocchia e della Madonna della Valle, patrona della zona industriale e Madre del popolo sangrino dei lavoratori.

L’altare, l’ambone, il tabernacolo, il candelabro pasquale, il battistero, scolpiti in marmo.

– Il monumento ai caduti in guerra della parrocchia sul lato sinistro dell’edificio sacro.

– Poco più dietro, il monumento alla Madonna della vita, ricordo dell’anno mariano 1988.

– Il bassorilievo in pietra raffigurante il reperto archeologico di “Veiove“, posto a ricordo del 30º anniversario del ritrovamento, sul lato destro dell’ingresso al salone parrocchiale.

– Poco sotto la chiesa, la bella piazza Silone, sovrastata dalla chiesa, con il memoria-le dell’antico pozzo di San Vincenzo.

– Sulla cima del monte, a cinquecento metri più su, i ruderi della chiesa medioevale di San Silvestro, con la grande croce in ferro, dove scorgere uno dei più bei panorami della valle del Sangro, dal mare alla Majella.

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