Dell’abbazia non rimangono che pochi ruderi, ma è possibile risalire alla sua struttura attraverso l’analisi delle rovine fatta agli inizi del XX secolo. La pianta originaria della chiesa era a croce latina, con un transetto poco sporgente ed un’abside piatta con cappelle quadrate sui lati. Il corpo longitudinale era a tre navate con pilastri rettangolari che la dividevano in sei campate. Due portali dell’antica abbazia sono stati riutilizzati presso altre due chiese di Scurcola Marsicana, uno al lato della nuova chiesa cinquecentesca di Santa Maria della Vittoria e l’altro per la facciata della chiesa di Sant’Antonio.


La Nuova Chiesa di Santa MARIA della VITTORIA: Fu costruita nel 1525 nella parte alta del paese, accanto alla rocca Orsini, ed accolse parte delle opere d’arte della precedente abbazia, come la statua lignea di Madonna con Bambino detta Madonna della Vittoria, opera francese della fine del XIII secolo. Si pensa fosse stata donata da Carlo d’Angiò alla vecchia abbazia. Una delle torri del castello fu abbattuta per far posto alla nuova chiesa, realizzata in stile barocco; presso l’altare maggiore vi fu collocata la statua della Madonna della Vittoria rinvenuta nell’antica abbazia. Il vescovo marsicano Matteo Colli fece restau-rare la chiesa decorandola a sue spese; anche nel 1757 vi furono decorazioni indirizzate alla statua della Madonna, abbellita con coronate donate dal popolo e altri paramenti donati dal vescovo Brizi. Nel centenario dell’incoronazione la statua fu abbellita da uno scettro d’oro e dieci anni dopo da un trono aureo. La chiesa fu restaurata completamente in stile neoclassico, per quanto concerne la facciata, nel 1849. Fortunatamente la chiesa non subì gravi danni nel terremoto di Avezzano nel 1915, tranne il crollo della cuspide del campanile. La Facciata è intonacata e organizzata da un doppio ordine di paraste binate: il primo contiene il portale architravato neoclassico, con il timpano triangolare, separato da un’alta cornice, il secondo ordine inquadra un’apertura semicircolare sormontata da un frontone triangolare. L’attacco al cielo è leggermente arretrato ed è coronato da una parte centrale raccordata da due ali laterali. Il Campanile è una torre a pianta quadrata con la cuspide piramidale ricostruita. Il Portale sul fianco a destra è gotico, proveniente appunto dall’abbazia della Vittoria, ornato da strombature, da un aspetto ogivale e da doppie colonne sugli stipiti con capitelli polistili a gattoni. La Lunetta dell’arco è decorata da lineamenti a trifoglio con al centro una grande croce greca in rilievo, simbolo dei cavalieri crociati, decorata da petali e incisioni. Gli stipiti bronzei sono del ‘500, con lo stemma della diocesi dei Marsi. L‘interno è a navata unica, con volta a botte lunettata e cappelle laterali barocche, scandite da pilastri a capitelli corinzi.







Una decorazione della Volta




La statua della Madonna col Bambino ha una chiara impronta del gotico francese, mo-strando però anche caratteri fiorentini e napoletano: vi sono panneggi più leggeri ri-spetto alle classiche statue romaniche, il modellamento è più proporzionato, ormai lontano dalle rigide frontalità delle Madonna del XII secolo. La Vergine è rappresentata in trono mentre sostiene con la sinistra il Bambino, il quale con la destra sembra in procinto di accarezzare i capelli della madre; con l’altra regge il globo terrestre. Il volto della Madonna è legger-mente rivolto a sinistra e i suoi tratti si contraddistinguono per una particolare delicatezza; altrettanta soavità si ritrova nei capelli che, fuoriuscendo dalla corona e dal velo, ricadono lievi sulle spalle. Particolare rilievo merita la postura delle figure: caratterizzata da una progressiva torsione che partendo dal volto e arrivando sino ai piedi, attraversa tutto il corpo, conferendogli estrema fluidità e plasticità. La Madonna viene accostata spesso dalla critica a quella presente nella chiesa di San Silvestro dell’Aquila, con la stessa impostazione delle sagome. La statua è stata modellata solo davanti, avendo la parte retrostante cava, poiché de-stinata a essere rinchiusa dentro un’edicola lignea con sportelli. L’edicola originale è andata perduta, e nei primi anni del XVI secolo è stata fabbricata una seconda, con 2 sportelli che si chiudono a triangolo, sui quali sono dipinte a tempera 6 scene riguar-danti la vita di Cristo, tre per ogni anta. Da sinistra si trovano l’Annunciazione, l’Adora-zione e la Presentazione; proseguendo a destra nella parte inferiore si trovano la Fla-gellazione, la Crocifissione, e la terza scena è illeggibile a causa di uno strappo sacri-lego nel 1894; forse riguardava la Resurrezione.




















Sopra e dopo: Alcune Vetrate sulle Pareti.



