Roccascalegna è un comune di 1.145 abitanti. È uno degli undici comuni membri della Comunità montana Aventino-Medio Sangro. Il Borgo è famoso soprattutto per il Castello omonimo.




Roccascalegna è un comune di 1.145 abitanti. È uno degli undici comuni membri del-la Comunità montana Aventino-Medio Sangro. Sono diverse le ipotesi sull’origine del nome del paese. Alcuni studiosi rifacendosi al Catalogus Baronum del 1379 che indicava il paese come Rocca-scarengia ed a studi della lingua francese antica non ben identificati hanno sostenuto che “scalegna” deriverebbe da scarengia o scarenna cioè dirupo, scarpata o burrone, indicante il fianco dello sperone sul quale è posta la rocca; altri la fanno risalire al longobardo Aschari, Roccaschar che mutando la r in l per rotazione consonantica è diventata poi Roccascalegna. La tesi più accreditata e popolare sostiene invece che l’attuale nome derivi da “Rocca con la scala di legno“, scala a pioli in legno che dal paese conduceva direttamente alla torre del castello (scala raffigurata anche nello stemma comunale). Secondo una tradizione popolare, ripresa in chiave surreale anche nel film “Sottovoce” del 1993, nel corso del XVIII secolo uno degli ultimi esponenti della famiglia Corv-i (o Corvo, De Corvis, Corbo) si sarebbe trasferito dalla Corte di Napoli ai suoi possedimenti di Roccascalegna, dove avrebbe cercato di ripri-stinare lo Ius primæ noctis. Ciò avrebbe naturalmen-te suscitato una ribellione tra i suoi sudditi, e uno sposo, non disposto a cedere alla barbara usanza, mascheratosi da donna si sarebbe nottetempo introdotto nel Castello e sostituitosi alla consorte, uccidendo il feudatario. In località Colle Longo ad 80–90 cm. dal livello di campagna, a 250 m. s.l.m., nell’agosto del 2000 sono stati trovati dei resti archeologici comprendenti ceramiche grossolana e fine ed industria litica tutto al più in arenaria e selce risalenti all’Eneolitico, e più precisamente al III millennio a.C.. In località Collebuono sono stati trovati, invece, dei ruderi di un edificio del III secolo a.C..










IL CASTELLO: Viene chiamato dai paesani La Rocca. Il castello venne verosimilmente costruito dai Longobardi a difesa dalle invasioni bizantine di un centro abitato longobardo poco tempo prima fondato, dapprima come torre d’avvistamento poi man mano ingrandito fino a diventare un castello. Il Castello domina, su di uno sprone con fianchi a burrone, la valle del Riosecco, affluente di sini-stra del Sangro. Poi, esclusa una bolla contabile del 1320, il castello di Roccascalegna cade nell’oblio fino al 1525, epoca in cui avviene un restauro causa l’introduzioni delle nuove, per l’epoca, armi da fuoco. Invece, nel 1705, è un secondo restauro, ma stavolta si tratta della monu-mentale rampa d’accesso. Un nuovo periodo di oblio colpisce il castello, fino al 1985, quando l’ultima famiglia di feudatari (I Croce Nanni) dona al comune il castello, il quale inizia subito un’opera di restauro terminato solamente nel 1996, restauro che porterà all’antico splendore il castello. Compare nel film Il racconto dei racconti – Tale of Tales (2015) di Matteo Garrone nell’ episodio ”La vecchia scorticata”. Arroccato su un aspro pendio, circondato da una folta vegetazione, coronato da torri e feritoie e, abitato da uno scuro fantasma, il castello è la perfetta tesi di ogni costruzione che si fregia di questo nome. Tra le numerose fortezze, quella di Roccascalegna è la più fiabesca grazie alla sua particolare posizione che la rende suggestiva in virtù della sua sottostante struttura d’appoggio, un enorme masso di arenaria che domina tutto il borgo medioevale del paese. In base a ricostruzioni storiche è molto probabile che il castello subì due fasi costruttive essenziali, la prima durante la dominazione normanno-sveva, successivamente durante il periodo angioino-aragonese, tuttavia la torre potrebbe risalire alla seconda fase di ristrutturazione e ampliamento. E’ nel ‘400 che la fortezza viene rigenerata fino alla baronia dei Carafa tra il 1531 e il 1600. Il castello successivamente cadde in un lento ma inesorabile declino, abbandonato fino a pochi decenni fa. Solo nel 1985 si riuscì a intervenire e un sapiente restauro riportò all’antico splendore un gioiello dell’architettura medioevale. Come in ogni castello che si rispetti, si aggira un misterioso fantasma, la gentile Maddalena, che racconta quello che successe nella camera del Barone in un lontano giorno di Natale.





Chiesa di SAN PIETRO: E’ posta ai piedi del Castello, sull’ultima propaggine dello sperone calcareo. La sua fondazione risale a prima del 1598, poiché è presente nella descrizione fatta da Monsignor Oliva. Fino al 1935 era la parrocchia del paese, anno di trasferimento del titolo in favore della Chiesa dei Ss. Cosma e Damiano. In origine era compost a da una sola navata centrale. Poi è stata ampliata con le 2 navate laterali. La Chiesa nel complesso è stata fortemente rimaneggiata. Sul lato sinistro della facciata sorge il campanile mentre sulla destra è visibile la muratura in pietra restaurata, che ricalca l’impronta delle abitazioni che vi insistevano sino agli anni ‘70 del ‘900, poi demolite per ridare alla Chiesa il punto di osservazione verso il mare. (Marinelli Fiorita). Alcune fonti della chiesa risalgono al 1568, ma analizzando lo stile architettonico la chiesa risulta antece-dente, dato che l’abside risulta leggermente ruotato rispetto all’asse centrale della chiesa struttura riconducibile alla reclinatio capitis tipica del medioevo. Inoltre su di un arco del presbiterio è incisa la data del 1461 e fino al ‘600 vi potrebbe essere collocato una seconda serie di lavori di costruzione. Sul campanile è scolpita la data 1805 che potrebbe ricondurre alla data di costruzione del medesimo o ad una data di restauro epoca in cui la chiesa finì di essere utilizzata come luogo di sepoltura (poi venne costruito un cimitero ove vennero tumulate le salme all’interno della chiesa). L‘interno ha le volte molto basse ed è a 3 navate di tipo basilicale ad abside centrale. Le navate sono suddivise da pilastri decorati con lesene, separati l’un l’altro da archi bassi. Durante i vari rimaneggiamenti furono realizzati gli altari ai lati ed in particolare: – nel 1709, sulla navata sinistra, viene realizzato l’altare dedicato a Sant’Antonio; – al 1816risale invece la cappella di San Luigi Gonzaga; – La volta delle navate laterali è a crociera.






