Il Giro delle Chiese

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CASTELLO/MUSEO PICCOLOMINI – CELANO (AQ)

Il Castello Piccolomini si affaccia maestoso ed imponente sulla piana del Fucino, un tempo occupata dal terzo lago più grande d’Italia, ed è visibile per un raggio di molti chilometri da tutto il comprensorio del Fucino. E’ un castello risalente alla fine del XIV secolo nel centro storico di Celano (AQ), che domina la sottostante piana del Fucino. Nel 1893 è stato ufficialmente riconosciuto monumento nazionale italiano. Ospita il Museo d’arte sacra della Marsica, divenuto nel dicembre 2019 Direzione regionale Musei. Il sito su cui sorge il castello è da identificare con il luogo, sul colle di san Flaviano, in cui Federico II di Svevia, in lotta con Tommaso Conte di Celano e Molise, fece costruire delle fortificazioni durante l’assedio del 1223. La costruzione del castello vero e proprio iniziò nel 1392 su commissione di Pietro II Berardi.

Il Castello Piccolomini è un castello risalente alla fine del XIV secolo nel centro storico di Celano (AQ), che domina la sottostante piana del Fucino. Nel 1893 è stato ufficialmente riconosciuto monumento nazionale italiano. Ospita il Museo d’arte sacra della Marsica, divenuto nel dicembre 2019 Direzione regionale Musei. Il sito su cui sorge il castello è da identificare con il luogo, sul colle di san Flaviano, in cui Federico II di Svevia, in lotta con Tommaso Conte di Celano e Molise, fece costruire delle fortificazioni durante l’assedio del 1223. La costruzione del castello vero e proprio iniziò nel 1392 su commissione di Pietro II Berardi, conte di Celano, ma già in precedenza, negli anni tra il 1356 e il 1380, suo nonno e poi suo padre avevano provveduto a fortificare il Colle San Flaviano erigendo un sistema di mura con torrette rettangolari “a scudo” e costruendo la torre-mastio sommitale a pianta quadrata. Il conte Pietro II, dunque, costruì il solo primo piano con le torri quadrangolari agli angoli, fino al marcapiano, integrando la torre-mastio all’angolo nord-est. Egli, altresì edificò il cortile interno alle mura dotandolo del loggiato con arcature a sesto acuto ancora visibile. Nel 1451, Lionello Accrocciamuro, una volta divenuto conte di Celano proseguì l’opera del predecessore, sia integrando il recinto esterno con due grandi torrioni angolari semicilindrici sul versante nord-est e un rivellino triangolare con largo torrione angolare cilindrico verso la cittadella, sia erigendo il piano nobile del castello vero e proprio con il cammino di ronda e le quattro torri d’angolo fino all’altezza attuale. Nel 1463 Antonio Todeschini Piccolomini riprese la costruzione del castello apportando aggiunte e decorazioni architettoniche che trasformarono il castello in palazzo residenziale fortificato Durante il grave terremoto del 1915 che si abbatté sulla Marsica, il castello risultò gravemente danneggiato riportando il crollo del loggiato nel cortile, di alcune volte, di tutti i solai, del cammino di ronda e di tutte le loggette. Si formarono altresì gravi lesioni sulle torri angolari, una delle quali, quella di sud-est, crollò dimezzando la sua altezza. Gli interventi di restauro iniziarono nel 1940, a seguito dell’esproprio da parte dello Stato nel 1938, ma furono subito interrotti per cause belliche e ultimati nel 1960, applicando la nuova normativa antismica vigente all’epoca.

Il Castello Piccolomini di Celano si affaccia maestoso ed imponente sulla piana del Fucino, un tempo occupata dal terzo lago più grande d’Italia, ed è visibile per un raggio di molti chilometri da tutto il comprensorio del Fucino. Protetto da una possente cinta muraria segnata da camminamenti e bastioni, è costituito da un blocco centrale di forma rettangolare e da quattro torri angolari merlate. Nato come fortezza militare alla fine del Trecento per volontà di Pietro, conte di Celano, fu successivamente ampliato dalla nipote Covella insieme al marito Leonello Acclozamora. Venne definitivamente completato e trasformato in palazzo residenziale dal nipote di Papa Pio II, Antonio Todeschini Piccolomini, nominato conte di Celano nel 1463 per volontà del re di Napoli Ferrante D’Aragona. Dal 1992 il Castello è sede del Museo d’arte sacra della Marsica e della Collezione Torlonia. Il percorso museale d’arte sacra si snoda attraverso 8 sale tematiche, in cui sono esposte pitture, sculture lapidee e lignee, nonché pregevoli lavori di oreficeria. Le splendide opere provengono da tutto il territorio marsicano e sono databili tra il VI e il XVIII secolo. Da segnalare le due porte lignee intagliate, realizzate nel XII secolo, il prezioso trittico di Alba Fucens con finissime miniature e la croce degli Orsini datata 1334. La Collezione Torlonia è composta dai reperti rinvenuti durante il prosciugamento del lago Fucino ad opera del principe Alessandro Torlonia. Di particolare importanza e bellezza è il rilievo in calcare del II sec. d.C. con veduta di città e del suo territorio.

Antonio Martini di Atri (Atri, 1350 circa – 1433). Sue uniche opere datate e firmate sono 2 affreschi che si trovano nella parete orientale del coro dell’abbazia cistercense di Santa Maria Arabo-na a Manoppello, raffiguranti una Crocifissione e una Vergine in trono con il bambino. Sotto questa è leggibile l’iscrizione in caratteri semigotici “A.D. MCCCLXXIII ANTONIUS DE ADRIA FECIT“. Antonio si recò  a L’Aquila, dove il suo stile si è evoluto molto velocemente, passando all’elegante maniera senese. In breve il pittore divenne molto apprezzato in città e darà un forte contributo alla pittura locale. La prima opera aquilana è la Madonna con Bambino tra i santi Agostino e Amico, sulla lunetta del portale della chiesa di Sant’Amico, datata 1381. È questa una data preziosissima perché ci permette di datare opere molto simili tra di loro, realizzate sui portali di altre chiese aquilane: la Madonna con Bambino tra le sante Lucia e Caterina d’Alessandria (Santa Lucia ai Salesiani) e la Madonna con Bambino tra i santi Pietro e Paolo (San Pietro di Coppito), oltre ad un San Giacomo nella chiesa di San Flaviano. Verso il 1390 realizza le Storie di San Giorgio, affreschi nella chiesa di San Pietro di Coppito, che però mostra anche molti interventi di bottega. L’ultima periodo nella città di L’Aquila è segnato dalle prestigiose commissioni per Collemaggio dove, tra il 1393 e il 1397, realizzò numerosi affreschi, tra cui la Crocifissione con San Giuliano e, per la Porta Santa, la Madonna con Bambino tra i santi Giovanni Battista e Pietro Celestino. A Penne decora il presbiterio della Chiesa di Sant’Agostino. Il Martini dipinse tutta la parete di fondo, con la grandiosa Crocifissione considerata all’unanime il suo capolavoro e che lo impegnerà per circa un decennio. Grazie all’ampio spazio disponibile, Antonio può mettere in opera ogni particolare della scena: la calca dei soldati, i dolenti, i due ladroni e, in un angolo, l’inquietante Giuda impiccato squarciato dai demoni. Realizza per Pianella alcuni Santi (chiesa di Santa Maria Maggiore) e, nel 1413 affresca l’abside della chiesa di San Silvestro. Antonio dipinge solo un santo; la decorazione sarà ripresa, pochi anni dopo, dal cosiddetto Maestro del Trittico di Beffi. Nel 1432 a Chieti dipinge la tribuna della chiesa di San Domenico, distrutta nel 1915: di quella che doveva essere un’imponente opera, rimane solo una Madonna con Bambino, con la data di realizzazione, esposta nella locale pinacoteca. È l’ultima opera del pittore.

Andrea De LITIO: “MADONNA”

Tempera su tavola – Da Chiesa di Santa Maria di Cese ad Avezzano (AQ).

Nella piccola tavola è raffigurata la bella  Vergine, dai raffinati lineamenti , con labbra sottili e con gli occhi  appena socchiusi , incorniciati da “sfreccianti sopracciglie”; il capo, lievemente  inclinato, coperto da un manto blu con una   bordatura dorata a motivi geo-metrici  , è  circondato da un’aureola  color oro ,  in cui si legge: “Ave Maria Gtratia-Plena Dominus T(ecum)”. E’ visibile, solo parzialmente, il dossale del trono decorato da delicati motivi floreali. L’opera, rimasta sepolta sotto il crollo nel sisma del 13 gennaio 1915,  è l’unico frammento superstite di una pregevole tavola di maggiori dimensioni  che   in origine era collocata sull’altare maggiore della chiesa.  Oggetto di grande ed antica devozione popola-re, ancora oggi rappresentativa  di sentita devozione mariana,  l’icona  viene riconsegnata , nel giorno della festa patronale, a fine  agosto , alla comunità di Cese, per essere esposta in chiesa alla vista dei tanti  fedeli  e portata in processione. La frammentarietà    non ne consente, purtroppo, una lettura completa: la  raffinata e delicata Vergine probabilmente era seduta in trono, con in braccio il Bambino verso cui rivolge amorevolmente lo sguardo. Stilisticamente nel dipinto si riscontra uno stretto legame con la pittura senese,  e mentre al Maccherini  appare come un’opera intera-mente legata alla cultura trecentescaFerdinando Bologna ,  proponendo una datazione tra il 1439 e il 1442, riferisce  l’opera agli esordi giovanili  del più affascinante pittore abruzzese del ‘400, Andrea DeLitio, la tavola, restaurata  nel 1993, è conservata a Celano (Museo d’arte sacra).

Bottega di ORAFI e MINIATORI ABRUZZESI: “Madonna col Bambino, Angeli, Santi, Profeti, Storie della vita di Cristo” – 1° metà del XIV secolo – Tempera su legno e lamina d’argento dorato, perle, gemme e smalti. Il Trittico, insieme ad altri pezzi, faceva parte di un Tesoro che ha subito nel corso del tempo una serie di complesse vicende che dal Medioevo arrivano ai giorni nostri, passando da Alba Fucens a Roma e da qui a Celano (Aq). In origine era custodito nella Chiesa di San Pietro (in Alba Fucens) (o di san Nicola a Massa d’Albe), sontuoso monumento medievale nella storica città degli albensi. La chiesa, fondata nel VI sec. d. C., è situata in un’area anticamente occupata da un tempio dedicato ad Apollo. Durante il Medioevo, le vestigia architettoniche dell’edificio pagano vennero legate alle strutture dell’arte cristiana in un’armoniosa fusione di forma e stile. Attualmente all’interno permangono splendidi arredi liturgici del XII secolo, tra cui un ambone e una recinzione presbiteriale riccamente decorati in stile cosmatesco. In quest’aula luminosa, tra il candore delle monumentali colonne di riuso e le pregiate suppellettili marmoree, per secoli vennero gelosamente custoditi ed esposti gli oggetti del Tesoro di cui faceva parte il Trittico. Opera di straordinario valore, anche perché appartenente alla speciale categoria degli oggetti con miniature sotto cristallo di rocca. Si tratta di manufatti caratterizzati da originali soluzioni decorative ideate nelle botteghe orafe veneziane, che ebbero grande fortuna tra il Duecento ed il Trecento. Ad oggi si contano solo una quarantina di esemplari sparsi in musei, chiese e collezioni di tutto il mondo. Le due opere conservate in Abruzzo, la Croce di Atri e il Trittico di Alba Fucens, sono pertanto rarissime testimonianze di queste singolari elaborazioni del “Medioevo artistico”.

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