L’Eremo fu costruito presso il lago di San Domenico nell’XI secolo, come cappella votiva presso una grotta naturale ritenuta sacra. La chiesetta attuale ha un aspetto settecentesco, a capanna dove si accede da un portale a grottesche del XVIII secolo, con riquadri del miracolo del santo contro il lupo, opera di Alfredo Gentile. L’interno è altalenante tra il barocco e il neogotico, con una statua lignea di San Domenico, e alla base dell’altare il paliotto di stucco del 1761. Da un accesso dietro l’altare si entra nella grotta dove dimorò il santo.L’accesso al santuario avviene da un piccolo portico impreziosito da una bifora, ricca-mente decorata, che offre un magnifico panorama lacustre.










EREMO di San DOMENICO: Attraverso una donazione fatta dai Conti di Valva a Montecassino si apprende dell’esistenza del Monastero degli Eremiti di Prato Cardoso già nel 1067. San Dome-nico visse in questi luoghi, secondo alcune notizie agiografiche non molto certe, a cavallo dell’anno Mille e fondò alcuni monasteri tra cui quello di Prato Cardoso, ove si trova la sua grotta. Tra le 3 feste che Villalago dedica Santo, la più importante del 22 agosto alla quale intervengono molte compagnie dai paesi vicini e dal Molise. San Domenico protegge dal morso dei serpenti velenosi, dalla rabbia e dal mal di denti. Nell’Ottocento le madri portavano i bambini all’altare incitandoli a mordere un serpente per ottenere l’immunità dal veleno. L’Eremo fu costruito presso il lago di San Domenico nell’XI secolo, come cappella votiva presso una grotta naturale ritenuta sacra. La chiesetta attuale ha un aspetto settecentesco, a capanna dove si accede da un portale a grottesche del XVIII secolo, con riquadri del miracolo del santo contro il lupo, opera di Alfredo Gentile. L’interno è altalenante tra il barocco e il neogotico, con una statua lignea di San Domenico, e alla base dell’altare il paliotto di stucco del 1761. Da un accesso dietro l’altare si entra nella grotta dove dimorò il santo. L’accesso al santuario avviene da un piccolo portico impreziosito da una bi-ora, riccamente decorata, che offre un magnifico panorama lacustre. All’interno del portico si conservano dei dipinti raffiguranti 4 miracoli attribuiti al Santo: il miracolo delle fave, il bambino restituito dal lupo, la trasformazione dei pesci dell’ingordo in serpi e il ragazzo caduto dalla quercia. Il portale della chiesa, finemente lavorato con motivi floreali, sembra che appartenesse precedentemente al Monastero di San Pietro. All’interno della chiesa l’affresco della Madonna col Bambino e, dietro l’altare, la statua di San Domenico. Subito a destra dell’ingresso una piccola porticina conduce alla zona cultuale più antica e suggestiva: la grotta del Santo.
Dopo alcune rampe di scale, ricavate anch’esse nel banco roccioso, si giunge alla stretta imbocca-tura della grotta chiusa da un basso cancelletto in ferro. Sul lato sinistro è posta una specie di tomba delimitata da quattro pilastrini posti ai lati del rettangolo: è il letto del Santo, dove egli riposava disteso su alcune travi lignee. Negli ultimi secoli il romitorio ha subito numerosi restauri e parziali ricostruzioni, soprattutto nel corso del ‘700 e agli inizi del ‘900, con la realizzazione dell’adiacente diga. Storia e leggende: secondo la tradizione locale l’eremo venne scavato da San Domenico, in-torno all’anno 1000, in un banco fatto di roccia arenaria, travertino, argilla e grafite. Il romitorio fa parte del complesso monastico di Prato di Cordoso, conosciuto dai devoti come il “monastero di Plataneto”. Con molta probabilità era inizialmente una modesta costruzione in cui si svolgeva sia la vita comunitaria che quella monastica, quest’ultima testimoniata dalla presenza di resti di grotti-celle utilizzate come celle eremitiche. La chiesa venne edificata probabilmente alla fine del ‘500, con una struttura molto diversa da quella odierna, e presentava sul lato destro una cappella com-pletamente affrescata con alcuni episodi della vita del Santo. Riti ed eventi: il paese di Villalago dedica a San Domenico tre feste: la prima il 22 gennaio, in cui si ricorda la morte del Santo avvenuta nel 1031; la seconda il lunedì di Pasqua, durante la quale in processione si portano le reliquie sino al complesso monastico, ed infine la terza, la più importante, il 22 agosto. Nell’800 la statua del Santo veniva portata in processione completamente coperta di serpenti, come an-cora oggi avviene a Cocullo. I fedeli usano toccare le pareti dell’eremo o di bagnarsi con l’acqua della grotta per invocare la guarigione e ricevere protezione.

















