E’ un edificio religioso medioevale abruzzese di stile romanico che si eleva isolato rispetto al contesto urbano del paese di Canzano. Insieme con il suo il monastero, ormai scomparso, fu parte dell’abbazia dei padri benedettini omonima che si sviluppò nello stesso periodo storico in cui crebbero nella vallata anche altri cenobi come: Santa Maria di Propezzano, San Clemente al Vomano …. Chiusa da parecchi anni, sorge su un costone argilloso, piuttosto instabile. Annoverata nell’Elenco degli edifici monumentali della provincia di Teramo, è stata restaurata negli anni 1968 – 1969. Questo intervento le ha restituito il ruolo che la considera un’importante espressione di architettura romanica. L’Abbazia è inserita nell’itinerario turistico-religioso denominato Valle delle Abbazie.












Chiesa di San SALVATORE di Canzano:
E’ un edificio religioso medioevale abruzzese di stile romanico che si eleva isolato rispetto al contesto urbano del paese di Canzano, in provincia di Teramo, nel territorio della valle del Vomano. La fabbrica, situata nei pressi del camposanto, è stata utilizzata anche come cappella cimiteriale. Insieme con suo il monastero, ormai scomparso, fu parte dell’abbazia dei padri benedettini omoni-ma che si sviluppò nello stesso periodo storico in cui crebbero nella vallata anche altri cenobi come: Santa Maria di Propezzano e San Clemente al Vomano. Chiusa da parecchi anni, sorge su un costone argilloso, piuttosto instabile, e questa caratteristica del terreno ha determinato, nel corso del tempo, la necessità di vari interventi conservativi per la ricostituzione dell’equilibrio statico della struttura. Annoverata nell’Elenco degli edifici monumentali della provincia di Teramo, è stata restaurata negli anni 1968 – 1969. Questo intervento le ha restituito il ruolo che la considera un’importante espressione di architettura romanica. L’Abbazia è inserita nell’itinerario turistico-religioso denominato Valle delle Abbazie. Il prospetto esterno di gusto ed impianto romani-co appare ferito da alcune lesioni risarcite dai vari interventi conservativi. Per porre rimedio ai dissesti sono stati addossati alle pareti anche dei contrafforti e speronature. La semplice facciata è aperta dal portale e da una monofora posta al di sotto del coronamento a spiovente. Tra il portale e la finestra si trova murata una croce di pietra. Dalle decorazioni pittoriche interne della chiesa si può dedurre che non più tardi dell’anno 1340 l’edificio fu oggetto di lavori di recupero e consolidamento, è ipotizzabile che la struttura avesse avuto un severo dissesto della staticità o un crollo parziale, tanto da richiedere la necessità della sostituzione di una parte dell’edificio. Nel corso dei secoli si sono resi necessari altri lavori per la conservazione della chiesa e si leggono come i più antichi quelli che hanno determinato l’abolizione delle absidi minori, il restauro della porzione alta del muro dell’abside e di tutto il muro della parete destra, l’ispessimento del muro del fronte, rispetto agli altri.




L’interno dell’aula è ripartito in 3 navate, privo di transetto, e termina, ora, con la presenza dell’ampia abside mediana. La porzione più antica e originaria della chiesa è quella che inizia dalle ultime due arcate poggianti sulle colonne in laterizio, a sezione tonda, e comprende la zona dell’abside aperta da una finestra con più strombature ed un oculo in alto. I capitelli delle colonne sono scalpellati con gusto emiliano-lombardo, quindi cubici con smussature triangolari nella zona degli angoli. I lavori di restauro hanno accertato che nella struttura originaria della fabbrica le absidi erano tre, recuperando nello spessore dei muri le tracce dei resti delle due absi-diole laterali. All’interno dell’aula della chiesa di San Salvatore vi sono sulle pareti e sugli intradossi degli archi principali cicli di affreschi. I più antichi sono datati tra il XIV e il XV secolo, a questi si sono aggiunti quelli di una nuova fase decorativa individuabile fra il XV e il XVIII secolo. Le differenze stilistiche si colgono anche dalla diversità dei caratteri adottati per le iscrizioni che compaiono tra i dipinti. Le pitture sono, quasi tutte, concordemente attribuite al Maestro di Offida, un pittore sconosciuto e così chiamato perché nei primi anni della seconda metà del XIV secolo prestò la sua opera per affrescare la chiesa di Santa Maria della Rocca nel paese marchigiano di Offida. Non vi è una concorde opinione sulla data esatta in cui il maestro intervenne nella chiesa di Canzano. Ferdinando Bolo-gna colloca i dipinti tra gli anni 1334 e 1338, altri autori, tra cui si annovera anche don Giuseppe Crocetti, ne spostano la realizzazione avanzandola nel tempo. Leggendo l’interno dell’aula dall’ingresso le 5 arcate di sinistra conservano tutte, tranne la prima, i loro temi pittorici, mentre fra quelle presenti sulla destra mostrano affrescature solo la seconda, terza e la quarta.

AFFRESCHI
Dall’impianto pittorico e dai temi rappresentati Ferdinando BOLOGNA, nei Documenti dell’Abruzzo Teramano, deduce che i dipinti, del XIV secolo, giunti fino ai nostri giorni dovevano far parte di una più elaborata composizione che rivestiva l’intero ambiente interno della chiesa. Tentando di raccordare le scene ad un’unità compositiva originaria ne analizza i contenuti ed il succedersi nel tempo degli avvenimenti riportati. La doppia fascia di registri che percorre la parete della navata di sinistra mostra episodi e temi legati alla vita terrena di Gesù. Tra questi dipinti, a causa del distacco di ampie porzioni d’intonaco, alcuni rimangono illeggibili, ma di altri resta una chiara memoria che consente il riconoscimento dei gesti della lavanda dei piedi agli apostoli, dell’Ultima Cena, dell’Annunciazione e della presentazione di Gesù al Tempio. Fronteggia questi registri il dipinto sulla navata di destra, posto sopra al terzo arco, che propone la scena della crocifissione, di cui si riconosce l’episodio dei soldati che dividono tra loro le vesti di Cristo. Il Bologna evidenzia l’incongruenza dell’ordine di narrazione rispetto alla sequenza evangelica degli avvenimenti, pertanto ritiene possibile che i temi della vita di Gesù fossero suddivisi tra la zona della navata e la zona presbiteriale. Quindi, pur considerando i registri dei dipinti da sinistra verso destra e viceversa, rispetto all’ingresso, sostiene che le narrazioni potevano seguire temi precisi quali l’infanzia di Gesù, episodi della sua vita pubblica, dei suoi miracoli e della passione fino a giungere verso la zona dell’abside che avrebbe dovuto accogliere un’ascensione, una maestà o qualcosa di molto simile.









