Qui si presentano le altre Chiese presenti nel territorio del Comune di Spoltore più o meno recenti. Per quanto riguarda la Chiesa di san Panfilo Extra Moenia, essa è in fase di restauro e sarà oggetto di visita non appena possibile.


CHIESA e CONVENTO di San PANFILO extra moenia:
La Chiesa di San Panfilo, detta anche fuori le mura o fuori terra, è l’icona identitaria della città di Spoltore. Passata definitivamente nel 1109 tra le pertinenze dell’Abbazia di Santa Maria di Picciano, nel 1139 è scelta della Prepositura e chiesa battesimale e sepultoria di tutto il castello di Spoltore. Dal 1480 fino al 1489 la parte destinata al culto è sottoposta a decise ristrutturazioni. Il soffitto viene sollevato di alcuni metri, la facciata spostata in avanti e, dietro questa, viene creato un endonartece. Il Portale, sormontato da un architrave modanato in pie-tra arenaria, è sostenuto da 2 mensole decorate a girali e motivi di rose, tipiche dell’arte abruzzese. Al di sopra il progettista colloca una cornice orizzontale con motivi di astra-gali, una lunetta ad arco inflesso, una conchiglia con 2 putti ai lati e, al centro della fac-ciata, un Rosone privo di raggiera di stile romanico. Agli inizi del ‘600, dopo il trasferimento della Prepositura nella Chiesa di Santa Maria ante portam e di S. Antonio Abate, l’Università edifica, accanto alla vecchia chiesa, un convento, dove nel 1617 s’insedia una famiglia di Frati Osservanti Minori. Fin dal loro arrivo i Francescani avviano un’ampia ristrutturazione dell’apparato decora-tivo del tempio introducendo il barocco e la ritualità adottata dalla Chiesa post tridentina: nell’arco di tempo che va dal 1617 al 1730, artisti del gesso e dell’affresco, pittori, stuccatori a volte ignoti, altre volte famosi, lasciano il segno della loro arte trasformando la chiesa in una gipsoteca (collezione di modelli e calchi in gesso di sculture o parti architettoniche oppure di singoli artisti), nella quale si riscontrano il primo e l’ultimo barocco abruzzese, ma anche un chiaro percorso di fede.





“DO(mi)NUS IACOBUS FRA(n)CIS(c)I P(rae)POSIT(us) S. PA(n)PHILI COLA IACO(bus)RUBBEI &ANTO(niu)S PANTALEO(n)IS RITI PROCURATORES S. P(anphili). A D MCCCCLXXXVIIII”
“Il Signor preposto Giacomo Di Francesco , i procuratori di San Panfilo Cola Giacomo Rubbei e Antonio Pantaleone Riti (curarono). Anno del Signore 1489”.
Questa è la frase che è riportata sull’architrave della chiesa del convento della pag. precedente, ancora leggibile a grandi caratteri ed è una dedica fatta a Giacomo Di Francesco, preposto, ed ai procuratori di San Panfilo: Cola Giacomo Rubbei ed Antonio Pantaleone Riti che nel 1488 si erano presi cura dell’edificio.

L’altare di San Panfilo colpisce per la sua straordinaria bellezza; è completamente rivestita d’oro ed è sormontata dalla statua del santo , in età giovanile, mentre in altorilievo sotto la statua del santo, c’è una “imago clipeata”, l’immagine della Madonna che fuoriesce da uno scudo tondeg-giante, ed il lato sinistro presenta la statua di San Francesco, mentre il lato destro, la statua di San Bernardino. Ovviamente non mancano altari minori all’interno della chiesa , tutti altamente decorati ma sicuramente meno preziosi rispetto all’altare del Patrono.



Al suo interno il convento appare quasi come un “museo”di statue ed affreschi che appaiono lungo la navata centrale e che sicuramente non sono stati disposti a caso ma secondo criteri specifici comunque legati alla fede. Sotto le colonne dei primi due archi, per esempio, sono collocati 4 vescovi: San Giustino , San Gennaro, San Nicola Magno e San Biagio, mentre a ridosso delle colonne centrali ci sono 4 papi: San Silvestro I, San Gregorio Magno, San Paolo III e San Martino. Le colonne intere della navata centrale invece mostrano medaglioni a rilievo di quattro evangelisti che sono facilmente riconoscibili a causa dei simboli: San Giovanni per esempio è legato al simbolo dell’aquila, San Luca alla mucca, San Marco al leone, San Matteo all’angelo; sui pennacchi delle quattro colonne centrali invece ci sono medaglioni raffiguranti Santi Francescani: a destra San Diego e San Ludovico d’Angiò, a sinistra San Bernardo degli Umberti e San Giacomo.







Doppie lesene di ordine dorico inquadrano la facciata, sostenendo una sorta di trabeazione, priva di ogni ele-mento decorativo e sormontata da un classico timpano triangolare di chiusura. Sul fronte si aprono, in asse, il portale, un semioculo con vetrata ed un piccolo oculo circolare al centro del timpano. La pianta è a sviluppo longitudinale, con un’unica navata terminante con abside semicir-colare. Lo spazio è scandito da alte paraste, che arrivando fino in sommità sembrano quasi sostenere le capriate lignee della copertura.



Protettrice di Villa S. Maria è la Madonna dell’Assunta, la cui festa cade il 15 agosto. La ricorrenza è celebrata anche civilmente. Le notizie sulla chiesa locale sono scarse; sembra che la sua costruzione sia avvenuta nel XVIII secolo per volontà della Prepositura di Spoltore, proprietaria di molte terre della zona. La parrocchia risulta eretta solo il 31 maggio 1951. Il restauro più recente della chiesa porta la data del 1959.




La chiesa di San Camillo De Lellis è sita nella frazione Villa Raspa di Spoltore e la sua costruzio-ne risale al 1976 su progetto dell’arch. Lino Sarra. Esternamente il volume sembra piegarsi sotto la copertura, che in corrispondenza degli spigoli si abbassa arrivando a pochi metri da terra. La fac-ciata è caratterizzata da un piccolo portico d’ingresso sormontato da una parte centrale vetrata che si proietta verso il cielo. L’interno è ad aula unica rettangolare con la copertura che si piega agli angoli, tagliandoli e trasformando il profilo in un ottagono irregolare. l disegno a croce, evidente in copertura, lascia il suo segno sulla pianta aprendo due ingressi secondari sui lati lunghi ed il principale sul lato corto.

La chiesa di Santa Teresa D’Avila è sita nella zona omonima di Spoltore ed è stata costruita tra il 1988 ed il 1996 su progetto dell’ing. Antonio Spilla. Esternamente il prospetto a due salienti, riprende il motivo del rosone centrale e dei due archi rampanti. Lo spicchio dell’ingresso, caratte-rizzato da un piccolo portico, si distingue per il rivestimento in mattoni rossi in contrasto con l’intonaco bianco dell’intero volume. Sul lato destro svetta il campanile per un’altezza doppia di quella massima della chiesa. L’interno è a pianta ottagonale con otto grandi pilastri in cui si incastrano, rientrando, in asse l’ingresso ed il presbiterio. Il volume interno è caratterizzato dalla forma piramidale della copertura, sorretta da travi a vista, con spicchi posti a diversa altezza nei due assi preferenziali: tra i piani sfalsati della copertura sono state ricavate delle aperture che lascia-no piovere la luce dall’alto.

Chiesa di Santa LUCIA a contrada Santa LUCIA delle FRATTE.
Santa Lucia, martire cristiana, morta durante le persecuzioni di Diocleziano è considerata la protettrice degli occhi, degli oculisti, degli scalpellini e degli elettricisti. Prima di essere uccisa, il 13 dicembre 304, le vennero cavati gli occhi perché voleva convertirsi al cristianesimo e aveva rifiutato di concedersi in sposa al matrimonio combinato dai genitori. Il proverbio dice: «Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia», perché prima della riforma del calendario Gregoriano, la notte di Santa Lucia cadeva il giorno del solstizio d’inverno.







