Il Museo è sito all’inizio di via Marconi a Pescara. Fu ceduto dal Comune a Basilio Cascella tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento purché vi aprisse un laboratorio di arti grafiche. Nel museo sono raccolte numerose opere non solo di Basilio, dei figli e dei nipoti ma anche di altri artisti. Per brevità ho riportato qui solo le opere di Basilio.

MUSEO CIVICO BASILIO CASCELLA: L’edificio, situato all’inizio di via Marconi, fu ceduto dal comune a Basilio Cascella, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, purché vi aprisse un laboratorio di arti grafiche. Nacque così una scuola artistica che attirò un gran numero di giovani e diventò un nucleo importante per la cultura locale e nazionale. Nel 1966 il laboratorio fu ceduto al comune di Pescara, che lo trasformò in museo civico nel 1975. Oggi ospita opere di Basilio Cascella, dei figli Tommaso, Michele, Gioacchino e dei figli di Tommaso, Andrea e Pietro. Inoltre conserva alcuni mobili originali dell’epoca, bozzetti, ceramiche, pietre litografiche, schizzi e cartoline. Dal 2015 a maggio ospita il Premio Nazionale di ritrattistica pittorica “Ritratti Contemporanei”.

Basilio Cascella (Pescara, 2 ottobre 1860 – Roma, 24 luglio 1950) è stato un pitto-re italiano, attivo dalla fine del XIX secolo alla metà del XX secolo. Il padre, Francesco Paolo, il quale dal 1846 svolgeva l’attività di sarto, si trasferì nel 1870 ad Ortona, e fu proprio in questa città che Basilio trascorse l’infanzia e terminò le scuole elementari. Frequentò poi la scuola serale degli Artieri di Pescara e lavorò come apprendista nello stabilimento tipografico Luigi Salomone. È accertato che i suoi primi disegni risalgono al 1874, copiati dalle stampe. Il padre desiderava di essere aiutato da lui nel negozio di sartoria, ma il ragazzo si rese conto della mancanza di interesse per quell’attività, e nell’aprile del 1875 andò a Roma in cerca di fortuna: lì si dedicò alla litografia, tecnica inventata nel 1798 da Senefelder. Dal 1879 si stabilisce a Napoli ed entra in contatto con molti altri artisti, tra cui Domenico Morelli e Francesco Paolo Michetti. La sua opera si rifà esplicitamente al Verismo. Le sue attività creative sono molteplici: pittore, grafico ed illustratore. Si trasferisce successivamente a Milano dove apre uno stabilimento litografico d’illustrazione. Lavora come grafico pubblicitario e partecipa con alcune opere all’Esposizione Nazionale Artistica di Torino del 1884, a quella di Venezia del 1887 (insieme ad artisti quali Giovanni Segantini, John Singer Sargent, Giacomo Grosso, Cesare Tallone, Antonio Mancini, Federico Bernagozzi), a quella di Londra del 1888 e a quella di Palermo del 1891. Tre dei suoi figli, Tommaso Cascella, Michele Cascella e Gioacchino Cascella continueranno l’opera paterna. ……………………




Il bagno della pastora è un dipinto a olio su tela (163×225 cm) realizzato nel 1903 dal pittore italiano Basilio Cascella. Conservato presso il Museo civico Basilio Cascella di Pescara, raffigura una fanciulla in un ambiente bucolico tipicamente abruzzese. Il dipinto fu realizzato presso lo stabilimento litografico di Cascella situato a Pescara nel quartiere di Porta Nuova. L’autore cominciò il dipinto nel 1899 ma fu più volte interrotto durante la sua realizzazione. Fu infine concluso nel 1903 per essere esposto in occasione della Biennale di Venezia dello stesso anno. Tuttavia, il dipinto andò disperso durante il trasporto da Pescara a Venezia; fu ritrovato intatto trent’anni dopo nei pressi di Ancona e restituito a Cascella. La donna raffigurata è Concetta Palmerio, moglie di Cascella e modella prediletta che compare anche in altre opere del pittore. La dimensione illustrata è quella della favola, un motivo che richiama il mondo agreste tipico del-l’Abruzzo, regione natia dell’artista, e che costituisce un elemento ricorrente nella sua produzione artistica. I motivi del dipinto includono un erotismo naturale e innocente, rappresentato tramite la pastora e il suo compagno, posti come Adamo ed Eva in un nuovo paradiso terreste dell’anima, condizione primordiale dove l’essere nudi significa appartenere alla natura.

























