Il Giro delle Chiese

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CHIESA di SANTA CROCE (Miracolo Eucaristico) – LANCIANO

La tradizione narra che nella seconda metà del ‘200 una donna chiamata Ricciarella, moglie di Jacopo Stazio (o Giacomo Stasio), per riconquistare l’amore del marito, su consiglio di una donna più anziana, pose un’ostia consacrata su una tegola arroventata per ricondurre a sé lo sposo.  Dalla particola cominciò a sgorgare sangue e Ricciarella inorridita avvolse tutto in uno strofinaccio e lo nascose sotto il fieno della sottostante stalla. Solo nel 1280 Ricciarella, sconvolta, riuscì a confessare il suo misfatto ad un frate dell’attiguo Monastero di Sant’Agostino., che recatosi sul luogo pare ritrovasse l’involucro e al suo interno la particola ancora sanguinante.

fLa Chiesa di Santa Croce a Lanciano è una piccola chiesa eretta nel 1583 che si trova nel quartiere di Lancianovecchia. È nota per aver ospitato il luogo del secondo miracolo eucaristico di Lanciano, avvenuto nel 1273, e per custodire due frammenti di reliquie che provengono da tale evento: un frammento del coppo e dello strofinaccio che furono utilizzati per avvolgere l’ostia. 

Storia e miracolo: Secondo la tradizione, una donna di nome Ricciarella rubò un’ostia consacrata e, a seguito della sua profanazione, questa si trasformò in carne e iniziò a sanguinare. La particula fu avvolta in un panno e nascosta. Successivamente, l’ostia e il panno furono recuperati dal frate Agostiniano Jacopo Diotallevi e, dopo essere stati venerati in altre zone, due frammenti sono tornati a Lanciano nel 2003 grazie a una donazione e sono conservati nella chiesa di Santa Croce.

La Chiesa risalente al 1583 è situata tra le case, ha una semplice facciata in pietra con un unico portone sormontato da un finestrone e un particolare campanile a vela con due archi. E’ un impor-tante luogo di culto legato ai miracoli eucaristici di Lanciano, tanto che vi si custodiscono reliquie legate a questo evento. Frammenti sono a Offida nel Santuario di Sant’Agostino, dove ancora oggi sono conservati insieme a quelli di un altro miracolo. 

Il dipinto rappresenta il “Miracolo della Profanazione dell’Ostia” avvenuto a Lanciano nel 1273. La tradizione narra che nella seconda metà del ‘200 una donna chiamata Ricciarella, moglie di Jacopo Stazio (o Giacomo Stasio), per riconquistare l’amore del marito, su consiglio di una donna più anziana, pose un’ostia consacrata su una tegola arroventata per ricondurre a sé lo sposo.  Dalla particola cominciò a sgorgare sangue e Ricciarella inorridita avvolse tutto in uno strofinaccio e lo nascose sotto il fieno della sottostante stalla. Quando, giunta la sera, il marito cercò di far rientrare l’asino nella stalla l’animale, l’animale violentemente strattonato, vi si introdusse in ginocchio (in alto a ex nel dipinto precedente). Solo nel 1280 Ricciarella, sconvolta, riuscì a confessare il suo misfatto ad un frate dell’attiguo Monastero di Sant’Agostino., che recatosi sul luogo pare ritrovasse l’involucro e al suo interno la particola ancora sanguinante. Il frate condusse le reliquie nel suo paese, Offida nelle Marche, e da allora iniziò la venerazione delle 3 Santissime Reliquie. Nel maggio del 2003 grazie alla donazione di Monsignor Giuseppe Sergiacomi, 2 fram-menti del coppo in cui venne apposta l’ostia e lo strofinaccio dove venne avvolta, sono tornati a Lanciano e tutt’ora conservati nella Chiesa di Santa Croce, come testimonianza visibile del miracolo nel luogo in cui esso avvenne. Dall’epoca del miracolo si diffuse nei paesi vicini l’uso di indicare i lancianesi come “frijaCriste” “friggitori di Cristo”, ritenendoli pertanto di qualsiasi altra nefandezza. Un prezioso documento narrativo del miracolo eucaristico di Offida esiste da secoli nel Duomo di Orvieto con dipinti risalenti al 1357.

OFFIDA

È un borgo del subappennino marchigiano, il cui territorio è posto interamente tra le valli del fiume Tesino (a nord) e del fiume Tronto (a sud). Il centro abitato deve la sua pianta irregolare allo sperone roccioso sul quale sorge, ritagliato dai due rami sorgentizi del torrente Lama, affluente di sinistra del Tronto. Il borgo capoluogo si trova a un’altitudine di 293 m s.l.m. ed è classificato come rischio sismico nella zona 2 (sismicità media). Dista circa 30 km da Ascoli Piceno, capoluogo provinciale, e 100 km da Ancona, capoluogo regionale. Secondo alcuni storici Offida già nel VII secolo sarebbe stato un centro di una certa importanza, divenendo sede di un Gastaldato. Dello stesso ci sarebbero tracce in epoca carolingia e sotto il Sacro Romano Impero quando la città assunse grande importanza. Offida è entrata il 2 maggio 2008 nel club dei Borghi più belli d’Italia. Vi sono resti di mura medievali con torri, mentre della rocca cinquecentesca restano un tratto di muraglia e due torrioni cilindrici.

INTERNO:

L’interno della chiesa si presenta ad una sola navata a croce latina ed è ricca di capitelli dorati del sec. XVIII. Infatti una lapide, con a fianco due angeli dorati e posta sopra il portale maggiore del tempio, riporta la seguente epigrafe:

“D.O.M. templum hoc-novis ornandum fornicibus-auratis nobilitandum ornamentiset ea-quam eremitanus patitur census-nobilitate instaurandum-patres cura runt-anno pubblicae salutisMDCCLXIII” (1763).

A destra e a sinistra si notano, in alto, nicchie con statue raffiguranti santi dell’Ordine agostiniano: “S. Agostino, S. Fulgenzio, S. Simpliciano, S. Prospero, S. Tommaso da Villano va, S. Gelasio papa”.

Diversi gli altari laterali e numerose, nonché pregevoli, le tele presenti.

– Nel 1° altare di destra è collocata “l’Adorazione dei Magi” di Carlo Allegretti di Monteprandone (sec. XVII).

Tale opera risulta senzaltro la più pregiata. L’artista infatti ha saggiamente illuminato la parte superiore del quadro con un uso magistrale della luce.

– È un notturno di classico effetto e meravigliosamente eseguito. Nel 2° altare “S. Tommaso da Villanova” del pittore ascolano Ludovico Trasi (1634-1694).

– Nel 3° Altare troviamo una statua lignea raffigurante “S. Nicola da Tolentino“, del sec. XVII.

– Sui quattro pilastri della cupola, in stile barocco, quattro tele che riproducono episodi del Miracolo Eucaristico. Furono donate dalla famiglia Vitali di Offida nel 1759.

– Proseguendo, a sinistra dell’abside, Altare con “la statua della Immacolata Concezione“.

– Nel 2° Altare “Madonna con Santi” (1761) di F. Ricci di Fermo (1715-1 793).

– Nel terzo Altare “Madonna di Gennazzano” di Nicola Monti (1 736-1795).

– L’altare Maggiore, deI 1934, è opera dello scultore offidano A. Sergiacomi, che è anche l’autore della Via Crucis.

– Al centro dell’altare un “Crocifisso ligneo“, di autore ignoto del sec. XVI.

– Dietro l’altare maggiore è visibile il coro in noce a due ordini di posti del sec. XVIII, opera di Alessio Donati (sec. XVIII), offidano, detto il “Mastro” dei cori”.

– Dal coro si accede, attraverso una scaletta, alla Cappella del Miracolo Eucaristico.

– Nella chiesa si conserva anche il reliquiario della Sacra Spina, tale reliquiario di forma cilindrica, del 1400, è costituito da strisce di oro ed argento e da un cristallo contenente una S. Spina, come vogliono la tradizione e la credenza popolare (Statuto di Offida libro 1 cap. 3).

lI sindaco di Offida doveva offrire alla chiesa di S. Agostino, per la festa della S. Spina, un cero di 6 libbre.

La storia dell’Ostia Miracolosa che a Lanciano nel 1273 si convertì in carne sanguinante e che oggi si venera in Offida è documentata in una pergamena dell’epoca, della quale purtroppo l’originale è irreperibile, ma di cui si conserva una copia autentica fatta per mano di notaio nel 1788. Ad Offida le reliquie sono attualmente conservate nella chiesa Maria SS. Assunta nella Collegiata a seguito del sisma del 2016 che ha reso inagibile la chiesa di Sant’Agostino dove erano collocate. Percorrendo la navata nella cappella del transetto a destra troviamo l’edicola che contiene le Sacre Reliquie. Il sacrario è stato riprodotto fedelmente all’originale, chiuso da due sportelli di legno simile nella decorazione a quello più antico del secolo XV (rimasto nella chiesa di Sant’Agostino). Nella costruzione originaria una volta aperto il sacrario si trovava una solida inferriata in ferro battuto munita di 13 serrature di sicurezza.

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