CARLO CRIVELLI (Venezia 1430-35; Ascoli Piceno? 1494-95) Ignorato da Giorgio Vasari, la fortuna critica di Carlo Crivelli ha dovuto attendere decenni prima di essere riconosciuta. Dalla fine del Settecento molte sue opere entrano nel mercato antiquario e si avvia la disgraziata scomposizione di alcuni dei suoi polittici marchigiani. Nell’immagine in evidenza: Carlo CRIVELLI: “Pietà (Cristo morto tra la Vergine, San Giovanni Evangeli-sta e Santa Maria Maddalena” – 1488 circa.





La Mostra all’interno dello straordinario Palazzo Buonaccorsi, progettato nel 1697 da Giovan Battista Contini, allievo di Gian Lorenzo Bernini, raccoglie 7 dipinti, provenienti da musei vari italiani e non, selezionati con l’intento di riportare nel territorio d’origine alcuni dei dipinti di Crivelli.Accanto alla Madonna con il Bambino di Macerata sono esposti: Madonna del latte proveniente dalla Pinacoteca Parrocchiale di Corridonia, Madonna con il Bambino da Accademia Carrara di Bergamo, Pietà (Cristo morto compianto dalla Vergine, san Giovanni Evangelista e santa Maria Maddalena) dai Musei Vaticani, San Francesco che raccoglie il sangue di Cristo da Museo Poldi Pezzoli di Milano, Cristo benedicente da Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo a Roma oltre a un’opera del fratello Vittore Crivelli, San Sebastiano e devoti custodita nei depositi della Soprintendenza presso Galleria Nazionale delle Marche di Urbino e che sarà restituita a fine mostra alla città di Montegiorgio, da cui proviene. CARLO CRIVELLI (Venezia 1430-35; Ascoli Piceno? 1494-95). Ignorato da Giorgio Vasari, la fortuna critica di Carlo Crivelli ha dovuto attendere decenni prima di essere riconosciuta. Dalla fine del Settecento molte sue opere entrano nel mercato antiquario e si avvia la disgraziata scomposizione di alcuni dei suoi polittici marchigiani, oltre all’aggiunta di firme poi dichiarate false. Nell’Ottocento l’insistere della ricerca rispetto ai rapporti tra Venezia e le Marche riporta l’attenzione sul maestro, in ogni caso se da una parte la storia dell’arte si occupa di lui, dall’altra il mercato lo fraintende disperdendo, senza rispetto alcuno, molti capolavori. Oltre alle soppressioni napoleoniche che trasferiscono alcune opere a Milano presso Pinacoteca di Brera, la grande migrazione avviene verso la Gran Bretagna tanto che a oggi, The National Gallery di Londra conserva il più importante corpus al mondo di suoi dipinti. La fortuna nel mondo anglosassone è ben spiegata tenendo presente il crescente gusto preraffaelita che trova in Crivelli straordinari rimandi, caratteristiche che affascinano a tutt’oggi.





Gesù, in piedi, regge con il braccio destro la Croce del suo martirio, sulla quale sono infissi gli Arma Christi, gli strumenti della Passione. Oltre un arco si apre un passaggio, mentre dietro alla colonna della Flagellazione c’è un grande albero secco allusivo alla morte di Gesù. Il sangue che sgorga dalla ferita sul costato si divide in due rivoli: uno è raccolto da un calice dorato da san Francesco, l’altro scorre sul corpo di Cristo. Il tema della raccolta del sangue è assai raro nel Quattrocento. E’ legato al culto del santo Sangue sostenuto dagli ordini mendicanti ed è probabile che il committente del dipinto fosse un frate francescano. Carlo Crivelli, artista veneziano a lungo attivo nelle Marche, è uno dei maggiori esponenti del Rinascimento italiano. L’opera, nelle sue ridotte dimensioni, assimilabili a quelle di una miniatura, mostra una qualità raffinatissima e una tessitura pittorica, ottenuta con insoliti tratteggi del pennello.


Carlo CRIVELLI: “Pietà (Cristo morto tra la Vergine, San Giovanni Evangelista e Santa Maria Maddalena” – 1488 circa. Tempera e olio su tavola – Iscrizione: OPUS CAROLI CRIVELLI VENETI – Provenienza: Camerino, Chiesa di San Pietro in Muralto.







Su un astratto fondo oro, il frammento mostra la Madonna a mezza figura che avvicina a sé il Bambino, seduto sulle braccia, portandoselo al viso mentre lancia un intenso sguardo verso lo spettatore. Sul manto di broccato scorrono motivi decorativi dorati e si trova appuntata una stella, tradizionale attributo che ricorda la cometa di Betlemme. Le figure e i panneggi sono sbalzati dal chiaroscuro con intensità, ma la loro iconica plasticità è addolcita dalla tenerezza dei volti e delle espressioni. Sia la qualità della fibra che le sgranature del colore testimoniano l’autenticità del frammento con la firma sul retro, anche se c’è chi ha ipotizzato che possa provenire da un’altra opera perduta. Da questa Madonna Girolamo di Giovanni trasse una copia nella cappella della frazione montana di Malvezzi presso Bolognola, in provincia di Macerata, oggi alla Pinacoteca civica di Camerino. Questa dolcissima immagine è ciò che resta di un’opera più grande, probabilmente quella descritta dallo storico dell’arte Luigi Lanzi su un altare della chiesa francescana di Santa Croce a Macerata, poco prima che venisse data alle fiamme dalle truppe napoleoniche nel 1799. Un restauro recente ha rivelato che il dipinto fu realizzato sin dall’origine su tela. , una scoperta sorprendente, poiché in altre opere note di Crivelli sono su tavola.










