BALSORANO è situato nella valle Roveto, a sud della Marsica, segna il confine geografico della regione Abruzzo con il Lazio. Nell’immagine in evidenza: Fonte Eremo Sant’Onofrio.

BALSORANO è un comune italiano di 3.243 abitanti. Si compone sostanzialmente di due borghi, Balsorano Vecchio situato in altura alle pendici del monte Cornacchia (catena montuosa degli Ernici), quasi del tutto abbandonato dopo il terremoto di Avezzano del 1915, e il nuovo nucleo urbano costruito più a valle lungo la strada statale 82 della Valle del Liri. Il territorio comunale, attraversato dal corso del fiume Liri, confina a sud con Sora, a nord con San Vincenzo Valle Roveto, ad est con l’area del parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, infine a ovest con Veroli. Lo stemma raffigurante un braccio teso che con la mano stringe delle spighe di grano avrebbe potuto accreditare l’ipotesi che il toponimo derivi da “Balzo del Grano”. Verosimilmente, però, il nome del paese deriva dall’alterazione lingui-stica della denominazione medievale “Vallis Soranae“, che indica il paese della valle Roveto confinante con Sora. Il paese di Balsorano appare citato in alcuni documenti storici ed ecclesiastici già a partire dal X secolo, anche grazie alla frequente presenza in zona dei monaci benedettini. Nell’XI secolo il monastero benedettino di San Nicola o San Nicolao di Valle Sorana risultò un possedimento diretto dell’abbazia di Montecassino talmente importante da comparire sui battenti della sua porta bronzea, fatta costruire nel 1065 dall’abate Desiderio. Nel 1089 vi si stabilì la corte dei conti dei Marsi, tanto che il centro antico divenne uno dei nuclei amministrativi del dominio feudale marsicano.

Castello PICCOLOMINI (Balsorano Vecchio): Il castello di Balsorano la cui costruzione ha avuto inizio per volere di Antonio Todeschini Piccolomini nel XV secolo, intorno al 1460, si presenta come un’imponente struttura in stile medievale-rinascimentale. Posto su un costone roccioso della Valle Roveto è di pianta vagamente pentagonale ed è dotato di più porte d’accesso e di un rigoglioso parco.






La piccola chiesa di San Rocco di Balsorano Vecchio si presenta con una pianta quadrato-rombica La struttura della chiesa è in muratura a navata unica e vede la presenza di una nicchia semicircolare dove è situato l’altare. L’altare rappresenta la parte terminale della chiesa ed è sollevato di 4 gradini rispetto al piano di calpestio. A completamento dell’altare si hanno due dipinti posti ai lati di esso, uno dei quali rappresenta San Rocco. La facciata si presenta con un piccolo portico a forma di capanna con l’entrata ad arco sui tre lati della ministruttura. Nella parte alta di questo portico si ha una piccola finestra ad arco. L’entrata alla chiesa è preceduta da una scala. Il campanile si presenta a base quadrata con il tetto piramidale a cuspide.



Monumento a Don OTTAVIO SCACCIA


La chiesa SS. TRINITA’ di Balsorano è stata fondata tra il 1934 e il 1937 e deve il suo nome alla chiesa SS. Trinità del paese vecchio distrutto dal terremoto del 1915 e successivamente ricostruito nella parte bassa della valle. Proprio a causa del violento sisma, che con magnitudo 7 distrusse l’intera area della Marsica sia in Abruzzo che nel Lazio, sono scarse le notizie pervenuteci in relazione alla storia della chiesa. Fondata nel Medioevo entro le mura dell’ancora esistente castello di Balsorano, la chiesa SS. Trinità di Balsorano vecchio si presentava come un imponente edificio a croce latina, abbellito da numerose cappelle affrescate e una gigantesca cupola costruita interamente in rame. Al suo interno custodiva numerose statue, molte delle quali concesse alla comunità dei fedeli del nuovo paese, ad esclusione di quella di San Giorgio e di Maria SS.ma Assunta, entrambe caratterizzate da una storia particolare. Per quanto riguarda la statua di San Giorgio, si narra che fu oggetto di contesa tra i cittadini del vecchio e nuovo paese: secondo la leggenda essa fu rubata dai cittadini di Balsorano, i quali durante la notte, risalendo le mura del castello rubarono la statua. A placare la contesa intervenne la pretura di Civitella Roveto, che la consegnò definitivamente alla chiesa del nuovo paese. San Giorgio è anche il patrono del paese. Invece la statua di Maria SS.ma Assunta rimase ed è tuttora a Balsorano vecchio e viene portata al paese nuovo ogni 2 Agosto in occasione della festa, per poi essere restituita il 15 dello stesso mese. Ciò che rimane della chiesa antica sono solamente una piccola cappella e le mura perimetrali, sulle quali un tempo in occasione della festività venivano poste circa 4000 lampade ad olio, che la illuminavano a giorno. Al suo interno, la chiesa è divisa da una doppia fila di colonne in tre navate, di cui quella centrale più ampia e rialzata rispetto a quelle laterali. L’abside, larga tanto quanto la navata centrale, è molto semplice e adornata da un maestoso crocifisso costruito interamente in legno, raffigurante il Cristo sofferente. L’altare in marmo è situato al centro della zona absidale ed è sollevato rispetto al piano circostante da un’ampia base.





La Grotta di Sant’ANGELO è una grotta naturale di origine carsica situata sulla catena montuosa della Serra Lunga, nel comune di Balsorano (AQ). La cavità rocciosa originaria venne utilizzata con ogni probabilità come un luogo di culto già in epoca imperiale. La pratica del cristianesimo risalirebbe almeno all’XI secolo come testimoniano i resti di un monastero di piccole dimensioni presenti nel luogo il cui ceno-bio sarebbe stato abbandonato precocemente già nei primi anni del XIII secolo. Il monastero fino alla metà del Settecento consisteva semplicemente in una caverna na-turale adibita a luogo di culto situata sul monte Sant’Angelo, detto di Malanotte, oltre il vallone di Sant’Angelo, una gola del versante occidentale della Serra Lunga. Dal 1750 al 1800 venne edificato il piano terra del refettorio-ospizio e nel 1879 l’edicola dedicata alla Madonna Addolorata grazie al contributo di un gruppo di fedeli di Luco dei Marsi. La larga grotta di origine tettonica la cui profondità raggiunge circa 20 metri presenta due altari dedicati a San Michele e alla Madonna dello Spirito Santo raggiungibili da due scalinate in pietra, di cui la prima che venne realizzata è detta Scala Santa. Altri altari sono dedicati alla Madonna Addolorata e a san Giuseppe e sant’Antonio di Padova. Il convento originario gravemente danneggiato dal terremoto della Marsica del 1915 e dalle due guerre mondiali è stato riedificato a cominciare dal 1952. L’edificio moderno di tre piani che ospita il refettorio e l’ospizio è situato nei pressi dell’ingresso della grotta ed è affiancato da un campanile edificato nel 1957. Distante poche decine di metri si trova lateralmente la grotta delle Reconche, una cavi-tà calcarea di origine tettonica.










