La BASILICA di Santa MARIA NOVELLA è una delle più importanti chiese di Firenze e sorge sull’omonima piazza. Nel 1219, dodici domenicani arrivarono a Firenze da Bologna, guidati da Frate Giovanni da Salerno. Nel 1221, ottennero la piccola chiesa di Santa Maria delle Vigne. Della chiesetta antica sono stati trovati alcuni resti sotto l’attuale sacrestia, in particolare le basi di alcuni pilastri romanici. Nell’immagine in evidenza: Affresco “Francesca Pitti-Tornabuoni” del GHIRLANDAIO.

La Facciata marmorea di Santa Maria Novella è fra le opere più importanti del Rina-scimento fiorentino, pur essendo stata iniziata in periodi precedenti e completata definitivamente solo nel 1920. Il primo intervento si ebbe verso il 1350, quando il registro inferiore fu ricoperto di marmi bianchi e verdi grazie ai fondi da un tale Turino del Baldese deceduto due anni prima. In quella circostanza furono fatti i sei avelli o arche tombali, i due portali laterali gotici e, forse, anche l’ornamentazione marmorea a riquadri e archetti ciechi a tutto sesto fino al primo cornicione, che assomigliano a quelli del Battistero di San Giovanni. L’oculo più in alto risulta aperto dal 1367. I lavori in seguito si interruppero e durante il Concilio di Firenze, che si tenne anche nel convento dal 1439, venne ribadita la necessità di provvedere al completamento della facciata. Solo un ventennio dopo si offrì il ricco mercante Giovanni di Paolo Rucellai, che ne affidò il progetto al suo architetto di fiducia, Leon Battista Alberti.



I PORTALI: Le lunette sopra le porte furono dipinte da Ulisse Ciocchi tra il 1616 e il 1618. Quella centrale rappresenta San Tommaso d’Aquino in preghiera davanti al crocifisso (sullo sfondo lo stemma Rucellai e la processione del Corpus Domini che ebbe inizio in Santa Maria Novella). Quelle laterali ritraggono due personaggi del Vecchio Testamento tradizionalmente legati all’allegoria eucaristica: Aronne con la manna, a destra, e Melchisedech con i pani, a sinistra.
Gli STRUMENTI SCIENTIFICI: Sulla facciata compaiono anche delle strumentazioni scientifiche aggiunte nel 1572-1574: a sinistra un’armilla equinoziale in bronzo, a destra un quadrante astronomico in marmo con gnomone, opere del domenicano fra Ignazio Danti da Perugia (1555-1586), astronomo e cartografo granducale. Il frate astronomo, grazie a queste strumentazioni, riuscì a calcolare esattamente la discrepanza fra il vero anno solare e il calendario giuliano, allora ancora in uso fin dalla sua promulgazione nel 46 a.C. Dimostrando i suoi studi con una commissione di altri studiosi a Roma a papa Gregorio XIII si ottenne il riallineamento dei giorni e la promulgazione del nuovo calendario gregoriano, saltando in una notte del 1582 dal 4 ottobre al 15 ottobre.


(Dopo) PIANTA: 1) Cappella Rucellai; 2) Cappella Strozzi; 3) Cappellone degli Spagnoli; 4) Masaccio “La Trinità”; 4’) Resurrezione di Lazzaro; 4”) Samaritana al pozzo; 4”’) Resurrezione e Santi; 4””) Pala lignea; 5) Cappella Gondi, Brunelleschi “Crocifisso”; 6) Paolo Uccello “Storie di Noé”; 7) Chiostro verde; 8) Cappella maggiore o Tornabuoni; 9) Cappella Filippo Strozzi; 10) Cappella Gaddi; 11) Sagrestia; 12) Chiostro grande; 13) Officina profumo farmaceutica; 14) Vecchio cimitero; a) Martirio di S. Lorenzo; b) Natività; c) Presentazione al tempio; d) Deposizione; e) Predicazione di S. Vincenzo Ferrer.


INTERNO: La chiesa fu la prima basilica dove vennero usati elementi dell’architettura gotica a Firenze, in particolare i caratteri tipici dell’architettura gotica cistercense. È lunga 99,20 metri, larga 28,20, mentre il transetto misura al massimo 61,54 m. Presenta una pianta a croce commissa (cioè a T), suddivisa in 3 navate con 6 ampie campate che si rimpiccioliscono verso l’altare (11,50 m verso l’altare contro i 15 verso la facciata), dando la sensazione di una lunghezza maggiore di quella reale. La copertura è affidata alle volte a crociera a costolo-ni con archi a sesto acuto, decorati da pitture parietali bicrome bianco-verdi, sostenute da pilastri polistili, cioè a sezione mista. L’ampiezza della navata centrale e la sua altezza al limite delle possibilità statiche per un edificio del genere fanno sì che le navate laterali sembrino armoniosamente fuse in un’unica amplissima aula.
Una grande iconostasi separava anticamente il presbiterio, l’area riservata ai religiosi, dalle navate longitudinali dove prendevano posto i fedeli, ma venne demolita tra il 1565 e il 1571, quando vi lavo-rò Vasari su commissione di Cosimo I. Nello stesso periodo vennero accorciate le monofore lungo la navata, in modo da lasciare in basso lo spazio per nuovi altari laterali. Il pavimento ospitava anticamente numerosissime lapidi funebri, che vennero selezionate nel restauro del 1857-1861 e in parte poste tra i pilastri laterali. Sempre nell’Ottocento, venne ricostruito l’altare maggiore, in stile neogotico, e vennero ricomposte le finestre e gli altari laterali, dando alla chiesa l’aspetto attuale. In fondo alla navata principale, ad un’altezza di 4,5 metri, è stato ricollocato dal 2001 il Crocifisso di Giotto (databile verso il 1290), dopo dodici anni di restauro, nella posizione dove verosimilmente doveva trovarsi fino al 1421 collegato alla divisione iconostatica. Leggermente inclinato in avanti, è sorretto da una struttura metallica sospesa, ancorata ad un argano che ne consente l’abbassamento fino a terra.
Le VETRATE: Le vetrate furono eseguite tra il XIV e il XV secolo e fra esse spiccano per esempio la Madonna con Bambino o San Giovanni e San Filippo entrambe disegnate da Filippino Lippi, poste nella Cappella Strozzi. Il rosone che si apre sulla facciata, che raffigura l’Incoronazione della Vergine con schiere d’angeli danzanti e una cornice di Profeti, fu realizzato su cartone attribuito ad Andrea di Bonaiuto, tra il 1365 e il 1367. Nella scena è raffigurato anche il committente, Tebaldino de’ Ricci.
La CONTROFACCIATA: In essa è interessante la lunetta del portale centrale, con una Natività, affresco staccato della cerchia di Sandro Botticelli. In quella del portale di sinistra si trova un’Annunciazione su tela, l’ultima opera di Santi di Tito. In quella di destra infine si trova un affresco trecentesco di autore ignoto, con un’Annunciazione che sormonta la Natività, Adorazione dei Magi e Battesimo di Cristo.
ALTARI della NAVATA Sinistra: Numerose e di altissimo profilo sono le opere d’arte, fra le quali spicca la Trini-tà di Masaccio (nella pag. seguente), opera sperimentale sull’uso della prospettiva, Un recente restauro ha evidenziato la possibile collaborazione di Filippo Brunelleschi nel disegno della prospettiva dello sfondo. Anche le figure dei committenti, i coniugi Lenzi, inginocchiate ai lati della scena, rappresentano un’importantissima novità, dipinte per la prima volta a dimensione naturale, non piccole figurine di contorno, e con un notevolissimo realismo oltre al quale traspare anche il loro senso di religiosità e la devozione. La scritta sul sarcofago è un memento mori.
Il 1° altare (4’) è decorato dalla pala con la Resurrezione di Lazzaro di Santi di Tito, mentre a destra vi si trova il monumento al giureconsulto Antonio Strozzi, del 1524, caratterizzato da un sarcofago in marmo nero con decorazioni scultoree disegnate da Andrea Ferrucci ma eseguite dagli allievi Silvio Cosini (per la Madonna col Bambino) e Maso Boscoli (autore degli angeli). Il 2° altare (4”) presenta la Samaritana al pozzo di Alessandro Allori (1575), accanto all’Annunciazione su tavola della cerchia di Bicci di Lorenzo, mentre il 3° altare (4) venne rimosso per fare luce alla Trinità masaccesca. Poco più a sinistra si trova la Santa Lucia e donatore di David Ghirlandaio, già collocata nella Cappella Rucellai. Vicino si trova il Pulpito, sul penultimo pilastro, commissionato dalla famiglia Rucellai nel 1443 e disegnato da Filippo Brunelleschi. La realizzazione dei 4 pannelli a bassorilievo spettò al suo figlio adottivo e allievo Andrea Cavalcanti detto il Buggiano (1443-1448). Vi si trovano scolpite le Storie di Maria a bassorilievo, lumeggiate con l’oro nel Settecento
(Dopo) MASACCIO: “TRINITA'” (4). A proposito della quale il Vasari ebbe a dire: “Pare che sia bucato quel muro“. Rappresenta uno dei più importanti capolavori dell’arte rinascimentale, attuazione dei nuovi canoni stilistici in pittura, al pari dei traguardi architettonici di Brunelleschi e scultorei di Donatello. La scena sacra è ambientata in una monumentale architettura classica, disegnata con punto di fuga realistico per essere guardata dal basso, mentre la figura di Dio sorregge la Croce di Cristo, con un atteggiamento maesto-so, eloquente e solenne

Sul 4° altare (4”’) si trova la Resurrezione e 4 santi di Giorgio Vasari e poco più avanti si trova l’organo risalente all’Ottocento, ai fianchi del quale sono collocate le memorie funebri per gli architetti Giuseppe del Rosso il Vecchio (morto nel 1731) e di Zanobi del Rosso (morto nel 1731). Il 5° altare (4””) presenta una pala lignea cinquecentesca con piccoli riquadri di Santi e Storie di santa Caterina da Siena, di Bernardino Poccetti, e una statua moderna della santa, mentre il sesto altare è decorato dal San Giacinto e altri santi di Alessandro Allori (1596). All’angolo con il transetto si trova un’acquasantiera della scuola di Benvenuto Cellini.
ALTARI della NAVATA Destra: Vicino al primo pilastro presso la controfacciata si trova l’acquasantiera in marmo, su una colonnina di mischio rosso, opera di manifattura francese del 1412. Sul 1° altare (a) che corrisponde alla prima campata si trova la tela con il Martirio di San Lorenzo, opera di Girolamo Macchietti del 1573. Sul 2° altare (b) è collocata una Natività di Giovan Battista Naldini, del 1577, mentre vicino si trova la tomba della Beata Villana (morta nel 1381), importante opera della scultura rinascimentale (1451): il volto della beata fu scolpito da Bernardo Rossellino, l’angelo di sinistra da Antonio Rossellino e quello di destra da Desiderio da Settignano.
Il 3° altare (c) presenta la tela della Presentazione al tempio, sempre del Naldini (1577), e nelle vicinanze è collocata la tomba del Beato Giovanni da Salerno, opera del ‘400 però l’effigie venne dispersa durante la risistemazione della chiesa del 1570, per cui una nuova scultura venne scolpita da Vincenzo Danti seguendo uno stile del ‘400. Nella 4° campata (d) campeggia sull’altare un’altra pala del Naldini, la Deposizione. Ai lati si trovano a sinistra il monumento a Ruggero Minerbetti, di Silvio Cosini (1528-1530 circa) e a destra quello a Tommaso e Francesco Minerbetti de Medici (arcivescovo di Sassari) rinnovato nella seconda metà del Cinquecento. Il 5° altare (e) era usato dalle compagnie del Pellegrino e del Tempio ed è decorato dalla Predicazione di San Vincenzo Ferrer e il Redentore di Jacopo Coppi detto il del Meglio. Il sesto e ultimo altare, poco dopo un porta che conduce alla Cappella della Pura (oggi accessibile dal recinto degli avelli, vedi sotto), è decorato dal San Raimondo che resuscita un fanciullo, di Jacopo Ligozzi (1620-1623), mentre vicino all’angolo si trova il monumento funebre di Giovan Battista Ricasoli (morto nel 1572), in marmo, attribuito a Romolo del Tadda.
TRANSETTO: Il transetto è attraversato da una breve scalinata che porta agli altari ed alle cappelle posteriori e che sostituisce il tramezzo del presbiterio dalla ristrutturazione vasariana del 1565-1571. È composto da tre campate a base quadrata, una grande cappella centrale, grande quasi come l’intera campata centrale, e due coppie di cappelle posteriori di ampiezza dimezzata. Inoltre vi sono due cappelle sopraelevate alle estremità, dalle quali si accede anche alla sagrestia (a sinistra) ed alla Cappella Della Pura (a destra). Nelle chiavi di volta delle crociere si trovano figure simboliche in pietra, scolpite e dorate nel Trecento.
La CAPPELLA MAGGIORE (8) o Cappella Tornabuoni si trova al centro della chiesa dietro l’altare maggiore. Il Crocifisso centrale è un’opera del Giambologna. Il coro conserva un importantissimo ciclo di affreschi di Domenico Ghirlandaio, al quale probabilmente lavorò anche un giovanissimo Michelangelo Buonarroti, allora nella sua bottega. Sono rappresentati episodi della Vita della Vergine e San Giovanni, ambientate nella Firenze contemporanea e con numerosi ritratti dei committenti e di personalità fiorentine dell’epoca, caratteristica tipica del Ghirlandaio. Sul muro posteriore sono raffigurate le scene di San Domenico che brucia i libri eretici, Il martirio di San Pietro, L’an-nunciazione e San Giovanni nel deserto. Sugli spicchi della volta sono rappresentati gli Evangelisti. Le vetrate policrome furono eseguite nel 1492 da Alessandro Agolanti su disegno di Ghirlandaio.


















