Il Giro delle Chiese

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FIRENZE: BATTISTERO di San GIOVANNI BATTISTA

Il BATTISTERO di San GIOVANNI BATTISTA sorge di fronte alla cattedrale di Santa Maria del Fiore, in piazza San Giovanni. Dedicato al patrono della città di Firenze, ha la dignità di basilica minore. Nell’immagine in evidenza. La Maddalena Addolorata di Donatello.

Il battistero fiorentino era luogo di investitura di cavalieri e poeti, come ricorda Dante Alighieri nel Paradiso (XXV, 7-9): “con altra voce ormai, con altro vello / ritornerò poeta, e in sul fonte / del mio battesimo prenderò ‘l cappello”. Era sede deputata per solenni giuramenti, nonché per la celebrazione in onore del patrono cittadino con il dono delle stoffe pregiate (i palii) da parte dei magistrati del Comune nella ricorrenza del Battista (24 giugno).

Tra il 1330 e il 1336 viene eseguita la prima delle tre porte bronzee, con l’utilizzo di 24 formelle, commissionata ad Andrea Pisano dall’Arte di Calimala, l’arte più antica dalla quale discendono tutte le altre, sotto la cui tutela era il battistero: essa era di fatto in competizione con l’Arte della Lana che patronava invece il vicino duomo. La porta, forse inizialmente collocata sul lato est, il più importante, di fronte al Duomo, fu spostata sul lato sud per collocare al posto d’onore la seconda porta: tale notizia, riportata dal Vasari e ripresa un po’ da tutte le fonti fino ad oggi, è stata messa recentemente in dubbio per discrepanze nelle misure tra le due aperture.

Verso il 1320 inoltre Tino di Camaino aveva scolpito tre gruppi scultorei entro nicchie per decorare la parte sopra i portali di ciascun ingresso: consumate dalle intemperie vennero poi gradualmente sostituite dalla fine del Quattrocento in poi: la maggior parte dei frammenti è oggi nel Museo dell’Opera del Duomo. L’attuale porta nord, tra il 1401 e il 1424, venne realizzata da Lorenzo Ghiberti, vincitore di un concorso a cui parteciparono anche Filippo BrunelleschiJacopo della Quercia, Simone da Colle Val d’Elsa, Niccolò di Luca Spinelli, Francesco di Valdambrino e Niccolò di Pietro Lamberti. Inizialmente collocata sul lato orientale, fu a sua volta poi spostata sul lato nord. Nel corso del restauro iniziato nel 2013 si è scoperto, pulendo le formelle, che le figure dei bassorilievi sono dorate, tramite doratura ad amalgama di mercurio su base bronzea. La terza porta, con formelle interamente rivestite d’oro, eseguita sempre dal Ghiberti tra il 1425 e il 1452 e chiamata da Michelangelo “Porta del Paradiso“, tuttora occupa il lato orientale.

Per la realizzazione delle due porte, il Ghiberti creò una vera e propria bottega di bronzisti, nella quale si formarono artisti come Donatello, Luca della Robbia, Michelozzo, Masolino e Paolo Uccello. Nel 1576, in occasione del battesimo dell’atteso erede maschio del granduca Francesco I de’ Medici, Bernardo Buontalenti ricostruì il fonte battesimale, distruggendo i battezzatoi medievali ricordati da Dante Alighieri (Inf. XIX vv. 16-20), nonché il coro che era nell’abside.

ESTERNO: Il battistero ha una pianta ottagonale, con un diametro di 25,60 m, quasi la metà di quello della cupola del Duomo. L’ottagono è già figura tipica dei battisteri, soprattutto medievali e di ispirazione bizantina, di cui l’ipotesi più probabile è quella di ricordare “l’ottavo giorno” della settimana, che nel Nuovo Testamento del Cristianesimo è simbolo di Resurrezione ed Eternità. La necessità di un edificio di vaste dimensioni si spiega con l’esigenza di accogliere la folla che riceveva il battesimo solo in due date prestabilite all’anno. Anticamente era sopraelevato di alcuni gradini, scomparsi con l’innalzamento graduale del piano del calpestio, che Leonardo da Vinci aveva pensato di ricreare studiando un modo per sollevare in blocco l’edificio e ricreare una nuova piattaforma. L’edificio è coperto da una cupola ad 8 spicchi, mascherata all’esterno dall’attico e coperta da un tetto a piramide schiacciata. Sul lato opposto all’ingresso sporge il corpo dell’abside rettangolare (scarsella).

L’ornamento esterno, in marmo bianco di Carrara e verde di Prato, è scandito da tre fasce orizzontali, ornate da riquadri geometrici, quella mediana occupata da tre archi per lato, nei quali sono inserite superiormente finestre con timpani. Ai pilastri in marmo verde del registro inferiore corrispondono colonne poligonali in strisce bianche e nere in quello superiore, reggenti gli archi a tutto sesto. I pilastri angolari, originariamente in pietra serena, furono poi rivestiti pure di marmo. Si tratta di uno spartito di gusto classico, usato già in altri monumenti romanici come la facciata di San Miniato al Monte, che testimonia il perdurare a Firenze della tradizione architettonica della Roma antica.

Porte bronzee: Le tre porte bronzee, realizzate secondo un programma figurativo unitario nell’arco di più di un secolo, mostrano la storia dell’umanità e della Redenzione, come in una gigantesca Bibbia figurata. L’ordine narrativo, sconvolto dal cambiamento di posizione delle singole porte, va dalle Storie dell’Antico Testamento nella porta est, a quelle del Battista nella porta sud, fino a quelle del Nuovo Testamento (Storie di Cristo) nella porta nord.

La PORTA SUD è suddivisa in 28 formelle, disposte su sette file di quattro, con scene inquadrate da una cornice a losanga lobata (anche nota come «compasso gotico»). Le prime 20 formelle narrano episodi della vita di San Giovanni Battista, iniziando da quelle del battente sinistro e proseguendo poi nel battente destro, mentre le altre 8 recano personificazioni delle tre virtù teologali con l’aggiunta dell’Umiltà (24), nella penultima fila sui due battenti, e delle quattro virtù cardinali, nell’ultima fila di formelle in basso. La cornice è stata portata a termine, su disegno di Lorenzo Ghiberti da suo figlio Vittorio Ghiberti, e dalla bottega. In essa si nasconde un messaggio teologico molto complesso che si può legare alle scene in vita (battente di destra per chi esce) e in morte (battente di sinistra) di Giovanni Battista.

La porta è coronata da un gruppo scultoreo, con il Battista col carnefice durante l’esecuzione e Salomè, di Vincenzo Danti (1571), restaurate nel 2008 e da allora conservate nel Museo dell’Opera del Duomo e sostituite da copie all’esterno. Sulle colonne ai lati della porta sud sono scolpiti in leggero bassorilievo due rettangoli: sono due misure di lunghezza in uso nell’alto medioevo: il piede longobardo (“piede di Liutprando”) e quello fiorentino. Poco più avanti, sul lato sud vicino all’abside, si vede incassato alla base, sull’esterno, un sarcofago scolpito, forse di epoca romana, con una scena di navi e persone, probabilmente la rappresentazione della vendemmia e del carico di botti su una nave.

(Prima) PORTA NORD di Lorenzo GHIBERTI: In modo analogo alla porta di Andrea Pisano, anche questa è suddivisa in 28 formelle, con scene inquadrate dalla medesima cornice a losanga lobata. Le prime 20 formelle superiori narrano storie del Nuovo Testamento, e si susseguono nelle file su entrambi i battenti e a partire dalla fila inferiore; le ultime due file mostrano i 4 evangelisti (penultima fila) e 4 Dottori della Chiesa (ultima fila). Questa porta si trovava originariamente ad est e fu spostata poi a nord vista la bellezza dell’ultima porta eseguita, la porta del Paradiso. Sulla porta nord si trova il gruppo con la Predica del Battista, di Giovanni Francesco Rustici (1506-1511), opera in cui l’artista dimostrò tutto il suo apprezzamento verso gli effetti morbidi e chiaroscurali derivati dal suo maestro Leonardo da Vinci: il dolce indicare l’alto del Battista è stato ad esempio messo in relazione con il San Giovanni del Louvre. Sulla finestra centrale si trova l’emblema dell’Arte di Calimala, ovvero l’aquila che tiene con gli artigli una balla di mercanzie (il “torsello”).

(Prima) PORTA del PARADISO NORD di Lorenzo GHIBERTI: La porta è suddivisa in 10 ampi riquadri rettangolari, disposti su cinque file, ciascuno dei quali, con le incorniciature ornate da tondi con teste di profeti, occupa l’intera larghezza di un battente. I riquadri presentano scene dell’Antico Testamento, che si susseguono su entrambi i battenti da sinistra a destra e dall’alto in basso. La porta fu danneggiata dall’alluvione del 1966 e i rilievi sono attualmente sostituiti da copie, mentre gli originali, restaurati, si trovano nel Museo dell’Opera del Duomo. La porta è sormontata dal gruppo scultoreo del Battesimo di Gesù di Andrea Sansovino (1502) con angelo aggiunto di Innocenzo Spinazzi (1792). Presso la porta est (porta del Paradiso) sono presenti due colonne in porfido, attualmente spezzate, che furono donate da Pisa come ringraziamento per l’aiuto che Firenze le aveva prestato contro gli infedeli in una spedizione alle Baleari nel 1115.

INTERNO:  L’interno è a pianta ottagonale, con un diametro di 25,6 metri. La decorazione interna è ispirata agli edifici romani, come il Pantheon, con un ampio uso di specchiature marmoree policrome. È suddivisa, come all’esterno, in tre fasce orizzontali, la più alta però coperta dalla cupola, mentre la fascia mediana è occupata dai matronei. Inferiormente le pareti sono suddivise verticalmente in tre zone per mezzo di lesene e di colonne monolitiche in granito e in marmo cipollino di spoglio (come gran parte dei marmi del rivestimento), con capitelli dorati che reggono l’architrave. Le pareti, tripartite da colonne e raccordate agli angoli da doppi pilastri scanalati in marmo, presentano un rivestimento marmoreo a due colori alternati in fasce e altre forme, bianco di Carrara e verde di Prato. Sopra le bifore si trovano tarsie geometri-che, databili a prima del 1113, a giudicare dall’iscrizione sul sarcofago del vescovo Ranieri.

Il Fonte battesimale in origine occupava il centro del pavimento, dove si trova un ottagono in cocciopesto. Il pavimento presenta tarsie marmoree di grande pregio, di gusto orientalizzante, con motivi geometrici, fitomorfi e zoomorfi spesso legati ad animali di fantasia, ispirati ai tessuti provenienti dal Mediterraneo meridionale e orientale. Essi furono realizzati in tutta probabilità dalle stesse maestranze che lavorarono anche, fino al 1207, in San Miniato al Monte. Dal 1048, su iniziativa di Strozzo Strozzi, esisteva nel battistero un orologio solare: attraverso un foro praticato nella cupola, i raggi solari colpivano nel  corso  dell’anno  i segni dello zodiaco su una lastra di marmo collocata presso la porta nord, il riquadro zodiacale che oggi è in corrispondenza della porta est, in seguito al rifacimento del XIII secolo. Sulla lastra è riportato il verso palindromo “en giro torte sol ciclos et rotor igne”.

Un’altra caratteristica del battistero che non ha riscontri nell’architettura romanico-gotica è la relazione architettonica tra le facciate, che, sia all’interno che all’esterno, non sono raccordate da nodi strutturali (gli attuali pilastri bicolori esterni sono un rifacimento: in origine erano in arenaria e separavano le facciate contigue incrostate di marmi), ma sono invece intese come unità bidimensionali indipendenti e solo accostate, all’interno addi-rittura separate da un vuoto angolare, in modo da esaltare l’architettura del battistero come puro solido geometrico. Dante cita il battistero nella sua Divina Commedia: nel XIX canto dell’Inferno:

Non mi parean [i fori] men ampi né maggiori /che que’ che son nel mio bel San Giovanni, /fatti per loco de’ battezzatori (versi 16-18). Egli inoltre dice che una volta, per salvare un ragazzo che rischiava di affogare, fu costretto a rovesciare una delle pozze dove si battez-zavano i fanciulli, rompendone il bordo. Questa frattura, secondo i cronisti fiorentini, era ancora visibile quando le fonti battesimali vennero distrutte nel 1576.L’altare maggiore è in stile neoromanico e venne creato da Giuseppe Castellucci ai primi del XX secolo recuperando frammenti originali e sostituendo il precedente altare barocco di Girolamo Ticciati con gruppo scultoreo raffigurante il Battesimo di Cristo e angeli (1732, oggi esposto nel Museo dell’Opera del Duomo). Davanti all’altare una grata lascia intravedere i sotterranei, in cui si trovano gli scavi della domus romana con pavimenti a mosaici geometrici, venuta alla luce durante gli scavi del 1912-1915.

I MOSAICI più antichi sono quelli della volta dell’abside: vennero realizzati a partire dal 1225 dal frate francescano Jacopo. Al centro, entro una struttura a ruota decorata con elementi vegetali, è raffigurato l’Agnus Dei circondato dalla Madonna e da Aposto-li e Profeti; ai due lati, San Giovanni Battista in trono (a sinistra) e la Madonna col Bambi-no in trono (a destra). Il rivestimento a mosaico della cupola fu impresa difficile e dispendiosa; i lavori iniziarono forse intorno al 1270 e si conclusero agli inizi del secolo successivo. Presenta 8 spicchi ed è rivestita da mosaico su fondo dorato. Su una fascia superiore sono raffigurate le Gerarchie angeliche; su 3 degli spicchi è raffigurato il Giudizio universale, dominato dalla grande figura del Cristo giudice: sotto i suoi piedi avviene la resurrezione dei morti, alla sua destra i giusti sono accolti in cielo dai patriarchi biblici, mentre alla sua sinistra si trova l’inferno con i suoi diavoli.

Gli altri 5 spicchi sono suddivisi in altri4 registri orizzontali, dove sono raffigurate a partire dall’alto: Storie della GenesiStorie di GiuseppeStorie di Maria e di Cristo e Storie di San Giovanni Battista. Furono impiegate, secondo alcuni, maestranze veneziane, coadiuvate sicuramente da importanti artisti locali che fornirono i cartoni, come Coppo di Marcoval-do, autore dell’InfernoMeliore per alcune parti del Paradiso, il Maestro della Maddale-na e Cimabue, cui sono attribuite le prime Storie del Battista. I Mosaici dei Matronei furono eseguiti tra il 1300 e il 1330 e raffigurano, sulle pareti e sulla volta, Angeli e Santi. Al di sopra delle bifore del matroneo, nell’aula, entro i relativi riquadri si trovano mosaici con Santi (attribuiti a Lippo di Corso, fine del XIV secolo) e Profeti e Patriarchi (Gaddo Gaddi, fine del XIII secolo).

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