La BASILICA di Santa CROCE nell’omonima piazza a Firenze, è una delle più grandi chiese francescane e una delle massime realizzazioni del gotico in Italia, e possiede il rango di basilica minore. Santa Croce è un simbolo prestigioso di Firenze, il luogo di incontro dei più grandi artisti, teologi, religiosi, letterati, umanisti e politici, che determinarono l’identità della città tardo-medievale e rinascimentale. Nell’immagine in evidenza: “Annunciazione” di Donatello.



San Francesco d’Assisi visitò Firenze già nel 1211, percorrendo la via Cassia. Nel 1226-1228 un gruppo di suoi seguaci si stabilì in città, scegliendo una zona inospitale subito fuori le mura, al centro di un’isoletta formata da due bracci dell’Arno che si separavano vicino all’attuale piazza Beccaria, per ricongiungersi davanti alle mura. Qui fondarono un oratorio che, al crescere della comunità di frati, fu prima ingrandito e poi, dal 1252, completamente ristrutturato. La basilica è rialzata dal suolo di otto gradini. FACCIATA: Originariamente la facciata era incompiuta, come in molte basiliche fiorentine. La parete di pietraforte a vista assomigliava molto a quello che ancora si vede a San Lorenzo, sebbene di forma e proporzioni diverse. Nel Quattrocento, la famiglia Quaratesi si era fatta avanti per finanziare la realizzazione della facciata affidandola a Simone del Pollaiolo detto Il Cronaca. La condizione era però che lo stemma Quaratesi apparisse bene in vista al centro del fronte principale, ma questa richiesta scoraggiò i frati francescani dall’accettare la proposta e la ricca famiglia decise così di dedicarsi all’abbellimento di un’altra chiesa francescana, San Salvatore al Monte.


FACCIATA: L’aspetto della vecchia facciata incompiuta ci è testimoniato da stampe, dipinti e foto d’epoca: oltre allo stemma di Cristo sopra il rosone (posto nel 1437 durante una grave pestilenza), in una nicchia al centro del semplice portale centrale, come unica decora-zione, si trovava la statua di bronzo dorato di San Ludovico di Tolosa di Donatello che oggi si può ammirare nel refettorio del convento. La facciata odierna fu realizzata tra il 1853 e il 1863 ad opera dell’architetto Niccolò Matas, che si ispirò alle grandi cattedrali gotiche come il duomo di Siena e il duomo di Orvieto, rivisti alla luce della sua epoca. Il risultato finale di stile neogotico riscosse molti apprezzamenti e valse al Matas, da parte dall’Associazione toscana,
l’incarico di redigere un progetto per la facciata di Santa Maria del Fiore (1842); a tutt’oggi non sempre è giudicato positivamente; tuttavia alcuni studiosi ne evidenziano la semplicità e il carattere umile a confronto con il successivo progetto di Emilio De Fabris per la facciata di Santa Maria del Fiore. Il cantiere fu finanziato in larga parte dal facoltoso protestante inglese Sir Francis Joseph Sloane. La stella di Davide inserita nel timpano della facciata, pur non sconosciuta come simbolo cristiano, viene generalmente intesa come un’allusione alla fede religiosa ebraica dell’architetto Matas. Tra le opere d’arte che appaiono sulla facciata spiccano le 3 lunette dei portali, che ricordano la leggenda della Vera Croce, alla quale la chiesa è dedicata: da sinistra sono il Ritrovamento della Croce di Tito Sarrocchi, il Trionfo della Croce di Giovanni Duprè e la Visione di Costantino di Emilio Zocchi. Il portale centrale ha le ante lignee che fino al 1903 erano sul Duomo. Davanti al portale si trova la sepoltura di Matas.

Sopra: Monumento a Dante Alighieri. Sulla sinistra del sagrato fu collocato il magniloquente monumento a Dante di Enrico Pazzi, a conclusione delle celebrazioni dantesche del 1865 per il VI centenario della nascita del grande poeta. Alla presenza di Re Vittorio Emanuele II fu inaugurata al centro della Piazza, ma venne in seguito spostata nel 1968 per permettere di nuovo le partite del calcio in costume. L’alto piedistallo è decorato da leoni marzocchi e dagli stemmi delle città italiane.
I FIANCHI: Inconfondibile è il profilo esterno della basilica, coi fianchi ritmati dai nudi timpani triangolari delle false campate della navata (la copertura non è infatti a volta, secondo lo stile paleocristiano che Arnolfo aveva visto a Roma). Su ciascun scomparto si apre un’alta bifora, mentre il paramento è in semplice pietraforte a vista, decorato solo da pluviali a forma di teste umane o leonine, oggi molto sciupati. Sul fianco sinistro è addossato alla basilica un porticato del ‘300, detto delle Pinzochere, che venne restaurato e ingrandito a metà dell’Ottocento. Sotto di esso, oltre all’ingresso e la biglietteria per la basilica, si possono vedere numerosi stemmi gentilizi incassati nella parete e due monumenti funebri più consistenti:
quello di Alamanno Caviccioli, del 1337 circa, e, oltre la porta laterale, quello di Francesco de’ Pazzi di un seguace di Tino di Camaino, con un sarcofago poggiante su cariatidi. Un portico analogo si trova anche sul lato destro, affacciato sul Chiostro Grande. Le cuspidi triangolari proseguono anche sul lato tergale, ma sono visibile solo dal giardino interno dell’isolato, che è privato (l’unico modo per accedervi è passare dalla Scuola del Cuoio o dalla scuola elementare), o da lontano, come dal piazzale Michelangelo. CAMPANILE: L’esile campanile risale solo al 1842-1845, opera di Gaetano Baccani; La realizzazione ottocentesca viene giudicata generalmente come abba-stanza graziosa per la sua defilata semplicità, anche se la decorazione con la ghie-ra sulla cuspide rivela l’ispirazione eclettica moderna. La struttura raggiunge un’altezza totale di 78,45 m.

INTERNO: L’interno di Santa Croce a tre navate divise da due file di grandi pilastri a base ottagonale. L’interno ha una forma di croce “egizia” (o commissa) cioè a “T”, tipico di altre grandi chiese conventuali, con un transetto particolarmente esteso (73,74 m) che taglia la chiesa all’altezza dell’abside poligonale. Anticamente il transetto, dalla 5° campata in poi, era destinato ai soli presbiteri, con un tramezzo che separava questa area da quella per i fedeli e che venne rimosso dopo le disposizioni del Concilio di Trento. Se ne occupò Giorgio Vasari nel 1566, per applicare le direttive della Controriforma. Andò così distrutto anche il coro davanti alle pareti e molti affreschi trecenteschi sulle pareti della navata vennero scialbati. La grandiosa navata centrale (115,43 x 38,23 m) segna una tappa fondamentale nel percorso artistico e ingegneristico che condurrà alla navata di Santa Maria del Fiore. Arnolfo di Cambio, rispettando in qualche modo lo spirito francescano,
disegnò una chiesa con una pianta volutamente spoglia, con ampie aperture destinate all’illuminazione delle pareti sulle quali, come già in altre chiese francescane prima fra tutte quella di Assisi, dovevano essere affrescati grandi cicli figurativi destinati a narrare al popolo analfabeta le Sacre scritture (la cosiddetta Bibbia dei Poveri). Ma la grande chiesa, costruita con i contributi delle principali famiglie fiorentine, non dispone delle consuete tre cappelle al capocroce, ma ne allinea ben undici, più altre cinque dislocate alle estremità del transetto. Queste cappelle erano destinate alle sepolture dei donatori e ricevettero ricchissime decorazioni murali per mano dei maggiori maestri dell’epoca. Vi sono 16 cappelle di famiglia che compongono la Basilica di Santa Croce, considerata la più grande chiesa francescana del mondo e, secondo la leggenda, fondata direttamente da San Francesco in persona. Solitamente, le famiglie benestanti si facevano costruire in loro onore delle cappelle commemorative, che poi venivano decorate all’interno e dedicate ad un santo. Di seguito ti proponiamo alcune delle più famose.

PRESBITERIO: Dietro all’altare principale, si trova l’opera di Agnolo Gaddi (1350-1396), un ciclo di affreschi dedicato alla Leggenda della Vera Croce, ovvero quella che parla del legno del giardino dell’Eden che divenne poi la croce sulla quale fu crocefisso Gesù, secondo le storie raccontate nel libro della Leggenda d’Oro. Questo libro cerca di mettere insieme i racconti tradizionali di tutti i santi venerati al momento della sua stesura (1280), e veniva considerato un “best seller” medievale, eguagliando le vendite della stessa Bibbia. La storia assomiglia ad una sorta di fumetto odierno, i cui blocchi di immagini possono essere letti a partire dall’alto della parete destra fino a scendere verso il basso.


La CAPPELLA MAGGIORE si ispira all’architettura gotica più pura di matrice transalpina, pur mediata dalla sobrietà all’italiana, con un forte slancio verticale, sottolineato dalle nervature a ombrello nella volta e dalle strette bifore, estremamente lunghe. Gli affreschi che la decorano sono le Storie dell’invenzione della vera croce, un tributo al nome della chiesa, realizzati da Agnolo Gaddi attorno al 1380. Di Agnolo Gaddi sono anche i disegni per le vetrate, tranne gli oculi più alti, che sono più antichi. Le scene vanno lette dall’alto verso il basso partendo dalla Parete destra. Rappresentano:
– L’Arcangelo Michele presenta a Set un ramo dell’albero della vita
– Set pianta l’albero sulla tomba di Adamo
– L’albero cresce e se ne fa un ponte dove si inginocchia la regina di Saba, poi Salomone fa estrarre e affondare quella trave
– Gli Israeliti prendono da una fiume quel legno e ne fanno la Croce
– Sant’Elena fa scavare e ritrova la Santa Croce.
Parete sinistra, dall’alto:
– Sant’Elena porta trionfalmente la Croce a Gerusalemme
– Cosroè, re dei Persiani, conquistata la città, porta via la Croce e si fa adorare dal suo popolo
– Sogno di Costantino
– Eraclio fa decapitare Cosroè e ritorna a Gerusalemme dove, deposte le vesti regali, entra riportando la Croce.



(Sopra) CAPPELLA MEDICI: Uscendo dalla testa del transetto destro si passa dal portale disegnato da Michelozzo, architetto prediletto della famiglia Medici, con ante intagliate da Giovanni Di Michele e sormontato da un frammento di affresco con la Disputa del Tempio di Taddeo Gaddi. Si giunge così all’androne del Noviziato, che porta alla Sacrestia e alla Cappella Medici. L’androne e la cappella sono opera di Michelozzo per i Medici, come testimoniano i numerosi stemmi della famiglia, su commissione di Cosimo il Vecchio nel 1445 circa. La copertura dell’androne è a botte e sul lato sinistro ha una panca in pietra che ricorda quella della Cappella Pazzi. Sulla porta per la cappella si trova una lunetta affrescata con la Madonna col Bambino e santi, attribuita a Fra Bartolomeo.
La parete destra è decorata anche dalla grande pala della Deposizione di Alessandro Allori. Il pavimento è composto da lastra tombali di marmo e sulla parete sinistra si trova un monumento a Lorenzo Bartolini (che è invece sepolto nella Cappella di San Luca nella basilica della Santissima Annunziata). La Cappella Medici, o “del Noviziato“, ha una decorazione molto semplice ed essenziale, a base rettangolare coperta da volte e con una scarsella che racchiude l’altare. La pala principale della cappella è la terracotta invetriata di Andrea della Robbia con la Madonna col Bambino tra angeli e santi, risalente attorno al 1480. La vetrata è su disegno di Alesso Baldovinetti. Sulla parete destra si trova il monumento a Francesco Lombardi, composto con più frammenti quattrocenteschi, tra i quali una Madonna col Bambino e angeli della scuola di Donatello. Sulla parete sinistra è esposta la Disputa sull’Immacolata Concezione di Carlo Portelli.

(Sopra) CAPPELLA BARDI: Vi sono rappresentati in sei scene Episodi della vita di San Francesco e figure di santi francescani, che riprendono aggiornandoli in senso più espressivo gli stessi temi delle Storie di san Francesco della Basilica superiore di Assisi. Ciascuna parete mostra tre scomparti, divisi nella lunetta e due riquadri sui registri sottostanti. La lettura salta da una parete all’altra, dall’alto al basso. All’esterno, sopra l’arcone, si trova inoltre l’episodio cardine delle Stimmate di san Francesco (390×370 cm) e, entro due medaglioni, Adamo ed Eva. Il ciclo affrescato si legge dall’alto verso il basso. Inizia sulla parete sinistra: – San Francesco rinuncia alle vesti davanti al vescovo Guido e al padre Bernardone, 280×450 cm; – Apparizione di san Francesco a sant’Antonio nel Capitolo di Arles , 280×450 cm; – Esequie di san Francesco con l’incredulo Girolamo che cerca le stigmate, 280×450 cm;
Sulla parete opposta sono raffigurati: – Approvazione della Regola (sulla lunetta); – Prova del fuoco davanti al Sultano, 280×450 cm; – Visioni di frate Agostino e del vescovo Guido di Assisi, 280×450 cm; Interessante è notare come il Poverello compaia ormai senza barba, nonostante quanto tramandato dalle fonti e quanto già dipinto ad Assisi.
Sulla parete di fondo sono dipinte nicchie con santi a tutta figura, delle quali sono leggibili solo una Santa Chiara (230×70 cm), un San Ludovico di Tolosa (230×70 cm) e una Sant’Elisabetta d’Ungheria parzialmente perduta; resti di cornici dipinte si vedono anche nello spessore della finestra. Giotto dipinse anche le 4 vele con le 4 Virtù teologali entro medaglioni. La vetrata disegnata da Jacopo del Casentino proviene dalla vicina Cappella Velluti.





(Dopo) CAPPELLA PERUZZI (5/6): E’ la seconda cappella a destra del coro nella basilica di Santa Croce a Firenze. Contiene un ciclo di pitture a secco su parete di Giotto, databile al 1318-1322 circa e dedicato ai santi Giovanni Evangelista e Giovanni Battista. Vi sono rappresentate Scene della vita di san Giovanni Evangelista e di san Giovanni Battista (sei scene sulle pareti laterali).

Nell’archivolto sono raffigurati otto busti di Profeti, mentre i pennacchi della volta pre-sentano i 4 simboli degli Evangelisti. La parete destra mostra le Storie di san Giovanni Evangelista, che si leggono dall’alto al basso: – Visione nell’isola di Patmos, 280×450 cm; – Resurrezione di Drusiana, 280×450 cm; – Ascensione di san Giovanni, 280×450 cm;
La parete sinistra ha le Storie di San Giovanni Battista: – Zaccaria riceve l’annuncia dall’angelo, 280×450 cm; – Nascita del Battista e imposizione del nome, 280×450 cm; – Banchetto di Erode con Salomè che presenta la testa del Battista a Erodiade, 280×450
Sopra le lunette si trovano fasce con esagoni contenenti teste maschili. La scelta di dedicare la cappella ai due san Giovanni era legata innanzitutto al nome del com-mittente (Giovanni di Rinieri Peruzzi), sia per la devozione dei fiorentini al Battista e sia all’evento della concomitanza di date tra il giorno dell’ascensione dell’Evangelista e della nascita del Battista, il 24 giugno. Le storie si basarono probabilmente sulla Leggenda Aurea di Jacopo da Varazze.
Sulla parete della finestra restano tracce di elementi decorativi e un Angelo dell’apocalisse mutilo. Tra le fasce decorative si trovano delle testine entro esagoni dalla notevole caratterizzazione fisiognomica, che a qualcuno avevano fatto pensare a ritratti della famiglia Peruzzi, i primi dell’arte italiana: ipotesi suggestiva ma inverificabile.


(Dopo) NAVATA Laterale Sinistra: Per quanto riguarda le cappelle di sinistra, partendo dalla Cappella Maggiore, si incontrano: la Cappella Spinelli, ridecorata nel 1837 da Gasparo Martellini; la Cappella alla Madre Italiana, ex Cappella Capponi, dedicata nel 1926 alle madri dei caduti italiani della Prima guerra mondiale e decorata da un gruppo scultoreo dello scultore Libero Andreotti raffigurante la Pietà; la Cappella Ricasoli, che presenta affreschi del primo Ottocento con le Storie di sant’Antonio da Padova, opera di Luigi Sabatelli e dei suoi figli Francesco e Giuseppe; la Cappella Pulci-Berardi, che è affrescata da Bernardo Daddi con il Martirio di san Lorenzo e il Martirio di santo Stefano (1330 circa) e contiene una terracotta policroma invetriata di Gio-vanni della Robbia sull’altare.

L’ultima della serie è la Cappella Bardi di Vernio, affrescata da Maso di Banco con le Storie di san Silvestro, tra le migliori opere in assoluto della scuola di Giotto (anche le vetrate sono su disegno di Maso). Sull’altare si trova il trittico di Giovanni del Biondo con San Giovanni Gualberto e storie della sua vita e la parete di sinistra presenta due tombe entro nicchioni, affrescati rispettivamente con un Giudizio Finale con ritratto di Bettino de’ Bardi inginocchiato, opera probabilmente pure di Maso di Banco (1367 circa), e Deposizione e ritratto della donatrice di Taddeo Gaddi. Si chiama “dei Bardi di Vernio” anche la cappella alla testa del transetto, dove è conservato il Crocifisso di Donatello che diede luogo a una disputa, secondo il Vasari, fra lui e Filippo Brunelleschi: egli giudicò questo Cristo troppo rozzo e contadino e realizzò come termine di paragone l’unica sua scultura lignea a noi pervenuta, il Crocifisso che ora si trova nella Cappella Gondi della Basilica di Santa Maria Novella.
La cappella ha la cancellata originaria del 1335, inoltre vi sono collocati il ciborio e i due angeli in legno dorato che all’epoca di Vasari erano stati creati per decorare l’altare maggiore della chiesa. La parete esterna ospita un sarcofago trecentesco di scuola pisana. Accanto a questa cappella, sempre alla testa del transetto, si trova la Cappella Niccolini, eretta da Giovanni Antonio Dosio nel 1584, con una cupola affrescata dal Volterrano, statue di Pietro Francavilla e due pale di Alessandro Allori. Infine, sul lato ovest del transetto sinistro, si trova la Cappella Machiavelli-Salviati, con la pala d’altare raffigurante il Martirio di san Lorenzo di Jacopo Ligozzi; conserva varie tombe all’interno, tra le quali spicca quella della contessa Sofia Zamoyska di Lorenzo Bartolini (1837-1844), in stile neorinascimentale aggiornato con un tocco di realismo nel lenzuolo scomposto.



Sulla controfacciata sono posti i monumenti funebri al drammaturgo Giovan Battista Niccolini (con una personificazione della Libertà della Poesia di Pio Fedi del 1883) ed a Gino Capponi, con la Fama di Antonio Bortone (1884). A destra di quest’ultimo una targa e un busto ricordano il botanico Giovanni Targioni Tozzetti. La vetrata del rosone presenta una Deposizione, su cartone di Giovanni del Ponte. Alla destra dell’ingresso, nell’angolo a destra, si trova il monumento funebre del numismatico Domenico Sestini (1833).

TOMBE ed OPERE nelle NAVATE. Santa Croce come Pantheon delle glorie italiane: Le navate sono rischiarate da numerose vetrate, spesso risalenti al Tre e Quattrocento. La basilica custodisce innumerevoli tombe. Solo sul pavimento sono disseminate 276 lastre di marmo con rilievi e stemmi intarsiati e molti monumenti funebri si trovano sulle pareti tra gli altari vasariani (molte di uomini illustri), nonostante uno sfoltimento avvenuto all’inizio degli anni sessanta, che rimosse gran parte delle tombe aristocratiche ottocentesche, oggi sistemate in un corridoio sotto la loggetta del Chiostro Grande. Sebbene la basilica fosse stata usata come luogo di sepoltura di molti personaggi illustri, al pari di molte altre chiese, è solo dall’Ottocento che diventò un vero e proprio Pantheon di personaggi celebri legati all’arte, alla musica e alla letteratura, dopo la definizione che le diede Ugo Fosco-lo quale Tempio dell’itale glorie. Nel 1871 infatti veniva qui sepolto con una affollatissima cerimonia pubblica lo stesso Foscolo, morto nel 1827 a Tur-nham Green, secondo il suo stesso desiderio di essere sepolto accanto ad altri grandi personaggi toscani come Michelangelo, Machiavelli, Galileo.



(Dopo) DONATELLO: “Annunciazione”. Edicola con l’Annunciazione Cavalcanti di Donatello – (1435 circa). Capolavoro in pietra serena con dorature, realizzata con una tecnica inconsueta. Si tratta di un altorilievo impostato secondo l’anticlassicismo tipico di questa fase dell’opera dello scultore, con contrasto tra la semplicità della materia e la ricchezza della decorazione. I personaggi sono ritratti con una certa inquietudine e una contaminatio con motivi decorativi antichizzanti.


(Prima) SAGRESTIA: E’ un grande ambiente coperto a capriate e ricco di affreschi. Gli armadi lignei sono del ‘400, con intarsi di Michele di Giovanni da Fiesole ed espongono oggi reliquiari e corali miniati. Più antico è il banco d’angolo, trecentesco, che faceva forse un tutt’uno con l’armadio a sportelli dipinti per reliquie, le cui formelle con quadrilobi dipinti da Taddeo Gaddi sono oggi nella Galleria dell’Accademia. Sopra la decorazione geometrica della parte inferiore, si dispone sulla parete sud una serie di scene della vita di Cristo eseguite da alcuni dei più importanti pittori della scuola giottesca: Niccolò Gerini (Ascensione, Resurrezione), Taddeo Gaddi (la Crocefissione) e Spinello Aretino (Salita al Calvario). Sulla sinistra il lavabo in marmo è opera di Pagno Portigiani, mentre il busto in terracotta policroma, raffigurante il Redentore, è opera di Giovanni della Robbia.
Sul lato est, in corrispondenza delle vetrate che danno luce alla stanza, si apre la grande Cappella Rinuccini, con gli affreschi eseguiti tra il 1363 e il 1366 da Giovanni da Milano. La parete destra presenta le Storie della Maddalena e quella di sinistra le Storie della Vergine, con la parte inferiore completata da Matteo di Pacino. Benché l’affresco non fosse il tipo di pittura congeniale del grande continuatore della pittura giottesca Giovanni da Milano, in queste opere è comunque significativamente apprezzabile la ricchezza della sua gamma cromatica calda e pallida (a differenza dei pittori contemporanei fiorentini, più fedeli ai forti toni del rosso e del blu), superfici lisce e sfumate delicatamente, scene maestose e composte. Il polittico sull’altare è di Giovanni del Biondo. La cancellata della cappella è originale e risale al 1371.


