La CAPPELLA degli SCROVEGNI è un sito museale che si trova nel centro storico di Padova e ospita un celeberrimo ciclo di affreschi di Giotto da Bondone dei primi anni del XIV secolo, considerato uno dei capolavori dell’arte occidentale. La navata è lunga 29,88 m, larga 8,41 m, alta 12,65 m; la zona absidale è formata da una prima parte a pianta quadrata, profonda 4,49 m e larga 4,31 m, e da una successiva, a forma poligonale a cinque lati, profonda 2,57 m e coperta da cinque unghiature nervate. Nell’immagine in evidenza: Interno.

Intitolata a Santa Maria della Carità, la cappella fu fatta costruire da Enrico degli Scrovegni, figlio di un ricchissimo usuraio padovano (Reginaldo o Rinaldo della famiglia Scrovegni), che agli inizi del Trecento aveva acquistato da un nobile decaduto, Manfredo Dalesmanini, l’area dell’antica arena romana di Padova. Qui provvide a edificare un sontuoso palazzo, di cui la cappella era oratorio privato e futuro mausoleo familiare. Chiamò ad affrescare la cappella il fiorentino Giotto, il quale, dopo aver lavorato con i francescani di Assisi e di Rimini, era a Padova chiamato dai frati minori conventuali ad affrescare la sala del Capitolo, la cappella delle benedizioni e forse altri spazi nella Basilica di Sant’Antonio. Infondata la notizia secondo cui Enrico Scrovegni fece costruire questo edificio sacro in espiazione del peccato commesso dal padre, che Dante Alighieri, qualche anno dopo la conclusione del ciclo giottesco, pone all‘Inferno tra gli usurai (vv. 64-6). Giotto dipinse l’intera superficie interna dell’oratorio con un progetto iconografico e decorativo unitario, ispirato da un teologo agostiniano di raffinata competenza, recentemente identificato da Giuliano Pisani in Alberto da Padova. Tra le fonti utilizzate vi sono molti testi agostiniani, i Vangeli apocrifi dello pseudo-Matteo e di Nicodemo, la Legenda Aurea di Jacopo da Varazze e, per qualche dettaglio iconografico, le Meditazioni sulla vita di Gesù dello pseudo-Bonaventura, oltre a testi della tradizione medievale cristiana, tra cui Il Fisiologo.
INTERNO

Quando lavora alla decorazione della Cappella il grande maestro dispone di una squadra di una quarantina di collaboratori e si sono calcolate 625 “giornate” di lavoro, dove per giornata non si intende l’arco delle 24 ore, ma la porzione di affresco che si riesce a dipingere prima che l’intonaco si secchi (cioè non sia più “fresco”). L’aula si presenta interamente affrescata su tutte e 4 le pareti. Giotto stese gli affreschi su tutta la superficie, organizzati in quattro fasce dove sono composti i pannelli con le storie vere e proprie dei personaggi principali divisi da cornici geometriche. La forma asimmetrica della cappella, con sei finestre solo su un lato, determinò il modulo della decorazione: una volta scelto di inserire due riquadri negli spazi tra le finestre, si calcolò poi l’ampiezza delle fasce ornamentali per inserirne altrettanti di eguale misura sull’altra parete. Il ciclo pittorico, incentrato sul tema della salvezza, ha inizio dalla lunetta in alto sull’Arco Trionfale, quando Dio decide la riconciliazione con l’umanità affidando all’arcangelo Gabriele il compito di cancellare la colpa di Adamo con il sacrificio di suo figlio fatto uomo. Prosegue con le Storie di Gioacchino ed Anna (1° registro, parete sud), le Storie di Maria (1° registro, parete nord), ripassa sull’Arco Trionfale con le scene dell’Annunciazione e della Visitazione, cui seguono le Storie di Cristo (2° registro, pareti sud e nord), che continuano, dopo un passaggio sull’Arco Trionfale (Tradimento di Giuda), sul 3° registro, pareti sud e nord. L’ultimo riquadro della Storia Sacra è la Pentecoste. Subito sotto si apre il 4° registro con i monocromi dei vizi (parete nord) e i monocromi delle virtù (parete sud). La parete ovest (o controfacciata) reca il grandioso Giudizio Universale.


Dopo: Storie di Gioacchino e di Anna (registro superiore)














Dopo: Storie di Cristo (due registri mediani)










