Il Giro delle Chiese

Ti porto alla scoperta dell’architettura sacra e di altre meraviglie d’Abruzzo, italiane e del mondo

BOLOGNA: BASILICA di San PETRONIO

In Piazza Maggiore si trova la gotica e imponente basilica di San Petronio costruita per volere del Comune fra il 1390 e il 1659. Presenta un Portale decorato da bassorilievi di Jacopo della Quercia, mentre all’interno si trovano alcune cappelle notevolmente decorate. Nella navata sinistra, sul pavimento, è visibile la meridiana più grande del mondo, progettata dal matematico Giovanni Domenico Cassini e realizzata nel 1655. Nell’immagine in evidenza: La Natività.

(Dopo) La basilica di San Petronio affascinò Giosuè Carducci, che le dedicò la poesia ”Nella  piazza  di San Petronio”:

Surge nel chiaro inverno la fosca turrita Bologna,

e il colle sopra bianco di neve ride.

È l’ora soave che il sol morituro salutale torri

e ‘l tempio, divo Petronio, tuo;

le torri i cui merli tant’ala di secolo lambe,

E del solenne tempio la solitaria cima.

Il cielo in freddo fulgore adamàntino brilla;

e l’aër come velo d’argento giace

su ‘l fòro, lieve sfumando a torno le moli

che levò cupe il braccio clipeato de gli avi.

Su gli alti fastigi s’indugia il sole guardando

con un sorriso languido di vïola,

che ne la bigia pietra nel fosco vermiglio mattone

par che risvegli l’anima de i secoli,

e un desio mesto pe ‘l rigido aëre sveglia

di rossi maggi, di calde aulenti sere,

quando le donne gentili danzavano in piazza

e co‘ i re vinti i consoli tornavano.

Tale la musa ride fuggente al verso in cui trema

un desiderio vano de la bellezza antica.

«La facciata di san Petronio sembra un campo arato e i ruvidi solchi dei mattoni
sporgenti hanno il colore delle zolle emiliane, appena ribaltate dal vomere
» (Cesare Marchi, Grandi peccatori, grandi cattedrali)

La basilica di San PETRONIO è la chiesa più grande di Bologna: domina l’antistante piazza Maggiore e, nonostante sia ampiamente incompiuta, è una delle chiese più vaste d’Europa. Le sue imponenti dimensioni (132 metri di lunghezza e 60 di larghezza, con un’altezza della volta di 44,27 metri, mentre sulla facciata tocca i 51 metri) ne fanno la quarta chiesa più grande d’Italia (la terza, se si esclude San Pietro, che dal 1929 fa parte del territorio dello Stato della Città del Vaticano). Con il suo volume di 258.000 m³, la basilica è la chiesa gotica costruita con mattoni più grande del mondo. Ha il titolo di basilica minore. Non è comunque la chiesa episcopale di Bologna, titolo che spetta alla vicina cattedrale metropolitana di San Pietro. Dedicata a San Petronio, il santo patrono della città, la sua fondazione risale al 7 giugno 1390 con la posa della prima pietra in una solenne processione. Nel 1388, il Consiglio dei Seicento del Comune di Bologna, in riconoscimento dell’impegno speso dal Vescovo Petronio (V secolo), elevato al rango di Patrono della città nel 1253, decise di iniziare la costruzione di un tempio a lui dedicato. Si tratta dell’ultima grande opera tardo gotica d’Italia, iniziata poco dopo il Duomo di Milano (1386).

La grande STATUA un bronzo di MICHELANGELO: Nel 1507 i Fabbricieri di San Petronio incaricarono l’architetto Arduino Arriguzzi, nominato ingegnere della fabbrica, di continuare i lavori della Basilica, soprattutto curando la definizione della decorazione del paramento marmoreo di facciata e la realizzazione dei portali minori (tra il 1518 e il 1530). Il 21 febbraio 1508 viene posta sulla facciata la grande statua in bronzo di papa Giulio II realizzata da Michelangelo (l’unica che fece in bronzo assieme al perduto David De Rohan). Fu un gesto politico chiaro e inequivocabile: con la statua il papa voleva sottolineare che, nonostante la basilica fosse stata creata per volontà civica come simbolo di libertà e autonomia, la città era sotto il dominio papale. La statua venne così distrutta nel 1511 da seguaci dei Bentivoglio (la famiglia venne precedentemente cacciata dopo la conquista di Bologna da parte proprio di Giulio II) mentre i figli di Giovanni Bentivoglio erano impegnati nel tentativo, poi fallito, di riappropriarsi della città. I frammenti vennero venduti al duca di Ferrara, Alfonso d’Este, il quale poi li fuse per farne una colubrina alla quale diede il nome di “Giulia“.

(Sopra): La FACCIATA incompiuta di San Petronio misura 60 metri di larghezza per 51 metri d’altezza, ed è divisa in due fasce orizzontali: quella inferiore, con le specchiature marmoree eseguite tra la fine del Trecento e gli inizi del Cinquecento, e quella superiore, con materiale laterizio a vista e dal profilo sfaccettato, che avrebbe dovuto consentire l’ancoraggio del rivestimento decorativo. La parte inferiore decorata è composta dal basamento tardo gotico disegnato da Antonio di Vincenzo dove sono inseriti dei rilievi polilobati raffiguranti santi realizzati da Paolo Di Bonaiuto, Giovanni di Riguzzo e dal tedesco Giovanni Ferabech (Hans von Fernach). Dal rivestimento superiore in pietra bianca d’Istria e marmo rosso di Verona su disegno di Domenico Aimo da Varignana in stile tosco-fiorentino e vi si aprono tre PORTALI. Ad ognuna delle estremità della facciata, posto in opera nell’ultimo decennio del Trecento, si trova un pilone trilobato che si sviluppa attorno ad un nucleo quadrangolare, innestato diagonalmente sull’angolo e il contorno mistilineo della planimetria, richiamando quello delle formelle o dei reliquiari gotici. Probabilmente sarebbe stato terminato con una o più guglie. Nel ‘500 furono studiate numerose varianti al progetto della facciata, inserendo o meno il basamento del Vincenzi: importanti architetti del tempo (Giacomo Ranuzzi, il Vignola, Baldassarre Peruzzi, Giulio Romano e poi Domenico Tibaldi e il Palladio) hanno lasciato interessanti disegni, oggi custoditi nel Museo di San Petronio. Tuttavia il rivestimento marmoreo della facciata rimarrà incompleto, sia a causa delle diatribe su come completarla (dovute soprattutto alla discordanza stilistica fra il basamento tardo gotico su fondo rosso del Vincenzi e il rivestimento superiore rinasci-mentale su fondo bianco del Varignana), sia a causa delle alterne vicende della città e della mancanza di finanziamenti.

(Sopra): Per la realizzazione del Portale maggiore, rimasto parzialmente incompiuto (è privo della cuspide): Jacopo scolpì le formelle a bassorilievo sugli stipiti del portale che raffigurano Storie della Genesi (studiate attentamente da Michelangelo, che dimostrò di avere appreso la lezione nelle pose di alcune figure della Cappella Sistina), l’architrave istoriato con Scene del Nuovo Testamento e il gruppo a tutto tondo della lunetta con una Madonna col Bambino e i santi Petronio e Ambrogio (Michelangelo la definì “la più bella Madonna del Quattrocento“). I profeti nell’arco al centro sono invece opera di Antonio Minello e Antonio da Ostiglia, tranne il Mosé al centro, opera di Amico Aspertini.

(Dopo) PORTALE di Sinistra: I due portali laterali furono disegnati tra il 1524 e il 1530 da Ercole Seccadenari e sono decorati da formelle di numerosi autori, tra i quali il Tribolo, Alfonso Lombardi, Girolamo da Treviso, Amico Aspertini, Zaccaria da Volter-ra e lo stesso Saccadenari. I pilastri ospitano Scene bibliche, e gli architravi Storie del Nuovo Testamento. La lunetta del portale di sinistra è decorata dalla Resurrezione del Lombardi.

(Dopo) PORTALE di Destra: La lunetta di destra presenta un Cristo deposto dell’Aspertini, una  Vergine del Tribolo e un San Giovanni del Saccadenari.

FIANCATA, CAMPANILE, CAMPANE: Le fiancate della basilica sono decorate dall’alternanza tra contrafforti e finestroni in marmo traforato, dove all’interno si vedono le vetrate delle cappelle. I mattoni delle fiancate sono “sagramati“, cioè a vista nonostante l’intonaco. Sul fianco sinistro, in corrispondenza del transetto incompiuto, si trova oggi una bifora a libro. Probabilmente si tratta della parte più originale e geniale di tutto l’intero progetto del Vincenzi: l’uso misto in prevalenza di mattoni rispetto ai marmi pregiati (mentre la facciata invece avrebbe avuto una decorazione totale). Questo avrebbe permesso un migliore inserimento della basilica nel contesto urbano degli altri edifici adiacenti, senza distaccarsi esteticamente troppo per eccesso di decorativismo che l’avrebbe resa sicuramente più magnifica, ma nello stesso tempo decisamente più isolata e decontestualizzata. All’altezza dell’undicesima cappella di destra si innalza il Campanile di Giovanni da Brensa (1481-1495), alto 65 metri. Nella torre campanaria è installato un concerto di 4 campane risalente al XV secolo. Le campane (che vennero limate nel 1818 da Gaetano Brighenti per migliorarne l’accordo) sono suonate manualmente dalle associazioni campanarie cittadine, secondo l’antica tecnica tradizionale bolognese, nata probabilmente nel campanile stesso. La “mezzanella” è anche detta “la scolara“, perché scandiva l’inizio delle lezioni universitarie all’Archiginnasio.

(Sopra) Le VOLTE: Sul completamento delle volte viene inizialmente presentata una relazione firmata anche da Francesco Morandi Terribilia, il quale riceve l’incarico per la realizzazione. I lavori cominciano dalla quinta campata (l’ultima fino ad allora costruita), innalzando una crociera la cui chiave di volta si trova a 105 piedi e mezzo d’altezza, ovverosia a circa 40 metri. Una volta terminata iniziano lunghissime e violente diatribe sul proseguimento dei lavori. Si costituiscono due parti: una capeggiata dal Terribilia e l’altra da Carlo Carrazzi detto il Cremona, il quale sosteneva che l’altezza delle volte doveva corrispondere all’altezza del triangolo equilatero avente come base la larghezza della facciata, suggerendo un’altezza di 50,73 metri per le volte (da quello che si sa, Antonio di Vincenzo per gli alzati si basò proprio su una diagrammazione “ad triangulum”).

Venne così incaricato Floriano Ambrosini di costruire due modelli lignei (visibili nel museo della basilica) accompagnati da un disegno (dal quale venne fatta anche un’incisione), per valutare meglio le due soluzioni. Solo nella prima metà del ‘600 venne incaricato un architetto forestiero, il romano Girolamo Rainaldi, il quale suggerì una soluzione di compromesso fra il progetto del Terribilia e quello del Cremona, con le volte ad una altezza pari a 116 piedi e mezzo, cioè 44,27 metri, proposta che fu poi finalmente accettata dai fabbricieri. I lavori, nel 1646, sotto la direzione di Francesco Martini, inizia-rono il completamento delle volte cominciando dalla prima campata, secondo il progetto di Rainaldi. Nel 1656 fu costruita l’abside attuale, a chiusura delle navate. Nel 1658 viene pagata la fattura del vetraio per i finestroni del coro e nel 1659 quella per la scalinata dell’altare maggiore. Nel 1662 viene innalzato il ciborio sopra l’altare maggiore e terminato nel 1663. I lavori di edificazione si concludono a questa data.

INTERNO: L’interno della basilica presenta sei grandiose campate a pianta quadrata di circa 19 metri di lato della navata centrale, alle quali corrispondono altrettante campate laterali divise in due parti: sei mezze campate a pianta rettangolare corrispondenti alle navatelle su cui, per ciascuna, si aprono una coppia di cappelle. La sesta campata della navata centrale è occupata dal presbiterio, che esorbita fino a metà della quinta campata con l’ampio Ciborio del Vignola. La suddivisione in navate è realizzata tramite enormi pilastri in mattoni sagramati, con basi elaborate e capitelli a foglie in arenaria. Lo spazio alla fine delle campate è violentemente interrotto da un muro di testata che blocca il “naturale” svolgimento dello spazio interno, dimostrando palesemente l’incompiutezza dell’edificio, mentre la navata centrale si conclude in un’abside, priva però di vetrate verticali tipiche dello stile gotico. La particolarità dell’edificio sta nel fatto di non essere orientato in maniera tradizionale con l’abside a est e la facciata ad ovest, bensì rispettivamente a sud e a nord.

Questo ha fatto in modo che le fiancate, essendo loro rivolte a est e ovest, venissero penetrate dalla luce solare durante tutto l’arco della giornata, inondando con una luce particolarmente diffusa tutto l’interno, senza esaltare i contrasti. La tensione del pilastro dell’architettura gotica ortodossa d’oltralpe, con le caratteristiche fasce di nervature portanti che spingono verso l’alto, qui semplicemente non esiste, nonostante l’elevatissimo slancio verticale (circa 45 metri alle volte). In San Petronio c’è il rifiuto di qualsivoglia tensione lineare, realizzando uno slancio verticale con i muri privi di segni figurativi di tensione e con i pilastri che si presentano come strutture portanti, regalando uno spazio enorme di superba coerenza nei rapporti interni fra pianta e alzato, con notevoli giochi cromatici fra tutte le parti e, non ultimo, le vetrate policrome. In Controfacciata è un monumento sepolcrale in cotto eseguito da Zaccaria Zacchi (1526). Sui robusti pilastri alcuni pannelli ad affresco con Santi della prima decorazione pittorica del tempio (prima metà del secolo XV).

Le CAPPELLE della Navata Sinistra: I) Cappella di S. ABBONDIO, già dei Dieci di Balia, restaurata in falso gotico nel 1865: nel 1530 vi fu incoronato imperatore Carlo V dal Papa Clemente VII. Nella cappella sono visibili gli affreschi di Giovanni da Modena raffiguranti l’Allegoria della Redenzione e il Trionfo della Chiesa sulla Sinagoga. II) Cappella di S. PETRONIO, già Cospi e Aldrovandi, progettata da Alfonso Torreggiani, destinata a contenere la reliquia del capo di San Petronio. III) Cappella di S. IVO, già di S. Brigida dei Foscherari: statue di Angelo Piò e i dipinti Madonna di S. Luca e santi Emidio e Ivo di Gaetano Gandolfi e Apparizione della Vergine a S. Francesca Romana di Alessandro Tiarini (1615). Sul pilastro, 2 orologi, tra i primi in Italia fatti con la correzione del pendolo (1758). IV) Cappella dei Re MAGI, già Bolognini: transenna marmorea gotica disegnata da Antonio di Vincenzo (1400); sull’altare Polittico ligneo con ventisette figure intagliate e altre dipinte, opera di Jacopo di Paolo. Le pareti furono affrescate da Giovanni da Modena con un ciclo raffigurante Episodi della vita di San Petronio, nella parete di fondo; nella parete destra, Storie dei Re Magi; nella parete sinistra, in alto, il giudizio universale con l’Incoronazione della Vergine in mandorla, Il Paradiso e in basso l’Inferno, raffigurazione di tipo dantesco, con una gigantesca figura di Lucifero e con la rappresentazione del profeta Maometto nell’Inferno. Tra i peccatori all’inferno, i lussuriosi sono infilzati nello spiedo, gli invidiosi bersagliati da frecce e gli avari costretti ad ingoiare, con la testa arrovesciata, una colata di oro fuso.

V) Cappella di S. SEBASTIANO, già Vaselli. VI) Cappella di S. Vincenzo FERRER, già Griffoni, Cospi e Ranuzzi: monumento bronzeo del cardinale Giacomo Lercaro eseguito da Giacomo Manzù (1954). Qui era conservato il grandioso Polittico Griffoni, capolavoro di Francesco del Cossa ed Ercole de’ Roberti, smembrato attorno al 1725 dal cardinale Pompeo Aldrovandi, divenuto proprietario della cappella. VII) Cappella di S. GIACOMO, già Rossi e Baciocchi: sull’altare Madonna in Trono, capolavoro di Lorenzo Costa (1492); allo stesso autore sono attribuiti i disegni della vetrata policroma. Monumento funebre con le spoglie del principe Felice Baciocchi e di sua moglie Elisa Bonaparte (1845); VIII) Cappella di S. ROCCO o Cappella Malvezzi Ranuzzi: San Rocco e un donatore del Parmigianino (1527). IX) Cappella di S. MICHELE già Barbazzi e Manzoli: dipinto l’Arcangelo Michele che scaccia il demonio di Donato Creti (1582). X) Cappella di S. ROSALIA, già dei Sedici del Senato, ora del Municipio: tela Gloria di S. Barbara di Alessandro Tiarini. XI) Cappella di S. BERNARDINO: ante della cassa dell’organo quattrocentesco di Lorenzo da Prato dipinte nel 1531 da Amico Aspertini con Quattro storie di san Petronio.

CAPPELLE della Navata Destra: – Cappella MAGGIORE: sull’altare, Crocifisso ligneo quattrocentesco. Sul fondo dell’abside affresco Madonna con san Petronio di Marcantonio Franceschini e Luigi Quaini, su cartoni del Cignani (1672). Il Ciborio dell’altare maggiore fu eretto nel 1547 dal Vignola. Di rilievo anche il coro ligneo quattrocentesco di Agostino de’ Marchi. – XII) Cappella delle RELIQUIE, già Zambeccari, sulla quale è impostato il campanile. – XIII) Cappella di S. PIETRO MARTIRE, già della Società dei Beccari, con transenna marmorea di Francesco di Simone (fine secolo XV); – XIV) Cappella di S. ANTONIO da Padova, già Saraceni e Cospi: statua di S. Antonio da Padova attribuita a Jacopo Sansovino. – XV) Cappella del SANTISSIMO, Malvezzi Campeggi, rifatta nell’Ottocento. – XVI) Cappella dell’IMMACOLATA, già Fantuzzi: decorazioni art nouveau di Achille Casanova. – XVII) Cappella di San GIROLAMO, già Castelli: sull’altare San Girolamo attribuito a Lorenzo Costa.

– XVIII) Cappella di S. LORENZO, già Garganelli, Ratta e Pallotti: famosa Pietà di Amico Aspertini. –XIX. Cappella della Santa CROCE o Cappella Rinaldi: affreschi devozionali con Santi di Francesco Lola, Giovanni di Pietro Falloppi e Pietro di Giovanni Lianori (secolo XV). La vetrata fu realizzata dal beato frate Giacomo da Ulma su disegno di Michele di Matteo. – XX) Cappella di S. AMBROGIO, già Marsili: affresco nello stile del Vivarini (metà Quattrocento). – XXI) Cappella di S. BRIGIDA, già Pepoli: polittico di Tommaso Garelli (1477). – XXII) Cappella della MADONNA della PACE: Madonna in pietra d’Istria di Giovanni Ferabech (1394) proveniente dal basamento della facciata e incorniciata da un frontale dipinto da Giacomo Francia (1525 ca.).

(Prima) La MERIDIANA Più lunga del MONDO al CHIUSO: Sul pavimento della basilica, nella navata sinistra, l’astronomo pontificio Giandomenico Cassini nel 1655 ampliò  la linea meridiana già realizzata un secolo prima dal domenicano  Danti.  Si tratta della più lunga meridiana del mondo (in luogo chiuso) e corrisponde esattamente alla seicentomillesima parte del meridiano terrestre. Ogni giorno, entrando dal foro posto a 27 metri di altezza nella volta, un raggio di sole interseca la linea, segnando così il trascorrere lento e inesorabile dei giorni e delle stagioni. Da una parte la verticalità della struttura gotica, che eleva lo spirito verso l’alto facendo sentire il fascino dell’eterno, e dall’altra il senso della precarietà della vita richiamato dalla meridiana creano nel visitatore una feconda tensione spirituale.“

(Prima) CAPPELLA MUSICALE: Le origini della Cappella Musicale risalgono al 1436, allorché una bolla di papa Eugenio IV ordina l’istituzione di una Schola, ove i chierici si istruiscano nella grammatica e nella musica. Il secolo d’oro della scuola di S. Petronio si apre nel 1657, allorché viene nominato Maestro di Cappella Maurizio Cazzati, che innova profondamente la struttura della Cappella, così da far diventare Bologna uno dei centri più importanti del nuovo stile concertato monumentale. La caratterizzerà un complesso linguaggio che verrà portato all’estrema perfezione dai successori di Cazzati: Giovanni Paolo Colonna e Giacomo Antonio Perti, versati tanto nello stile osservato alla romana quanto in quello teatrale. A cavallo fra il XVII e il XVIII secolo, la Cappella di S. Petronio si trova ad essere protagonista della nascita di nuove forme strumentali: ad esempio  si afferma proprio qui il Concerto grosso, la cui paternità è contesa fra Roma e Bologna, ma che certamente fa la sua prima comparsa in un’edizione a stampa con l’opera VIII di Giuseppe Torelli, nel 1708. Dopo essersi lentamente disgregata nei primi 20 anni del Novecento, la Cappella è stata ricostituita nel 1984 da Monsignor Dante Benazzi, primicerio della Basilica di San Petronio, che ne ha affidato la direzione al Maestro Sergio Vartolo.

Il MUSEO e ARCHIVIO STORICO: L’archivio storico di San Petronio è allestito all’interno della basilica. In esso sono contenuti tutti i documenti relativi all’amministrazione della fabbrica fin dalla sua ideazione. Nel corso dei secoli i documenti sono stati via via ordinati e classificati e consta di 724 pezzi fra volumi, buste e mazzi. Le serie principali sono quelle degli statuti, regolamenti, atti e delibere dei fabbricieri seguiti dai documenti riguardanti le fonti di introito (come la decima sui legati pii). Particolarmente ricco è anche il materiale relativo alla contabilità generale, i libri mastri  e i libri dei creditori e debitori.

Condividi questo articolo con altri appassionati 

Scopri le meraviglie

scegli un comune da visitare

E scopri le chiese, i musei e i luoghi meravigliosi che ogni territorio ti offre. Vai alla ricerca per Comuni >>