Il Giro delle Chiese

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VITERBO: BOLSENA

BOLSENA è un comune italiano di 3.800  abitanti circa della provincia di Viterbo nel Lazio, famoso per essere denominato “La città del miracolo eucaristico”, dalla quale la solennità del Corpus Domini si è estesa a tutta la Chiesa. Nell’immagine in evidenza: Lunetta del Portale d’Ingresso, bassorilievo di BUGLIONI.

BOLSENA: La città di Bolsena è posizionata sulla sponda settentrionale del Lago di Bolsena, formatosi oltre 300.000 anni fa in seguito al collasso calderico di alcuni vulcani appartenenti alla catena dei monti Volsini. Il suo territorio è tutto compreso tra le sponde del lago, e le alture che costituivano l’orlo dell’antico cono vulcanico. Bolsena, che dà il nome al lago sul quale affaccia, è posizionata sul versante nord dell’omonimo lago ed ha un clima in genere mite grazie soprattutto alla vicinanza del lago e quindi inverni non troppo freddi. La popolazione in estate, grazie al turismo, sfiora le 10.000 unità. Rare le nevicate che sono invece più frequenti nei monti Volsini a est, che sfiorano i 700 m s.l.m..

La Basilica di Santa Cristina è una basilica cattolica di Bolsena, nota per essere il luogo dove avvenne il miracolo eucaristico del 1263, raffigurato nell’affresco ”Messa a Bolsena” di RAFFAELLO nel Palazzo Vaticano. È anche luogo di sepoltura della martire e santa Cristina di Bolsena. La chiesa fu consacrata da Papa Gregorio VII nel 1077. La facciata fu commissionata da Papa Leone X, e completata nel 1492-1494 su progetto di Francesco e Benedetto BUGLIONI. I due portali hanno lunette policrome degli artisti fiorentini, nello stile dei Della Robbia. A sinistra della facciata si trova l’ingresso esterno tardo barocco della Cappella del Miracolo. L’alto campanile duecentesco presenta bifore romaniche. L’interno è a tre navate e presenta affreschi dal XIV al XVI secolo. L’altare maggiore ha un polittico (1450 circa) di Sano di PIETRO. Conserva opere di Benedetto BUGLIONI, un polittico di Sano di Pietro e una cappella affrescata nel 1498 da Giovanni de’ FERRARIS da Mondovì. A sinistra della navata, tramite un portale in marmo, si accede alla Cappella del Miracolo (eucaristico). La cappella è ora racchiusa in una grande cappella in stile tardo barocco a sinistra della chiesa con cupola cilindrica, progettata da Tommaso Mattei nel 1693. La facciata fu completata nel 1863 da Virginio Vespignani. La pala dell’altare maggiore raffigura il miracolo, dipinto da Francesco Trevisani. Sotto il dipinto, sull’altare, è stata creata una cornice dorata (1940) per contenere la pietra macchiata di sangue, forse una reliquia del miracolo. La stessa Eucaristia è esposta nel Duomo di Orvieto. Accanto a questa cappella si trova la Grotta di Santa Cristina, che custodisce sepolture paleocristiane. La cappella ha un’icona in terracotta della santa adagiata a fianco della roccia usata per tentare di compiere il suo martirio all’età di 11 anni, opera di Benedetto Buglioni. Sotto la statua Buglioni si trova il sarcofago del IV secolo che conteneva le reliquie della santa.

Dopo: Altare maggiore: “Polittico (1450 circa), opera di  Sano di PIETRO. “Madonna con Bambino in trono, san Giorgio, san Pietro, san Paolo e santa Cristina, Cristo benedicente, Annunciazione.

Il MIRACOLO EUCARISTICO di Bolsena sarebbe avvenuto nel 1263 nell’omonima cittadina: mentre un sacerdote stava celebrando la messa, al momento della consacrazione l’ostia avrebbe sanguinato. Nell’estate del 1263, un sacerdote boemo, di nome Pietro da Praga, iniziò a dubitare della reale presenza di Gesù nell’ostia e nel vino consacrati. Il sacerdote si recò allora in pellegrinaggio a Roma per pregare sulla tomba di Pietro e fugare i suoi dubbi: il soggiorno romano lo rasserenò e intraprese il viaggio di ritorno. Percorrendo la via Cassia si fermò a pernottare a Bolsena, dove i dubbi di fede lo assalirono nuovamente. Il giorno successivo celebrò la messa nella chiesa di Santa Cristina. Secondo quanto tramandato dalla tradizione, al momento della consacrazione l’ostia cominciò a sanguinare sul corporale. Impaurito e confuso, il sacerdote, cercando di nascondere il fatto, concluse la celebrazione, avvolse l’ostia nel corporale di lino e fuggì verso la sacrestia. Durante il tragitto alcune gocce di sangue caddero sul marmo del pavimento e sui gradini dell’altare. Pietro da Praga si recò subito dal papa Urbano IV, che si trovava a Orvieto, per riferirgli l’accaduto. Il pontefice, allora, inviò a Bolsena il vescovo di Orvieto per verificare la veridicità del racconto e per recuperare le reliquie. Urbano IV dichiarò la soprannaturalità dell’evento e, per ricordarlo, l’11 agosto 1264 estese a tutta la Chiesa la solennità chiamata Corpus Domini, nata nel 1247 nella diocesi di Liegi per celebrare la reale presenza di Cristo nell’eucaristia, in contrapposizione alle tesi di Berengario di Tours, secondo le quali la presenza eucaristica di Cristo non era reale, ma solo simbolica.

Per custodire il corporale venne edificato, a partire dal 1290, il duomo di Orvieto, al quale si aggiunsero la cappella del corporale, nel 1364, e la cappella nuova, nel 1504. Urbano IV, inoltre, affidò a Tommaso d’Aquino il compito di preparare i testi per la liturgia delle ore e per la messa della festività, e stabilì che il Corpus Domini dovesse essere celebrato il primo giovedì dopo l’ottava di Pentecoste. La Chiesa cattolica riconobbe ufficialmente il miracolo eucaristico, le cui reliquie si conservano nel duomo di Orvieto e nella basilica di Santa Cristina a Bolsena: nella cappella del corporale, a Orvieto, sono custoditi l’ostia, il corporale e i purificatoi, che in seguito, nel 1338, furono collocati nel reliquiario di Ugolino di VIERI, dove si trovano attualmente. Il reliquiario venne posto, a partire dal 1363, nel tabernacolo in marmo che si trova nella stessa cappella. Nel vestibolo della basilica ipogea di santa Cristina a Bolsena sono conservate le quattro lastre di marmo macchiate di sangue che, dal 1704, si trovano all’interno della cappella nuova del miracolo a Bolsena. Una quinta lastra fu donata, nel 1574, alla parrocchia di Porchiano del Monte.

ANALISI SCIENTIFICHE: Il corporale di lino custodito presso il duomo di Orvieto è stato oggetto di un intervento di natura conservativa tra il 3 febbraio ed il 27 marzo 2015, durante il quale sono stati raccolti dati scientifici. L’intervento è stato preceduto da un’analisi della documentazione fotografica ottenuta in luce normale ed in fluorescenza ultravioletta (UV), da cui si è evidenziata la presenza in ogni sezione del corporale di depositi biologici costituiti da sangue, scisso in plasma e siero. In precedenza allo svolgimento di tale analisi, il sanguinamento dell’ostia di Bolsena è stato ritenuto spiegabile da Johanna C. Cullen, ricercatrice presso la Georgetown University di Washington, con la presenza di un batterio molto comune, la Serratia marcescens, che, in periodi di caldo e in luoghi umidi, produce su pane e focacce un abbondante pigmento rosso vivo chiamato prodigiosina, di consistenza leggermente viscosa, facilmente scambiabile per sangue fresco. La Cullen, inoltre, riuscì a riprodurre in laboratorio gli effetti del presunto miracolo. L’esperimento della Cullen venne ripetuto con successo nel 1998 dal dottor Luigi Garlaschelli, ricercatore del dipartimento di chimica organica dell’università di Pavia, il quale utilizzò una fettina di pane di forma circolare. Garlaschelli, inoltre, fece notare che il sangue che sgorga da cibi ricchi di amido sia un fatto storicamente noto, narrato fin dall’antichità. Risultati simili furono ottenuti anche J. W. Bennett e Ronald Bentley, ricercatori di biologia molecolare alla Tulane University di New Orleans e di scienze biologiche all’università di Pittsburgh, nel 2000.

EX CHIESA San FRANCESCO: La chiesa con le sue linee sobrie ed eleganti, sorge in Piazza Matteotti e fu eretta all’inizio del XIII secolo in stile romanico in onore alla Natività di Maria Santissima. In seguito, quando dopo l’approvazione dell’Ordine Francescano, la chiesa fu dedicata a San Francesco, la primitiva forma romanica fu sostituita da quella di un gotico raffinato, conservato nel pregevole portale di ingresso. Il suo interno, di suggestiva semplicità, è a navata unica terminante in un’abside quadrata, mentre nel presbiterio è presente un lacunoso ma molto interessante ciclo di affreschi della fine del XV secolo. Completamente ristrutturata e chiusa al culto, è oggi adibita ad attività culturali, trasformata in un teatro. A sinistra della chiesa si trova Porta San Francesco realizzata nel 1548 che costituisce l’accesso monumentale al borgo medievale, il Borgo dentro, di Bolsena.

Dopo: CHIESA di San SALVATORE. E’ del XV secolo, è situata fuori le mura fronte Rocca e fu distrutta all’interno da un incendio nel 1914.

(DOPO) ROCCA MONALDESCHI della CERVARA: Le prime notizie risalgono al 1156 quando il papa Adriano IV fece fortificare i borghi situati sulla Cassia a difesa delle incursioni barbariche. Passò poi alla potente famiglia orvietana dei Monaldeschi. Attualmente ospita il Museo territoriale del Lago di Bolsena. La Rocca è situata nel centro storico di Bolsena, nella zona nord. Il quartiere si chiama Castello, ed è il quartiere più antico della Tuscia. Il Castello è ancora in stile medievale, con dei graziosi vicoletti, e con un grosso palazzo di proprietà di un principe del luogo. Il Castello è il luogo turistico più visitato dai turisti stranieri.

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