Ariccia è un comune italiano di 18.000 abitanti della città metropolitana di Roma Capitale nel Lazio. Anticamente chiamata Riccia o La Riccia o semplicemente ‘A Riccia nei dialetti dei Castelli Romani, Nell’immagine in evidenza: Una veduta di Ariccia dal parco Chigi opera del pittore tedesco Franz Ludwig Catel.



Il Ponte di Ariccia è un monumentale viadotto stradale fra i chilometri 23 e 24 della strada statale 7 Via Appia ( costruito verso la metà del XIX secolo), eretto con lo scopo di rettificare il tracciato della via Appia tra Albano Laziale ed Ariccia. Il ponte fu ultimato nel 1854 su progetto dell’ingegner Giuseppe Bertolini.


(Sopra) PARCO CHIGI: Una piccola parte del territorio comunale di Ariccia è inclusa nel perimetro del Parco Regionale dei Castelli Romani, ente di tutela ambientale regionale istituito nel 1984 dalla Regione Lazio nell’area dei Colli Albani. In origine, l’intero territorio comunale era situato all’interno del parco (legge regionale nº 2 del 13 gennaio 1984), ma già il 28 settembre 1984 le aree assegnate al parco furono drasticamente ridotte, per ovvi motivi legati all’espansione edilizia futura dei centri abitati inclusi. Gli attuali confini del parco, stabiliti nel 1998, sono più vasti dei confini precedenti. La principale area di verde pubblico è il parco Chigi, la tenuta di caccia dei Chigi attigua a palazzo Chigi dal 1988 acquisita dal Comune di Ariccia. L’estensione attuale dell’area verde è di ventotto ettari, ma all’inizio dell’Ottocento aveva raggiunto l’estensione massima di 274 ettari. La particolarità del parco Chigi è che la scrupolosa tutela esercitata dai Chigi ha evitato (fino al secondo dopoguerra) la contaminazione tra l’originaria flora dei Colli Albani (formata da querce, tigli ed aceri) ed il castagno, intro-dotto per ragioni economiche tra il Seicento ed il Settecento. Attualmente il parco si presenta caratterizzato in gran parte come un bosco di lecci e la-tifoglie.



(Sopra) PIAZZA CORTE: Il complesso monumentale chigiano di piazza di Corte, oggi denominata piazza della Repubblica, è una delle più importanti attrazioni turistiche dei Castelli Romani, luogo conosciutissimo anche grazie a numerosi film e videoclip e simbolo del comune. Sulla piazza, rettangolare, si aprono la Collegiata di Santa Maria Assunta ed i casini laterali che ne rappresentano la continuazione visiva orizzontalmente (Gian Lorenzo Bernini, 1663-1665), Palazzo Chigi e Porta Napoletana (Gian Lorenzo Bernini e Carlo Fontana 1661-1672, espanso per volere di Augusto Chigi nel 1740), e le pittoresche anche se snaturanti aggiunte ottocentesche del ponte di Ariccia (Giuseppe Bertolini 1847-1854) e del ponte di San Rocco. La piazza si articola come un triangolo il cui vertice è posto all’interno del cortile di palazzo Chigi, in direzione del parco Chigi.

La Collegiata di Santa MARIA ASSUNTA in Cielo è il principale luogo di culto cattolico del comune di Ariccia, nell’area dei Castelli Romani. Una collegiata (Collegiata è il titolo attribuito a quelle chiese in cui la Santa Sede ha istituito un capitolo o collegio di chierici, membri del clero, definiti canonici. L’istituzione ha lo scopo di rendere più solenne il culto a Dio in chiese di una certa importanza. Tale privilegio spetta normalmente alle chiese cattedrali, sedi di una cattedra vescovile) con questa denominazione esisteva ad Ariccia fin dal VI secolo, ma l’attuale edificio con prospetto principale sulla monumentale piazza di Corte è stato costruito tra il 1663 ed il 1665 per interessamento della famiglia Chigi su progetto di Gian Lorenzo BERNINI, con il contributo di altri importanti artisti attivi a Roma nel Seicento. La chiesa, inserita tra i beni monumentali schedati della provincia di Roma, è oggi la principale sede parrocchiale del comune, unita alla parrocchia del santuario di Santa Maria di Galloro. Allo stesso Bernini sono da attribuire tutti gli edifici che prospettano su piazza di Corte, pur considerando i cambiamenti legati agli interventi del 1771 e all’apertura del ponte di Ariccia a metà Ottocento, che culminano nel famoso complesso di Palazzo Chigi con il retrostante Parco Chigi.
La chiesa ariccina, come la collegiata pontificia di San Tommaso da Villanova a Castel Gandolfo o la chiesa di Sant’Andrea al Quirinale a Roma, è un’opera che appartiene alla maturità berniniana, quando aveva iniziato a privilegiare la pianta centrale: nel caso della collegiata di Ariccia, il Bernini preferì utilizzare una pianta centrale circolare sormontata da una semisfera, schiacciando il tutto verso il basso ma estendendo il complesso longitudinalmente all’esterno, grazie ai due casini porticati laterali che fiancheggiano il portico della chiesa; nel caso dell’altro importante monu-mento berniniano ai Castelli Romani, la collegiata di Castel Gandolfo, preferì adottare una pianta centrale a croce greca che si estendeva maggiormente verso l’alto grazie ad una cupola più slanciata.

ESTERNO: La facciata si inquadra nel fronte monumentale di piazza di Corte, progettato da Gian Lorenzo Bernini e mantenuto negli interventi settecenteschi come quinta scenografica antistante la lunga facciata di Palazzo Chigi. L’ingresso è preceduto da un portico a tre fornici con archi a tutto sesto, richiamato dai due portici laterali anch’essi a tre fornici l’uno, ma privi dell’arco a tutto sesto. Originariamente, sul cornicione del portico si leggeva la scritta Beatae Mariae Virgini Dei Matri in Caelum Assumptae, accompagnata dallo stemma in marmo di papa Alessandro VII; dopo i lavori del 1771 voluti dal principe Sigismondo Chigi lo stemma è rimasto ma la scritta sul cornicione è diventata Deiparae in Coelum Assumptae. Sopra la porta d’ingresso, c’è una stella (simboleggia sia la Madonna che i Chigi) con l’iscrizione Stella matutina ora pro nobis. Su un pilastro del fornice centrale sono collocate le memorie in bron-zo della missione gesuita del 1932 e della missione passionista del 1979.

INTERNO: Ai due lati della moderna porta d’ingresso sono collocati due fonti battesimali in legno seicenteschi, oggi privati della loro funzione. Presso la porta d’in-gresso, nella pavimentazione originaria, aveva trovato sepoltura per propria volontà l’arciprete Bartolomeo Galloppi di Frascati, letterato ed uomo di cultura che fu fra i fondatori della locale Accademia degli Sfaccendati, sede di una proficua esperienza letteraria e teatrale ad Ariccia tra il Seicento ed il Settecento. Lo storico e canonico ariccino Emanuele Lucidi riporta l’artistico epitaffio che l’arciprete stesso si scrisse prima della sua morte nel 1720 (scherzando amaramente sul proprio cognome) e che era, seppur molto usurato dal continuo calpestìo, ancora leggibile alla fine del Settecento. Sulla controfacciata nel progetto originario del Bernini era stata appoggiata una cantoria in peperino che accoglieva un piccolo organo: a causa della pesantezza della struttura che appesantiva la parete minacciando la stabilità dell’intero edificio, nel 1753 il principe Agostino Chigi stanziò la somma di 1200 scudi per ricostruire nelle forme attuali la cantoria e ricollocarvi un organo più imponente. Sotto alla cantoria dell’organo, sulla controfacciata si legge la lapide apposta durante i lavori di costruzione della chiesa. Il tutto è sormontato, al centro dell’arco a tutto sesto che incornicia porta e cantoria, da un grande stemma di papa Alessandro VII. L’organo a canne della chiesa è stato costruito nella seconda metà del XX seco-lo dalla ditta organaria Rieger-Kloss.

CATINO dell’ABSIDE: è interamente occupato da un grande affresco di Jacques Courtois detto il Borgognone raffigurante l’Assunzione di Maria. Il dipinto, retribuito 400 scudi, raffigura Maria, alcuni angeli che la sollevano e, sotto, gli apostoli. Davanti all’affresco è collocato il coro per il capitolo dei canonici ed il tabernacolo, opere risalenti almeno al 1687, quando il cardinale Flavio Chigi ordinò di staccare l’altare maggiore dalla parete e di collocarlo dove è ora, al centro dell’abside. Un nuovo intervento all’abside venne effettuato nel 1779, con l‘ampliamento del presbiterio verso la chiesa e la realizzazione della balaustra di legno che ancora oggi lo delimita. Più recenti sono gli interventi per la realizzazione dell’ambone e della sede esterni alla balaustra.


CUPOLA

CUPOLA: I lavori in stucco della cupola sono opera dello scultore ed allievo fedele di Gian Lorenzo BERNINI e Antonio RAGGI. La struttura della cupola, del diametro di 17,3 m, vagamente ispirata al Pantheon di Roma nell’imponenza, seppur in piccolo, tanto che sembra fosse desiderio di papa Alessandro VII di fare di questa chiesa una sorta di “Pantheon Mariano“, è sorretta da otto pilastri: nella calotta della cupola sono raffigurati 16 angeli, due per ogni campata, che sostengono ghirlande e di quercia e lunghi festoni arborei. L’intera superficie convessa è punteggiata da cassettoni esagonali che vanno a rimpicciolirsi nel progredire verso l’occhialone centrale, al quale convergono le otto fasce bianche dei costoloni. L’occhialone centrale di cui sopra è sormontato da una lanterna. Lungo tutto il cornicione interno su cui appoggia la cupola all’interno si legge la seguente iscrizione: «Maria è assunta in cielo gaudente. Gli angeli lodando benedicono il Signore e riempiono di lode il Figlio di Dio.»


ALTARI LATERALI: Gli altari laterali sono sei: si presentano rivestiti di stucchi e presentano un timpano alternato sorretto da due colonne.
Emisfero destro
– Altare di san Tommaso da Villanova. Accoglie un dipinto di grandi dimensioni raffigurante “San Tommaso da Villanova agonizzante” opera del pittore Raffaele VANNI, pagata dall’elemosiniere segreto di papa Alessandro VII 200 scudi nel 1665.
– Altare della Sacra Famiglia (nella pag. seguente) Il quadro dell’altare è una “Sacra Famiglia“, o ‘”Riposo durante la fuga in Egitto“, di Ludovico GIMIGNANI, pagato nel 1665 200 scudi assieme ad un altro quadro dipinto dal fratello del Gimignani. Ad una parete della nicchia dell’altare sono collocate tre lapidi funerarie della famiglia Nardini risalenti alla metà dell’Ottocento: la lapide del piccolo Ugo Nardini del 1847, la lapide del fratello di questi Pio Nardini del 1848 ed infine la lapide della madre di questi, Giulietta Masini, morta nel 1849, apposta dal marito Lorenzo Nardini.
– Altare di sant’Antonio abate. La tela d’altare, pagata per 200 scudi nel 1665 assieme al quadro precedente-mente menzionato, è un “Sant’Antonio abate” eseguito da Giacinto GIMIGNANI, fratello di Ludovico.

EMISFERO SINISTRO:
– Altare di san Francesco di Sales. Il quadro che adorna questo altare è un “San Francesco di Sales” del pittore Alessandro TARUFFI, costato 110 scudi.
– Altare di sant’Agostino e della Santissima Trinità. Questo altare ospita una tela di Bernardino MEI raffigurante “Sant’Agostino“, costata nel 1665 160 scudi. Sull’altare è collocato un recente dipinto rotondo di piccole dimensioni del Sacro Cuore di Gesù. Ad una parete di questo altare venne collocata la lapide celebrativa della consacrazione della collegiata, il 18 ottobre 1778, operata dal cardinale vescovo della diocesi suburbicaria di Sabina Andrea Corsini con la partecipazione del cardinale vescovo della diocesi suburbicaria di Albano François-Joachim de Pierre de Bernis.
– Altare di san Rocco. In questo altare è conservata la tela del “San Rocco” del misterioso Alessandro Mattia da Farnese, il “Prete Farnesiano“, costata 120 scudi all’elemosiniere segreto di papa Alessandro VII.


SANTUARIO di Santa MARIA di GALLORO: Il Santuario e il suo giardino sono un luogo di culto cattolico situato nella località di Galloro nel comune di Ariccia, nella città metropolitana di Roma Capitale, nell’area dei Castelli Romani, nella Diocesi suburbicaria di Albano Laziale. Il santuario di Galloro è uno dei santuari mariani più importanti e frequentati del Lazio; inoltre, è schedato tra i monumenti architettonici del Lazio in virtù del contributo dato dal celebre architetto Gian Lorenzo BERNINI alla progettazione di alcune sue parti. Il santuario, dedicato all’immagine miracolosa della Madonna di Galloro, venne costruito tra il 1624 ed il 1633, e il convento attiguo dal 1817 è affidato alla cura della Compagnia di Gesù. Il santuario con l’immagine sacra sono stati oggetto di visite apostoliche di numerosi pontefici, quali papa Urbano VIII, papa Alessandro VII, papa Clemente XI, papa Benedetto XIV, papa Clemente XIII e papa Clemente XIV, papa Pio VII, papa Gregorio XVI e infine papa Pio IX. Oggi il santuario è costituito in parrocchia, con oltre 3000 anime, cui è unita la collegiata di Santa Maria Assunta di Ariccia. La Madonna di Galloro è venerata dagli ariccini tre volte all’anno: l’8 dicembre, con la tradizionale festa della Signorina, istituita nel 1656 per ringraziare la Madonna di aver salvato il paese dalla peste; la seconda domenica di ottobre, anniversario della solenne incoronazione dell’immagine; e il giorno di Pentecoste, anniversario della consacrazione della chiesa nel 1633.
Esterno: La facciata del santuario prospettava su un vasto piazzale, nel quale si svolgeva la fiera di Galloro; tuttavia, dopo la sistemazione della via Appia Nuova portata avanti sotto i pontificati di papa Gregorio XVI e di papa Pio IX, prospetta direttamente sulla trafficata strada statale 7 via Appia Nuova. Pare che il disegno della facciata sia opera di Gian Lorenzo Bernini: sicuramente la sua realizzazione si colloca nell’ambito dei lavori finanziati dai Chigi tra il 1661 ed il 1662.

INTERNO: L’ampio interno si presenta a croce latina con cupola, ad unica navata con transetto su cui affacciano sei cappelle laterali. Sopra la porta principale, sulla controfacciata, venne apposta una iscrizione per commemorare il termine dei lavori di ampliamento ed abbellimento finanziati dai Chigi e da papa Alessandro VII. L’ultima campata della chiesa, con le due cappelle, venne aggiunta dopo il 1661, sotto il pontificato di papa Alessandro VII. Il progetto è attribuito al celebre architetto Gian Lorenzo Bernini: entrambe le cappelle aggiunte furono dedicate a santi appena proclamati da Alessandro VII. Infatti, la cappella di destra è dedicata a san Tommaso da Villanova, e vi è un quadro raffigurante il santo opera di Giacinto Gimignani; a sinistra, invece, la cappella è dedicata a san Francesco di Sales, e vi è una tela raffigurante il santo opera del Borgognone. A circa metà della navata, è posta l’epigrafe commemorativa del primo abate vallombrosano di Galloro padre Benigno Bracciolini, che fu in carica dal 1631 alla data della sua morte, avvenuta nel 1637 a 34 anni. Il coro della chiesa, dietro l’altare, venne restaurato nel 1762.
L’altare maggiore, al centro del quale è incastonata l’immagine della Madonna di Galloro, venne realizzato nel 1630 grazie ai finanziamenti del cardinale vescovo della sede suburbicaria di Albano Carlo Emanuele Pio di Savoia; anche papa Clemente XI si preoccupò di far adornare di marmi l’altare, facendovi portare da Roma le reliquie di san Clemente I. la traslazione avvenne solennemente il 29 maggio 1716. La balaustra in marmo antistante il presbiterio è invece un’offerta di papa Benedetto XIV risalente al 1757. La Cupola all’esterno è stata rivestita in piombo durante i lavori finanziati dai Chigi, tra il 1661 ed il 1663: all’interno, è opinione che le decorazioni siano opera di Gian Lorenzo BERNINI.

(Dopo) EX CHIESA di San NICOLA di BARI: La chiesa, costruita nel 1665 su progetto di Luigi Bernini, fratello del più noto Gian Lorenzo attivo in quello stesso periodo al complesso monumentale chigiano, ed affidata alla Congregazione dei Padri della Dottrina Cristiana, sorge nel sito dell’antica collegiata, sostituita dalla nuova collegiata berniniana: l’antica chiesa risaliva probabilmente addirittura al X se-colo. Dal 2008 la chiesa, sconsacrata, ospita uno spazio teatrale comunale.

Dopo: Il collegio, attiguo alla Chiesa sconsacrata di San Nicola di Bari, ha ospitato dal 1655 alla metà dell’800 la Congregazione dei Padri della Dottrina Cristiana, che svolgeva le funzioni di scuola pubblica per i giovani di Ariccia. Dal 1980 ospita il Municipio.





