VILLA di TIBERIO: Il nucleo originario, databile in età repubblicana, fu ampliato già in epoca augustea. Le testimonianze attualmente visibili si concentrano intorno ad un cortile porticato con una serie di ambienti di servizio più volte ristrutturati. Nell’immagine in evidenza: Vista dalla Villa di Sperlonga.

VILLA di TIBERIO: Le testimonianze attualmente visibili si concentrano intorno ad un cortile porticato con una serie di ambienti di servizio più volte ristrutturati: una fornace e un forno per il pane. In basso, sul mare, si apriva la celebre grotta, in parte lasciata nella forma originaria, in parte opportunamente sistemata. L’ingresso è preceduto da una grande peschiera rettangolare collegata, all’esterno, con un bacino in parte occupato da un padiglione (forse un triclinio estivo) e, all’interno, con una piscina circolare dove un basamento sosteneva il gruppo statuario di Scilla e la nave. Sul fondo dell’antro principale si aprono 2 appendici: in quella di sinistra venne ricavato un triclinio, mentre quella di destra era adibita a ninfeo con cascatelle e giochi d’acqua. Lo specchio di mare antistante la villa e il promontorio è in concessione al W.W.F. per la creazione dell’Oasi Blu (area marina protetta).










La VILLA e l’ANTRO: L’estesa grotta naturale aprentesi nel Monte Giannino che ha tracce di frequentazione già in epoca preistorica, presenta ancora oggi ben visibile parte della ristrutturazione della prima epoca imperiale. All’interno della grotta venne realizzata una vasta piscina circolare al cui centro era posto un basamento destinato ad accogliere il gruppo di Scilla. Sul fondo della grotta doveva essere collocato il gruppo del Polifemo. La piscina circolare era in comunicazione con un’altra di forma rettangolare con al centro un esteso basamento di muratura da cui si dipartono muri delimitanti 4 piccole vasche rettangolari. Tali piscine erano in funzione di impianti per l’itticoltura. La creazione di bacini artificiali per l’allevamento dei pesci era, infatti, comune presso le facoltose famiglie romane dell’era repubblicana. Il sistema di allevamento dei pesci della grotta di Tiberio è ancora oggi ben conservato ed è conforme ai principi esposti dagli autori classici che si sono occupati dell’argomento, prima fra tutti Columella.
I pesci venivano allevati in un habitat salmastro, concorrendo nelle piscine di acqua dolce (magnesiaca) delle sorgenti che affluiscono dal Monte Ciannito sovrastante la grotta ed acque salate penetranti dal mare attraverso condotti sotterranei. Nel punto di incontro tra la piscina circolare e quella rettangolare dovevano essere collocate due gruppi del Ratto del Palladio (Il furto del Palladio è un episodio mitologico chiave della guerra di Troia, in cui gli eroi greci Ulisse e Diomede rubano la statua sacra di Pallade Atena dal tempio di Troia per facilitare la caduta di Troia) e quello del Pasquino (la più celebre statua parlante di Roma). In alto sulla grotta, all’esterno, fu posto un gruppo scultoreo raffigurante Ganimede rapito dall’aquila. Della villa è stato scavato ben poco. Le esplorazioni hanno finora interessato solo un quadriportico di servizi a nord del promontorio del Monte Ciannito ed altri ambienti relativi forse ad un acquartieramento militare, ad altri servizi e ad un piccolo porto a sud del citato promontorio in località Bazzano. Dell’insieme delle esplorazioni condotte sono venute alla luce numerose sculture destinate all’arredamento della villa di Tiberio. Sul lato destro della grotta, vicino al mare furono rinvenuti 2 busti di Attis (oggi a Copenaghen) su colonnine. Da tale villa proviene, forse, una statua raffigurante Andromeda, oggi al Museo Nazionale di Napoli.



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