CHIESA di San MARTINO: Eretta nella seconda metà del Settecento, su iniziativa dell’arciprete Isidoro Chirulli, sul luogo ove sorgeva la precedente collegiata romanica, è un esempio del barocco martinese. Si caratterizza per la maestosa facciata, sulla quale spicca centralmente l’immagine del Patrono che divide il mantello con un mendicante ad Amiens.
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La Collegiata di gusto rococò, dedicata a San Martino di Tours, sostituì la precedente chiesa medievale, le cui vicende risalgono al XIV secolo. Abbattuta già nel 1747, la Chiesa fu riedificata su progetto dell’ing. Giovanni Mariani e vi lavorarono lo scultore Giuseppe Morgese con i figli Francesco e Gaetano. Il prospetto è ripartito in 2 ordini da un’ampia cornice. La parte inferiore, scandita da lesene doppie, presenta 4 nicchie con le sculture di San Giovanni battista e San Pietro a sinistra, San Paolo e san Giuseppe a destra. Al centro si apre il Portale con timpano spezzato sul quale si sviluppa il rilievo raffigurante San Martino che divide il mantello con il povero. L’ordine superiore, raccordato dalle volute laterali su cui svettano grandi fiaccole, è scandito dalle 4 l4sene che inquadrano le nicchie con le statue di S. Comasia a sinistra, e S. Martino a destra. Al centro è inserita la finestra con balaustra, dall’andamento curvilineo, mentre il timpano di coronamento accoglie, ai lati, 4 fiaccoloni ornamentali e, nella specchiatura centrale, una mitria episcopale sormontata da corona. Sul fianco meridionale e su quello settentrionale si aprono i 2 ingressi laterali con 2 iscrizioni a ricordo della protezione di S. Martino a favore della città dalle epidemie, dalle invasioni, dai flagelli della carestia, del terremoto e della peste. L’edificio, ricostruito con pianta a croce latina, con 2 cappelle per ciascun lato della navata, fu riaperto al culto già nel 1763 e riconsacrato nel 1775. A sinistra dell’Ingresso è collocato il Fonte Battesimale nel 1773 dal marmoraro napoletano Crescenzo Trinchese. La 1° Cappella a sx, con altare rococò in pietra, presenta la tela settecentesca con L’Apparizione della Vergine a S. Girolamo Emiliani, mentre nella 2° Cappella sono collocate le sculture lapidee del Presepe, (1518-1530) e attribuite a Stefano da Putignano, a queste fa da sfondo un dipinto murale con l’Adorazione dei pastori realizzato nel 1777 dal pittore Pietro Cataldo Mauro. Le Cappelle sul lato dx, in parte rifate nel XIX secolo, sono dedicate al Crocifisso e all’Addoorata. Nella zona del Transetto sono presenti sui tre altari settecenteschi di sx le coeve tele dell’Arcangelo Raffaele e Tobiolo e della Madonna di Costantinopoli tra S. Michele Arcangelo e S. Gaetano di Thiene e la scultura lignea di Cristo alla colonna del 1° Seicento. Sul lato dx si segnalano le statue lignee di S. Martino e S. Comasia inserite nelle macchine d’altare di gusto rococò. Al centro dell’altare maggiore del 1773 sono disposti gli stalli del coro ligneo (1775). Nell’area presbiteriale trovano posto anche la statua della Madonna Pastorella e la tela della Pentecoste di Michelangelo Capotorto (XVIII). A sx del presbiterio, vi è il Cappellone del SS. Sacramento con l’Ultima cena di Domenico Carella del 1804 3, a dx, la sala del tesoro.

La facciata s’innalza per circa 37 metri, su una base lunga 24, occupata dalla scalinata semicircolare di undici gradini. La facciata è divisa in due ordini sovrapposti mediante un’ampia cornice. L’ordine inferiore è modulato da sei lesene che finiscono con fregi io-nici romani come fossero capitelli e presenta in basso quattro nicchie con statue di marmo rappresentanti Giovanni Battista e san Pietro (a sinistra) e san Paolo e san Giuseppe (a destra). Al centro dell’ordine inferiore si trova il portale maggiore con architrave e timpano spezzato, su cui sono posizionati due angeli e l’altorilievo raffigurante l’episodio di san Martino e il povero. L’ordine superiore, che si restringe fino a 18 metri, è diviso in quattro lesene e pone in risalto la loggia centrale ad arco, con balaustra e frontespizio spezzato, ai cui lati si trovano due nicchie con, al loro interno, le statue di santa Comasia e santa Martina. La facciata si chiude con un timpano ad andamento mistilineo nel quale sono collocati quattro fiaccoloni ornamentali e la base della croce ferrea. Nel centro del frontone spicca lo stemma rappresentate il santo di Tours. PORTE MINORI: Il fianco meridionale della basilica offre come elementi ornamentali di interesse solo dei doccioni antropomorfi, posizionati nelle estremità della superficie muraria, e il portale secondario posto nell’angolo destro del transetto. La porta meridionale è decorata da un frontespizio spezzato da un elegante cornice ovale con cartigli e putti. Fra l’architrave e il timpano compare un’iscrizione latina, che evoca il patrocinio di san Martino per i benefici concessi tra il 1712 e il 1737. Il portale secondario presso il transetto sinistro, disposto in maniera simmetrica rispetto a quello meridionale, riprende motivi analoghi: vi è un’iscrizione latina che invoca l’azione continua del Santo Vescovo.



CHIESA di San MARTINO: Eretta nella seconda metà del Settecento, su iniziativa dell’arciprete Isidoro Chirulli, sul luogo ove sorgeva la precedente collegiata romanica, è un esempio del barocco martinese. Si caratterizza per la maestosa facciata, sulla quale spicca centralmente l’immagine del Patrono che divide il mantello con un mendicante ad Amiens. Nell’interno degni di nota sono l’altare maggiore in marmi policromi del 1773 di scuola napoletana, l’ampio cappellone del Santissimo Sacramento, un presepe opera di Stefano da Putignano e varie tele di Domenico Antonio Carella. Ospita le reliquie di Santa Comasia, che la tradizione vuole martire tra il II e il IV secolo e di Santa Martina. Nell’aprile del 1998 papa Giovanni Paolo II l’ha elevata alla dignità di basilica minore. Dal 20 dicembre 2015 all’11 novembre 2016 è stata chiesa giubilare. La particolarità di questa chiesa consiste nel fatto che nella parte destra ci siano statue, mentre la parte sinistra sia ornata esclusivamente da dipinti. Ci sono anche una statua della Madonna dell’Ausiliatrice e un Gesù Flagellato alla Colonna del 1622.


Sotto l’arco maggiore (arco trionfale) del presbiterio si eleva il monumentale altare principale in marmi policromi, eretto nel 1773. Il disegno armonico del complesso rivela soluzioni formali classiche risolte nel linguaggio artistico del tardo rococò. Sul basamento dell’altare s’innalzano 4 colonne con capitelli riccamente ornati. Altri elementi decorativi preziosi sono dati dagli angeli scolpiti adagiati sul lati del frontone, dalla sontuosa cornice della nicchia con sovrastante altorilievo e iscri-zione, dalle due grandi statue in marmo bianco poste sui corni: quella collocata a sinistra presenta una donna con un bimbo al seno e un altro attaccato alle sue ve-sti, la Carità; quella a destra, una giovane poggiata all’estremità di un vaso a forma di corno pieno di frutti, l’Abbondanza. In una prospettiva allegorica si potrebbero riferire a san Martino, soccorritore del prossimo.

La statua lapidea policromata di San Martino, di 195 cm, collocata nella nicchia dell’altare, è la stessa venerata nell’antica chiesa, scolpita da Stefano da Putignano del 1518. Il santo, con mitra e pastorale, è scolpito in abito pontificale, in atteggiamento benedicente. All’epoca della riedificazione dell’altare maggiore, il Capitolo voleva commissionare una nuova statua in marmo ma rinunciò sapendo di andare contro al popolo, devotissimo all’antico simulacro martiniano. Al vertice dell’arco trionfale vi è il Cristo benedicente, altorilievo sulla cornice mistilinea; in alto, la luminosa finestra a conchiglia ha la vetrata istoriata con San Martino e il povero, opera eseguita nel 1956 dalla Scuola Superiore d’Arte Sacra Beato Angelico di Milano.





Qui e di seguito:
CAPPELLE Laterali: L’altare di Cristo alla colonna (o della Flagellazione), è il 2° in senso orario del tran-setto sinistro. Altare classicheggiante in marmi policromi, eretto nel 1775, è il complesso più importante dopo l’altare maggiore. Le decorazioni più importanti sono quelle del paliotto con il Volto Santo impresso su un panno, del tabernacolo decorato fine-mente con 2 piccole teste di angeli e un’aquila e da 2 nicchie con, alla loro sommità, due teste di angelo. In una delle due nicchie c’è il Cristo alla colonna di Giacomo Genovini. La statua si trovava già nell’antica chiesa, dove si trovava sul 1° al-tare. L’altare fu dichiarato privilegiato nel 1888. I restauri del 1994-1999 hanno portato alla luce due dipinti posti sulle lunette laterali delle finestre adiacenti all’altare.


CAPPELLA della NATIVITA’ di GESU’: La seconda cappella sul lato sinistro della navata, dedicata alla Natività, presenta una balaustra marmorea e un altare rococò in pietra del 1764. Il fondatore dell’altare fece disporre le 5 statue della natività già presenti dell’antica chiesa romanica: a sinistra la Vergine, al centro il Bambinello Gesù, a destra San Giuseppe e nei corni due Angeli. Al centro della composizione vi è una mangiatoia con bue ed asinello aggiunti all’epoca della costruzione dell’altare, non presenti nell’antica chiesa. In funzione di questo presepe fu concepita la pala d’altare dell’Adorazione dei pastori eseguita da Pietro Cataldo Mauro. Vi sono rappresentati, in basso, un gruppo di pastori inginocchiati in adorazione, rivolti in direzione del centro dell’altare dove è posta la statua del Bambinello, in alto a destra, i Magi in cammino guidati dalla cometa, e a sinistra un gruppo di pastori a riposo; nella sommità un angelo annuncia la nascita del Salvatore.


ALTARE di San RAFFAELE: E’ il primo in senso orario del transetto sinistro, in stile rococò, eretto fra il 1764 e il 1775. È sovrastato dal dipinto raffigurante l’Arcangelo Raffaele e Tobiolo. La tela raffigura l’Arcangelo Raffaele che ordina al giovane Tobiolo di tirare a sé un pesce smisurato che voleva divorarlo, mentre si lavava i piedi sulla riva del fiume Tigri; sullo sfondo una fitta selva e in alto tre teste di angioletti. L’episodio biblico esprime allegoricamente la custodia degli angeli nelle vicende umane e la provvidenza divina verso i buoni.


ALTARE di Santa MARIA di COSNTINOPOLI: E’ il 3° in senso orario del transetto sx, in stile rococò, eretto dal Capitolo fra il 1764 e il 1775. La pala d’altare, intitolata Ma-donna di Costantinopoli fra San Michele Arcangelo e San Gaetano da Thiène, raffi-gura la Madonna e il Bambino coronati, avvolti in un manto di ermellino tenuto da angeli che emergono da nubi; la Vergine indossa il tradizionale Maphorion azzurro con la stella mentre il Bambino regge un uccellino nella mano destra. Nella parte inferiore della pala, in propor-zioni alterate rispetto alle figure centrali, so-no raffigurati, a sinistra, l’Arcangelo Mi-chele intento a schiacciare un drago con il piede e, a destra, Gaetano Thiene in posi-zione d’adorazione. La pala è completata dalla vista di una città in fiamme e dalla scritta che invoca la liberazione dalla peste nella città.

CAPPELLA di San GIROLAMO EMILIANI: La 1° cappella sul lato sx della navata, dedicata a san Girolamo Emiliani, presenta una cancella-ta in ferro e un altare rococò in pietra del 1775. Punto focale della cappella è il dipinto Apparizione della vergine a san Girolamo Emiliani, opera di un anonimo. Sono raffigurati nella tela la Vergine, che mostra il Bambino al santo, un gruppo di prigionieri liberati a sinistra del santo e arnesi di tortura destra. Nella parte inferiore della tela è presente lo stemma della famiglia Emiliani, un cartiglio con una massima e una manetta. Questo simbolo rappresenta il periodo di detenzione di Girolamo, caduto prigioniero dei Francesi. Sul frastaglio appare un piccolo dipinto murale a tempera di Sant’Andrea Avellino. Il santo teatino è ritratto in posizione benedicente. Sul finto tabernacolo vi è un dipinto a tempera dell’Agnus Dei con Cristo in gloria che regge con la destra un bianco agnello e con la sinistra un vessillo


ALTARE di Santa COMASIA Vergine e martire: E’ il 1°in senso orario del braccio dx della navata trasversale, in stile rococò, eretto nel 1764. La scultura lignea è opera di artisti leccesi del XVII secolo, presente già nell’antica chiesa. L’altare è riccamente decorato, presenta al suo centro la statua di Santa Comasia che reca nella mano sinistra una palma, simbolo del martirio, e nella destra un libro. Alla base dell’altare ci sono due statue di angeli rivolte verso la nicchia contenente la statua di Santa Comasia. La statua è la medesima venerata nell’antica collegiata. All’interno della basilica sono anche conservate le reliquie della santa che, insieme a san Martino, è la patrona della città.


ALTARE di MARIA AUSILIATRICE: E’ il secondo in senso orario del transetto destro, in stile neoclassico con marmi policromi, eretto nel 1879. La macchina d’altare, di grandi dimensioni, è composta da un alto basamento e da relative lesene, architrave e frontone arcato, nonché da un’antistante edicola a forma di tempietto con due colonne, trabeazione e fastigio triangolare. L’immagine di Maria Auxilium Christianorum è cinta da corona argentea con pietre preziose e regge sul braccio sinistro il Bambino, mentre con la mano destra impugna lo scettro. Questa statua fu benedetta a Roma da Papa Benedetto XV (1914-1922). Nel corso dei restauri del 1994-1999 nella lunetta sinistra (sotto) presso la finestra di questo lato del transetto è stato portato alla luce un dipinto murale a tempera, simile per dimensioni, datazione ed esecuzione a quelli scoperti superiormente all’altare di Cristo alla colonna; esso rappresenta ancora una volta Martino e il povero.

ALTARE di Santa MARTINA: L’altare di Santa Martina vergine e mar-tire (30 gennaio) è il terzo in senso ora-rio del transetto destro, in stile rococò in pietra, eretto fra il 1770-1775.Nella nicchia centrale è presente la statua di Santa Martina. La santa è rappresentata in atteggiamento ieratico con la palma del martirio nella mano sinistra mentre con la destra regge un lembo di lungo mantello. La parte superiore del complesso riprende quello dell’altare di Santa Comasia.



CAPPELLA del SANTISSIMO SACRAMENTO (sopra e di seguito): Con accesso dall’area presbiterale, attraverso un ampio portale strutturato architettonicamente sul modello della porta minore dello stesso lato della navata si apre la più grande cappella della basilica di San Martino dedicata al Santissimo Sacramento. Segue un piccolo vano ad arco nello spessore delle murature che immette nella cappella. Sui suoi lati chiusi vi sono due lapidi commemorative: quella di sinistra ricorda la costruzione del primo altare e del secondo (1786 e 1802); quella di destra riprende il testo apposto sulla controfacciata della chiesa. D’interesse artistico è l’elemosiniera lignea con cassetta metallica e con la Deposizione di Cristo posta a sinistra dell’entrata. Nei pennacchi della cupola Domenico Antonio Carella dipinse a tempera nel 1785 gli Evangelisti, restaurati poi nel 1844, come attestano le iscrizioni riportate nel tamburo. Essi, seduti su nuvole fra angeli, sono raffigurati in diverse posizioni: San Matteo indica con la mano destra il volume da lui scritto; San Giovanni scrive il suo vangelo, con in basso l’aquila; San Luca dipinge l’immagine della Vergine; San Marco regge il suo libro, con il leone accanto. Anche gli ornamenti pittorici della cupola sono dello stesso autore. Il complesso architettonico dell’altare del Santissimo Sacramento venne realizzato da Raimondo Belli nel corso di più anni. Rivela in tutte le sue parti coesione del modello, finezza e accuratezza, caratteri che rimandano allo stile classico. Gli elementi decorativi più significativi, tutti in marmi bianchi o policromi, sono dati dal gruppo scultoreo dei putti che reggono la croce, dalla balaustrata con cancello in bronzo, dai due angeli posti sui corni dell’altare e dal tabernacolo a forma di tempietto. Nel riquadro marmoreo sovrastante l’altare, è collocata la grande pala dell’Ultima cena. Dietro una grande tavola ovale il Cristo è in atto di benedire il pane, attorniato dagli apostoli; in primo piano a sinistra, Giuda gli volge le spalle; in basso si trovano degli orci e un cane che lecca i piatti. Dietro ai commensali si muovono dei servitori fra le basi dei colonnati, mentre stormi di angeli in volo reggono i tendaggi e una grossa lampada accesa. Ai lati dell’altare sono presenti delle vetrate istoriate poste sulle porte della piccola sagrestia e dell’odierno archivio capitolare.




BATTISTERO: Ai lati della porta maggiore si aprono nelle murature due vani che formano due piccole cappelle. In quello sinistro era contenuto, per tutto il XIX secolo, un sedile ligneo, poi sostituito da una lapide contenente il testo in latino dell’eleva-zione a Basilica minore. Nel vano destro è collocato il Battistero, realizzato nel 1773 da Crescenzo TRINCHESE. La nicchia del battistero presenta vari elementi in marmo bianco e con rilievi finemente lavorati. Al centro si eleva la fonte battesimale, con una struttura ottagonale a forma di colonna ed elegantemente decorata con motivi floreali; essa si conclude con il gruppo scultoreo del battesimo di Cristo. Completano il complesso, la lapide con una lunga iscrizione dedicatoria nella calotta della nicchia e il piccolo cancello in bronzo della balaustra.

CAPPELLA del CROCIFISSO: La 1° cappella del lato dx della navata, presso la porta maggiore è dedicata al Crocifisso. L’altare in pietra e in legno è stato eretto nel 1765 da Domenico MAGLI. La statua lignea del Crocifisso rappresenta l’immagine di Cristo in croce è collocata in una disadorna nicchia rettangolare, scava-ta nel muro. Alquanto imperfetta appare la struttura architettonica della macchina d’altare: le lesene, la trabeazione e il fastigio, decorati un tempo da meda-glioni in tela con immagini di santi, sono in legno dipinto, mentre l’altare è in pietra fino al grado. Lo stile sintetico del complesso è frutto di un frettoloso rifacimento tardo ottocentesco della parte superiore.


CAPPELLA dell’ADDOLORATA: La seconda cappella del lato destro della navata è dedicato all’Addolorata. Presenta un altare neoclassico in mar-mi policromi. La Vergine è raffigurata in atteggia-mento di profonda afflizione, con un fazzoletto nella mano destra, mentre con la sinistra regge lo scapolare; indossa un vestito in seta nera a ricami d’oro e un manto viola. L’altare originario venne costruito nel 1784, uno degli ultimi della chiesa. Una lapide marmorea sul lato sinistro della cappella fa sapere che nel 1822 Pietro Antonio Casavola pose sull’altare, a sue spese, la statua della Beata Maria Vergine dei Sette Dolori (Mater Dolorosa).



