Il Giro delle Chiese

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PERUGIA: SANTUARIO di Santa RITA da CASCIA

Santa Rita da Cascia è stata una monaca italiana del XIV secolo. È famosa per i suoi miracoli e anche per la sua vita molto intensa. Nata in una famiglia nobile, Rita ha deciso di entrare in convento quando era ancora molto giovane. Rimase lì per il resto della sua vita, dedicandosi alla preghiera e all’aiuto degli altri. Nell’immagine in evidenza: Chiostro del Monastero.

La CHIESA posizionata quasi sulla sommità del colle di Sant’Agostino e il cui accesso al sagrato è permesso da una breve scalinata, presenta una facciata ricoperta in travertino bianco di Tivoli incastonata tra due guglie, le quali terminano con due piccole celle campanarie, sormontate da croci in ferro; nella parte centrale si apre l’unico portale d’ingresso alla chiesa sostenuto da un architrave sul quale è scolpito un saluto alla santa. Le colonne che sostengono l’architrave e che al centro ospitano il portale in legno, sono decorate con dei bassorilievi, opera di Eros Pellini, raffiguranti la vita di santa Rita, in particolare: Rita che insegna ai figli a pregare, la morte del marito, l’ingresso al monastero, la prova dell’obbedienza, Rita suora che dona il pane ai poveri, Rita che riceve la stigmate, il pellegrinaggio a Roma, le rose e i fichi in inverno, il transito; nella parte superiore della facciata si apre un ampio finestrone, decorato con una croce sostenuta da sei angeli e termina con un timpano al di sotto del quale è scolpita la data del termine dei lavori di costruzione. Sul lato sinistro, protetto da un cancello in bronzo è il portale della vecchia chiesa di santa Rita. Internamente la chiesa è a croce greca, suddivisa in 4 absidi e circondata da un colonnato che sorregge un matroneo che corre lungo tutto il perimetro della struttura: sulle pareti, in cui si aprono strette monofore decorate con vetri colorati, eseguiti da Armando Marrocco e Silvio Consadori, sono posizionate le stazioni della Via Crucis, in marmo bianco, realizzate sempre dal Pellini, oltre che ad un pulpito in legno di noce, scolpito da Emilio Monti; la pavimentazione al centro della chiesa è in marmi policromi raffigurante lo stemma di papa Pio XII. Nella zona centrale è un dipinto, in stile neobizantino, di Luigi Montanarini, che copre una superficie di circa 300 metri quadrati e che parte dalla cupola per proseguire lungo la lanterna, le vele e i quattro pilastri: nella cupola è raffigurata una Colomba, simbolo dello Spirito Santo, e la gloria dei santi agostiniani, nelle vele, contornate da angeli, le figure di santa Rita, sant’Agostino, santa Chiara da Montefalco, san Nicola da Tolentino, il beato Simone Fidati, san Giovanni da San Facondo, la beata Giuliana da Cornillòn e san Tommaso da Villanova, mentre sui 4 pilastri sono dipinti il transito, la canonizzazione e le opere di Rita, oltre all’elevazione della chiesa a basilica.

Nell’abside d’ingresso è l’affresco di Silvio Consadori, del 1956, ritraente l’Adorazione della Croce, e, dello stesso autore, è la decorazione pittorica sia dell’arco trionfale, dov’è raffigurata la Preghiera di Gesù nel Getsemani e il Ritorno delle donne dal Calvario, sia del matroneo, con scene della vita di Gesù come la fuga in Egitto, il battesimo nel Giordano, la caduta sotto la croce; la zona si conclude con i due altari laterali con le tele di santa Lucia e di san Giuseppe, opera del Consadori e Cesarino Vincenzi. L’abside principale, corrispondente al presbiterio, in asse con l’ingresso, è stata rifatta nel 1981 e si accede tramite gradini in marmo rosa aurora, stesso materiale usato anche per la pavimentazione: l’altare maggiore è formato una lastra di cristallo che poggia su rami di vite realizzati in bronzo dorato; il tabernacolo, opera di Giacomo Manzù, ha una forma ovale e decorato con spighe di grano, tralci di vite ed una rosa. Le opere pittoriche sono state commissionate a Luigi Filocamo e nel catino è rappresentata l’Ultima Cena, nell’arco trionfale il Sacrificio di Isacco e la Pasqua ebraica e lungo il matroneo diversi santi agostiniani; la zona dell’altare maggiore si completa un crocifisso ed una lampada eucaristica in bronzo simile ad un ramoscello d’ulivo. Sul matroneo dell’abside d’ingresso, si trova l‘Organo a canne della basilica, costruito dalla ditta Pinchi; lo strumento è a trasmissione elettrica e il suo materiale fonico è collocato all’interno di due corpi posti simmetricamente; entrambi sono caratterizzati da una mostra formata da canne di principale disposte a palizzata, con cassa limitata al basamento. L’organo dispone di due consolle, entrambe con due tastiere di 61 note ciascuna e pedaliera concavo-radiale di 32 note: quella originale si trova sul matroneo, mentre la seconda, aggiunta nel 1970, sta a pavimento nei pressi del presbiterio.

La CUPOLA (sotto) è raffigurata una Colomba, simbolo dello Spirito Santo, e la gloria dei santi agostiniani, nelle vele, contornate da angeli, le figure di santa Rita, sant’Agostino, santa Chiara da Montefalco, san Nicola da Tolentino, il beato Simone Fidati, san Giovanni da San Facondo, la beata Giuliana da Cornillòn e san Tommaso da Villanova, mentre sui 4 pilastri sono dipinti il transito, la canonizzazione e le opere di Rita, oltre all’elevazione della chiesa a basilica.

Sul lato destro si apre l‘ABSIDE dell’ASSUNTA (sotto): sull’altare principale è posta la pala della Madre della Consolazione in trono con il bambino ed ai lati sant’Agostino e santa Monica, di Giuseppe Valerio Egger, realizzata nel 1947; gli affreschi dell’abside sono realizzati da Gisberto Ceracchini e ritraggono nel catino l’Assunzione di Maria, la Città di Cascia e lo Scoglio di Roccaporena, nell’arco trionfale la Vergine che riceve la Comunione e la Deposizione di Gesù dalla croce e lungo la fascia del matroneo diverse scene della vita di Maria, come la nascita, la visitazione e la nascita di Gesù.

Sul lato sinistro si apre invece l‘ABSIDE di Santa RITA con affresco nella volta di Fer-ruccio Ferrazzi che raffigura Cristo seduto su un trono e santa Rita ai suoi piedi, contornata da angeli, nell’arco trionfale due episodi della vita della santa, ossia la sua guarigione dalla stimmate sulla fronte e il pellegrinaggio di Rita a Roma nel 1450 ed infine lungo il matroneo sono raffigurate le virtù teologali e cardinali; nello stesso ambiente si trova anche una tela del XVIII secolo della Madonna del Buon Consiglio e la pergamena del decreto dell’elevazione della chiesa a basilica. Nell’abside è stata inoltre ricavata la cappella di Santa Rita, in stile neobizantino, delimitata da una grata in ferro battuto: il corpo della santa è ospitato in una teca di vetro, a sua volta riposto in un sarcofago, realizzato nel 1930 e collocato nella sua posizione attuale il 18 maggio 1947.  Il sarcofago dispone di una base in marmo, scolpito da Eros Pellini ed ai lati i 4 angeli delle virtù cardinali, ossia la temperanza, la fortezza, la giustizia e la prudenza; l’opera si completa con una lampada votiva, realizzata da Artemio Giovagnoni e donata nel 1981 dal comune di Cascia. La cappella è arricchita da lampade, ex voto ed un ciclo di sette tele di Giovan Battista Galizi, con tema sempre la vita di santa Rita: Nascita di santa Rita e le api, Rita e i figli davanti al crocifisso, Ingresso al monastero, Prova dell’obbedienza, Stigmatizzazione, Pellegrinaggio a Roma, Transito di santa Rita. Dall’abside di Santa Rita si accede alla Penitenziaria, una sala inaugurata il 10 maggio 1986, su progetto degli architetti Rosario Scrimieri, Francesco Genco e Maurizio Caproni: al suo interno è possibile effettuare il sacramento della Confessione, coadiuvato da opere d’arte e proiezioni di video.

Una stretta porta conduce alla cosiddetta Chiesa della Beata Rita, ossia la vecchia chiesa, inglobata nella nuova, che ha custodito il corpo della santa dal 1577 al 1947 ed utilizzata per le preghiere delle monache del vicino convento; danneggiata da un terremoto nel 1703, tanto che la salma fu custodita per 4 anni in un magazzino nell’orto del monastero, fu poi in parte demolita per realizzare il nuovo tempio: rimangono il portale d’ingresso ed alcuni altari, completamente restaurati nel 1994. All’interno sono custodite diverse opere come le tele raffiguranti Santa Rita che riceve la stigmata, di Tito Troja del 1889, l’Addolorata con in braccio il Cristo morto, opera Salvo Castellucci del 1625, la Resurrezione di Cristo di Benedetto Nucci del 1588 ed una tela, caratterizzata da un croci-fisso in legno e personaggi dipinti, tra cui la Ma-donna, santa Caterina d’Alessandria e sant’Ago-stino, del 1610 realizzata da Virgilio Nucci; del 1629 è la cornice in marmo che circondava precedentemente l’urna di santa Rita. Originariamente la basilica disponeva anche di una cripta, in seguito trasformata in una nuova chiesa, chiamata Basilica inferiore.

In origine il Santuario era semplicemente composto da un monastero e da una piccola chiesa che ospitava l’urna con le spoglie di santa Rita; agli inizi del XIX secolo le strutture esistenti divennero inadeguate per il sempre maggior numero di pellegrini che arrivava a Cascia e fu così, grazie alla volontà di Madre Maria Teresa Fasce, che iniziò la costruzione di un santuario capace di rispondere alle esigenze dei fedeli: il complesso comprende due basiliche, un monastero, diverse sale polivalenti ed un ostello. La basilica inferiore di Santa Rita da Cascia, originariamente cripta della basilica, è stata inaugurata nel 1988 e realizzata su disegno degli architetti Rosario Scrimieri, Francesco Genco e Maurizio Caproni: al suo interno sono custodite la tomba di Madre Maria Teresa Fasce e le spoglie del beato Simone Fidati, assieme al miracolo eucaristico; nella chiesa sono conservate opere di Luigi Filocamo e Armando Marrocco. Il Monastero di Santa Rita da Cascia è il luogo dove la santa ha vissuto per più di quarant’anni la sua esperienza di vita monacale, fino alla sua morte: costruito nel XIII secolo, era intitolato originariamente a santa Maria Maddalena; venne ampliato durante il XVIII secolo ed ospita ancora suore della comunità agostiniana. Nel monastero è possibile osservare alcuni luoghi fondamentali della vita di santa Rita, come il cortile, con il pozzo, una vite e i caratteristici fori sul muro, tana delle api muraiole, il coro antico, che custodisce affreschi del XVI secolo e tele del XVII e XVIII secolo, l’oratorio nel quale santa Rita ricevette la stigmate, diverse celle, una delle quali appartenuta alla santa e altre che contengono oggetti ad essa appartenuti come la fede nuziale e diversi sarcofagi, ed il roseto, ricreato per ricordare il miracolo della rosa e dei fichi.

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