Il Giro delle Chiese

Ti porto alla scoperta dell’architettura sacra e di altre meraviglie d’Abruzzo, italiane e del mondo

RECANATI: Un breve GIRO Per RECANATI – ANCONA

RECANATI sorge sulla cima di un colle, la cui cresta tortuosa è quasi pianeggiante, a 293 m s.l.m., tra le valli dei fiumi Potenza e Musone. In direzione nord è visibile il monte Conero che si perde nelle acque e dagli altri lati della città, non chiusa né limitata da prossime elevazioni, sono visibili le cime degli Appennini. Le cime dei monti Sibillini con il monte Vettore e più su il monte San Vicino, lo Strega e il Catria sono ben visibili. Ha dato i natali al poeta Giacomo LEOPARDI. Nell’immagine in evidenza: Andrea MANTEGNA/Lorenzo LOTTO: “Sacra famiglia” – Museo Diocesano.

Come altri centri marchigiani, anche Recanati è la tipica “città balcone” per l’ampio panorama che vi si scorge: città e borgate sono sparse in gran numero nell’ampia distesa, tra piani, valli e colline. Dell’origine del primo centro abitato di Recanati non si hanno notizie certe. Sicuramente i territori circostanti furono abitati già in epoca preistorica dalla popolazione dei Piceni, diffusi nella regione. In epoca romana, lungo la valle del fiume Potenza, allora navigabile, sorsero due importanti città: Potentia, in corrispondenza della foce e Helvia Recina, anche detta Ricina, verso l’interno. A causa dell’invasione dei Goti condotta da Radagaiso intorno al 406 d.C., che misero a ferro e a fuoco la zona, la popolazione cercò rifugio sulle colline. Si ritiene che tanto Recanati quanto Macerata debbano la loro origine a quell’antica città. Il nome Recanati, in latino Recinetum e Ricinetum, indica anch’esso la derivazione della città da Ricina. Recanati poi si andò a poco a poco formando con la riunione di alcuni piccoli luoghi posti sullo stesso colle: il castello di Monte Morello, il castello di San Vito, altrimenti detto Borgo di Muzio, il castello di Monte Volpino e il borgo di Castelnuovo, borgo che in origine sembra si chiamasse Castello dei Ricinati.

Giacomo Leopardi ( Recanati, 29/06/  1798 –Napoli, 14/06/1837) è stato un poeta, filoso-fo, scrittore e filologo italiano. È ritenuto tra i maggiori poeti italiani dell’Ottocento e una delle più importanti figure della letteratura mondiale, nonché uno dei principali esponenti del romanticismo letterario, sebbene abbia sempre criticato la corrente romantica di cui rifiutò quello che definiva “l’arido vero“, ritenendosi vicino al classicismo. Il dibattito sulla sua a partire dal ‘900, specialmente in relazione al pensiero esistenzialista fra gli anni 30 e 50 del Nove-cento, ha portato gli esegeti ad approfondire l’analisi filosofica dei contenuti e significati dei suoi testi. Riflessione filosofica ed slancio poetico fanno sì che Leopardi, al pari di Blaise Pascal, Schopenhauer, Kierkegaard, Nietzsche e più tardi di Kafka, possa essere visto come un esistenzialista o almeno un precursore dell’Esistenzialismo.

Palazzo ANTICI

Palazzo ANTICI è la casa natale della marchesa Adelaide Antici, madre di Giacomo Leopardi, e nella cui Galleria avvenne il matrimonio con Mo-naldo. L’edificio risale al XVI secolo. Nell’edificio è custodito tra l’altro un importante archivio, in parte proveniente per eredità dalla famiglia romana dei Principi Mattei. Di fronte all’ingresso del palazzo, il cardinale Tommaso Antici fece costruire una scuderia (sotto), ornata di un tipico prospetto con alcune statue e busti provenienti dal circo Flaminio di Roma.

Senza sonno io giacea dal dì novello,

E i destrier che dovean farmi deserto

Battean la zampa sotto al patrio ostello.

Il Palazzo LEOPARDI, casa natale del poeta, è tuttora abitato dai discendenti della sua famiglia. L’edificio fu costruito nel XVII secolo su progetto dell’arch. Carlo Orazio Leopardi che riunificò due palazzi esistenti e ideò la facciata con i balconi che guardano verso mezzogiorno, Al primo piano si accede alla ricchissima biblioteca, nella quale sono conservati più di 25.000 volumi, raccolti e ordinati da Monaldo Leopardi, padre di Giacomo, e a una vasta raccolta di documenti, manoscritti e ricordi. Si accede al piano superiore, attraverso una scala settecentesca. Sulle pareti alcuni reperti archeologici, raccolti dal padre del poeta.

Nella Piazzetta del Sabato del Villaggio, su cui prospetta il palazzo Leopardi, si trova la Chiesa di Santa Maria di Monte Morello, di origini medievali, ma rifatta nella seconda metà del ‘500 dai fratelli Pier Niccolò e Orazio Leopardi sopra le spoglia della vecchia chiesa. Essa è legata alle vicende della famiglia Leopardi. Nel fonte battesimale del presbiterio fu battezzato Giacomo Leopardi il 30 giugno 1798. Un antico dipinto rappresentante la Beata Vergine è stato inserito nel muro sopra l’altare. La chiesa ha una certa notorietà per essere la parrocchia della famiglia Leopardi, dove andava a pregare anche il poeta Giacomo Leopardi, ed è assai vicina al palazzo. La chiesa esisteva già nel XIII secolo, ma venne quasi completamente ricostruita nel Cinquecento, in stile rinascimentale. Negli anni della seconda metà del Novecento la chiesa venne restaurata, ed ancora oggi è parrocchia familiare della famiglia nobile. L’esterno ha una facciata a capanna assai semplice, mentre il campanile è adornato da un orologio scolpito nel muro, e da un tetto con cupoletta “a cipolla“.  Caratteristico inoltre è la sua forma che termina a tre lati, di cui uno crollato nei secoli passati, e lasciato in tal maniera. L’interno della chiesa è a navata unica, con due ordini laterali di colonne marmoree, uno bianco e l’altro rosso. Ciò che colpisce è un affresco dedicato a Maria Vergine.

CONTROFACCIATA

I fanciulli gridando su la piazzuola in frotta, e qua e la saltando fanno un lieto rumore

La ricomposizione degli elementi lapidei nel “Colle dell’Infinito” simbo-leggia la perenne vitalità della poesia di Giacomo LEOPARDI: Il sacello aperto e l’acqua che scorre attorno suggeriscono l’idea che ad essere conservata è la memoria del Poeta e non il suo corpo.

Il cemento: materia nuova, grezza ed inorganica, che nel tempo diviene viva e parte della natura.

L’acqua: piano di contatto e di mediazione tra il vecchio e il nuovo, tra il cemento e la pietra, che nel riflesso degli spigoli e nella trasparenza delle profondità degli incassi lascia spazio all’immaginario.

Le pietre: testimonianza del ricordo della morte del Poeta.

Il contesto: il muro del Monastero di S. Stefano, il Colle de “L’Infinito” come luoghi letterari della poesia leopardiana.

Il sacello: ricomposizione simbolica di elementi architettonici e significati letterari che nella sua concezione aperta diviene urna non del corpo ma nella memoria del Poeta.

VEDUTA dall’ERMO COLLE

COLLE dell’INFINITO: Il Colle è la sommità del monte Tabor da cui si domina un panorama vastissimo, ispiratore dell’idilio “L’Infinito” composto da Leopardi a 21 anni. Il colle era meta delle passeggiate di Giacomo che vi accedeva direttamente dal giardino di casa, passando attraverso l’orto del convento di Santo Stefano. Il convento è attualmente aperto al pubblico come sede del Centro Mondiale della Poesia e della Cultura Giacomo Leopardi. In una casetta di fronte al giardino d’inverno abitava Maria Belardinelli, la famosa Nerina, figura centrale delle “Rimembranze”.

TORRE del PASSERO SOLITARIO, CHIOSTRO di Sant’AGOSTINO.

D’in su la vetta della torre antica, Passero solitario, alla campagna Cantando vai finché non more il giorno; Ed erra l’armonia per questa valle. Primavera dintorno, Brilla nell’aria, e per li campi esulta. Sì ch’a mirarla intenerisce il core. Odi greggi belar, muggire armenti; Gli altri augelli contenti, a gara insieme per lo libero ciel fan mille giri, Pur festeggiando il lor tempo migliore: Tu pensoso in disparte il tutto miri; Non compagni, non voli, Non ti cal d’allegria, schivi gli spassi; Canti, e così trapassi Dell’anno e di tua vita il più bel fiore.

CHIESA di San DOMENI-CO (XIII-XVIII secolo): Detta anche del Santissimo Rosa-rio, sorge adiacente a piazza Leo-pardi. Venne costruita dai Domenicani nel 1272, e rimaneggiata nel XVIII secolo. Nel sito del convento, poi demolito, si racconta che passò San Pietro Apostolo, lasciando una reliquia della Croce. L’abside è di stile neogotico e risale all’Ottocento, come la facciata. Il portale del 1481 è opera di Giu-liano da Maiano. All’interno si trova il San Vincenzo Ferreri in gloria, opera del 1513 di Lorenzo Lotto, tagliato nel Settecento per adattarlo a pala d’altare; di fronte a questo c’è il San Sebastiano del Torreggiani; a destra della chiesa si trova la medievale Porta San Domenico.

Chiesa di San Vito: L’attuale edificio fu costruito su un’antica chiesa romanico-bizantina e trasformata nelle forme attuali nella metà del Seicento su disegno di P.P. Jacometti. Nel 1741 il terre-moto danneggiò la facciata che fu rifatta su disegno del L. Vanvitelli, in cotto e con le colonne a spirale bicromate. Della primitiva costruzione tre-quattrocentesca all’esterno conserva l’impianto absidale e una torre campanaria incompiuta. Nella cappella adiacente (inizio navata a destra) c’è l’oratorio con la tela del Pomarancio raffigurante la lPresentazione al Tempio, due tele piccole di Pier Simone Fanelli, e l’Assunta del Latre. Di notevole valore anche le tele di Felice Da-miano da Gubbio (1582), di Giuseppe Valeriani (1550) e Paolo de Matteis (1727).

La primitiva cattedrale fu costruita prima del Mille; di questa restano pochissime tracce nell’attuale cripta. Tradizionalmente dedicata a San Flaviano è attribuita al Patriarca di Costantinopoli, di cui nella cattedrale si conserva una reliquia arrivata da Giulianova, ma attualmente gli storici propendono per una primitiva dedica a San Flaviano di Ricina. Questi fu il primo vescovo della distrutta città romana di Helvia Recina, dalle cui ceneri è nata la stessa Recanati dopo il VI secolo. Agli inizi del XIII secolo fu edificata una nuova chiesa, ricostruita poi dal cardinale Angelo da Bevagna tra il 1389 ed il 1412. Questa struttura fu più volte rimaneggiata ed abbellita: di particolare pregio è il soffitto a cassettoni, messo in opera nel 1620. L’abside fu abbellita con stucchi d affreschi nel 1650: in questa occasione furono eseguiti il Martirio di San Flaviano, il martirio di Santa Paolina, l’Annunciazione, la Traslazione della Santa Casa di Loreto e la Natività della Vergine. Nella Cripta sono sepolti diversi vescovi recanatesi. Sono invece in cattedrale altri sarcofaghi, tra i quali quello di Nicolò dall’Aste da Forlì, che volle la costruzione della grande Basilica della Santa Casa di Lo-reto, e di papa Gregorio XII, ultimo papa a non essere sepolto a Roma. I due organi sono di inizio ‘900, costruiti da Inzoli proveniente dalla chiesa del sacro Cuore di Macerata e trasferito nel 1995 da Alessandro Girotto, che lo inserì nella storica cassa del Nacchini di Destra: Le canne di facciata sono del Nacchini, unica parte con la cassa ad essersi conservata, e a sinistra Vegezzi Bossi. Adiacente alla basilica è il vecchio palazzo episcopale, che, dopo decenni di abbandono, è, dal 1957, sede del Museo diocesano.

MUSEO DIOCESANO:

E’ ospitato nei locali del vecchio Episcopio, antica costruzione risalente al 1240, che, dopo varie ristrutturazioni e destinazioni d’uso, venne restaurato nel 1957 per accogliere la raccolta diocesana d’arte sacra. All’edificio sono tuttora annesse le carceri pontificie che comprendono una stanza di guardia, una grande sala e due celle di rigore. Il Museo è articolato in due grandi ambienti cui si accede attraverso un’artistica porta a pannelli intarsiati del recanatese Vitaliano Benedettucci (1957). Le raccolte di quadri, statue, suppellettili ed arredi sacri che costituiscono l’artistico patrimonio del museo, provengono dalle Chiese e sacrestie della Diocesi ed in particolare dalla Cattedrale. Tra le varie opere, si segnalano di particolare interesse una Sacra Famiglia, attribuita ad Andrea Mantegna/Lorenzo Lotto), un tabernacolo in legno dorato e dipinto del XV secolo, una Madonna del Cardellino datata e firmata Giacomo da Recanati (1443), un trittico raffigurante una Madonna e Santi di Ludovico Urbani da San Severino (1460-1493), una Santa Lucia attribuita a Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino (1591-1666), una Virgo Purissima di Giovanni Battista Salvi detto il Sassoferrato (1605-1685) ed alcune statue lignee raffiguranti San Pietro, Santa Lucia e Santa Apollonia del XVII secolo. 

Il Castello di Montefiore è una fortificazione militare del XV secolo sito nell’omonima frazione di Montefiore, a 9,11 chilometri dal centro di Recanati. Sorge, lungo la strada che da Osimo conduce a Montefano e svetta con il suo alto mastio (alto 40 m) sulla sommità di un’altura che domina la parte occidentale delle valli del Musone e del Potenza, che lo rende visibile da Recanati, da Osimo e da tutto il paesaggio circostante, fino al mare, al Monte Conero e ai paesi delle colline che gli fanno da corona. Il castello appare raffigurato anche tra gli affreschi della Sala del Consiglio, nel Municipio di Recanati, eseguiti nel 1889 da Matteo TASSI di Perugia.

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