Il Giro delle Chiese

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CHIESA della TRINITA’ – CARAMANICO TERME

La Chiesa della SS. TRINITA’ è posta accanto all’entrata laterale della Chiesa Collegiata di Caramanico. Risale al XVIII secolo, anche se l’architrave a timpano triangolare del portale, con stemma centrale, pare essere più remoto. La chiesa ha un aspetto molto semplice, dentro accoglie una nicchia con la statua di San Filippo Neri (dove?).

INTERNO

Ex CHIESA di San DOMENICO o San TOMMASO D’AQUINO: Pregevole chiesa dei Padri Domenicani (XIII secolo), situata nella parte centrale di Caramanico, in via Vittorio Emanue-le. La chiesa appartenne sino al XVIII secolo ai padri Domenicani, quando il monastero fu soppresso, e dedicato ad altri usi, oggi si conserva ancora in parte, posto a strapiombo sulla strada che costeggia il paese, ossia via Umberto I. Attualmente la chiesa è sconsa-crata, adibita ad auditorium per mostre ed eventi, ma l’interno si conserva ancora molto bene, in un impianto semplice, a navata unica rettangolare, con volta a botte lunettata, trabea-zione, e paraste che dividono i lati con le nicchie dove c’erano i santi. L’insieme interno è neoclassico, rifatto dopo il sisma del 1706, l’esterno invece si presenta molto ornato, conservando lo stile gotico trecentesco, tanto da essere paragonato per interesse artistico alla collegiata di Santa Maria Maggiore. L’esterno ha la facciata quadrata, con il portale centrale gotico ad arco ogivale, a doppia strombatura, con le colonne tortili ed a spina di pesce, e doppia fila laterale di colonne decorate da capitelli compositi. La lunetta doveva essere affrescata. Lo sovrasta ancora il rosone centrale a raggiera, anch’esso deco-rato da doppia fascia di cerchia colonnata a spina di pesce, mentre la raggiera presenta eleganti intarsi di pietra. Un secondo portale, che ricorda quello della chiesa di San Fran-cesco in Guardiagrele, è affacciato su via Vittorio Emanuele, ed è più elaborato dell’altro, decorato da ghimberga superiore in pietra concia, e arco ogivale ornato da colonne tortili. Si conserva parte di un affresco rinascimentale sulla lunetta. Non si esclude che l’ordi-ne di finestre attuale sia posticcio, rifatto sopra quello originale, di cui è possibile ammira-re un esempio sul retro, una bifora manomessa dagli interventi settecenteschi, e un’altra bifora murata. Nel piazzale retrostante si accede all’ex convento, in stile settecentesco, con ordine regolare di finestre e portale architravato, da cui si accede al giardino dell’ex chio-stro, oppure sulla sinistra agli ex appartamenti. Di interesse soprattutto il portale di in-gresso, con la cornice in pietra bianca, e chiave di volta ornata da uno stemma.

CHIESA di San NICOLA di BARI: In piazza Garibaldi, risale al XVI secolo, anche se si ipotizza che possa essere più antica. La lapide del portale monumentale riferisce del restauro del 1592 voluto dall’arcivescovo di Sulmona Matteo Sammiati, nel XVII secolo furono realizzati ampliamenti, il coro ligneo per volere di Pietro Bottino, produttore di seta locale. Nei lavori di rifacimento dopo il terremoto del 1706, fu modificato il campanile con la costruzione della cuspide a cipolla in stile napoletano, mentre di originale si conserva la nicchia con la statua in pietra del santo, del XII secolo. L’imponente facciata in stile neoclassico ottocentesco, è stata ripulita dallo sporco del tempo, ha cornice mistilinea, coronata da quattro paraste che la dividono verticalmente in tre settori. Ai lati ha due eleganti portali settecenteschi, al centro il portale rinascimentale manierista del 1592, caratterizzato da pietra finemente intagliata, con la vivacità delle colonne tortili finemente lavorate a motivi vegetali. Questo portale è sormontato da due nicchie nelle quali si trovano le statue dei Santi Pietro e Lucia, con le chiavi del Paradiso e il vassoio con gli occhi del martirio, commissionate da Pietro Bottino, al centro invece c’è la statua di San Nicola. L’interno della chiesa è a tre navate, divise da doppia fila di pilastri, con due restringimenti ai lati dell’altare, realizzati per ricavarne ambienti come la sacrestia e l’ufficio parrocchiale. Le volte settecentesche sono ornate da intarsi, al rigore neoclassico si sostituisce la grazia dei riccioli e intrecci vegetali rococò. Ai lati delle navate ci sono gli altari settecenteschi ornati da stucchi e finti marmi policromi, dedicati a vari santi e ai Misteri del Rosario: spicca il terzo altare a dx dell’ingresso che reca l’icona bizantina della Madonna del Carmine (XIV secolo). Il pulpito pregevole di scuola napoletana è intagliato con eleganti fiorami dorati e inquadrati da cornici rinascimentali. La cantoria è della metà del XVIII secolo, in legno dorato posta sulla controfacciata, e reca scolpiti i tradizionali miracoli del santo di Bari; nelle altre formelle si ripetono motivi pastorali e altri ornamenti barocchi. Di Nicola D’Antino si conserva la statua lignea dell’Immacolata, posta sulla sinistra dell’ingresso, interessanti sono due dipinti ad olio su tela, opera di Donato Teodoro di Chieti: Cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso – Cacciata dei venditori dal Tempio.

Chiesa e convento dei Cappuccini – San Lorenzo: Si trova nella periferia nord-ovest di Caramanico, nella località San Lorenzo. Il convento fu fondato nel 1590 sopra la cappella di San Lorenzo, vi si celebrarono i capitoli provinciali del 1627, 1632, 1796 e 1821, in seguito fu soppresso con le leggi piemontesi. Nel 1866 fu riacquistato dai Cappuccini, e riconsacrato nel 1901, tornando in piena attività solo negli anni ’60. In quest’occasione si sono svolti dei lavori di restauro, piuttosto compromettenti per la storica struttura, che hanno rovinato la facciata, rendendola moderna, il chiostro del convento invece è stato ripristinato, seguendo il modello originale, nel 1985. Il convento è una casa di accoglienza per gruppi giovanili, famiglie, comunità, essendo un ambiente favorevole alle esigenze dello spirito, nonché per sacerdoti e religiosi che vanno a Caramanico per le cure termali. Dell’antica chiesa dei Cappuccini rimangono il tabernacolo ligneo del 1728, posto sul presbiterio, un pregevole paliotto in cuoio e la pala dell’altare maggiore, opera di Silvestro Buono (1598) ritraente la Gloria di San Lorenzo. Aveva anche altari laterali, ma nel 1740 sono stati ricollocati in varie chiese a Sulmona. La facciata è una imitazione di quella che doveva essere sino al XIX secolo, è a salienti, terminazione a spioventi, rosone centrale ad oculo, e nartece porticato che immette all’ingresso vero e proprio.

E’ in fase di restauro.

Caramanico Terme è un comune italiano di 1.904 abitanti della provincia di Pescara in Abruzzo. Fa parte della comunità montana della Maiella e del Morrone della quale è anche sede. Il centro è noto per la ricchezza artistica e per la presenza? delle “terme di Caramani-co”  inoltre è incluso nel gruppo dei borghi più belli d’Italia. Il paese è situato nel tipico ambiente appenninico. Altimetricamente si sviluppa passando dalla macchia mediterra-nea fino a 700 m, passando al bosco misto 800 m, alla faggeta 1500 m, fino all’ambiente, detto lunare, dei pianori culminali della Majella. Il territorio comunale è completamente inserito nel parco nazionale della Majella, inoltre insiste la riserva naturale “Valle dell’Or-fento”, istituita prima del Parco. Il nu-cleo storico del paese è situato sulla confluenza dei fiumi Orta e Orfento, le cui valli caratterizzano l’intero territorio. La valle dell’Orfento, una delle prime aree protette d’Abruzzo, è percorsa da numerosi sentieri escursionistici per tutta la sua lunghezza, eccezion fatta per la sommità, dove dalla cascata della Sfischia il corso d’acqua ha origine: quest’area è una riserva integrale assolutamente incontaminata dalla presenza umana. Le origini del nome vengono individuate, secondo la tradizione nel “Chronicon Casauriense, dal riferimento, intorno al X secolo, a Caro, un monaco francese dell’abbazia casauriense, consanguineo dell’imperatore Ludovico II; onde da Caro Monaco, Cara-manico. Al di là delle leggende, l’origine viene collegata al longobardo Arimannia, insediamento di soldati a carattere strategico (nome ipotetico latinizzato Hariman-nicum).

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