Il Giro delle Chiese

Ti porto alla scoperta dell’architettura sacra e di altre meraviglie d’Abruzzo, italiane e del mondo

Un GIRO Per COCULLO – L’AQUILA

Cocullo è un comune italiano di circa 210 abitanti della provincia dell’Aquila. Situato su un colle, estrema propaggine meridionale del monte Catini (1.319 m s.l.m.), al confine tra valle Peligna e Marsica, nell’alta valle del Sagittario. Nel borgo si svolge annualmente la tradizionale festa dei serpari in onore di san Domenico abate.

COCULLO è un comune italiano di 213 abitanti della provincia dell’Aquila. Situato su un colle, estrema propaggine meridionale del monte Catini (1.319 m s.l.m.), al confine tra valle Peligna e Marsica, nell’alta valle del Sagittario. Nel borgo si svolge annualmente la tradizionale festa dei serpari in onore di san Domenico abate. Sull’origine del toponimo non ci sono certezze. Un’ipotesi sull’etimologia di Cocullo è quella di farlo risalire all’abitato di età romana “Koukolon” citato anche da Strabone. Essendo situato al confine ancora attuale tra l’area peligna e quella marsicana, il paese deve essere stato fondato da uno o da entrambi i popoli italici (Marsi e Peligni): pertanto risulterebbe esser stato sottoposto, in età preromana, all’influsso di entrambe le culture, che forse ebbero modo di mescolarsi. Definito da Strabone “Koukolon” (paese di confine della popolazione sannita peligna di Superaequum con la Marsica), in latino il paese era noto come “Cuculum“, e il nucleo originario è oggi visibile presso contrada Casale. Il villaggio fu conquistato da Roma durante la guerra sociale nell’89 a.C. e poi ricostruito come importante stazione di passaggio nel valico dei monti che separano la Marsica dalla valle Peligna. Il CASTELLO che vi fu costruito ne Medioevo appartenne ai Conti di Celano e poi nel XV secolo ai Piccolomini. Nel 1706 fu danneggiato da un terremoto nella Majella, e ugualmente nel 1915 dal forte terremoto di Avezzano. Attualmente il paese, in via di spopolamento, ha ha concentrato tutta la sua forza sulla tradizionale “Festa dei serpari” che si tiene il 1° maggio in onore di S. Domenico Abate. Il Santo approdò a Cocullo nel X secolo, dopo aver compiuto un miracolo a Villalago, ammansendo un lupo che aveva rapito un neonato. La tradizione cristiana si mescolò ai rigurgiti di paganesimo, della venerazione dei serpenti dedicati alla dea Angizia, costituendo la festa attuale.

CHIESA/SANTUARIO di San DOMENICO:

Caratterizzato dalla grande cupola a tamburo e del campanile a cuspide piramidale, la chiesa fu edificata nel XVI secolo dedicata prima a Sant’Egidio e poi a Domenico di Sora, la festa del santo si teneva ogni primo giovedì di maggio. Nel ‘700 l’arciprete don Crescenzo Arcieri pensò bene di universalizzare la festa del santo, poiché le serpi dell’antico culto di Angizia venivano portate in mostra in una vicina osteria, e l’arciprete dispose che venissero condotte direttamente nella chiesa, cristianizzando il rito pagano. La solennizzazione ufficiale avvenne con la disposizione comunale del 24 aprile 1818, con la prima processione della statua del santo inghirlandata di serpi. La maggior parte dei documenti riguardo alla chiesa provengono dall’archivio comunale. Nel 1863 la chiesa appariva in cattivo stato e minacciava il crollo, sicché per il prestigio della festa e del santo, si propose l’abbattimento e la ricostruzione ex novo. Nel 1865 iniziò la raccolta dei fondi, da parte delle 4 confraternite della Madonna delle Grazie, del Sacramento, di San Domenico e del Pio Monte dei Morti. I lavori iniziarono nel 1867, e nell’arco di tre anni la chiesa fu nuovamente consacrata. Ai fondi parteciparono anche le mani del pontefice, del governatore dell’Abruzzo e del Principe Alessandro Torlonia di Avezzano. I lavori tuttavia, non essendo ancora terminati, ripresero nel 1897 con la ricostruzione della cupola che era rollata nel 1902, e il campanile. Gli affreschi interni vennero eseguiti per volere di don Loreto Marchione dai fratelli aquilani Giovanni e Berardino Feneziani, mentre il sito veniva visitato dagli intellettuali Francesco Paolo Michetti e Gabriele d’Annunzio, il primo immortalando i riti delle serpi in alcune sue tele, conservate nel Museo di Francavilla al Mare, il secondo parlando del rito delle serpi nella tragedia La fiaccola sotto il moggio (1905). A causa dei danni del sisma del 6 aprile 2009, il santuario è chiuso, le funzioni si svolgono nella chiesa delle Grazie. La facciata del santuario è in conci di pietra, realizzata nel XX secolo, caratterizzata da un’alta zoccolatura racchiusa ai lati da due paraste che arrivano a toccare le falde della copertura a capanna. Al centro il portale architravato in pietra a cornice modanata, inquadrata da coppia di lesene che sostengono il fregio liscio, sormontato da lunetta a profilo ribassato. In asse in cima vi è una finestra rettangolare conclusa da arco cieco a tutto sesto. Il pregevole portale settecentesco, rimontato lungo il fianco destro, presenta una cornice in pietra sagomata, arricchi-to da lesene decorate e architrave scolpito a motivi floreali, che si conclude con timpano spezza-to, sostenuto da mensole binate, al centro del quale si trova un timpano minore. Le ante lignee sono a cassettoni intagliati, molto rovinate. La cupola poggia su un alto tamburo cilindrico, coronata da una lanterna centrale, e il campanile laterale quadrato ha una cuspide, dei primi decenni del Novecento. L’interno è a navata unica con abside semicircolare, coperta da catino decorato con stucchi dipinti, al centro della quale si trova l’altare maggiore. Nella superficie muraria alle spalle dell’altare si alternano nicchie con statue e lesene scanalate, con capitelli compositi, che scandiscono anche le pareti perimetrali. Sul lato di destra dell’aula c’è il pulpito ligneo riccamente decorato e intagliato, e a sinistra si apre la cappella di San Domenico: nella nicchia sopra la mensa si trovava la statua del santo, ai lati dell’altare maggiore a tabernacolo, con statue di santi e angeli che suonano trombe, opera di Giovanni Feneziani (1912), due aperture retrostanti immettono in una piccola grotta naturale, nella quale i fedeli prelevano la “terra benedetta” di San Domenico per essere sparsa nei campi e preservarli dai danni. Nella stessa cappella si trova la campanella che i fedeli tirano con i denti il giorno della festa patronale.

Architettura civile

Oltre alla Torre medievale di San Nicola, di particolare  rilievo vi è la cinta muraria che racchiude tutto il rione di San Nicola e il resto del centro storico caratterizzati da viuzze tortuose, bifore e botteghe medievali, portali e case signorili dei secoli scorsi tra cui Casa Marano e Casa Squarcia. – Porta Ruggeri è ad arco a sesto acuto, prende il nome dal ramo della famiglia di Celano. È sita vicino alla torre medievale. – – Porta Renovata è sita presso la valle a sud.

– Porta di Manno é stata costruita direttamente sulla nuda roccia dello sperone del piccolo cocuzzolo su cui sorge Cocullo.

L’unica frazione di Cocullo è Casale. Corrisponde all’antica città di Κουκουλον (traslitterato Koukoulon), citata da scrittori antichi ed identificabile a Triana. Nella strada per Anversa degli Abruzzi sono state trovate delle tombe del periodo antecedente alla conquista romana. Nella piccola frazione c’e anche la Chiesetta di Santa Maria in Campo.

Condividi questo articolo con altri appassionati 

Scopri le meraviglie

scegli un comune da visitare

E scopri le chiese, i musei e i luoghi meravigliosi che ogni territorio ti offre. Vai alla ricerca per Comuni >>