Il Giro delle Chiese

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Un GIRO Per BISENTI – TERAMO

Bisenti è un comune situato nell’alta Valle del fiume Fino nell’antico territorio della Vestinia, fa parte della Comunità montana del Vomano, Fino e Piomba. È noto per il caratteristico Revival dell’uva e del vino Montonico che si tiene ogni anno il primo fine settimana di ottobre; è famoso altresì per essere uno dei paesi che rivendicano la natalità di Ponzio Pilato, politico romano che decise la condanna a morte di Gesù. ll centro storico del paese è diviso in tre rioni: Codacchio (Cudàcchie o Gudàcchie), Rampigno (Rampìgne), Supporto (Supporte).

BISENTI è un comune italiano di 1.918 abitanti. Situato nell’alta Valle del fiume Fino nell’antico territorio della Vestinia, fa parte della Comunità montana del Vomano, Fino e Piomba. È noto per il caratteristico Revival dell’uva e del vino Montonico che si tiene ogni anno il primo fine settimana di ottobre; è famoso altresì per essere uno dei paesi che rivendicano la natalità di Ponzio Pilato, politico romano che decise la condanna a morte di Gesù. ll centro storico del paese è diviso in tre rioni: Codacchio (Cudàcchie o Gudàcchie), Rampigno (Rampìgne), Supporto (Supporte). Il nome di “Bisenti” compare per la prima volta nel 1085 quando il Conte Teatino Trasmondo cedette il contado all’abbazia di Montecassino, quindi in un elenco feudale del Regno di Napoli, risalente al XII secolo (epo-ca normanna) indicato col nome Bisanto. Da allora le sorti del paese seguirono quelle del Regno. A quest’epoca risale forse la chiesa di San Pietro, nella contrada omonima, ad una navata e di aspetto semplice e modesto, ma posta in un punto panoramicissimo che le conferisce, insieme, una bellezza rustica e mistica. Il lunedì di Pasqua, come è tradizione, tutto il paese vi fa festa, con Messa, processione solenne, banda musicale, fuochi d’artificio, vino Montònico (di produzione locale) e grigliate di carne.

San PIETRO (Sande Pìtre in dialetto locale) è una frazione del Comune di Bisenti, che comprende il territorio della collina tra San Savino, il torrente Fossato e il confine col comune di Arsita. A San Pietro vi sono solo poche case sparse e l’antica chiesa di San PIETRO, che dà il nome alla parrocchia di Bisenti. Viene menzionata per la prima volta nella bolla di papa Alessandro III del 1176, la quale confermava il tributo dovuto dalla chiesa alla Badia di Montecassino; ad essa fece seguito un’altra bolla di papa Celestino III del 17 marzo 1190 con cui si assegnava il possesso della chiesa al vescovo di Penne Ottone dei conti di Loreto e Conversano. L’antica costruzione presenta un aspetto semplice, ad una sola navata, rischiarata da una piccola monofora, ma è posta in posizione suggestiva in cima all’omonima collina, il cui panorama spazia dal Gran Sasso al mare.

Il lunedì di Pasqua (detto di Pasquetta) i bisentini festeggiano il Santo con una tradizionale scampagnata di primavera e, davanti alla chiesa, viene organizzata una piccola festa con Messa, processione del Santo, fuochi d’artificio e arrosticini.

Spesso alla scampagnata partecipano anche gli abitanti di Arsita, i quali rivendicano da sempre il possesso della chiesa con tutta la contrada. Così, bisentini schierati da una parte e arsitani dall’altra, giocano a morra e avanzano o recedono dalla linea di confine comunale a seconda della sorte del gioco.

Una caratteristica scomparsa: le “cantine”

Fino alla metà degli anni ottanta a Bisenti esistevano le cosiddette “cantine“: si trattava di alcuni locali, piccole osterie antesignane degli odierni bar dove la gente si riuniva per mangiare e bere. L’oste (lu candinère) vendeva le bevande: vino, birra, acqua, gassosa ecc. mentre i clienti portavano da mangiare da sé porchetta, tacchino alla canzanese, trippa, pasta e fagioli, che condividevano spesso con i propri amici. Le cantine erano luoghi di ritrovo per gli abitanti del paese che si riunivano per una chiacchierata o una partita a carte; era estre-mamente raro che clienti delle cantine fossero le donne, le quali invece rima-nevano a casa a preparare i piatti ai propri mariti. Agli inizi degli anni ottanta le cantine di bisenti erano:

– la cantina de l’Ugginijòtte, sita sulla strada per il cimitero;

– la cantina di Variste vicino alla piazzetta della legna;

– la cantina di Middijùcce di Quiète in via Rampigno;

– la cantina di Brunette, esistente almeno dal 1915, vicino alla torre medievale;

– la cantina de lu scarpère, nel rione del Supporto.

Le cantine scomparvero con l’introduzione dello scontrino fiscale e l’obbligatorietà delle casse negli esercizi pubblici: infatti molto spesso era difficile per gli osti dar conto della provenienza del vino che vendevano, che talvolta era di produzione propria, altre volte era regalato, così un pezzo di storia del paese si perse per sempre.

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