La Chiesa di San Benedetto Abate si trova sul corso Vittorio Emanuele affiancata dall’Oratorio della Madonna Addolorata. Le sue origini risalgono al declino del castello di Caporciano, dacché la torre campanaria è un reimpiego dell’antica fortezza nonché la chiesa stessa; essa risale al XVI secolo. Nell’immagine in evidenza: Altare della Madonna del Rosario di Bernardino MONALDI.


Due pietre scoperte nel restauro del 1935: una, datata 1600, conserva una frase di San Vincenzo Ferrer che loda Cristo; la chiesa dalla fondazione fu intitolata a San Pietro e fu oggetto di contese tra la Diocesi dell’Aquila e la diocesi di Sulmona-Valva. Nel 1580 i monaci chiesero alla curia romana di far valere i loro diritti, dotando la chiesa di indipendenza parrocchiale. Il papa Alessandro VIII infine contro gli abati della Basilica di Santa Maria di Collemaggio a favore del vescovo Ignazio de Lazarda si recò in visita a Caporciano tra il 19 e il 20 settembre 1692, decretando la libertà parrocchiale di San Pietro e San Liberato, le due principali chiese di Caporciano.
Dopo il 1732 le due parrocchia si unirono in una nuova costruzione dedicata a San Benedetto. Il catino absidale interrompe il tratto di cortina della fortificazione e parte della muratura della chiesa è stata realizzata con il materiale di recupero dell’antico castello di Caporciano. La parrocchia ebbe il titolo di San Liberato fino al 1808, quando fu cambiata l’intitolazione. L’eclettismo dello stile ottocentesco, durante il restauro, determinò un nuovo gusto neoclassico. Gli stucchi, i putti e gli stilemi sono stati realizzati da Ferdinando Passacantando e ultimati nel 1880; inoltre furono realizzati finti marmi per le lesene, a foglia d’oro e la colorazione a tempera.


La pianta è a croce latina, con il presbiterio rialzato di tre gradini su cui poggia la balaustra in cemento policromo, realizzata nel 1935; l’edificio è adorno di dieci altari laterali, più l’altare maggiore. All’interno c’è una pala d’altare (dipinta a tempera nel 1927 “Assunzione di Maria contornata da angeli”, firmata e datata) realizzata alla fine degli anni Trenta dal pittore aquilano Giuseppe Scarlattei allievo di Teofilo Patini, e una pala di Bernardino MONALDI “Madonna del Rosario e Santi”. Al centro del transetto si staglia la cupola coperta con tamburo ottagono; particolarmente apprezzabile è l’armonia creata dalle proporzioni sapienti dell’interno: mescolanza del gusto neoclassico con quello rinascimentale della vecchia chiesa di San Pietro.
La copertura del soffitto è a volte a botte lunettate, la parti-tura orizzontale è scandita da campate grandi e alternate con piccole. L’ingresso è coperto dalla cantoria che ha un organo a canne realizzato nel Settecento dall’organaro Fedeli. Il pavimento è in pietra policroma. L’esterno dell’edificio è impostato ad estrema semplicità; il paramento murario è in pietrame a faccia vista, senza intonaco; la facciata è conclusa molto semplice-mente da un timpano spiovente. Il campanile a torre è poligonale, realizzato in pietra, e termina con delle bucature molto grandi per ciascun lato, in modo da creare due o più finestre. La copertura è più recente, con un tetto in tegole a piananta quadrata in modo da formare una piramide appena rialzata, con le capriate lignee.





















Bernardino MONALDI fu un pittore di origine fiorentina attivo tra la fine del XVI secolo e l’inizio del XVII secolo, che soggiornò a lungo e operò in Abruzzo. La tela della Madonna del Rosario, custodita nella chiesa, è di particolare interesse storico-artistico. Nel dipinto è raffigurato anche Papa Celestino V (San Pietro Confessore), legato agli ordini monastici del territorio. Monaldi, sul finire del XVI secolo si spostò in Abruzzo per collaborare con il pittore aquilano Giulio Cesare Bedeschini di cui era cognato. In questo periodo realizzò la Nascita di Cristo per il Duomo dell’Aquila, la Nascita della Vergine per la Chiesa di Santa Maria della Consolazione a Poggio Picenze e la Pentecoste ora conservata nel complesso della Santissima Annunziata di Sulmona.

(Dopo) La “Nascita della Vergine” (1595): Si tratta di una imponente pala d’altare a olio, originariamente custodita nella chiesa di Santa Maria della Consolazione nella frazione di Picenze (Barisciano, a pochi chilometri dall’Aquila). L’opera, rubata in circostanze misteriose nel passato, è stata recuperata a Genova nel maggio 2025 dai Carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale dell’Aquila, pronto per essere restituita al patrimonio abruzzese.



















