Carlo Maratta o Carlo Maratti (Camerano, 15 maggio 1625 – Roma, 15 dicembre 1713), è stato un pittore e restauratore italiano. Fu una figura centrale della pittura romana ed italiana della seconda metà del Seicento; durante la vita fu celebrato come il massimo pittore del suo tempo, improntando anche gran parte della produzione artistica del secolo successivo. Nel periodo neoclassico, la sua arte fu assai criticata e cadde nell’oblio; solo nel Novecento ne fu riscoperto il valore. Nell’immagine in evidenza: La Notte Santa, capolavoro.

La pittura romana tra Seicento e Settecento era dominata dal contrasto tra classicismo e barocco; Maratta riuscì nel difficile compito di conciliare le due opposte tendenze, partendo dal classicismo di Raffaello e accogliendovi un barocco privo di eccessi retorici. Fu un grande ritrattista, attento alle raffinatezze del colore: sono da ricordare il ritratto del Papa Clemente IX alla Pinacoteca Vaticana, il ritratto del nipote di Clemente IX, Pietro Banchieri Rospigliosi, il ritratto del cardinale Alderano Cybo a Marsiglia (1687),eccetera. In Inghilterra godette di grande rinomanza e fu ammirato da Sir Robert Walpole, che fu collezionista delle opere del Maratta. La pittura del Maratti fu celebrata da Giovan Pietro Bellori che ne elogiava la grazia e la purezza di composizione, ritenendolo l’unico artista vivente degno di comparire nelle sue Vite de’ pittori, scultori e architecti moderni, del 1672. Il Mengs disse di lui: ei sostenne la pittura in Roma che non precipitasse come altrove. Successivamente, nel periodo neoclassico si alternarono giudizi severi e lodi, ma nel complesso la sua arte fu assai criticata. Nel Novecento l’arte del Maratti fu riscoperta e il pittore è oggi ritenuto una figura cardine dell’arte tra Sei e Settecento.









Dopo: La NOTTE SANTA, realizzata intorno alla metà del Seicento, rappresenta uno dei vertici della produzione religiosa di Maratta e una delle immagini natalizie più amate della pittura europea. L’opera è conservata presso la Gemäldegalerie Alte Meister di Dresda, uno dei musei più importanti d’Europa per la pittura antica. Ancora oggi è oggetto di studio e ammirazione per la sua delicatezza compositiva e il suo profondo valore simbolico.

Prima: La Notte Santa, realizzata intorno alla metà del Seicento, rappresenta uno dei vertici della sua produzione religiosa e una delle immagini natalizie più amate della pittura europea. Il dipinto raffigura la Vergine Maria che contempla il Bambino Gesù, disteso e avvolto da una luce soprannaturale. Intorno a loro, angeli adoranti partecipano silenziosamente al miracolo della nascita divina. L’ambientazione è notturna, ma non oscura: è una notte illuminata dalla presenza di Cristo, vera luce del mondo. L’effetto più suggestivo dell’opera è proprio il chiaroscuro.
Osservate con attenzione lo sfondo avvolto da ombre morbide e quei volti e quei corpi che riescono a emergere grazie alla luce calda e diffusa. Il Bambino è il fulcro luminoso e simbolico della composizione. Tale scelta rafforza il messaggio teologico del Natale: dalla notte nasce la salvezza. Il riferimento iconografico è chiaro: la celebre Notte di Correggio, in cui il Bambino Gesù illumina l’intera scena. Maratta riprende questa idea e la rielabora con una compostezza più classica, rendendo la scena intima, silenziosa, quasi meditativa. L’opera è particolarmente evocativa nel periodo natalizio perché trasmette tenerezza e raccoglimento, invitando alla contemplazione, non all’effimero stupore teatrale. Unisce bellezza artistica e spiritualità riflettendo un clima di pace, attesa e speranza tipici del Natale.


Prima: Dipinto di squillante vivacità cromatica nei colori delle vesti e insieme di tonale lirismo negli incarnati delle figure, questa Madonna con il Bambino e San Pietro, immagine di devozione domestica, era senza dubbio destinata a una committenza ricca. Per tradizione orale attribuita a Carlo Maratta la tela, ove venisse accolta l’attribuzione, dovrebbe essere collocata intorno al 1705 per la sua consonanza alle due opere di simile soggetto conservate al Museo dell’Hermitage di San Pietroburgo: la Sacra Famiglia (“La lezione di lettura“), 1705, e Madonna col Bambino e San Giovannino, alla quale il nostro dipinto appare molto vicino. Un ulteriore dipinto prossimo a questo è anche la Madonna del Kunsthistorisches Museum di Vienna, per la vicinanza dei volti della Vergine. Ancora un’altra tela dell’Hermitage, il Riposo durante la fuga in Egitto, confermerebbe la paternità del nostro dipinto al Maratta, per la vicinanza dei volti e la ricchezza degli impasti cromatici, nei quali il pittore, come nella tela raffigurante l’Apoteosi allegorica di Niccolò Maria Pallavicini, eccelleva.









