Il MUSEO FABRE è il principale museo d’arte della città di Montpellier. Nell’immagine in evidenza: Alexandre CABANEL: “La nascita di Venere”


Il MUSEO è stato creato in seguito ad una iniziativa del barone François-Xavier Fabre (1766-1837. Il barone, pittore egli stesso e collezionista, propose di donare alla città le sue collezioni di opere d’arte, a condizione che esse divenissero la base per istituire un museo. Il sindaco dell’epoca, Ange-Jean-Michel-Bonaventure Marquis de Dax d’Axat, primo presidente della “Société des Beaux-Arts de Montpellier”, era anch’egli un amatore d’arte e diede inizio alla realizzazione del museo. Dopo tre anni di lavori finanziati dalla municipalità, il museo aprì le porte: era il 3 dicembre 1828. Il Museo Fabre è uno dei più importanti musei di provincia della Francia. Il suo “status” giuridico è quello di un “Museo di Francia“.
Il museo è stato installato nel palazzo di Massilian, edificio privato del 1700, situato ad est dell’”Écusson“, il centro storico di Montpellier, che si affaccia sul piazzale Charles de Gaulle, in prossimità della Piazza della Comédie. Tale sistemazione richiese tre anni di imponenti lavori, seguiti personalmente dal sindaco e dal barone Fabre e la cui progettazione fu affidata a due architetti della città: Fovis e Boué. Il museo si è esteso in seguito a delle costruzioni adiacenti, grazie alla presenza di edifici del 1800 che affacciavano anch’essi sul piazzale e, in particolare, inglobando anche un antico collegio dei Gesuiti della fine del 1600.














L’angelo caduto (L’ange déchu) è un celebre dipinto di Alexandre CABANEL, realizzato nel 1847 e attualmente conservato al Museo Fabre. Assieme a La nascita di Venere, l’opera è considerata il maggiore e più noto capolavoro dell’artista francese. «Il tuo fasto è disceso negli Inferi, come la musica delle tue arpe. Sotto di te si stendano le larve, i vermi siano la tua coperta. Come sei caduto dal cielo, astro del mattino, figlio dell’aurora! Come fossi precipitato a terra, tu che aggredivi tutte le nazioni! Eppure tu pensavi in cuor tuo: “Salirò in cielo, al di sopra delle stelle di Dio erigerò il mio trono. Siederò sul monte dell’assemblea, ai confini del settentrione. Salirò sulle nubi più alte, sarò simile all’Altissimo, sarò Dio!”.». Cabanel, a 24 anni, dopo aver dipinto fino al 1846 alcuni dipinti a sfondo religioso cristiano decise di cambiare completamente tema, preferendo il Classicismo. L’angelo caduto, dipinto nel 1847,, dal 1868 è esposto al Museo Fabre di Montpellier.
Il quadro ritrae un angelo appena caduto dal cielo dopo essere stato scacciato da Dio, e perciò ritenuto per eccellenza essere Lucifero. L’angelo presenta bellezza, fattezze e perfezione nella muscolatura tipiche dell’arte classica greca, infatti di Lucifero l’unico “aspetto positivo” evidenziato spesso dai letterati era proprio la bellezza (il profeta Ezechiele lo definì «Perfetto solamente in bellezza»). Il braccio destro è fortemente piegato e copre la parte inferiore del viso dell’angelo, come in un disperato gesto di protezione dall’ira di Dio, o forse di minaccia. Le ali, accasciate al suolo, sono invece la sezione meno illuminata della scena: avvolte nell’ombra, sono ormai prive di forza per volare, quasi stessero lentamente per marcire.

La schiena profondamente contratta e in torsione, e le gambe piegate quasi dalla vergogna fanno intuire la brusca caduta dell’angelo sul suolo; come contributo ad infondere un senso di brutale atterraggio nello spettatore è la posizione di evidente scomodità assunta dall’angelo. Tutti gli arti ed il torso in tensione, coi muscoli visibilmente contratti, trasmettono però anche un senso di violenza, come se Lucifero stesse immediatamente per scagliare qualche maledizione, per vendicarsi contro i cieli per l’oltraggio subìto. L’aspetto, anche se non molto ampio, che però rappresenta il centro dell’intera scena è la parte superiore, unica visibile, del viso dell’angelo: gli occhi di Lucifero, anche se non rivolti ad un soggetto davanti a lui, sembrano essersi accorti, atterriti, dello spettatore che lo osserva, il che aumenta il sentimento di vergogna che presumibilmente Lucifero sta provando. Tuttavia, contornati di rosso, gli occhi si presentano anche ai vertici dell’ira e della follia (come suggeriscono anche i capelli rosso fuoco, scarmigliati), ma che celano anche un’immensa tristezza di Lucifero dopo il suo esilio eterno dal Paradiso (infatti dall’occhio destro nasce una lacrima che gli scorre sul viso). L’opera d’arte, dopo essere stata rifiutata dal Salon di Parigi per lo scandalo destato all’inizio ricevette riscontri molto negativi da parte della critica, come “È solo una composizione ampia e incompetente” e “Le proporzioni ed il movimento sono errate, il disegno impreciso, l’esecuzione completamente inadeguata”. Il giovane Alexandre Cabanel, denigrato dalla critica d’arte del periodo, scrisse ironicamente al suo amico Alfred Buyas, a proposito delle recensioni per L’angelo caduto: “Ecco, questo è il mio premio dopo tutte le fatiche e difficoltà che ho dovuto affrontare per raggiungere il Salon!”.
(Dopo) Alexandre CABANEL: “La nascita di Venere” (La Naissance de Vénus). Fu realizzato nel 1863 e attualmente conservato al museo d’Orsay. L’opera è ritenuta il capolavoro dell’artista francese.

(Sopra): Il quadro ritrae la nascita di Venere, la dea dell’amore nella mitologia romana: la donna emerge dalla spuma del mare e degli amorini le svolazzano intorno o suonano delle conchiglie. Per Cabanel il tema mitologico era un pretesto per poter raffigurare un nudo artistico femminile cercando di non destare scandalo (come invece avverrà per l’Olympia manetiana, che raffigurava una donna normale e non un personaggio del mito). La tela presenta una carica erotica fortissima, soprattutto nelle braccia alzate della figura che ne mettono in evidenza i seni e nello sguardo rivolto verso lo spettatore. «Il suo corpo divino sembra pietrificato con laschiuma nevosa delle onde. Le punte dei seni, la bocca e le guance sono tinte d’una impercettibile sfumatura rosa.» (Théophile Gautier, Le Moniteur universel, 13 giugno 1863)
Le reazioni dei critici che videro il dipinto esposto al Salone del 1863 furono varie. Théophile Gautier e Louis Auvray elogiarono l’opera e quest’ultimo la definì meno naturale ma più poeticamente bella della Perla di Paul BAUDRY. Émile ZOLA, che combatteva contro la pittura accademica e le “opere senza vita del Cabanel“, difendendo quelle di Manet, criticò il dipinto cabaneliano ed espresse un giudizio sull’artista e le sue opere. «La principale malizia di Cabanel sta nell’aver rinnovato lo stile accademico. Alla vecchia bambola classica, sdentata e calva, ha regalato capelli posticci e denti falsi. La megera s’è trasformata in una donna seducente, impomatata e profumata, la bocca a forma di cuore e i boccoli biondi. Il pittore ha perfino spinto un po’ troppo il ringiovanimento. I corpi femminili sulle sue tele sono divenuti di crema. (…) È un genio classico che si permette un pizzico di polvere di riso, qualcosa come Venere nell’accappatoio d’una cortigiana.»
Paul BAUDRY: “La perla e l’onda”

(Sopra) Paul BAUDRY: “La perla e l’onda” – c 1862 – Museo del Prado a Madrid. Quest’opera, con il titolo L’onda e la perla, racconto persiano, fu una delle più eccezionali a essere esposte al Salone di Parigi del 1863. Nello stesso anno l’imperatrice Eugenia de Montijo comprò il quadro per 20.000 franchi, rendendolo il secondo dipinto più costoso dell’epoca. Nel 1898 Ramón de Errazu la acquistò a Nuova York per 43.000 franchi: si trattava dell’ultima opera da lui acquistata e quella con il prezzo e la reputazione più elevati.


