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ROMA: BASILICA di Santa MARIA MAGGIORE

La Papale Arcibasilica Maggiore Arcipretale Liberiana di Santa Maria Maggiore, conosciuta semplicemente con il nome di “Basilica di Santa Maria Maggiore” o “Basilica Liberiana” (perché sul suo sito si pensava ci fosse un edificio di culto fatto erigere da Papa Liberio, cosa tuttavia smentita da indagini effettuate sotto la pavimentazione), è una delle 4 basiliche papali di Roma, situata sulla sommità del colle Esquilino, sul culmine del Cispio, tra il Rione Monti e l’Esquilino. Nell’immagine in evidenza: Reliquiario della Culla.

Sulla piazza antistante l’ingresso della Basilica di S. Maria Maggiore, in Piazza S.Maria Maggiore, sorge l’unica colonna di marmo rinvenuta integra nella Basilica di Massenzio e che sorreggeva, insieme ad altre sette, la grandiosa volta centrale. La COLONNA della PACE (così fu nominato il monumento) fu eretta da Carlo MADERNO nel 1614 per volontà di Paolo V, il quale volle porvi sopra la statua bronzea della Vergine con Bambino di Guillaume Berthélot ed Orazio Censore. Si racconta che tale opera fu compiuta in tale brevissimo tempo e senz’altro danno che la caduta, senza conseguenze, di una guardia svizzera dall’alto di un’impalcatura, che il pontefice, entusiasta, elargì grandi premi ai lavoratori che avevano preso parte ai lavori.

Prima: Ai piedi della Colonna è situata una Fontana (Sopra) costituita da una grossa vasca oblunga di travertino, modanata, rialzata dal livello stradale tramite quattro gradini di graniglia ed un gradone che la elevano di circa due metri. Al centro della vasca, sollevato su un balaustro, s’innalza un catino circolare dal quale si diparte un breve zampillo d’acqua. Oggi la fontana è priva dei due draghi araldici dei Borghese che gettavano acqua e che il MADERNO pose sui lati lunghi, mentre le aquile, altro emblema della famiglia Borghese, versano ancora acqua nelle vaschette dei lati brevi. Forse i draghi andarono perduti durante i lavori di sistemazione del livello stradale eseguiti nell’Ottocento: fu probabilmente sempre in questa occasione che il catino venne sostituito e che scomparve la fontana-abbeveratoio posta a ridosso della Colonna, ma dalla parte opposta.

È la sola basilica di Roma ad aver conservato la primitiva struttura paleocristiana, sia pure arricchita da successive aggiunte. Edificata durante il pontificato di Papa Liberio (352-366) fu ricostruita o ristrutturata da papa Sisto III (432-40), che la dedicò al culto della Madonna, la cui divina maternità era appena stata riconosciuta dal Concilio di Efeso (431). La basilica costruita da papa Sisto III a partire dall’anno 432 si presentava a tre navate, divise da 21 colonne di spoglio per lato, sormontate da capitelli ionici, sopra le quali correva un architrave continuo. La navata centrale era illuminata da 21 finestre per lato (la metà delle quali furono successivamente tamponate) ed era sormontata da una copertura lignea con capriate a vista. Gli ultimi interventi (dal XVIII secolo ai nostri giorni) di grande rilievo sull’esterno della basilica furono realizzati durante il pontificato di Benedetto XIV, che commissionò a Ferdinando FUGA il rifacimento della facciata principale, caratterizzata da un portico e da una loggia per le benedizioni, che fu eseguito tra il 1741 e il 1743. Al Fuga si deve anche il baldacchino della confessione, eretto su colonne di porfido. Vennero fatte modellare le porte centrali della Basilica da Ludovico PoGLIAGHI e fatte fondere dalla Fonderia Artistica Ferdinando Marinelli di Firenze. Risale poi al 2001 la benedizione da parte di Papa Giovanni Paolo II della Porta Santa, opera dello scultore contemporaneo Luigi Enzo MATTEI. In Santa Maria Maggiore è sepolto Gian Lorenzo BERNINI, nella tomba di famiglia.

(Dopo) CAMPANILE: Il campanile romanico è alto 75 metri, il più alto di Roma. Costruito tra il 1375-1376, è stato, nei secoli, rialzato e completato sotto il cardinale Guglielmo d’Estouteville, arciprete della basilica fra il 1445 e il 1483, a cui si deve anche, per fini statici, la grossa volta a crociera di divisione tra la parte inferiore e il primo piano. Nei primi anni dell’Ottocento fu munito di un orologio. Vi troviamo ordini di doppie monofore e, nei piani successivi bifore. Il campanile accoglie un concerto di 5 antiche campane.

La campana più grande conservata nella cella campanaria è del 1289, fusa da Guidotto PISANO per interessamento dei Savelli; le altre campane risalgono ai secoli XVI-XIX. Il campanile conservava anche la campana donata da Alfano, camerlengo di Callisto II (1119-1124), che, rimossa sotto Leone XIII, si conserva oggi nei Musei Vaticani. Una delle campane è detta “La Sperduta“ e suona appena dopo le 21:00 ricordando una leggenda che risale al XVI secolo. Si racconta infatti che una pastorella, secondo alcune versioni cieca, si era persa nei prati che a quei tempi circondavano l’Esquilino, pascolando il suo gregge. Calata ormai la sera furono fatte suonare le campane della Basilica di Santa Maria Maggiore perché i rintocchi la guidassero a casa. Sembra poi che effettivamente lei non tornò mai più ma le campane continuano a chiamarla.

Da qui il rito serale detto appunto della “Sperduta“. Secondo un’altra tradizione a perdersi, invece di una pastorella, fu una pellegrina (o un distinto viaggiatore, secondo altre fonti) che, venendo a Roma a piedi, aveva perso la strada e aveva quindi pregato la Vergine chiedendo il suo aiuto. Subito udì i rintocchi della campana, seguendo i quali raggiunse la Basilica e quindi la salvezza. In ricordo del fatto la pellegrina lasciò una rendita affinché alle 2 di notte (trasformate alle 9 di sera nei tempi recenti) venisse perpetuamente suonata la campana.

Dopo: PORTA SANTA. Sotto il portico, al centro, vi è una porta del 1937 con rilievi bronzei raffiguranti l’Incarnazione, mentre a sinistra è situata la Porta Santa che evoca i Giubilei che si svolgono a Roma dal 1300: l’opera in bronzo, eseguita nel 2000, rappresenta un simbolo di riconciliazione con Dio e di un nuovo inizio.

Nel Quattrocento il cardinale Guglielmo d’Estouteville 1443-83 fece coprire con volte le navate laterali, mentre la navata centrale fu decorata da un ricco soffitto a cassettoni realizzato su progetto attribuito all’architetto Giuliano da SANGALLO, su commissione del cardinale Rodrigo Borgia, salito al soglio pontificio col nome di Alessandro VI. Il soffitto cassettonato, riccamente intagliato, presenta al centro lo stemma araldico del pontefice, riconoscibile per la presenza del toro. Ogni elemento scolpito ha dorature a foglia d’oro che, secondo la tradizione, furono realizzate con il primo oro giunto dalle Americhe (Perù) e donato dal sovrano spagnolo alla Chiesa.

L’ABSIDE: La parete di fondo dell’abside è dominata da un grande mosaico del tardo XIII secolo (1288-1292), raffigurante l’Incoronazione della Vergine.

Risalivano alla metà del XII secolo, al tempo di papa Eugenio III, il pavimento cosmatesco, rifatto nei restauri del FUGA, e un portico addossato alla facciata (rimaneggiato sotto Papa Gregorio XIII e poi distrutto nel Settecento per far posto alla nuova fronte barocca del Fuga). La basilica fu oggetto di importanti interventi in vista del primo giubileo dell’anno 1300; in particolare durante il pontificato di Niccolò IV venne aggiunto il transetto e fu creata una nuova abside che venne decorata con ricchi mosaici realizzati da Jacopo TORRITI (Incoronazione di Maria e Storie di Maria), datati 1295. Si tratta della prima Incoronazione della Vergine absidale.

Seduta sullo stesso fastoso Trono e accanto al Redentore, Maria è abbigliata con abiti regali, tipici del modulo bizantino dell’epoca e anche specifici del culto mariano a Roma. Questo mosaico, sintesi fra modi orientaleggianti e spirito artistico romano, conclude una millenaria stagione di arte cristiano-bizantino-romana. Alla stessa epoca risalgono i mosaici della facciata, opera di Filippo RUSUTI, la cui commissione è da riferire al cardinale Pietro Colonna, e la realizzazione della Cappella del Presepe di Arnolfo di Cambio (distrutta per far posto alla Cappella Sistina). Le figure superstiti del presepe sono oggi esposte nel museo della basilica.

Prima: Sullo sfondo del firmamento, entro un’aureola stellata, siedono Cristo e la Vergine; il Figlio con una mano incorona la Madre e nell’altra regge un libro sul quale si legge Veni Electa Mea Et Ponam In Te Thronum Meum. Al di sotto del nimbo convergono, da entrambi i lati, due schiere angeliche; sullo stesso piano trovano spazio a sinistra S.Francesco, S.Paolo e S.Pietro, davanti ai quali vi è la figura molto più piccola di Niccolò IV, a destra invece S.Giovanni Battista, S.Giovanni Evangelista e S.Antonio da Padova, con la piccola figura del cardinale Colonna. Bellissima è anche la Cappella del Crocefisso, ornata da dieci colonne di rosso porfido, dove, oltre al pregevole Crocefisso del Quattrocento, vi sono conservate molte reliquie. Nella navata sinistra si può ammirare la Cappella Paolina, eretta per volontà di Paolo V Borghese da Flaminio PONZIO, tra il 1605 ed il 1615.

Dopo: “DORMITIO MARIAE”

Dopo e in seguito: ALTARE della CONFESSIONE. La Confessione sotto l’altar maggiore fu voluta da Papa Pio IX e realizzata da Virginio VESPIGNANI. Qui, in un reliquiario di cristallo realizzato da Luigi VALADIER sono state riposte le reliquie della culla della natività.

Dopo: I MOSAICI della NAVATA CENTRALE: La navata venne decorata sempre in età sistina (metà XII secolo circa) da mosaici, entro pannelli collocati sotto le finestre, in origine racchiusi da edicolette, con un ciclo di storie del Vecchio Testamento: storie di Abramo, Giacobbe, Isacco sul lato sinistro, Mosè e Giosuè su quello destro. Degli originari 42 riquadri, molti dei quali presentavano due scene sovrapposte, ne restano 27 (12 sulla parete sinistra e 15 sulla destra) dopo le distruzioni dovute alle aperture laterali settecentesche. Le pareti sopra il colonnato ospitano una straordinaria serie di pannelli a mosaico che narrano storie bibliche tratte dall’Antico Testamento (in particolare dai libri della Genesi, dell’Esodo, dei Numeri e di Giosuè), con figure chiave come Abramo, Isacco, Giacobbe e Mosè. Le finestre paleocristiane: La parte superiore delle pareti conserva l’apertura originale di 21 grandi finestre per lato (alcune delle quali tamponate nei secoli) che illuminano lo spazio longitudinale della navata. Le pareti delle navate laterali e delle cappelle: Lungo i muri perimetrali si aprono le grandi cappelle rinascimentali e barocche (come la Cappella Sistina e la Cappella Paolina), ricoperte da marmi policromi, stucchi dorati e affreschi di epoche successive.

L’arco trionfale: In fondo alla navata, la parete dell’arco trionfale è interamente coperta da mosaici del V secolo che celebrano l’infanzia di Cristo e la Vergine Maria come Theotókos (Madre di Dio). Ieratiche e ritmicamente dilatate sono le scene dei mosaici, rappresentanti alcuni momenti dell’Infanzia di Cristo, alcune delle quali tratte da vangeli apocrifi (Annunciazione, Presentazione al Tempio, Adorazione dei Magi, Incontro con il governatore Afrodisio, Strage degli innocenti, Re Magi presso Erode). In particolare, l’incontro con il governatore egiziano Afrodisio davanti alla città di Sotine, oltre ad essere un pendant visivo all’adorazione dei Magi sul lato opposto, è un episodio attestato solo in Santa Maria Maggiore, e tratto dai Vangeli apocrifi: Gesù, durante la fuga in Egitto, entra con i genitori nella città di Sotine, gli idoli pagani immediatamente cadono a terra e Afrodisio saluta il Bambino come Redentore.

Alla sommità dell’arco, il Trono dell’Etimasia con una Croce, affiancato dai santi Pietro e Paolo, e sormontato dal Tetramorfo. Sotto compare un pannello, con l’iscrizione Xystus episcopus plebi Dei (Sisto vescovo al popolo di Dio), in lettere d’oro su fondo azzurro, che è la dedica del papa fondatore della basilica. Ai lati, le due città sante, Gerusalemme e Betlemme, all’in-terno delle quali si prolungano illusionisticamente i colonnati della basilica, a indicare in essa quasi un preludio alla Gerusalemme celeste.

CAPPELLA SISTINA: Sisto V, grande protagonista della trasformazione urbanistica di Roma alla fine del XVI secolo, scelse la basilica come sede di fastosa sepoltura per sé medesimo, per la propria famiglia e per il suo grande protettore papa Pio V. A questo scopo incaricò il suo architetto Domenico Fontana, nel 1585, di erigere una nuova cappella monumentale, dedicata al Santissimo Sacramento, memorabile, oltre che per gli arredi e i materiali impiegati, perché integrava in sé l’antico oratorio del Presepe, con le sculture di Arnolfo, le connesse reliquie della mangiatoia e i rilievi realizzati dallo scultore Niccolò Fiammingo.

L’intero piccolo ambiente venne così spostato dalla sua posizione originaria (come annesso della navata destra) al centro della nuova cappella sotto l’altare, in una nuova cripta dotata di deambulatorio, come una vera e propria confessione. Per l’ornamentazione della cappella furono fra l’altro utilizzati marmi policromi e colonne provenienti dal Settizonio, mentre la decorazione cosmatesca dell’antica cappella venne trasferita a rivestire l’altare della nuova confessione sotto l’altare papale, il quale è sormontato da un prezioso ciborio, in cui sono scolpiti 4 angeli in bronzo dorato (di Sebastiano Torrigiani) che sostengono il modello della cappella medesima. Sisto V fece anche eseguire un ciclo di affreschi sulle murature che tamponarono alcune delle finestre paleocristiane.

Nel giugno 1605 papa Paolo V Borghese decise di edificare in basilica la cappella di famiglia, a croce greca e delle dimensioni di una piccola chiesa. La parte architettonica venne affidata a Flaminio PONZIO, vincolato nella pianta dalla speculare cappella di Papa Sisto V. Completata la struttura nel 1611, la parte decorativa, con marmi colorati, ori e pietre preziose, venne terminata alla fine del 1616. Alle Pareti laterali sono poste le due tombe dei papi Clemente VIII e Paolo V, racchiuse in un’architettura ad arco trionfale con al centro la loro statua e bassorilievi pittorici. La parte scultorea venne realizzata tra il 1608 e il 1615 da un eterogeneo gruppo di artisti: Silla LONGHI, che ebbe la parte maggiore del lavoro realizzando le due statue papali, Ambrogio Buonvicino, Giovanni Antonio Paracca detto il Valsoldo, Cristoforo Stati, Nicolas Cordier, Ippolito Buzio, Camillo Mariani, Pietro Bernini, Stefano Maderno e Francesco Mochi.

La direzione del lavoro pittorico venne affidata al Cavalier d’ARPINO che realizzò i pennacchi della cupola e la lunetta sopra l’altare. Ludovico CIGOLI realizzò la cupola mentre Guido RENI fu l’autore principale delle singole figure di santi alle quali posero mano anche il Passignano, Giovanni Baglione e Baldassare Croce; successivamente il Lanfranco, secondo il Bellori, intervenne trasformando un angelo nella Vergine.Sull’altare della cappella è l’icona della Salus populi romani, immagine dipinta della Vergine del tipo romano orientalizzante (secoli XII-XIII). L’esterno dell’abside, rivolto verso piazza dell’Esquilino, è opera di Carlo RAINALDI, che presentò a papa Clemente IX un progetto meno dispendioso di quello del contemporaneo Gian Lorenzo BERNINI. Questo avrebbe fra l’altro comportato la distruzione dei mosaici dell’abside, che nel nuovo assetto sarebbe arrivata quasi all’altezza dell’obelisco retrostante

CAPPELLA SFORZA: Ideata a 87 anni dal grande artista fiorentino (MICHE-LANGELO BUONARROTI), che morirà due anni dopo, venne poi realizzata dall’architetto che più volte ne portò a termine i progetti, Tiberio CALCAGNI. Può essere considerata l’ultima opera di Michelangelo, che disegnò uno spazio ellittico coperto da volte a vela e absidi incorniciate da colonne. È la seconda cappella della navata sinistra ed è dedicata alla Madonna dell’Assunta, a cui si riferisce la pala d’altare. Ai lati sono le tombe del committente, il cardinale Guido Ascanio Sforza, e suo fratello Alessandro, anch’egli cardinale.

Dopo: CAPPELLA del CROCIFISSO o delle RELIQUIE: Fu ricostruita nell’ambito del cospicuo intervento dovuto all’architetto FUGA in occasione dell’Anno Santo 1750; cronologicamente è dunque la più recente tra le cappelle della Basilica. È decorata con dieci colonne di porfido ed interamente rivestita da marmi. Due edicole di marmo giallo nascondono altrettanti scrigni nei quali si custodiscono preziosi reliquiari. Sull’altare si trova un prezioso Crocifisso ligneo risalente alla prima metà del Quattrocento, in origine collocato presso l’ingresso della basilica e parzialmente trattato con una vernice che imita il bronzo.

Dopo: BATTISTERO. Nel Battistero possiamo ammirare la tazza di porfido rosso ed il rilievo dell’Assunta, opera di Pietro BERNINI del 1610. In questa cappella si trova la singolare tomba di Antonio Emanuele Funta, soprannominato Nigrita, ambasciatore di Alvarez II, Re del Congo, che nel 1604 lo inviò a Roma per ottenere l’invio di missionari nelle sue terre. Paolo V lo accolse con grandi festeggiamenti, ma il povero Nigrita morì prima di essere ricevuto dal papa; il monumento reca la testa del Nigrita in pietra nera sulla quale spiccano due bianchissimi occhi ed una falsa epigrafe: il monumento fu commissionato da Paolo V, ma l’epigrafe fu fatta cambiare, più tardi, da Urbano VIII, per arrogarsi il merito di aver onorato il congolese.

Nella Basilica si trovano cinque ORGANI a CANNE: l’organo maggiore fu realizzato nel 1955 su commissione di papa Pio XII dalla ditta Mascioni (opus 720) e sostituisce uno strumento più antico, costruito nel 1716 da Cesare Catarinozzi che venne ricollocato nella parrocchiale di Aliforni (frazione di San Severino Marche, MC), ove si trova tuttora. – L’organo Mascioni. – L’organo corale, situato a pavimento nel tratto terminale della navata laterale sinistra, è opera di Giuseppe Migliorini e risale al 1932. A trasmissione meccanica. – L’organo della cappella Paolina si trova nel coretto di destra del braccio d’ingresso; fu costruito nel 1910 da Natale Balbiani ed è a trasmissione pneumatica. – Nella cappella Sistina vi è a pavimento un organo positivo meccanico della ditta Mayer, risalente al 1980 ed installato nel 2017. –L’organo della cappella Sforza fu costruito da Anneessens & Ruyssers nel 1900 e ricostruito da Francesco Zanin nel 2005; è a trasmissione elettrica, con 7 registri su unico manuale e pedale, e si trova entro una nicchia sopraelevata lungo il lato destro dell’ambiente. Dal 2014 l’organista titolare è Paolo Tagliaferri.

(Dopo) PRESEPE di ARNOLFO di CAMBIO: Al XII secolo risale la realizzazione della cappella del Presepe di Arnolfo di Cambio (distrutta per far posto alla Cappella Sistina). Le figure superstiti del presepe sono oggi esposte nel museo della basilica.

Nel MUSEO della BASILICA di Santa Maria Maggiore è attualmente conservata l’opera scultorea che per tanto tempo è stata considerata il presepio più antico fatto con statue. Si tratta di un’Adorazione dei Magi in pietra, comprensiva delle parziali figure del bue e dell’asino. Tuttavia un’attenta osservazione dei gruppi scultorei denota che in realtà non si tratta di vere statue a tutto tondo, bensì di altorilievi scolpiti da blocchi di pietra, il cui dorso è visibilmente rimasto piatto, eccettuata la figura del Mago inginocchiato, che risulta essere stata completata successivamente a tutto tondo (cioè scolpendo anche il dorso) da un autore successivo ad Arnolfo di Cambio, così come è accaduto alla figura della Vergine col Bambino, che non è l’originale scolpita da Arnolfo. Le più recenti indagini, infatti, hanno evidenziato che essa sarebbe stata modificata in epoca rinascimentale, scolpendo e modificando la figura originale della Vergine di Arnolfo.

Fu il papa Niccolò IV che nel 1288 commissionò ad Arnolfo di Cambio una raffigurazione della “Natività“, che egli terminò di scolpire in pietra nel 1291. La tradizione di questa rappresentazione sacra ha origini sin dal 432 quando papa Sisto III (432-440) creò nella primitiva basilica una “grotta della Natività” simile a Betlemme. La basilica prese la denominazione di Santa Maria ad praesepem (dal latino: praesepium = mangiatoia). I numerosi pellegrini che tornavano a Roma dalla Terra santa, portarono in dono preziosi frammenti del legno della Sacra Culla (cunabulum) oggi custoditi nella teca dorata della Confessione.

SCAVI ARCHEOLOGICI. Tra il 1966 e il 1971, per risolvere problemi di umidità, venne effettuata una campagna di scavi sotto il pavimento della basilica, condotta esclusivamente lungo le navate laterali. Rimosso l’interro che li colmava, vennero rinvenuti numerosi ambienti di II e III secolo, attualmente musealizzati ed accessibili dal museo della basilica. Il complesso, sulla cui destinazione originaria sono state fatte varie ipotesi, ma nulla che avesse attinenza con la basilica liberiana, si presume privato e quindi non da identificare con il Macellum Liviae, nelle cui prossimità le fonti attestano la primitiva basilica liberiana. Esso si compone di molti ambienti articolati attorno ad un vasto cortile, a vari livelli e di non facile interpretazione, anche perché ascrivibili a diversi periodi e variamente obliterati da successive murature realizzate in tempi diversi. Lungo il percorso si incontrano: tracce di un piccolo stabilimento termale, con mosaici e intercapedini per il riscaldamento; l’esposizione delle tegole antiche; tracce ben conservate di affreschi geometrici decorativi; tracce di affreschi relativi ad un calendario agricolo (che costituiscono forse il reperto più noto del sito); un piccolo ambiente semicircolare con nicchie, resti di affreschi e di un pavimento in opus sectile su suspensura, presumibilmente pertinente all’impianto termale.

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