CHIESA di Santa MARIA ASSUNTA o di Santa MARIA della SERRA: tardo-barocco (facciata), neoromanico (campanile), neoclassico (interno) La prima chiesa fu edificata nel XVI secolo sul luogo dove sorgeva un antecedente edificio di culto del XIII secolo, andato in rovina. È possibile supporre comunque che in questo sito esistesse un tempio romano per le divinità pagane, a sua volta costruito su un luogo di culto italico. Nell’immagine in evidenza: Dormitio Mariae.

PALOMBARO: Verosimilmente il nome del paese deriva dal latino palumbus che significa colombo col suffisso -arius che indica un luogo dove covavano i colombi. Altre ipotesi sono il nome derivi da palumbariusuna specie di falcone che si nutriva di colombe o, altrimenti, da palummane che, nel gergo dialettale, era un palo che si teneva in mano, ipotesi avvalorata dallo stemma del paese ove viene rappresentato un braccio nudo di un uomo che regge, con la mano, una clava (forse Ercole). Degli scavi archeologici in un sito italico, hanno portato alla luce una statuetta di Ercole nell’atto di assalire risalente all’epoca tardo-ellenistica.
Altri reperti archeologici, in località Piano Laroma, provano che la zona era abitata già dall’epoca romana, questi scavi hanno scoperto un teatro, degli edifici e delle strade lastricate. Successivamente, il Castrum Laromae fu distrutto dagli Ungari nel 1417. Alcuni vogliono la fondazione del paese in epoca romana, tuttavia, i primi documenti storici sono del XII secolo, quando è feudo, col nome di Palumbarium, di due militi e gestito da Odorisius filius Berardi de Quadris, personaggi di origine franca e discendenti dei conti di Valva. Nel XIV secolo fu ricordato per le decime del 1308 e del 1326 per i clerici dei castri Palumbini e per i clerici de Palomarii. Nel XV secolo fu feudo della signoria De Letto ed, in seguito, dei baroni D’Ugno mentre, nel XVII secolo di Giovanni Battista Borghese e nel XVIII secolo dei Castiglione di Penne.


Chiesa rupestre di Sant’Agata d’Ugno e Grotta di Sant’Angelo. La chiesa è sita nella grotta di Sant’Angelo in località Sant’Agata d’Ugno, vicino Lama dei Peligni. Anticamente era destinato al culto di San Michele Arcangelo ma ora ne resta solo l’abside in conci di pietra squadrata in stile romanico. Degli archetti su tutto l’invaso dell’abside sono in pietra calcarea della Majella. La tradizione vuole che la chiesa è stata costruita tra il XI ed il XII secolo su un tempio dedicato a Bona, dea della fertilità. L’unica fonte storica che la riguarda è una bolla di Onorio III che cita i possedimenti dell’abbazia di San Martino in Valle tra cui le chiese di Sant’Angelo e di San Flaviano di Palombaro.
La grotta ha pianta rettangolare con l’ingresso largo 35 metri. La grotta, oltre i ruderi della chiesa, conserva i ruderi di quattro cisterne per la raccolta di acqua piovana di cui, le prime due sono poste al lato destro dell’ingresso, la prima è di forma semicircolare, mentre la seconda è di forma rettangolare collegate fra di loro per mezzo di un foro. La terza vasca è di forma ellissoidale ed è stata realizzata ai piedi di un masso roccioso nel fondo della grotta, questa cisterna raccoglieva l’acqua di scolo della grotta. La quarta cisterna è sita all’esterno ha una forma pseudorettangolare e presenta un foro di scolo. Una tradizione vuole che le puerpere fedeli alla dea Bona si recassero nella grotta e cospargersi con l’acqua delle sorgenti all’interno della grotta le mammelle per favorire l’abbondanza di latte. In seguito la presenza di vasche di acqua, come simbolo pastorale, ha fatto sorgere il culto di San Michele Arcangelo.







Tra i numerosi rimaneggiamenti che l’edificio ha subito, vanno annoverati la prima ricostruzione completa del 1551 e la 2° del 1841, durante la quale assunse l’aspetto attuale. Un primo campanile sorse nel 1613, quando dovette sostituire quello della chiesa di San Salvatore in un momento in cui quest’ultima non poteva essere utilizzata. L‘interno fu restaurato nel 1861, con l’aggiunta delle lavorazioni in stucco parzialmente visibili oggi, poiché andate perdute in gran parte nel corso delle ristrutturazioni del Novecento. Tra il 1851 ed il 1880 venne eretto l’attuale campanile, progettato dallo scalpellino Timoteo Di Bello, di Pennapiedimonte, è composto da tre livelli suddivisi da cornici marcapiano lapidee. La cornice di coronamento è opera dello scultore Felice Giuliante. A causa dei continui rimaneggiamenti, lo stile architettonico dell’edificio si presenta disomogeneo. La semplice facciata, ripartita verticalmente in 3 settori da paraste in pietra a vista e orizzontalmente da cornicioni in pietra scolpita, ospita un portale a timpano curvo e due nicchie con altrettante statue. All’interno, formato di 3 navate, arcate su pilastri squadrati sorreggono le campate e l’altare maggiore è affiancato da altri 4 altari minori. Per quanto riguarda l’arredo, è presente una statua lignea raffigurante la Madonna seduta con Bambino, risalente ad un periodo compreso tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo.





















(Dopo) CHIESA di San ROCCO: È sita in piazza San Rocco. Da alcune fonti è stata costruita nel XVII secolo. La facciata consta di un coronamento curvo. Il paramento è realizzato in pietra calcarea. L’unico elemento d’interesse è il portale in pietra. L’interno è a navata ta unica.

(Dopo) CHIESA di San SALVATORE: È sita in corso Umberto. L’iscrizione sul campanile, sito sul retro, afferma che la chiesa è stata costruita nel 1672 su una precedente chiesa. La facciata termina in un timpano. Il presbiterio ha una volta a cupola.

EDIFICI CIVILI: –Palazzo Menna. È sito in Piazza del Plebiscito. È costituito dalla fusione di più palazzi nel XIX secolo. La facciata principale è su due livelli. L’intonaco è celeste. – Ex Ospedale. È sito in Via Orientale. Il palazzo è conosciuto nel paese anche come Palazzo Di Giuseppe. Da tempo è in stato di incuria. L’edificio è suddiviso in due livelli, mentre sul lato opposto di Via Orientale consta anche di un seminterrato. Sulla facciata princi-pale vi è un portale incorniciato da paraste. Inoltre, i capitelli, in stile dorico sostengono una trabeazione che a sua volta sorregge la balconata del piano nobile. Delle mensole sostengono il cornicione della facciata. E, nei dintorni, Riserva naturale Fara San Martino Palombaro e Riserva naturale Feudo Ugni.


