La BASILICA di Santa MARIA NOVELLA è una delle più importanti chiese di Firenze e sorge sull’omonima piazza. Nel 1219, dodici domenicani arrivarono a Firenze da Bologna, guidati da Frate Giovanni da Salerno. Nel 1221, ottennero la piccola chiesa di Santa Maria delle Vigne. Della chiesetta antica sono stati trovati alcuni resti sotto l’attuale sacrestia, in particolare le basi di alcuni pilastri romanici. Nell’immagine in evidenza: La lunetta del ‘300 nella Cappella Della Pura.




(Dopo) CAPPELLE a Destra: –La Cappella di Filippo Strozzi (9) si trova a destra della cappella centrale e conserva uno straordinario ciclo di affreschi di Filippino Lippi, con storie delle vite di San Filippo apostolo e San Giovanni evangelista (terminato prima del 1502). Sul lato destro San Filippo scaccia il dragone dal tempio di Hierapolis e sulla lunetta La crocefissione di San Filippo; a sinistra San Giovanni resuscita Drusiana e in alto Il martirio di San Giovanni; nelle lunette della volta Adamo, Noè, Abramo e Giacobbe. Particolare importanza hanno le scene centrali degli affreschi, ambientate in alcune fantasiose architetture classiche, nelle cui scene si combatte uno scontro fra cultura cristiana e paganesimo, un tema allora di scottante attualità in quanto era il periodo di governo del Savonarola. Dietro l’altare è presente la tomba di Filippo Strozzi, scolpita da Benedetto da Maiano (1491-1495). (Nella pag. seguente)
–
– La Cappella Bardi, dedicata a san Gregorio, è la seconda a destra e appartenne alla Compagnia della Laudi di Santa Maria Novella. Nel 1335 il patronato passò alla famiglia Bardi di Vernio. Appartengono a questo momento il rilievo sul pilastro di destra con San Gregorio che benedice Riccardo Bardi e gli affreschi con Storie di San Gregorio Papa, attribuiti di recente al pittore anonimo bolognese Pseudo Dalmasio. Un secondo strato di affreschi emerge dalle numerose lacune che interrompono la superficie pittorica: si tratta di una decorazione più antica che venne realizzata assieme ai lunettoni già attribuiti a Duccio di Buoninsegna. La Madonna del Rosario sull’altare è di Giorgio Vasari (1568).


(Dopo) CAPPELLA RUCELLAI (1): Si trova in posizione rialzata in fondo al braccio destro del transetto e risale al Trecento. Vi è conservata una statua marmorea di Madonna con bambino (a destra) di Nino Pisano, della metà del XIV secolo. Gli affreschi sono molto danneggiati e rimangono solo dei frammenti attribuiti al Maestro della Santa Cecilia (restaurati nel 1989). Il pannello sulla parete di sinistra (Martirio di santa Caterina d’Alessandria) fu dipinto da Giuliano Bugiardini tra il 1530 e il 1540, con il parziale uso di disegni di Michelangelo. Un tempo vi era collocata la Madonna Rucellai, oggi agli Uffizi, che infatti prende il nome da questa cappella, anche se questa non era la sua collocazione originaria. Davanti alla cappella il sarcofago di Paolo Rucellai e la Lastra sepolcrale di Fra’ Leonardo Dati di Lorenzo Ghiberti (1425)


(Dopo) CAPPELLE a Sinistra: -A sinistra della cappella maggiore si trova la Cappella GONDI (5), disegnata da Giuliano da Sangallo (1503), dove è conservato il Crocifisso di Filippo Brunelleschi, l’unica scultura lignea conosciuta del grande architetto fiorentino. Secondo una storia riportata dal Vasari, il Brunelleschi lo avrebbe scolpito in risposta al Crocifisso di Donatello conservato in Santa Croce e da lui definito primitivo. Le volte contengono serie di affreschi fra i più antichi della chiesa, del Trecento, attribuiti a maestranze greco-bizantine. La vetrata è recente e risale al secolo scorso. (nelel 2 pagg. seguenti). – Segue la Cappella GADDI (10), di Giovanni Antonio Dosio (1575-1577), ammirata dai contemporanei come la prima cappella fiorentina incrostata a commesso di marmi e pietre dure. Vi si trovano dipinti e affreschi del Bronzino e del suo allievo Alessandro Allori, oltre a bassorilievi di Giovanni Bandini.
– In fondo al braccio sinistro del transetto, in posizione rialzata simmetricamente alla Cappella Rucellai, si trova la Cappella Strozzi di Mantova (2) (Nella 3° pag. seguente e altre), per distinguerla da quella di Filippo Strozzi (9). Anche questa è coperta di affreschi pregevoli, che risalgono al 1350-57, fra le migliori opere di Nardo di Cione (fratello di Andrea Orcagna), e rappresentano i regni dei cieli strutturati secondo la Divina Commedia di Dante: sulla parete di fondo il Giudizio Universale, dove si trova anche un ritratto di Dante, a destra l’Inferno e a sinistra il Paradiso. Sull’altare maggiore Il Redentore con Madonna e santi dell’Orcagna. Nardo di Cione preparò anche il cartone per la vetrata della cappella.





Poco distante si apre a destra la CAPPELLA del CAMPANILE, con resti di decorazioni ad affresco trecentesche, un’Incoronazione di Maria all’esterno e un San Cristoforo all’interno. Sulla parete sinistra del transetto, sopra le due porte, un elegante vano progettato da Fabrizio Boschi nel 1616 ospita un sepolcro Cavalcanti.
La SAGRESTIA (11): La Sagrestia si apre nella parete sinistra del transetto sinistro e inizialmente fu costruita verso il 1380 come Cappella dell’Annunciazione in onore di Mainardo Cavalcanti. Venne ristrutturata in larga parte dal Cinquecento al Settecento. Risale all’impianto più antico la struttura gotica con le volte a crociera (anche se la loro decorazione risale in larga parte a rifacimenti ottocenteschi) e le vetrate nella trifora eseguite da Leonardo di Simone su disegno di Niccolò di Pietro Gerini (1386-1390). Il lavabo in marmo e terracotta invetriata posto in controfacciata a sinistra è un’opera di Giovanni della Robbia del 1498-1499, mentre quello posto simmetricamente a destra, in marmi policromi, è opera dell’artista della scuola del Foggini, Gioacchino Fortini. Gli armadi con sportelli nella parete di fondo furono disegnati da Bernardo Buontalenti e realizzati da Maestro Lessandro di Luca Bracci da Pelago nel 1582-1584, con le tele seicentesche di Gabriele, l’Annunziata e i Santi Domenico e Tommaso d’Aquino. In controfacciata, sopra l’entrata troviamo un Crocifisso ligneo, opera di Maso di Bartolomeo (1425-1450).


(Dopo) CAPPELLA della PURA: Ad essa, oggi si accede da questo piccolo recinto, e viene usato come luogo unicamente destinato al culto quando la basilica è aperta alle visite turistiche. La cappella risale al 1474, quando venne fatta ricostruire dai Ricasoli per custodire un’immagine ritenuta miracolosa, la Madonna col Bambino e santa Caterina, opera trecentesca un tempo affrescata nell’avello dei Della Luna. Da allora si trova nella cappella entro un elegante tempietto marmoreo. L’aspetto odierno della cappella oggi è però neoclassico, dopo la ristrutturazione ottocentesca di Gaetano Baccani, che mantenne in parte le colonne originarie del periodo rinasci-mentale, aggiungendone altre simmetricamente e alcune lesene in stucco, che crearono all’interno due tribune alle due estremità. Sull’altare il crocifisso ligneo è lo stesso venerato dalla beata Villana, ed è composto dalla croce in cedro del Libano, con quadrilobi dipinti con scene della Vita di Cristo: questa parte più antica è stata restaurata nel 1980 e si è rivelata un prezioso manufatto inglese del XIII secolo. Il Cristo ligneo scolpito invece è più tardo e secondo alcune fonti fu opera di un fiorentino influenzato dall’arte renana verso il 1320-1340.


(Dopo) Il CHIOSTRO VERDE (7): Il Chiostro verde (parte del Museo) costruito dopo il 1350 da fra’ Jacopo Talenti con gli affreschi di Paolo Uccello “a terra verde”, da cui il nome del chiostro, nella prima metà del XV secolo: su tre pareti affreschi con “Storie della Genesi“ (6) di Paolo Uccello e la sua cerchia (lato orientale, di particolare pregio artistico le scene del Diluvio universale e dell’Ebbrezza di Noè, con un uso innaturale della prospettiva e del colore) e altri artisti (Storie di Abramo sul lato meridionale e Storie di Giacobbe sul lato occidentale, del 1440-1450); restaurato nel 1859, fu danneggiato e parzialmente restaurato dopo l’alluvione del 1966.

(Dopo) CAPPELLONE degli SPAGNOLI (3): Sul lato settentrionale del Chiostro verde si apre la Sala capitolare o cappellone degli Spagnoli, sempre di fra’ Talenti (1343-1345), interamente affrescato da Andrea Bonaiuti intorno al 1367-1369; il ciclo, in ottimo stato di conservazione grazie a una capillare opera di restauro, raffigura in varie scene il ruolo dei domenicani nella lotta all’eresia. In particolare sono presenti alcune scene, simili iconograficamente a pitture di tema venatorio, con dei cani da caccia che rappresentano i confratelli dell’ordine detti anche domini canes. Nel 1566 il granduca Cosimo I destinò la sala alle funzioni religiose degli spagnoli, da cui il nome, al seguito della moglie Eleonora di Toledo.











