Dedicata a Santa MARIA, è una monumentale costruzione regolata dalle severe forme cistercensi e dalle dimensioni imponenti: 72 metri di lunghezza, 20 di larghezza, 25 di altezza. Venne costruita, a pianta a croce latina, a partire dall’abside, consacrata già nel 1170, a terminazione piatta aperta da un rosone (con due monofore ora murate); e terminata con la facciata verso il 1200. Nell’immagine in evidenza: Crocifissione nell’Abside.


I fianchi della chiesa sono caratterizzati da monofore strombate mentre la fascia sottogronda della navata centrale è decorata di archetti pensili intrecciati di chiaro influsso lombardo. Si accede alla chiesa attraverso un portale in marmo policromo, impreziosito da tre pilastri e tre colonne che sostengono archi a tutto sesto e da architravi con capitelli a fogliame accartocciato o a motivi floreali. La bellezza del portale risponde all’esigenza dei monaci di dare alla casa di Dio un ingresso solenne. Il prospetto occidentale, a salienti, è incentrato sul rosone ed è preceduto da un portico/pronao a tre campate voltate aperto da coppie di trifore e da un portale in marmo a strombo multiplo. Dall’atrio, tramite un portale a fascio la cui decorazione è costituita dal contrasto cromatico dei materiali, si accede alla chiesa.
L’interno, solenne, è tutto giocato sul ritmarsi di pilastri dalle forme e masse diverse. Diviso a tre navate e spartito in otto campate da semplici pilastri (le due coppie verso l’abside a sorreggere la torre nolare) e da pilastri polistili studiati per sostenere le volte. Si possono distinguere due tipi di pilastri: quelli “forti” a reggere la forza di ricaduta delle volte; e quelli “deboli“, costituiti da semicolonne poste verso la navata centrale addossate ai pilastri forti a sorreggere la spinta degli arconi trasversali e terminanti con mensole sospese, secondo la più tipica tradizione cistercense. I capitelli sono decorati con soggetti floreali e agresti. Nel capitello del 4° pilastro s destra della navata centrale, dall’ingresso, è rappresentato un drago che divora un serpente, stemma del duca di Spoleto e marchese di Ancona Guarniero II, che donò i suoi beni per la fondazione dell’Abbazia. Nel Capitello del pilastro corrispondente a sinistra è raffigurata una cicogna, stemma dell’Abbazia madre di Chiaravalle di Milano.







Altre semicolonne, addossate ai pilastri deboli, partono invece da terra e terminano poco sopra gli archi dalla funzione statica di contenimento della spinta delle volte delle navatelle laterali. La luce filtra attraverso 16 monofore e due rosoni contrapposti, uno sulla facciata, l’altro sul muro di fondo del presbiterio. La decorazione scultorea è molto semplice e concentrata nella parte occidentale, risalente ad un’epoca più recente (XIV secolo), e costituita dai capitelli dalla decorazione a motivi vegetali. Tutte le coperture a volta dell’edificio e anche la torre che sorgeva sul presbiterio, andarono distrutte nel 1422 durante il saccheggio di Braccio da Montone. Nel 1473, fu rifatta parte della copertura della chiesa, le volte vennero ricostruite solo parzialmente (presbiterio e prima campata), mentre per il resto dell’edificio si adottò una copertura a capriate lignee e vennero commissionati degli affreschi al pittore Pierpalma da FERMO.
La facciata della chiesa, come già detto, è arricchita da un rosone in pietra a cerchio lobato, da cui partono dodici colonnine, ornate da capitelli a grosse foglie, che formano arcatine a tutto sesto. Un altro rosone abbellisce l’abside. Queste ampie finestre rotonde, insieme alle piccole monofore a feritoia situate nei muri laterali, illuminavano le vaste e buie chiese cistercensi. I rosoni, con la loro forma circolare, simboleggiano la bellezza della creazione e la perfezione del cosmo e, al tempo stesso, il mistero di Dio-luce, fonte di vita, e il mistero di Cristo-sole, salvezza e giustizia per le genti. Le finestre sono più larghe nella parte rivolta all’interno e più strette in quella che guarda l’esterno, perché la luce (simbolo della Rivelazione Divina) penetra nella chiesa (simbolo dell’interiorità dell’uomo) attraverso strette aperture, ma subito si diffonde nell’esperienza della contemplazione.

L‘Interno della chiesa è molto suggestivo: la disposizione degli archi che scandiscono lo spazio, la luce che penetra dai rosoni e dalle monofore, la mancanza di ornamenti suscitano un’impressione di semplicità e di armonia. Essendo la chiesa rivolta ad oriente, i primi raggi del sole, penetrando attraverso il rosone dell’abside, illuminavano i monaci intenti al canto mattutino; inoltre la disposizione degli altari ai lati del presbiterio era tale che il monaco celebrante la messa avesse il sole di fronte. La Chiesa è a croce latina, a tre navate di cui quella centrale, a travatura scoperta, sovrasta le due laterali in cui sono ancora presenti le antiche volte a crociera. Le navate sono divise da 8 grossi pilastri, 4 per parte, sormontati da capitelli romanici scolpiti con abile maestria dai monaci stessi.
Altrettanti pilastri minori sorreggono gli archi delle navate laterali. Si notano due caratteristiche tipiche delle chiese cistercensi: nei pilastri maggiori le semicolonne non giungono fino al pavimento, ma poggiano su mensole (peducci) di pietra a forma di cono rovesciato; in secondo luogo nei pilastri intermedi le semicolonne sono mozzate e prive di capitelli all’altezza di 9 metri. Come base dell’attuale altare maggiore è stata utilizzata un’ara pagana proveniente dalla vicina Urbs Salvia: si tratta di un grosso blocco cubico di marmo, collocato in passato all’ingresso della chiesa e usato come acquasantiera. In una facciata vi è scolpita una croce racchiusa da raggi solari, che testimonia forse la presenza dei Templari a servizio della foresteria dell’abbazia. Nel braccio sinistro del transetto si apriva una porta che conduceva al cimitero dei monaci, mentre dal braccio destro si passava alla sagrestia ed infine un’altra grande porta di pietra conduceva ai dormitori dei monaci.




(Prima e Dopo) ALTARE: E’ stato realizzato sopra un basamento marmoreo proveniente dai tempi pagani della vicina città romana di Urbis Salvia. Tantissimi elementi di questa chiesa (capitelli, pile dell’acqua benedetta, basamenti dei pilastri …) provengono da quella enorme cava abbandonata.



(Dopo) Affresco di San Girolamo (b): Sulla parete destra, un enorme affresco ci presenta la figura di San Girolamo dentro una impossibile grotta aperta avanti e dietro. Il Santo vissuto a Betlemme ha avuto il merito di aver tradotto i testi biblici dalla lingua aramaica e greca a quella latina. La grandezza dell’affresco ci parla dell’importanza della parola di DIO e la grotta ci suggerisce che tutti attraversiamo il tunnel della vita che può essere illuminato solo dalla parola di DIO.




(Dopo) CROCIFISSIONE (a): L’affresco della parete ci mostra la sintesi della fede cristiana: Gesù, il Figlio di Dio, muore in croce per la salvezza dell’umanità. Ai lati, la madre Maria e l’apostolo Giovanni; avvinghiata alla croce c’è la Maddalena. A sinistra San Benedetto e a destra San Bernardo.





Dopo: ALTARE di Sant’IGNAZIO di LOYOLA (14). Nato a Loyola, Spagna, nel 1491 muore a Roma nel 1556, dopo aver fondato la Compagnia di Gesù, alla quale apparteneva il Papa Francesco. Gesuita anche Padre Matteo Ricci, missionario e scienzato che nasce a Macerata nel 1552 e muore a Pechino nel 1610 dopo aver compiuto una enorme missione religiosa e culturale avvicinando l’Oriente all’Occidente. I Gesuiti ressero l’Abbazia dal 1581 al 1773.


(Sopra e Dopo) CAPPELLA di San BERNARDO (8): E’ il fondatore dei Monaci Cistercensi. Nasce a Digione in Francia nel 1090. Seguendo le orme di San Benedetto, fonda una serie di monasteri in tutta Europa, compreso quello di Chiaravalle di Milano da dove vennero i monaci a fondare quello di Fiastra. Muore nel 1156 lasciando un segno indelebile di santità e di cultura in tutta Europa. La Cappella è affrescata sia nella parete di fondo che nella parete laterale destra con episodi della vita dei Santi Monaci Antonio abate e Paolo eremita.




(Prima e Dopo) CAPPELLA della MADONNA di LORETO (9): Sull’esempio di San Bernardo, i monaci hanno avuto sempre una particolare devozione alla Madonna. In questa Abbazia non poteva mancare un angolo dedicato alla Patrona della regione Marche. L’affresco, attribuito alla Scuola bolognese del XVII secolo, rappresenta la scena della traslazione della Santa Casa in volo da Nazareth a Loreto (a tal proposito si invita alla lettura del libro “La Via degli Angeli” del Prof. Fernando Frezzotti”.



Prima: E’ la Cappella in cui, nel tabernacolo, viene conservata l’Eucarestia (è il sacramento cristiano istituito da Gesù Cristo durante l’Ultima Cena) per l’adorazione dei fedeli nelle varie ore del giorno. “Io sarò con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” ci ha detto Gesù. Beati noi se sappiamo riconoscerlo nell’Eucarestia come anche in ogni nostro fratello: “Ero affamato, assetato, malato, carcerato, emigrante e voi mi avete aiutato” ci ha detto ancora nel capitolo 25 del vangelo di Matteo.

Prima: CAPPELLA di San BENEDETTO (11). San Benedetto nasce a Norcia nel 480 e, lasciata ogni ricchezza ed ogni piacere, si dedica alla vita eremitica prima a Subiaco e poi a Montecassino, nel famoso Monastero che porta il suo nome. Per i monaci che lo seguono, scrive la famosa regola che è riassunta nelle due parole “ORA et LABORA, prega e lavora”. Nel 1964 verrà proclamato patrono d’Europa insieme a San Bernardo ed altri Santi. L’Europa ha delle radici straordinarie e beati noi se non ce ne dimentichiamo.


(Prima e Dopo) ALTARE dell’ANNUNCIAZIONE (13): La tela, di autore ignoto, su altare barocco di notevole valore artistico, rappresenta L’Annunciazione della Vergine. La Madonna in ginocchio accoglie umilmente l’annuncio dell’Angelo che scende dal cielo e lo Spirito Santo, in forma di colomba, illumina con i suoi raggi tutta la scena. La tela fungeva da pala dell’altare del presbiterio.

(Dopo) Statua della MADONNA ANNUNZIATA (14): E’ il nome di questa Chiesa. Alla Madonna è dunque destinata questa chiesa come tantissime altre dei monaci cistercensi. All’ingresso, nella Navata sinistra (5), è collocata la statua lignea davanti alla quale vengono accesi tanti lumini e soprattutto vengono recitate tante preghiere come quella scritta da San Bernardo situata ai piedi della statua.

(Dopo) NAVATA destra (4): Monumento (15) funebre a Sigismondo Giustiniani Bandini che, alla sua morte (04-11-1918), ha lasciato la Chiesa e l’enorme proprietà circostante, alla Fondazione che porta il nome della sua famiglia, resasi proprietaria di tutto il complesso nel 1773, quando fu soppressa la Compagnia di Gesù.







