La Cattedrale di Santa MARIA ASSUNTA, consacrata nel 1106, è il luogo di culto cattolico più importante di Parma, la chiesa madre della diocesi omonima. Sorge in piazza Duomo, accanto al Battistero e al Palazzo vescovile. Nell’immagine in evidenza: Pennacchio di San Giovanni Battista.


Esternamente è in stile romanico, con la facciata a capanna, tipica anche delle chiese di altre città del settentrione d’Italia (ad esempio Piacenza e Cremona). Internamente l’impianto romanico è rimasto, anche se gran parte degli interni (navata centrale, cupola, transetto) sono dovuti a successivi interventi rinascimentali. Alcune delle cappelle laterali sono state successivamente affrescate in stile gotico. Una basilica paleocristiana posta nell’attuale piazza Duomo, la basilica ecclesia Sanctae Mariae, faceva parte del complesso episcopale, che comprendeva anche un battistero e la dimora del vescovo, e che si trovava in una zona allora periferica rispetto al cuore della città.


La FACCIATA della cattedrale di Santa Maria Assunta dà su piazza Duomo, sul lato opposto rispetto al Palazzo vescovile. Essa è a capanna, con paramento murario in blocchi di pietra squadrati. La parte inferiore è liscia, priva di decorazioni; qui si aprono i tre Portali: i due laterali più piccoli, quello centrale più grande, ciascuno dei quali è leggermente strombato ed è sormontato da una lunetta chiusa a vetrate. Il Portale centrale, a differenza degli altri due, è preceduto da un protiro, opera di Giambono di Bissone (1281), con arco a tutto sesto, poggiante su due colonne corinzie ognuna delle quali a sua volta sorretta da un leone stiloforo. Il protiro termina con una loggia con copertura a doppio spiovente volta a botte, il cui archivolto è decorato con motivi ad archetti; la copertura è sorretta da una colonnina corinzia per lato.
I battenti del portale centrale, finemente scolpiti a rilievo, sono opera di Luchino Bianchino (1491). Unico elemento di decorazione della parte inferiore della facciata è la lastra tombale del matematico Biagio Pelacani, scolpita nel 1416 e situata alla destra del portale centrale. Nella parte superiore della facciata, si aprono due logge, disposte su livelli differenti. La loggia inferiore, al livello del secondo piano del protiro, è costituita da 4 trifore con archetti poggianti su colonnine, due a destra e due a sinistra. La loggia superiore ha il medesimo schema di quella inferiore, ma è meno alta. Al centro, sopra il protiro, si apre una grande monofora con arco a tutto sesto, che dà luce all’interno. La terza loggia segue l’andamento dei due spioventi del tetto ed è costituita da monofore sorrette anch’esse da colonnine.

Alla destra della facciata, su piazza Duomo, si eleva la TORRE CAMPANARIA, alta 63 metri. Essa fu costruita in stile gotico tra il 1284 e il 1294 in sostituzione di una torre più antica; il paramento murario è in mattoni scuri a vista, ad eccezione degli angoli, rivestiti con blocchi di marmo. Il campanile è suddiviso in 4 fasce da cornicio-ni decorati con archetti ciechi ogivali in marmo. Nella prima fascia, quella più bassa, si aprono, sul lato anteriore, due finestre rettangolari e, sul lato destro, una porta; la seconda fascia, invece, non ha aperture sull’esterno. Su ognuno dei quattro lati della terza fascia, invece, si apre una piccola bifora e, su quello anteriore, si trova il quadrante dell’orologio.
Nella parte superiore della quarta fascia, infine, su ognuno dei 4 lati si apre una trifora, corrispondente alla cella campanaria. Alla sommità del campanile, corre una balaustra in marmo e, ai lati, vi sono delle guglie; la copertura è costituita da una cuspide a forma piramidale, con base ottagonale. Sopra di essa vi è una statua dorata di un angelo con in mano la croce, copia dell’originale del XV secolo, attualmente nel museo diocesano. All’interno della cella campanaria, si trovano 6 campane. La più grande corrisponde alla nota, detta Bajon, venne fusa in bronzo nel 1287 da un fonditore pisano riutilizzando il materiale di una campana precedente, del 1285. Venne nuovamente fusa nel 1481 e, tra il XVI e il XIX secolo, altre sei volte. Venne rifusa per l’ultima volta nel 1962.




(Dopo) INTERNO: E’ a croce latina, con tre navate di 7 campate ciascuna, transetto costituito da due bracci gemelli con absidi e profondo coro, con campata quadrangolare e abside semicircolare. La struttura è ancora quella romanica dell’XI secolo, con aggiunte successive.

La Navata centrale è larga il doppio delle due laterali ed è, come queste ultime, coperta con volta a crociera; lo schema di ciascuna delle due pareti laterali di ogni campata è il seguente: dal basso, l’arco a tutto sesto di comunicazione con la navata laterale; sopra di questo, la quadrifora con archetti sorretti da colonnine, che dà sul matroneo; in alto, una mono-fora che dà sull’esterno. Tra la terza e la quarta campata, a ridosso della semicolonna di destra, si trova il Pulpito ligneo riccamente scolpito, opera di Paolo FRONI (1613). Le pareti della navata centrale sono ornate dal ciclo di affreschi, opera di Lattanzio GAMBARA, che li realizzò tra il 1567 e il 1573.
Essi si sviluppano su tre fasce, ognuna delle quali corrisponde ad una tematica: dal basso, tra gli archi di comunicazione fra le navate e il matroneo, episodi dall’Antico Testamento; fra il matroneo e le lunette, episodi dal Nuovo Testamento; nelle lunette, figure allegoriche; la lunetta della parete sinistra della settima campata, è stata dipinta nel 1585 da Innocenzo MARTINI. Sulla controfacciata, vi è un grande affresco raffigurante l’Ascensione di Cristo, dipinto da Lattanzio GAMBARA tra il 1571 e il 1573. Gli affreschi della volta sono opera di Girolamo BEDOLI-MAZZOLA, che li dipinse tra il 1555 e il 1557.

Prima: Un imponente ciclo affrescato che accompagna il cammino del fedele lungo tutta la navata centrale: è il racconto dipinto della Vita di Cristo e da episodi tratti dal Vecchio Testamento. Sia la parete di destra, sia la parete di sinistra sono completamente occupate da affreschi, che seguono una precisa organizzazione tematica. Nei quadri sono raffigurati episodi del Nuovo Testamento, nei sovrarchi si trovano immagini tratte dal Vangelo, mentre nelle lunette sono riportate raffigurazioni di personaggi allegorici. Con questa imponente opera Lattanzio GAMBARA testimonia la propria formazione presso i Campi, ma anche l’influsso della pittura di Giulio Romano.







CUPOLA: La crociera è coperta dalla cupola ottagonale, con lanterna solo all’esterno; nel tamburo, esternamente movimentato da un loggiato con trifore, si aprono 8 rosoni circolari, uno per lato, frutto dell’ampliamento cinquecentesco dei precedenti, di origine romanica. La superficie interna della cupola è stata interamente affrescata con l’Assunzione della Vergine da Antonio Allegri detto il CORREGGIO tra il 1524 e il 1530 circa. Il grande affresco, che ha una superficie di circa 650 m², venne iniziato solo dopo i lavori di consolidamento della cupola e terminato probabilmente per l’ottobre dell’anno 1529, anche se l’inaugurazione si ebbe nel 1530.
Nella parte del tamburo, dipinto come fosse una balaustra, vi sono figure di angeli e di Apostoli. Al di sopra di esso, vi è una fitta spirale di nubi che terminano in un fitto groviglio di angeli, santi e patriarchi, disposti su più cerchi concentrici. In mezzo a questi, è riconoscibile la Madonna affiancata da Adamo ed Eva e da san Giuseppe. Al centro dell’affresco, è raffigurata una grande luce gialla, simbolo della presenza di Dio. Anche gli affreschi dei pennacchi sono opera del Correggio e coevi a quelli della cupola. Vi sono raffigurati i santi patroni della città: San Giovanni Battista, Sant’Ilario di Poitiers, San Giuseppe e San Bernardo degli Uberti.

Prima: L’Assunzione della Vergine del Correggio è una grandiosa opera prospettica, dove luce, composizione e movimento si fondono in un capolavoro di illusionismo visivo. A cavallo tra il linguaggio pittorico rinascimentale e l’audacia dell’arte barocca, questa cupola venne ben presto definita “scandalosa” da alcuni critici contemporanei. Ciò che più colpisce l’osservatore è indubbiamente l’Ascensione di Maria in cielo: un vorticoso intreccio di figure che accompagnano la Vergine verso il cerchio dei beati. Al centro della cupola vi è il Cristo, che discende dalla luce con una posa plastica e per l’epoca incredibilmente innovativa.



TRANSETTO e CORO: Nella crociera, si innestano i due bracci del transetto e il coro. Il transetto è costituito, come già detto, da due bracci speculari, ciascuno dei quali è costituito da un’unica campata rettangolare con volta a crociera avente una doppia abside semicircolare: una verso l’esterno, uno in corrispondenza della relativa navata laterale; all’interno di ciascuna delle quattro absidi, si trova un altare barocco. Nel transetto destro, si trovano il Monumento funebre di Bartolomeo Montini, opera di Gian Francesco d’AGRA-TE (1507), sede originaria dell’omonima Pala Montini di Cima da CONEGLIANO, e la Deposizione dalla croce, opera di Benedetto ANTELAMI (1178). Oltre la crociera, in asse con la navata, si trova il coro, costituito da una campata rettangolare con volta a crociera e dall’abside semicircolare. Lungo le pareti del coro, vi sono i 40 stalli lignei, realizzati dai lendinaresi Cristoforo e Lorenzo CANOZI tra il 1469 e il 1473.
Dopo: La Deposizione della Croce di Benedetto ANTELAMI (Transetto dx)

Prima: La Deposizione dell’Antelami. È la prima grande opera nota di Benedetto ANTELAMI, ma anche un capolavoro d’arte gotica. Faceva parte dell’ambone, luogo dal quale un tempo veniva proclamata la Parola di Dio. Volendo osservare con attenzione la composizione ci si rende conto della modernità e dell’umanità che l’autore è riuscito a scolpire nel marmo. La scena ha un forte impatto drammatico: al centro vi è il Cristo, il cui corpo ormai inerme è sostenuto da Giovanni. Alla sinistra della Croce vi sono i centurioni, intenti a giocarsi a dadi le vesti del figlio di Dio. Personalissimo lo stile dell’Antelami, che pur realizzando quest’opera nel 1178 anticipa con notevole lungimiranza alcuni elementi della scultura gotica.
L’abside semicircolare è interamente occupata da una sopraelevazione con balaustra marmorea e portaceri in bronzo, che ospita il complesso della cattedra vescovile, costituito da elementi di diversa epoca. L’elemento più antico è la cattedra vera e propria, un seggio di età medioevale i cui braccioli sono costituiti da due bassorilievi: San Giorgio che uccide il drago, a sinistra, e la Conversione di San Paolo, a destra. La cattedra è addossata al ciborio di Alberto di MOFFEOLO, che lo realizzò tra il 1486 e il 1488 in marmo bianco con, al centro, il tabernacolo affiancato da due angeli e, ai lati, entro nicchie, statue di santi e, in alto, entro un’apposita nicchia la statua di Cristo Risorto. Il ciborio è inserito all’interno dell’ancona barocca in legno scolpito e dorato, proget-tata nel 1766 da Antonio GHIDETTI e costituita da un coronamento a semicupola poggiante su colonne tortili con capitelli corinzi. Nel catino absidale, vi è l’affre-sco di Girolamo BEDOLI-MAZZOLA raffigurante il Giudizio Universale, realizzato tra il 1538 e il 1544.

Prima e dopo: Nel catino absidale, vi è l’affresco di Girolamo Bedoli-Mazzola raffigurante il Giudizio Universale, realizzato tra il 1538 e il 1544. L’ affresco restituisce in immagini l’intensità del mistero eucaristico e domina dall’abside l’intera cattedrale. Al centro della rappresentazione è il Cristo, che mostrando ancora i segni del proprio sacrificio, ascende al cielo tra un tripudio di angeli e santi. La scena è dominata da un’intensa luce celeste e vede raccolti in un’unica composizione i simboli della passione, accompagnando il fedele in un cammino spirituale che procede dalla sofferenza terrena alla gloria divina.


PRESBITERIO: Nel 2009, è stato realizzato, su progetto dell’architetto catalano Jaume BACH, il nuovo presbiterio in stile moderno. Esso è situato al disotto della cupola, nella crociera, ed è costituito dall’altare maggiore, dall’ambone e dalla cattedra. L’altare maggiore, montato sopra una base formata da due gradini bronzei sui quali sono incisi passi del Vangelo in varie lingue, è un’antica arca del XII-XIII secolo contenente le reliquie dei santi martiri Abdon e Sennen, Nicomede di Roma, Ercolano di Perugia e Pudenziana. I quattro lati sono decorati da bassorilievi: sui lati anteriore e posteriore, dieci dei dodici Apostoli, sul lato di destra i Santi Abdon e Sennen e, sul lato di sinistra, entro una mandorla, il Redentore benedicente, affiancato dai simboli dei quattro Evangelisti. In posizione avanzata, sulla sinistra, vi è l’ambone, in bronzo, e, sul lato opposto, la cattedra, dello stesso materiale. Anche questi ultimi sono decorati con citazioni in rilievo dal Vangelo.

I CAPITELLI MEDIEVALI: Un’enciclopedia per immagini scolpite nella pietra: così possono essere descritti gli innumerevoli capitelli medievali che si scoprono camminando per le navate della cattedrale. Per la maggior parte si tratta di capitelli di tipo corinzio, con decorazioni vegetali e naturali. Ma non mancano capitelli diversamente decorati: è il caso ad esempio delle scene di caccia, delle narrazioni mitologiche, dei racconti biblici e delle scene tratte dalla vita quotidiana. Un tempo si presentavano come capitelli policromi, mentre oggi prevalgono la pietra nuda o le dorature cinquecentesche.
CAPPELLA VALERI: Sulla navata di sinistra si apre questa cappella di decorazione quattrocentesca. Qui si intrecciano le mani di due diversi pittori, che affrescano le storie della vita dei Santi Caterina, Cristoforo e Andrea tratte dalla Legenda Aurea. La cappella prende il nome dal suo committente, un importante membro della comunità cittadina che a seguito di un esilio scelse di farla affrescare per riabilitare la propria immagine. La cappella si distingue per l’inconsueta forma esagonale e per l’eleganza dei decori. La mano più riconoscibile è quella di Bertolino de’ Grossi, un pittore di spicco del panorama artistico della Parma quattrocentesca.
CAPPELLA DEL COMUNE: Vi si accede dalla navata di destra e custodisce la storia di San Sebastiano, un arioso ciclo pittorico attribuito alla bottega di Bertolino de’ Grossi e voluto dal Comune in occasione di un’epidemia di peste. La scelta di dedicare la cappella alla storia di San Sebastiano è dovuta appunto al fatto che questo santo fosse invocato contro la morte improvvisa causata dall’epidemia. Gli affreschi si distinguono per il ritmo lento del racconto, per la particolarità della gestualità dei personaggi e per uno stile pittorico più leggero rispetto a quello della Cappella Valeri.

CRIPTA: Sotto il capocroce, si sviluppa la cripta romanica, più volte rimaneggiata. Essa è coperta con volte a crociera sorrette da colonne in marmo con capitelli scolpiti. Le navate hanno un numero variabile: in corrispondenza del soprastante transetto, sono undici, mentre sotto il coro e l’abside centrale si riducono a tre. Al centro dell’abside, vi è il moderno presbiterio, realizzato nel 2005. Esso, rialzato di un gradino rispetto al resto della cripta, ospita l’altare marmoreo, costituito da un tronco di piramide rovesciato, l’ambone bronzeo e la sede, anch’essa in marmo.
Dal soffitto pende un moderno crocifisso in bronzo, anch’esso del 2005. Ai suoi lati, vi sono gli stalli lignei, realizzati da Matteo Fabi nel 1555. Sotto il transetto di destra, si trovano due altari laterali barocchi in marmi policromi, dedicati a San Bernardo degli Uberti, di Girolamo BEDOLI-MAZZOLA (1544) e a Sant’Agapito. Annesse alla cripta sono la cappella Rusconi (1398) e la cappella Ravacaldi (1427), interamente affrescate. Si ipotizza che le colonne impiegate in questa cripta siano state recuperate dall’antica città romana, andando così ad instaurare un’ideale continuità tra la città antica e la Cattedrale. Da notare la statua che rappresenta San Bernardo e che si trova al centro della cappella a lui dedicata e rimaneggiata nel corso dei secoli.




