Il Giro delle Chiese

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BISENTI: Un Breve GIRO Per BISENTI – TERAMO

BISENTI è un comune italiano di 1.900 abitanti circa. Situato nell’alta Valle del fiume Fino nell’antico territorio della Vestinia, fa parte della Comunità montana del Vomano, Fino e Piomba. È noto per il caratteristico Revival dell’uva e del vino Montonico che si tiene ogni anno il primo fine settimana di ottobre; è famoso altresì per essere uno dei paesi che rivendicano la natalità di Ponzio Pilato, politico romano che decise la condanna a morte di Gesù. Nell’immagine in evidenza: PILATO (Gebhard Fugel).

ll centro storico del paese è diviso in tre rioni: Codacchio (Cudàcchie o Gudàcchie), Rampigno (Rampìgne), Supporto (Supporte). Il nome di “Bisenti” compare per la prima volta nel 1085 quando il Conte Teatino Trasmondo cedette il contado all’abbazia di Montecassino, quindi in un elenco feudale del Regno di Napoli, risalente al XII secolo (epo-ca normanna) indicato col nome Bisanto. Da allora le sorti del paese seguirono quelle del Regno. A quest’epoca risale forse la chiesa di San Pietro, nella contrada omonima, ad una navata e di aspetto semplice e modesto, ma posta in un punto panoramicissimo che le conferisce, insieme, una bellezza rustica e mistica. Il lunedì di Pasqua, come è tra-dizione, tutto il paese vi fa festa, con Messa, processione solenne, banda musicale, fuochi d’artificio, vino Montònico (di produzione locale) e grigliate di carne.

In mezzo al nucleo più antico del paese, nella stessa piazza in cui si affaccia la Casa badiale dei Celestini che reca sulla facciata un simbolo araldico con la data del 1479, è la Chiesa di Santa MARIA degli ANGELI. Di stile barocco ispirato al romanico ogivale, viene annoverata tra le maggiori chiese del territorio abruzzese. E’ una delle poche chiese con facciata ad ali laterali inflesse (Chiesa dell’Annunziata a Penne, Chiesa di San Francesco ad Atri). L’attuale costruzione è un ampliamento del precedente edificio risalente al XV secolo. Il giorno 2 la chiesa gode del privilegio dell’indulgenza plenaria ad instar Portiunculae, confermato da papa Pio IX nel suo breve dell’11 settembre 1858. Ampliata e restaurata sul finire del 1700, presenta una elegante facciata ad ali laterali inflesse, opera dell’architetto Giovanni FONTANA (1738-1803) di Penne, caratteristica del barocco europeo.

All’esterno la chiesa è caratterizzata dalla facciata, a capanna. Essa è divisa in 2 fasce orizzontali da uno sporgente cornicione; la fascia inferiore è decorata  con lesene tuscaniche ed ha, al centro, il Portale, con cornice marmorea; la fascia superiore, invece, è decorata con lesene ioniche e al centro si apre un Finestrone rettangolare che dà luce all’interno. La facciata termina in alto con un frontone semicircolare. Costruito in concomitanza con il rifacimento della chiesa, il Campanile fu completato alla fine del Settecento. Alto 41 metri, svetta maestoso su tutto il paese. Da una porta laterale della chiesa, una scala a chiocciola conduce alla cella campanaria, che ospita 3 campane. La piccola volge a meridione, la mediana a occidente mentre la grande dà sulla piazza principale. Le tre campane vengono suonate secondo precise regole. Anticamente vi era una quarta campana che leggenda vuole sia stata poi montata nel campanile del Duomo di Teramo. La campana grande venne rifusa nel 1927 con i nomi dei caduti nella 1°guerra mondiale e nuovamente montata dal fabbro Fiorindo De SANCTIS. La cella campanaria, da cui si vede uno stupendo panorama che si apre su tutta la vallata fino al Gran Sasso, era liberamente accessibile fino al 1984, anno in cui venne effettuata l’elettrificazione delle campane.

(Dopo) PILATO (Gebhard Fugel): Una leggenda vuole che Bisenti abbia dato i natali a Ponzio Pilato; tale tradizione, a differenza di quelle riferite ad altri luoghi, è molto articolata e non si limita ad affermare che il prefetto è nato qui, ma spiega i dettagli della sua origine. Secondo il racconto, tramandato di generazione in generazione, un avo del celebre funzionario romano, Ponzio Aquila, partecipò alla congiura delle Idi di marzo  contro Giulio Cesare; con il ristabilirsi dell’ordine pubblico, le famiglie dei cesaricidi furono confinate presso le colonie romane e tra queste i Ponzi furono esiliati in quel di Berethra (antico nome di Bisenti dal greco BARATRON “valle stretta e profonda”).

Prima: San PIETRO (Sande Pìtre in dialetto locale) è una frazione del Comune di Bisenti, che comprende il territorio della collina tra San Savino, il torrente Fossato e il confine col comune di Arsita. A San Pietro vi sono solo poche case sparse e l’antica chiesa di San PIETRO, che dà il nome alla parrocchia di Bisenti. Viene menzionata per la prima volta nella bolla di papa Alessandro III del 1176, la quale confermava il tributo dovuto dalla chiesa alla Badia di Montecassino; ad essa fece seguito un’altra bolla di papa Celestino III del 17 marzo 1190 con cui si assegnava il possesso della chiesa al vescovo di Penne Ottone dei conti di Loreto e Conversano. L’antica costruzione presenta un aspetto semplice, ad una sola navata, rischiarata da una piccola monofora, ma è posta in posizione suggestiva in cima all’omonima collina, il cui panorama spazia dal Gran Sasso al mare.

Il lunedì di Pasqua (detto di Pasquetta) i bisentini festeggiano il Santo con una tradizionale scampagnata di primavera e, davanti alla chiesa, viene orga-nizzata una piccola festa con Messa, processione del Santo, fuochi d’artificio e arrosticini. Spesso alla scampagnata partecipano anche gli abitanti di Arsita, i quali rivendicano da sempre il possesso della chiesa con tutta la contrada. Così, bisentini schierati da una parte e arsitani dall’altra, giocano a morra e avanzano o recedono dalla linea di confine comunale a seconda della sorte del gioco.

Bisenti (Te), la medievale Bisentum, si trova a m.274 s.l.m. su un terrazzo alla destra del fiume Fino, al confine tra le province di Teramo e Pescara. Appena fuori del centro abitato, in corrispondenza degli impianti sportivi comunali, è la piccola Chiesa di Sant’ANTONIO. Presenta copertura a capanna e facciata a coronamento rettilineo; da questa si alza un piccolo campanile a vela che ospita una campana. L’interno è costituito da un’unica aula e contiene arredi  liturgici essenziali, insieme ad una statua di S.Antonio.

Una caratteristica scomparsa: le “cantine”: Fino alla metà degli anni ottanta a Bisenti esistevano le cosiddette “cantine“: si trattava di alcuni locali, piccole osterie antesignane degli odierni bar dove la gente si riuniva per mangiare e bere. L’oste (lu candinère) vendeva le bevande: vino, birra, acqua, gassosa ecc. mentre i clienti portavano da mangiare da sé porchetta, tacchino alla canzanese, trippa, pasta e fagioli, che condividevano spesso con i propri amici. Le cantine erano luoghi di ritrovo per gli abitanti del paese che si riunivano per una chiacchierata o una partita a carte; era estremamente raro che clienti delle cantine fossero le donne, le quali invece rima-nevano a casa a preparare i piatti ai propri mariti. Agli inizi degli anni ottanta le cantine di Bisenti erano:

– la cantina de l’Ugginijòtte, sita sulla strada per il cimitero;

– la cantina di Variste vicino alla piazzetta della legna;

– la cantina di Middijùcce di Quiète in via Rampigno;

– la cantina di Brunette, esistente almeno dal 1915, vicino alla torre medievale;

– la cantina de lu scarpère, nel rione del Supporto.

Le cantine scomparvero con l’introduzione dello scontrino fiscale e l’obbligatorietà delle casse negli esercizi pubblici: infatti molto spesso era difficile per gli osti dar conto della provenienza del vino che vendevano, che talvolta era di produzione propria, altre volte era regalato, così un pezzo di storia del paese si perse per sempre.

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