Folgaria è un comune italiano di 3.200 abitanti circa nella provincia autonoma di Trento. È una nota stazione turistica estiva e invernale e si trova a 1168 m ai piedi del monte Cornetto (a 2060 m nel gruppo della Vigolana), sulla sponda destra del Rio Cavallo. Nell’immagine in evidenza: Il Lago di Carezza a nord di Folgaria.

Il Comune è composto di sette frazioni principali (Costa, Serrada, Guardia, Mezzomonte, San Sebastiano, Carbonare e Nosellari) a cui si aggiungono frazioni più piccole (Pont, Ondertol, Dori, Molino Nuovo, Forreri, Ca Nove, Molini, Peneri, Fontani, Scandelli, Sotto il Soglio, Carpeneda, Mezzaselva, Erspameri, Francolini, Fondo Grande, Fondo Piccolo, Colpi, Nocchi, Perpruneri, Tezzeli, Morganti, Cueli-Liberi, Buse, Busatti, Dazio, Prà di Sopra e Virti) distribuite nella valle del Rio Cavallo e nell’alta valle dell’Astico (Buse). I due fiumi sono separati dal passo Sommo (1341 m), che è usato come punto di riferimento per identificare il luogo delle varie frazioni. Già nel XIII secolo l’altopiano di Folgaria era compreso nel feudo vescovile di Beseno, posto sotto il controllo diretto del Principe vescovo di Trento e quindi dell’imperatore d’Austria. Nel 1222 Folgaria appariva, tra le prime in Trentino, come una comunità di gente libera retta da propri organi amministrativi. Per questioni confinarie nel 1285 fece atto di sottomissione ai feudatari di Beseno, i Castelbarco, (nel 1315 la comunità si dotò di un proprio statuto comunale, la Carta Ordinamentorurn) da cui si sottrasse nel XV secolo, “concedendosi” alla Repubblica di Venezia la quale garantì l’autonomia totale e perpetua dalla giurisdizione feudale del castello lagarino. Poi tornò alla casa d’Austria …………………..

La Chiesa di San Lorenzo è la parrocchiale di Folgaria. Appartiene alla zona pastorale Valsugana – Primiero dell’arcidiocesi di Trento e risale al XIII secolo. Attorno al 1220 la primitiva cappella di Folgaria venne citata a proposito della concessione del fonte battesimale e della possibilità di avere accanto un camposanto. In quel periodo dipendeva dalla pieve di Volano, dalla quale era separata da una notevole distanza. Nel XIX secolo l’antica cappella di San Leonardo, nel 1802, fu rinnovata. Venne arricchita di un altare in marmo e venne posata una nuova pavimentazione. Sull’altare venne posta la statua del Crocifisso e da quel momento il nome della cappella mutò ufficialmente. In seguito venne rivista la copertura a cipolla rovesciata della torre campanaria e nella cella trovarono posto cinque nuove campane e poi venne spostata l’area cimiteriale, creando un nuovo terrazzamento leggermente più in basso rispetto alla chiesa. Dalla metà del secolo altri lavori furono indirizzati al rifacimento della pavimentazione della sala ed alla costruzione della cappella di San Rocco, nata come ex voto per lo scampato pericolo di contagio da una epidemia di colera che aveva colpito la valle. Verso la fine del secolo furono modificate nella loro forma le finestre sulla facciata.
Nel XX secolo la sacrestia venne edificata nel 1904 poi si procedette con un generale restauro. Nel 1913 Folgaria divenne sede di decanato, distaccandosi così da Rovereto. Poco dopo lo scoppio del primo conflitto mondiale accanto al cimitero civile venne costruito il cimitero militare, destinato ai soldati caduti sul fronte. Nel primo dopoguerra navate e presbiterio vennero decorati a fresco da Carlo Donati. Nel 1944 la cappella, già intitolata a San Rocco, fu ridedicata alla Madonna Addolorata, e questo come ex voto per la protezione avuta durante il secondo conflitto mondiale. Dagli anni cinquanta in avanti continuarono gli interventi restaurativi come la sostituzione dell’orologio, il rifacimento del pavimento e la decorazione sulle pareti della cappella della Madonna Addolorata e poi un lavoro simile nella cappella del Crocifisso, che però venne rivestita con marmi.




La Chiesa di San Francesco d’Assisi (arch. Mario OBRELLI) è la parrocchiale nella frazione di Carbonare a Folgaria, in Trentino. Appartiene alla zona pastorale Valsugana – Primiero dell’arcidiocesi di Trento e risale al XIX secolo. Conserva varie opere artistiche, tra le quali dipinti di Bruno Colorio e Marco Bertoldi. ESTERNO: L’edificio ha orientamento verso est nell’abitato di Carbonare. Il prospetto principale è classicheggiante con frontone triangolare superiore. Un marcapiano parziale delimita la parte bassa, a sua volta suddivisa in tre settori da quattro paraste con il portale di accesso al centro, da quella alta, nella quale le paraste mediane mutano in arco che, al centro, racchiude un grande oculo rotondo. I prospetti laterali sono quasi speculari, entrambi con tre grandi monofore ed ingresso secondario. La torre campanaria è posta nella zona posteriore sinistra mentre la canonica si trova sul lato opposto. La parte absidale è a base poligonale con due grandi monofore allungate.
INTERNO: La navata interna è unica e suddivisa in tre campate coperta con volta a botte. La cantoria è in controfacciata dove è posto l’organo a canne. Sull’arco santo che introduce al presbiterio la scritta SANCTE FRANCISCE ORA PRO NOBIS. Il presbiterio è arricchito da affreschi di Bruno Colorio e Marco Bertoldi. La pala su un altare laterale è di Toniolo di Schio mentre un altro dipinto sull’altare a sinistra è di Giovan Battista Chiocchetti. L’altare maggiore in marmo è opera dello scultore Scanagatta di Rovereto. La Via Crucis è stata dipinta da Metodio Ottolini. L’organo a canne in cantoria è stato costruito dalla Fabbrica Organi Ruffatti.




La Chiesa di San Giuseppe è la parrocchiale di Mezzomonte di Sopra, frazione di Folgaria. Appartiene alla zona pastorale Valsugana – Primiero dell’arcidiocesi di Trento e risale al XVII secolo. Arcc. Giovanni COMETTI e Andrea CAMINADA. Il primo luogo di culto a Mezzomonte di Sopra fu una piccola cappella privata con dedicazione a San Giuseppe che apparteneva alla famiglia Schönsberg. Fu consacrata il 9 febbraio 1708. La vicinia di Mezzomonte ottenne l’uso perpetuo della cappella nel 1732 sostenendo le spese necessarie al mantenimento di un sacerdote per le celebrazioni della funzioni festive. Venne elevata a dignità curaziale nel febbraio del 1733, sussidiaria della parrocchia di Folgaria. Nel 1768 ebbe la concessione della custodia dell’Eucaristia e nel 1790 quella del fonte battesimale. Nel 1793 anche la frazione di Mezzomonte ebbe il suo camposanto, che fu consacrato il 2 giugno di quello stesso anno.
ESTERNO: L’orientamento della chiesa, che si trova nel centro abitato di Mezzomonte di Sopra, è verso sud-est. Il prospetto principale è particolare, rettangolare, caratterizzato da quattro paraste che reggono una cornice orizzontale. Nel settore centrale si trova il portale architravato e, in alto, un oculo. Sulla fiancata a destra della struttura si trovano la sacrestia e un ingresso laterale. La torre campanaria è posta in posizione arretrata, sulla parte sinistra.
INTERNO: La navata interna è unica. Oltre all’altare maggiore, opera in marmo attribuita a Scanagatta di Rovereto, sono presenti nicchie con immagini sacre e in particolare è notevole la nicchia che accoglie il battistero, affrescata da Marco Bertoldi nel 1952. All’arco santo si accede da una parte della sala che si restringe. Il presbiterio è leggermente rialzato.



La Chiesa di Santa CRISTINA è la parrocchiale di Serrada. Appartiene alla zona pastora-le Valsugana – Primiero dell’arcidiocesi di Trento e risale al XVII secolo. Il primo luogo di culto a Serrada con dedicazione a Santa Cri-stina risale almeno al 1389. Si trattava di una piccola cappella posta in posizione elevata sul versante del monte Finonchio, leggermente staccato dal centro abitato. Una prima attestazione su documenti di tale presenza risale al 1430. A partire dal 1664, considerando le dimensioni non più sufficienti del primitivo edificio, venne aperto il cantiere per una nuova chiesa che fu chiuso sei anni dopo, nel 1670.

Il primitivo luogo di culto, ritenuto ormai inutile, venne abbattuto e al suo posto venne lasciata solo una croce, per ricordarla. Il 5 febbraio 1680 venne elevata a espositura della chiesa di San Lorenzo, la pie-ve di Folgaria. Pochi anni dopo, nel 1708, fu oggetto di ampliamenti che fecero diventare la chiesa un edificio di struttura solida, tradizionale, con pianta rettangolare e facciata a capanna con due spioventi. Ebbe la concessione della custodia dell’Eucaristia nel 1750 e del fonte battesimale nel 1760. Nel 1784 venne consacrato il primo camposanto della comunità (sino ad allora i resti dei defunti venivano portati a Folgaria). Dal 1810 venne elevata a dignità curaziale, sempre legata alla parrocchia di Folgaria. Attorno al 1840 venne completamente riedificata in forme neoclassiche e fu solennemente consacrata il 23 luglio 1877. Nel 1883 fu restaurata la copertura a cipolla del campanile con nuove scandole in legno. Nel 1945 il pittore Diego Costa arricchì di decorazioni ad affresco il presbiterio, vicino all’arco santo, col ciclo pittorico Storie di Santa Cristina e nel 1946 Vittorio Casetti dipinse l’arco santo e il catino absidale con Dio Padre benedicente. Venne elevata a dignità di chiesa parrocchiale il 3 febbraio 1964. Un ultimo ciclo di restauri è stato realizzato nel 2009.
ESTERNO: La chiesa di Santa Cristina, che ha orientamento verso sud-est, ha un aspetto neoclassico, frutto della sua ricostruzione ottocentesca. Il prospetto principale, a capanna, con una cornice in pietra a vista e un grande frontone triangolare, ha il portale di accesso architravato al quale si accede da una breve scala. Entrambe le fiancate laterali hanno, in altro, due finestre a semiluna che portano luce alla sala. La torre campanaria, addossata e in parte compresa nella struttura, si trova sul lato sinistro. La cella campanaria si apre con 4 finestre a monofora ognuna con una caratteristica tettoia ricurva a protezione. Sopra vi è l’orologio e la copertura è a cipolla. INTERNO: La navata interna è unica e suddivisa in due campate. Il presbiterio è rialzato e l’abside ha base semicircolare. Sull’altare maggiore la piccola pala che raffigura Santa Cristina. Sull’altare laterale a destra la pregiata pala del XVII secolo attribuita a maestri veneti.



La Chiesa di San Sebastiano è la parrocchiale di San Sebastiano, frazione di Folgaria. Appartiene alla zona pastorale Valsugana – Primiero dell’arcidiocesi di Trento e risale alla fine del XIX secolo. Il primo luogo di culto a San Sebastiano di Folgaria risale al 1708, e si trattava di una cappella con dedicazione a San Fabiano e San Sebastiano accanto alla quale, nel piccolo cimitero, i fedeli del posto avevano il diritto di dare sepoltura ai loro morti. Fu solo nel 1736 che tale concessione venne estesa a tutto l’anno, e sempre nel 1736 la cappella venne elevata a dignità di espositura, sussidiaria della pieve di Folgaria.
ESTERNO: Il luogo di culto si trova nel centro abitato di San Sebastiano, con orientamento verso sud-est. Il prospetto principale in stile neoclassico è caratterizzato da 4 paraste che reggono il frontone triangolare con al centro un oculo. Il portale architravato e con decorazione nella cornice superiore si trova nella parte mediana e sopra di esso un grande rosone con vetri policromi. I fianchi della struttura sono simmetrici entrambi con tre ampie finestre che portano luce alla sala. La torre campanaria si trova nella parte absidale, sulla sinistra mentre la sacrestia si trova sulla destra. INTERNO: La navata interna è unica con volta a vela e suddivisa in tre campate. La sala ha per ogni lato due cappelle, simmetriche. Il presbiterio è leggermente rialzato. Sull’altare maggiore si conserva la pala di Vittorio Melchiori raffigurante San Sebastiano dipinta nel 1942.

La Chiesa della Visitazione di Maria è la parrocchiale di Nosellari. Appartiene alla zona pastorale Valsugana – Primiero dell’arcidiocesi di Trento e risale al XVI secolo. Attorno al 1534 sul sito venne edificata una piccola edicola dalla nobile famiglia a Prato. In seguito Domenico a Prato ampliò leggermente questo primo piccolo edificio trasformandolo in cappella con dedicazione alla Visitazione. Meno di un secolo dopo, verso il 1615, Giovanni a Prato, ampliò ulteriormente il luogo di culto e lo dotò di uno spazio esterno, ottenendo così la possibilità di farvi officiare funzioni religiose. La prima messe venne celebrata sul posto dal parroco di Folgaria l’11 ottobre 1615. Nel 1668 la famiglia a Prato donò la cappella alla vicinia di Nosellari e la piccola chiesa venne elevata a dignità di espositura, sussidiaria della pieve di San Lorenzo.
ESTERNO: Il prospetto principale è a capanna a due spioventi. Il portale è architravato e sopra vi è un piccolo rosone che porta luce all’interno. Sulle fiancate laterali quattro contrafforti separano spazi nei quali sono posizionate finestre. Sono presenti inoltre due ingressi laterali speculari. INTERNO: La navata interna è unica con volta a botte. Le decorazioni della volta della sala sono di Agostino Aldi mentre quelle nell’abside del presbiterio sono di Marco Bertoldi. Sono interessanti i quadri della Via Crucis del XVIII secolo.


La Chiesa di San VALENTINO è un luogo di culto a Carpeneda. Appartiene alla zona pastorale Valsugana – Primiero dell’arcidiocesi di Trento e risale alla fine del XV secolo. La documentazione che cita la primitiva cappella con dedicazione a San valentino nel territorio di Folgaria risale al 1490. La tradizione popolare vuole che sia stata eretta come ex voto da un contadino che avrebbe avuto salvi i suoi due buoi da una caduta nel precipizio vicino.[3] Nella seconda metà del secolo successivo questo primo luogo di culto venne ampliato e la parte presbiteriale fu arricchita di un ciclo di affreschi. Nel 1637 nuove decorazioni ad affresco vennero realizzate nelle lunette sulla parte sinistra del presbiterio. Nuovamente, attorno al 1733, l’edificio originale fu oggetto di ampliamenti che lo portarono alle dimensioni recenti e, nel 1734, sia la chiesa sia in particolare il suo nuovo altare maggiore vennero benedetti. Circa venti anni più tardi la torre campanaria ebbe la sua prima campana.
Esterno: Il luogo di culto si trova su uno sperone roccioso affacciato sul Rio Cavallo, nella frazione Carpeneda di Folgaria. Il suo orientamento è verso est. Il prospetto principale è semplice, a capanna con due spioventi e caratterizzato da un grande portico retto da due pilastri in pietra. La torre campanaria si trova sulla parte posteriore sinistra, addossata alla chiesa. La cella campanaria si apre con quattro finestre a monofora. La sagrestia si trova sul lato destro. Interno: La navata all’interno è unica, con volta a botte e suddivisa in due brevi campate. L’arco santo porta al presbiterio attraverso una balaustra di tipo preconciliare. Il catino dell’abside presbiteriale è riccamente affrescato con dipinti del XVI e XVII secolo. Tra gli affreschi interessante la raffigurazione dei Santi Carlo Borromero, Valentino e Biagio. Dietro l’altare maggiore la Crocifissione.


Qui e dopo: LAGO di CAREZZA. Il lago di Carezza è un piccolo lago alpino situato nell’alta Val d’Ega a 1534 m nel comune di Nova Levante, a circa 25 km da Bolzano in Alto Adige, incastonato tra fitti boschi di abeti, sotto le pendici del massiccio del Latemar, che si specchia nella sua acqua cristallina. Il lago è noto per i suoi colori e per questo nella lingua ladina viene chiamato anche “Lec de Ergobando” (o “arcoboàn“), cioè “lago dell’arcobaleno“. Il nome del lago deriva, secondo la Guida del Touring Club Italiano, dalle “Caricaceae”, famiglia di piante dalle foglie larghe lobate (“carezza” sarebbe l’adattamento italiano del termine dialettale locale che indica queste piante). Il lago è privo di immissari visibili ed è alimentato da sorgenti sotterranee.




