Roccamorice è un piccolo comune della provincia di Pescara, situato a 520 m s.l.m. ed esteso sul versante nord-occidentale della Majella. Nell’immagine in evidenza: Cascate di Cusano.

Non ci sono fonti certe sull’origine dell’insediamento di Roccamorice, sebbene si ritiene essere precedente all’anno mille. Nella “Cronica Monasterii S. Bartholomei de Carpineto” appare come “Rocca Morica” (1066), mentre in altre fonti viene citata come “Rocca Mauritii”. Il “Catalogus baronum” nel 1173 la riporta come feudo di Boemondo conte di Manoppello, mentre nel 1316 è posseduta da Rainaldo di Letto, nel 1354 da Antonio di Letto, nel 1385 da Napoleone Orsini di Manoppello e nel 1412 passa a Filippo di Valignano, famiglia chietina che governerà il paese fino al 1741 quando diventerà possedimento dei baroni Zambra, sempre di Chieti. Nella prima metà del 1200, è nota la presenza nel territorio di Padre Angelerio, futuro Papa Celestino V.




(Dopo) CHIESA Ss. ANNUNZIATA o del Barone ZAMBRA: La struttura che tutt’oggi conserva ancora il nome di “Chiesa del Barone” (sconsacrata nel 1809) è situata nelle immediate vicinanze della chiesa Parrocchiale di San Donato V.M. nella zona denominata Belvedere, fu fatta costruire nel 1760 come cappella gentilizia da Giuseppe Zambra, allora barone di Roccamorice, con una sua prima dedicazione alla Madonna del Buon Consiglio (la stessa insisteva su un sito di una preesistente chiesa detta dell’Assunta). Il 29 giugno del 1770 fu dedicata alla Santissima Annunziata, come cita un’ iscrizione nell’in-terno posta sull’altare centrale. In seguito, alle soppressioni del 1807 di Giuseppe Bonaparte, che tolse i privilegi nobiliari, alla sua sconsacrazione avvenuta nel 1809, fu abbandonata per due secoli, sopravvivendo anche ai terremoti del 1933 e 1980.
Nel 1986 fu oggetto di restauro, tanto che oggi la si coglie al suo interno con dei colori bicromatici, bianco su fondo beige; sono in bianco tutti gli stucchi decorativi, quali putti, foglie di acanto, capitelli, felci, conchiglie, fiori, arabeschi e in beige tutte le pareti e i fondi, tanto da donargli un aspetto inconsueto neoclassico. Le decorazioni furono realizzate nel 1775 da Pietro Francesco Cantuario, stuccatore architetto del XVI secolo. La pavimentazione originaria è stata sostituita, resta per intero l’altare maggiore, l’altare posto sul lato destro e parzialmente quello di sinistra, sono ben delineati i vecchi alloggi dei dipinti e le nicchie che dovevano accogliere delle statue, si presume che gli arredi, i dipinti e quant’altro siano stati trasferiti dopo la sua sconsacrazione nella vicina parrocchiale. All’esterno si presenta come due grossi volumi realizzati a pietra a vista, dove spicca la torre campanaria con un singolare coronamento in pietra bombato. Sembrerebbe che il volume posteriore della struttura, doveva essere una torre del vecchio sistema di fortificazione medioevale e che la stessa sia stata ampliata con un corpo più basso affinché si ottenesse la chiesa.

Dopo la sua sconsacrazione, furono eseguiti dei restauri nel 1986 e adibita a sala conferenze, esposizioni, concerti, ecc. Il 06 agosto 2011, giorno dell’inaugurazione, ha trovato nuova vita il prezioso monumento, un nuovo modo di recupero e valorizzazione, istituendovi il Centro d’Arte e Cultura “Alberto Di Giovanni”. Vi troviamo esposte numerose opere d’arte, dalle tele a soggetto sacro antiche provenienti dall’Eremo di Santo Spirito a Majella (Tela della Pentecoste) e dalla chiesa diruta di Sant’Anna (Tele di Sant’Anna e San Camillo De Lellis) e altre, alle tele moderne e contemporanee con una sezione dedicata a Dante Alighieri e un’altra alla pittura canadese, nonché, rarità bibliografiche e edizioni antiche e pregiate di opere della letteratura italiana e internazionale, donate dal Grande Ufficiale della Repubblica Italiana Alberto Di Giovanni, cittadino roccolano emigrato in Canada ma sempre legato alla sua terra natia.
Nel Centro si tengono esposizioni, presentazioni di volumi, convegni e quant’altro di natura culturale. Nelle immediate vicinanze c’è la zona a verde pubblico di recente riprogettazione urbanistica denominata “belvedere”, zona di passeggio e di ricreazione, ristoro, distensione e di ricercata frescura nei periodi estivi più caldi, nonché per poterci ammirare il paesaggio circostante, qui si è abbracciati dalla zona a valle dove si vedono molti paesi nonché le città di Chieti e Pescara, in lontananza il mare e il Gran Sasso, a seguire in alto, il Monte Morrone e la nostra Maiella. Il terreno adiacente la chiesa invece veniva chiamato la “filaseta” per la collocazione in loco di allevamenti di bachi da seta, tanto che nell’area verde resta un unico immenso albero di gelso, delle cui foglie si nutrono appunto i piccoli bruchi, parte di quest’area, sulla destra dell’edificio, fu adibita a cimitero dal 20 ottobre 1837 al novembre 1868 di cui restano in piedi alcuni muri delle due strutture una volta destinate a sepolcro-ossario ed un arco su cui è incisa la data 1786.




Dopo: PORTALE

(Dopo) Santo SPIRITO a MAJELLA: Nel 1053 ospitò il papa Vittore III, e poi nel XIII secolo Pietro da Morrone. Nel XVI secolo invece vi dimora Pietro Santucci da Manfredonia. È più un complesso monastico che un eremo vero e proprio, dato che solo il pronao è Incastonato nella roccia, con un percorso stretto da attraversare. Infatti la chiesa interna ha forme barocche.

(Dopo) Eremo San BARTOLOMEO in LEGIO: Si trova al confine con Abbateggio, e si presume fosse abitato già nell’XI secolo da monaci eremiti. Fu abitato anche da Pietro da Morrone. L’eremo è Incastonato nella Majella, ed è unico per il suo ingresso stretto e articolato che si snoda lungo le scanalature della montagna.

(Dopo) CAPANNE a Thòlos: Sono un villaggio del Neolitico presso Colle Civita, al confine tra Lettomanoppello e Abbateggio. Le Capanne furono usate anche nel medioevo dai pastori transumanti. Il villaggio è costituito da case circolari con entrata cava e compo-ste da pietre incastrate tra loro, alla maniera del trullo. Nei pressi vi è il Museo della Valle Giumentana. Per vederne in abbondanza percorrere la strada Roccamorice-Majelletta.

(Dopo) GROTTA della LUPA: Situata nel Parco Nazionale della Majella, è formazione carsica di interesse speleologico. Essa si apre all’interno della miniera di Santo Spirito, poco distante dall’omonimo Eremo Celestiniano, in località Ripa Rossa, e non presenta nessun ingresso naturale ad oggi conosciuto. La galleria che intercetta la grotta è raggiungibile dai tre ingressi della miniera, tutti situati ad una quota di circa 1075 metri s.l.m.. Lo sviluppo lineare della grotta attualmente esplorata è di circa 1800 metri, mentre il dislivello totale è di circa 230 metri. A partire dal punto di accesso essa si sviluppa in due rami, uno di monte, che si chiude con una frana, ed uno di valle che, a causa delle difficoltà tecniche di progressione e degli elevati tempi di percorrenza, è ancora in fase di esplorazione.
Da un punto di vista morfologico e speleologico essa si presenta come una grande cavità prevalentemente meandriforme di difficile percorrenza, mentre in alcuni tratti si aprono ambienti che arrivano a superare i 20 metri di altezza. La grotta presenta un forte concrezionamento (stalattiti, colonne, vele, ecc.), che conferisce alla cavità grande fascino e bellezza. La scoperta della grotta è avvenuta ad opera del GRAIM (Gruppo di Ricerca di Archeologia Industriale della Majella), i cui membri, nell’ambito delle loro attività esplorative delle miniere di rocce asfaltiche e bituminose presenti nel territorio della Maiella, il 14 giugno 2015 hanno rinvenuto il punto in cui un ramo della suddetta miniera di S. Spirito intercetta la grotta. La portata della scoperta ed il suo valore speleologico e scientifico sono stati subito compresi da parte dei componenti del GRAIM, tanto da coinvolgere immediatamente lo Speleo Club Chieti che, grazie alla capacità di operare in ambiente sotterraneo impervio, ha avviato le prime esplorazioni profonde della grotta.


(Dopo e nelle due pagg. seguenti) GRANGIA di San GIORGIO: I resti della Grangia di San Giorgio, in cui dimorò per dodici anni il Beato Roberto da Salle, si trovano in prossimità della Contrada Costa del Colle. Non si conosce la data di costruzione del complesso che si ipotizza opera dei monaci Cistercensi. Entrata a far parte a far parte dei possedimenti dei monaci dell’Abbazia di Santo Spirito a Maiella il 28 febbraio 1271, venne utilizzata come magazzino per le derrate agricole e dimora dei religiosi. I terreni della Grancia posti ad un’altitudine inferiore rispetto a quelli di Santo Spirito e in una posizione riparata erano destinati a quelle coltivazioni orticole che non si potevano effettuare nell’Eremo. Restaurato nel 1980 la Grancia si presenta costituita da una chiesa e da diversi locali disposti a pian terreno, tra cui stalle e refettorio, mentre le camere erano al primo piano. Probabilmente Celestino V non vi dimorò mai, anche se è ipotizzabile che vi si sia recato in diverse occasioni. Vi dimorò, invece, dal 1298 al 1310 il Beato Roberto da Salle, discepolo prediletto di Celestino V, considerato il secondo fondatore della Regola dell’Ordine per l’impegno profuso nella crescita e gestione della comunità monastica.


(Dopo) TORRE MEDIEVALE: All’estremità meridionale dell’odierno centro abitato di Roccamorice spicca un’imponente torre d’avvistamento e difesa. La torre si presenta a base quadrata ed è realizzata con conci e pietrame. Presenta cannoniere e feritoie su tutti i prospetti. E’ posta in via Roma ed è del XII secolo. Oggi è restaurata e visitabile.

(Dopo) Centro d’arte e cultura “Alberto Di Giovanni“: Ospitato presso la chiesa sconsacrata della Santissima Annunziata o del Barone Zambra, presenta una collezione di oltre 70 opere pittoriche.

(Dopo) CASCATE di CUSANO: Sono parte di una riserva naturale, composta da gole accessibili al pubblico. Al confine tra Abbateggio e Roccamorice.

(Dopo) FALESIE di ROCCAMORICE: Il luogo è anche conosciuto per la presenza di importanti falesie, tra le più importanti e frequentate d’Abruzzo.



