Göreme, cittadina di circa 2.000 abitanti posizionata tra le formazioni di roccia denominate camini delle fate, è una città della Cappadocia, regione storica della Turchia. Si trova nella provincia di Nevşehir nell’Anatolia centrale, 12 km ad est dell’omonima capitale. Nell’immagine in evidenza: Göreme.

La CAPPADOCIA è una regione storica dell’Asia minore. Situata nel cuore della penisola anatolica, si estende a nord dei monti dell’Antitauro, fra le antiche regioni del Ponto, della Galazia e della Cilicia. A oriente è delimitata dall’alto cor-so del fiume Eufrate, ed è attraversata da est a nord-ovest dal fiume Kızılırmak (Halys nelle fonti greche). La posizione geografica, a cavallo fra l’Asia minore e la Mesopotamia, ha fatto per secoli della Cappadocia un crocevia di rotte commerciali, oltre che l’oggetto di ripetute invasioni. Secondo un’altra ricostruzione, filologica-mente poco attendibile, il termine deriverebbe dal persia-no Huw-aspa-dahyu, «terra dei buoni cavalli». In effetti, fin dall’antichità la Cappadocia era rinomata come terra di cavalli di particolare pregio, portati talvolta in dono ai sovrani assiri e poi persiani.

(Sopra): Göreme, cittadina di circa 2.000 abitanti posizionata tra le formazioni di roccia denominate camini delle fate, è una città della Cappadocia, regione storica della Turchia. Si trova nella provincia di Nevşehir nell’Anatolia centrale, 12 km ad est dell’omonima capitale.





La CHIESA OSCURA (Karanlik), situata nell’antico monastero, dove si arriva salendo lungo una stretta scala. Era chiamata così perché all’epoca della sua costruzione, la luce entrava solo attraverso una piccola finestra ed è stata proprio l’oscurità ad aver preservato così bene questi affreschi che, tra le altre cose, riproducono scene dell’annunciazione, della trasfigurazione, dell’ascensione di Gesù, del suo arresto nell’orto del Getsemani.


(Dopo): La chiesa di Santa Barbara è di estremo interesse. Santa Barbara era una martire egiziana, che fu imprigionata dal padre, per evitare che diventasse cristiana. Riuscì però a pregare comunque e fu per questo uccisa dal padre. Anche questa chiesa è dell’11° secolo ed è di sicuro interesse.




La CHIESA del SERPENTE: E’ una chiesa con una volta a botte, dal soffitto molto basso e con affreschi che rappresentano Costantino Imperatore e sua madre Santa Elena, che tengono la croce autentica di Cristo. Anche il ritratto di Sant’Onofrio è di interesse artistico. Questa chiesa è nota per l’affascinante affresco del XI secolo che si trova nella volta. Sul muro sinistro si distinguono perfettamente San Giorgio e San Teodoro che attaccano un drago. Vicino a loro Costantino il grande e sua madre Elena che sostiene la croce. Nel muro destro si trova San Onofrio, un eremita dell’Egitto che, per nascondere le sue nudità si copre con una frondosa palma da dattero. Ecco che le immagini sono ciò che più affascina di questa chiesa anche se i giochi di luce e ombre che si creano all’interno delle sue mura scure attirano l’attenzione.



La Chiesa della Mela (Elmalı Kilise) è una delle chiese rupestri più iconiche e meglio conservate all’interno del Museo all’aperto di Göreme in Cappadocia. Risalente probabilmente all’XI secolo (metà del 1000 circa), è celebre per i suoi vivaci affreschi bizantini raffiguranti scene bibliche e per la sua particolare struttura architettonica.


(Dopo) CHIESA della FIBBIA: Poco prima del Museo all’aria aperta, si trova la Tokali Kilise. L’ingresso è gratuito è una delle chiese più grandi e belle di Göreme, con affreschi del X e XI secolo ben conservati. E’ considerata la chiesa più anrtica della regione anche se, nonostante la sua bellezza e l’ingresso gratuito, non è molto frequentata. Visitarla vale la pena per la sua tranquillità , la bellezza che emanano le sue pareti ricche di affreschi e la gentilezza della guardia che ti accompagna all’interno contento di poter spiegarti qualche caratteristica in più della chiesa o per fare una foto. Nel piano inferiore si trova una cripta alquanto inquietante , così come lo è tutta la città di Göreme.



Con i termini camini delle fate o piramidi di terra si fa riferimento alla denominazione popolare data a rilievi rocciosi con morfologia tipicamente formata da un prisma rastremato verso l’alto di tufo (oppure limo o roccia vulcanica) ed estremamente friabile sormontato da un cono dello stesso materiale (vedi pa. Precedente), ma più compatto che protegge la roccia sottostante. Queste formazioni rocciose vengono denominate fatate in quanto secondo la leggenda i massi sulla sommità furono posati da divinità celesti.





