Il Giro delle Chiese

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PISA: DUOMO (1° Parte)

La Piazza del Duomo, nota anche tramite l’espressione poetica Piazza dei miracoli, è il centro artistico e turistico più importante di Pisa. Annoverata fra i Patrimoni dell’Umanità dall’UNESCO dal 1987, vi si possono ammirare alcuni capolavori dell’architettura romanica europea, cioè i monumenti che formano il centro della vita religiosa cittadina: la Cattedrale (DUOMO), il Battistero, il Camposanto, e il Campanile. Nell’immagine in evidenza: Vetrata nell’Abside.

La Piazza del Duomo, nota anche tramite l’espressione poetica Piazza dei miracoli, è il centro artistico e turistico più importante di Pisa. Annoverata fra i Patrimoni dell’Umanità dall’UNESCO dal 1987, vi si possono ammirare alcuni capolavori dell’architettura romanica europea, cioè i monumenti che formano il centro della vita religiosa cittadina: la Cattedrale, il Battistero, il Camposanto, e il Campanile. ll DUOMO: il cuore del complesso è il Duomo di Santa Maria Assunta, la cattedrale medievale. Essa è una Primaziale, essendo l’Arcivescovo di Pisa un Primate. È una chiesa a 5 navate con il transetto a 3 navate. L’edificio, come la torre campanaria, è sprofondato percettibilmente nel suolo, e alcuni dissesti nella costruzione sono ben visibili, come le differenze di livello tra la navata di Buscheto e il prolungamento ad opera di RAINALDO (le campate verso ovest e la facciata). Lo stile romanico pisano fu creato proprio a partire da questa chiesa e poi esportato nel resto della Toscana, ma anche in Corsica e Sardegna, un tempo sotto il controllo della Repubblica di Pisa.

FACCIATA

DUOMO, ESTERNO: La ricchissima decorazione comprende marmi multicolori, mosaici e numerosi oggetti di bronzo provenienti dal bottino di guerra, fra cui il Grifo utilizzato come est del tetto, preso a Palermo nel 1061. Gli archi a profilo acuto fanno riferimento ad influenze musulmane e del meridione d’Italia. Le arcate cieche con losanghe richiamano le ana-loghe strutture delle chiese dell’Armenia. La facciata di marmo grigio e bianco, decorata con inserti di marmo colorato, fu edificata da mastro RAINALDO. I 3 portali sottostanno a 4 ordini di loggette divise da cornici con tarsie marmoree, dietro i quali si aprono monofore, bifore e trifore. Le Porte della facciata in bronzo massiccio furono realizzate da diversi artisti fiorentini nel XVII secolo. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, fin dai tempi antichi i fedeli entravano nel Duomo attraverso la porta di San Ranieri, posta sul retro nell’omo-nimo transetto, di fronte al campanile. Questo perché i nobili della città si recavano alla cattedrale venendo da via Santa Maria che conduce proprio a quel transetto. Tale porta fu fusa intorno al 1180 da Bonanno PISANO, ed è l’unica porta scampata all’incendio del 1595 che danneggiò pesantemente la chiesa.

La porta di San Ranieri è decorata con 24 formelle raffiguranti storie del Nuovo Testa-mento. Questa porta è una delle prime prodotte in Italia nel Medioevo, dopo l’impor-tazione di numerosi esempi da Costantinopoli, (ad Amalfi, a Salerno, a Roma, a Monte-cassino, a Venezia…) e vi si ammira una sensibilità tutta occidentale, che si stacca dalla tradizione bizantina. Sopra le porte ci sono 4 file di gallerie aperte, con, in cima, la Ma-donna con Bambino e, negli angoli, i quattro evangelisti. La tomba di Buscheto si trova a sinistra della porta nord della facciata.

Il DUOMO di Santa MARIA ASSUNTA, al centro della Piazza del Duomo, conosciuta anche come Piazza dei Miracoli, è la cattedrale medievale di Pisa nonché chiesa prima-ziale. Capolavoro del romanico, in particolare del romanico pisano, rappresenta la testimonianza tangibile del prestigio e della ricchezza raggiunti dalla Repubblica marinara di Pisa nel momento del suo apogeo. Fu iniziato nel 1063 (1064 secondo il calendario pisano all’epoca vigente) dall’archi-tetto BUSCHETO, con la decima parte del bottino dell’impresa pisana in Sicilia nel porto di Palermo contro i Musulmani (1063) guidata da Giovanni Orlandi appartenente alla fa-miglia Orlandi. Vi si fondono elementi stilistici diversi: classici, lombardo-emilia-nibizantini ed in particolare islamici, a riprova della presenza internazionale dei mer-canti pisani a quei tempi. In quello stesso anno veniva iniziata anche la ricostruzione della basilica di San Marco a Venezia, per cui può anche darsi che vi fosse stata all’epoca una rivalità tra le due Repubbliche marinare a creare il luogo di culto più bello e sontuoso. L’edificio, che in origine era a croce greca con all’incrocio dei bracci una grande cupola, oggi è a croce latina immissa (il transetto, il braccio orizzontale, si interseca con la navata, il braccio verticale, non alla fine del suo corso, ma a circa due terzi della lunghezza della navata). Il corpo longitudinale, diviso in 5 navate, si sviluppa su  10 cam-pate. Questa pianta continua nel coro con altre 2 campate ed un’abside finale a corona-mento della sola navata centrale. Il transetto ha 4 campate per lato (oppure 6 se si inclu-dono le 2 in comune col corpo longitudinale) ed è a 3 navate con absidi terminanti sui due lati. Al centro quattro grossi pilastri delimitano la crociera rettangolare terminante in alto con una grossa cupola ellittica.

INTERNO: E’ a 5 navate è rivestito di marmi bianchi e neri, con colonne monolitiche di marmo grigio e capitelli di ordine corinzio. Gli archi delle dieci campate sono a tutto sesto (quelli della navata centrale) oppure a sesto rialzato nello stile moresco del tempo (quelli delle navate laterali). La navata centrale ha un soffitto a cassettoni dorati del ‘600, in legno dorato e dipinto, dei fiorentini Domenico e Bartolomeo ATTICCIATI; reca dorato lo stemma dei Medici. Le 4 navate laterali hanno una copertura intonacata a crociera. La copertura a cassettoni è presente anche nel coro e nella navata centrale del transetto, mentre una copertura a botte intonacata è presente nelle navate laterali del transetto. La copertura delle navate laterali del transetto al livello delle due campate in comune con le navate laterali del corpo longitudinale sono a crociera (come nelle navate laterali del corpo longitudinale), ma sono più alte (come nelle navate laterali del transetto). Nel punto di incontro tra il transetto e il corpo centrale si innalza la cupola, decorata con la rara tecnica di pittura a encausto (o cera su muro), dall’immagine di Vergine in gloria e santi dai pisani Orazio e Girolamo RIMINALDI (1627-31). La cupola ha subito un restauro che è terminato nel 2018. È inoltre presente un matroneo di origine bizantina che corre lungo tutta la chiesa, compreso coro e transetto e che presenta una copertura a cassettoni nel corpo centrale ed a travi lignee nel transetto. L’interno ha un effetto spaziale simile a quello delle moschee, a causa dell’uso di archi a sesto acuto nelle navate laterali più esterne, all’alternanza di fasce in marmo bianco e verde e all’inconsueta cupola ellittica, di ispirazione moresca. La presenza dei matronei, con le solide colonne monolitiche di gra-nito nelle bifore, è un chiaro segno di influenza bizantina. L’architetto BUSCHETO aveva accolto stimoli dal Levante islamico e dall’Armenia.

OPERE all’Interno del DUOMO: Fra le tele ospitate sugli altari minori, si ricordano la Madonna delle Grazie con santi, del manierista fiorentino Andrea del SARTO, e la Madonna in trono e santi nel transetto destro, di Perin del VAGA, allievo di RAFFAELLO, entrambe terminate da Giovanni Antonio SOGLIANI. Di stile barocco sono, del senese Francesco VANNI, la tela con la Disputa del Sacramento, e del genovese Giovanni Battista PAGGI la Croce con santi. Particolarmente venerata è l’immagine della duecentesca Madonna col Bambino, detta Madonna di sotto gli organi, attribuita al volterrano Berlinghiero BERLINGHIERI. L’edificio, come la torre campanaria, è sprofondato percettibilmente nel suolo, e alcuni dissesti nella costruzione sono ben visibili, come le differenze di livello tra la navata di BUSCHETO e il prolungamento ad opera di RAINALDO (le campate verso ovest e la facciata). Le originali gradinate del Duomo, ad opera di Giovanni PISANO e risalenti alla fine del XIII secolo, furono rimosse nel 1865 e sostituite dall’attuale sagrato. Queste gradinate consistevano in muraccioli, decorati a riquadri scolpiti con figure di animali e teste, a ridosso del perimetro esterno della cattedrale e servivano come base per i numerosi sarcofagi di epoca romana che, durante l’epoca medioevale, venivano reimpiegati per le sepolture dei nobili (tra i quali spicca Beatrice di Canossa) e degli eroi. Attualmente alcuni frammenti sono visibili al Museo dell’Opera del Duomo, mentre i sarcofagi furono tutti spostati all’interno del recinto del Campo Santo. frammenti di affreschi tardo medioevali sono sopravvissuti, tra i quali San Girolamo su uno dei quattro pilastri centrali e San Giovanni Battista, un Crocifisso e San Cosimo e Damiano sul pilastro vicino alla porta di ingresso, parzialmente nascosto dalla bussola.

(dopo) Pavimento cosmatesco, vera rarità fuori dai confini del Lazio. Fu realizzato in tarsie marmoree con motivi geometrici ad “opus alexandrinum” (metà del XII secolo).

(dopo) Il grande Mosaico absidale del Cristo in trono tra la Vergine e san Giovanni è reso famoso dal volto di san Giovanni, opera ultima di CIMABUE, l’unica di cui esista una documento certo, del 1302 che sopravvisse miracolosamente all’incendio del 1595. Evoca i mosaici delle chiese bizantine e anche quelle normanne, come Cefalù e Monreale, in Sicilia. Il mosaico, in buona parte realizzato da Francesco da PISA, fu terminato da Vincino da PISTOIA con la raffigurazione della Madonna sulla parte sinistra (1320).

Il PERGAMO (Pulpito), capolavoro di Giovanni PISANO (1302-1310), sopravvissuto all’incendio, fu però smontato durante i lavori di restauro e non fu rimontato fino al 1926. Con la sua articolata struttura architettonica e la complessa decorazione scultorea, l’ope-ra è una delle più vaste narrazioni per immagini trecentesche che riflette il rinnovamento ed il fervore religioso dell’epoca. Nelle formelle, leggermente ricurve, sono scolpiti con un linguaggio espressivo gli episodi della Vita di Cristo. La struttura è poligonale, come negli analoghi esempi precedenti, nel battistero di Pisa, nel Duomo di Siena e nella chiesa di Sant’Andrea di Pistoia, ma per la prima volta i pannelli sono leggermente incurvati, dando un’idea di circolarità nuova nel suo genere. Altrettanto originali sono: – la presenza di cariatidi, figure scolpite al posto delle semplici colonne, che simboleggiano le Virtù; – l’adozione di mensole a volute in luogo degli archetti per sostenere il piano rialzato; – il senso di movimento, dato dalle numerosissime figure che riempiono ogni spazio vuoto. Per queste qualità unite alla sapiente arte narrativa delle nove scene è generalmente considerato il capolavoro di Giovanni e più in generale della scultura gotica italiana. Il pergamo commissionato a Giovanni sostituì uno precedente, realizzato da Guglielmo (1157-1162), che fu inviato nel duomo di Cagliari. Non essendoci documentazione di come fosse il pergamo prima dello smantellamento, esso è stato ricostruito in una posizione diversa da quella originaria e, sicuramente, con le parti non nello stesso ordine e orientamento di come era stato pensato. Non si sa se possedesse o meno una scala sempre in marmo.

(dopo): La Lampada di GALILEO. Il lampadario per incenso al centro della navata è detto di Galileo Galilei, perché la leggenda vuole che il grande scienziato abbia formulato la sua teoria sull’isocroni-smo del pendolo guardandone l’oscillazione dal soffitto della navata. L’originale, diverso e molto più piccolo, però si trova oggi nella cappella Aul-la in Campo Santo. Sul lato nord, a sinistra della facciata davanti al Campo Santo, ad altezza dello sguardo si trova un pezzo di marmo di origine romana (come testimonia la decora-zione a motivi vegetali che si può ancora vedere in parte a lato), sul quale sono pre-senti una serie di buchini neri.

(dopo): La LAMPADA originale vista da GALILEO. Secondo la leggenda si tratterebbe dei segni lasciati dal diavolo quando si arrampicò sul duomo nel tentativo di fermarne la costruzione, chiamate ap-punto unghiate del diavolo. Sempre secondo la leggenda il numero di queste unghiate varierebbe per di-spetto ogni volta che si prova a contarle (circa 150, con alcuni segni più leggeri per questo a volte trascurati nella conta), per cui talvolta si portano i bambini a fare il conto che non risulta mai lo stesso due volte. La leggenda vuole che l’anfora posta su una colonnina a destra nell’abside sia quella usata nelle nozze di Cana, in cui Gesù mutò l’acqua in vino. All’interno del duomo riposa la salma di papa Gregorio VIII.

(dopo): Il Vaso proveniente, secondo la leggenda, dalle nozze di Cana. Su una colonna a destra dell’abside, è esposta una anfora che, secondo la tradizione, sarebbe quella u-tilizzata durante le nozze di Cana, dove Gesù trasformò l’acqua in vino.

(dopo): ABSIDE (9).  Grande Mosaico absidale del Cristo in trono tra la Vergine e san Giovanni, in buona parte realizzato da Francesco da PISA, e fu terminato da Vincino da PISTOIA con la raffigurazione della Madonna sulla parte sinistra (1320).

(prima): Encausto (è una antica tecnica pittorica applicata, che si basa sull’uso di colori mescolati alla cera attraverso il calore) della CUPOLA.

I 27 dipinti che rivestono la tribuna dietro l’altare maggiore, raffiguranti Episodi del Vecchio Testamento e Storie cristologiche, furono eseguiti tra il XVI ed il XVII secolo dai maggiori pittori toscani, tra cui Andrea del SARTO (tre tele, Santa Agnese, le Sante Caterina e Margherita e i Santi Pietro e Giovanni Battista) il Sodoma e Domenico BECCAFUMI (Storie di Mosè ed Evangelisti).

(dopo). Numerosi e pregiati sono gli arredi sacri: – il Crocifisso bronzeo, sull’altare maggiore, –  gli Angeli portacandelabro all’estremità della ricca transenna marmorea, del GIAMBOLOGNA.

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