Il Giro delle Chiese

Ti porto alla scoperta dell’architettura sacra e di altre meraviglie d’Abruzzo, italiane e del mondo

Un Breve Giro Per PRETORO – CHIETI

Il centro storico di Pretoro si trova lungo una scarpata sul versante orientale della Majella, in una zona franosa dove dagli anni ’60 è stata aperta una cava di pietra. Pretoro ha la forma di un borgo medievale triangolare che salendo verso la cima si restringe, essendosi formato a sud a grappolo, dall’antico castello. Nell’immagine in evidenza: Una scena del rito “Lu Lop‘”. (Vedere la Chiesa di San Nicola).

PRETORO (Pretèure in dialetto locale) è un comune italiano di 864 abitanti della provincia di Chieti. Fa parte della Comunità montana della Maielletta ed appartiene ai Borghi più belli d’Italia. Ha impianti sciistici nel comprensorio di Passolanciano-Maielletta. Il centro storico si trova lungo una scarpata sul versante orientale della Majella, in una zona franosa dove dagli anni ’60 è stata aperta una cava di pietra. Pretoro ha la forma di un borgo medievale triangolare che salendo verso la cima si restringe, essendosi formato a sud a grappolo, dall’antico castello. Sulla piana ai piedi del centro storico si sviluppa la zona moderna, essendo più accessibile. Il territorio cambia salendo da destra verso il comprensorio della Maielletta – Passo Lanciano, diventando più impervio e nevoso. A ovest Pretoro confina con Rapino, a sud con Fara Filiorum Petri e all’estremo est con Roccamontepiano. Nelle vicinanze vi sono degli scavi archeologici preistorici, che dimostrano l’antichità del paese. Le origini del paese di Pretoro possono essere fatte risalire al periodo italico (VI-V secolo a.C.). Per quanto concerne la toponomastica, il nome “Pretoro” o “Preturo” deriverebbe dal nome “Praetorium” e caratterizzerebbe un punto di vigilanza del passaggio dalla vallata nella quale si avevano insediamenti della gente Peligna (sull’altro versante della Maiella) all’area in cui avevano la loro sede i Marruccini ed i Frentani. Un’altra plausibile origine sarebbe dal termine “preta”, che in dialetto abruzzese indica le pietre e, per estensione, i luoghi in cui esse abbondano, tra i quali vi è pure la stessa area di Pretoro. L’attuale vecchio borgo medioevale è sorto intorno al 1600 dopo la distruzione del castello di Pretoro, arroccato sull’estremità della roccia e denominato “Castrum Pretorii de Theti“. In  questo periodo l’insediamento maggiore è stato trasferito dalla valle a monte. Nel secondo medioevo si hanno anche tracce del passaggio dei Francesi: il Santuario della Mazza, da loro costruito e adornato da un portale del secolo XIII, ne è sicura testimonianza (la sua facciata è chiaramente rivolta a nord-ovest, cioè verso la Francia). Pretoro in quel periodo partecipò alle crociate (XII secolo) con alcuni suoi uomini. L’attività artigianale dei Pretoresi era stata molto redditizia e costituiva la maggior fonte di ricchezza. Se andiamo ad analizzare la tipologia dell’economia pretorese tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, la dovremmo definire come prevalentemente “agricolo-pastorale”, laddove l’agricoltura è essenzialmente basata sull’ulivo. Soltanto dopo la fine della seconda guerra mondiale e la massiccia emigrazione Pretoro ha visto stravolta la sua economia e ha sperimentato una trasformazione dell’originario tessuto artigianale in industria. È stato rinvenuto un documento molto importante nell’Archivio di Stato di Chieti. Si tratta di una piantina di Pretoro realizzata nel 1854, che riporta tutti gli edifici principali del centro storico. Sono indicate, tra le altre cose, le due chiese principali (Sant’Andrea e San Nicola) e le rovine dell’antico castello.

LE VIE DEL FUSARO: Pretoro è ricordato quale paese dei “Fusari”, abili artigiani del legno che realizzavano i fusi per filare la lana. Un attrezzo da lavoro presente in tutte le case, fondamentale nel lavoro delle filatrici. Nei mercati locali o fuori regione, non venivano acquistati se non realizzati a Pretoro. Ricorrente la frase: Il Fusaro deve essere di Pretoro”. Una tradizione antica nei secoli. Ancora prima dell’arrivo della corrente elettrica si praticava l’arte del “Torniere” o “Fusaro” in alcune grotte lungo il fiume Foro con torni che Sfruttavano l’energia dell’acqua, o in casa con un rudimentale tornio a pedale il quale occupava poco spazio e più delle volte veniva posizionato in un angolo della stalla; una vera e propria macchina da lavoro manuale presente già nei primi dell’800. Si ricorda che Pretoro ha uno stretto legame con la montagna e i pascoli ovini che fornivano la lana. I fusi servivano per trasformare la lana in filamenti e ottenere così un maggior prezzo sul prodotto. La tradizione della lavorazione del legno non si ferma solo ai fusi: gli artigiani lavorano cucchiai e forchettoni per uso di cucina, “lu maccarunar”; per sfogliare la pasta all’uovo, “u murtar” per pestare le spezie, assieme ad una vasta gamma di accessori per la casa di cui pian piano si è sviluppato l’uso.

MULINI RUPESTRI: Partendo dal borgo, percorrendo il sentiero dei mulini, ci si accorge come l’uomo viveva in simbiosi con la natura e ne ricavava vantaggio senza modificare l’ambiente che lo circondava. A Pretoro lungo il percorso del fiume Foro diversi erano i mulini rupestri ad acqua completamente scavati nella roccia, un vero e proprio esempio di archeologia industriale tipica del luogo e strettamente legata all’acqua. Questi opifici servivano a produrre farine di grano tenero, per la panificazione, di grano duro per la produzione di pasta, di cereali e di legumi per l’alimentazione degli animali; possedere un mulino era molto rilevante. Incisioni rupestri e antichi simboli legati al culto della fertilità ne confermano un passato lontano.

La Chiesa della Madonna della Mazza. Risale al XIII-XIV secolo. in alcune mappe arcaiche viene citata come “Madonna del Monte”. Trattasi di un eremo fondato dai monaci benedettini cistercensi ed era dipendenza del monastero di Santa Maria Arabona sito presso Manoppello Stazione. L’immagine della madonna in trono con bambino risale al XV secolo. Il nome di Madonna della Mazza è dovuto al fatto che è raffigurata con uno scettro (chiamato volgarmente mazza). La chiesa è meta di turisti la prima domenica di luglio. Le prime notizie che si hanno sull’edificio sono per le decime ecclesiastiche del biennio 1324-25 durante il periodo cistercense. Un altro documento anticipa al XIII secolo la costruzione della chiesa, fatto comprovato dalla vita religiosa sita ai piedi della Maiella nello stesso secolo. La chiesa con l’annesso romitorio hanno conosciuto vari periodi di abbandono e, nell’838 erano completamente in rovina, ma già nel 1843 erano restaurati e riaperti ai fedeli. L’interno è ad un’unica navata, di cui l’archivolto è andato irrimediabilmente smarrito. Un ingresso secondario murato è posto sul lato a monte, mentre nel lato a valle vi era un grande arco che immetteva forse in un’appendice laterale probabilmente utilizzata a scopo abitativo. Il romitorio è a due livelli con accesso su di un lato dell’edificio stesso è stato recentemente restaurato. Delle leggende narrano dell’immagine della Madonna della Mazza ritrovata pressi un albero ma, riportata in paese venne ritrovata sul luogo di partenza, un’altra testimonianza narra di una nevicata durante uno scorso 2 luglio fenomeno che impedì la processione, ma la Madonna ritornò da sola sui monti lasciando delle impronte sulla neve.

GROTTA dell’EREMITA (dopo): La grotta è sita ad 8 km da Pretoro a 900 m s.l.m. L’eremo risulta citato in un documento del 1581, nel quale viene citata una “Ecclesiam Sancti Angeli” presso la chiesa di Santa Maria del Monte o della Mazza. Data l’esistenza di una sorgente ed uno stillicidio d’acqua all’interno la grotta era fenomeno di culto di San Michele Arcangelo. Delle indagini archeologiche all’interno hanno riportato utensili in selce, reperti ceramici dell’età del Bronzo. Sull’ingresso vi sono alcune prove dell’esistenza di eremiti nella grotta, la volta è stata scalpellata per potervi porre gli intonaci, mentre sotto vi sono dei resti di fondamenta dell’eremitaggio, mentre dei resti di letame e di chiusura parziale dell’accesso provano che la grotta è stata usata dai pastori come ricovero delle greggi. La grotta è fonte di leggende sugli eremiti, le quali narrano che l’acqua del Foro si separava per far passare l’eremita. La grotta, inoltre fu abitata da sfollati di Pretoro durante la seconda guerra mondiale

RISERVA regionale VALLE del FORO: E’ un’area naturale protetta dell’Abruzzo istituita nel 1991. Occupa una superficie di 471 ha lungo la Val di Foro nella provincia di Chieti. L’Area faunistica del Lupo Appenninico. Il parco è nato dal Piano di Assetto Naturalistico della Riserva regionale guidata del Foro su citata nel 1999, quando due anni prima la riserva del Foro stessa era nata come tutela del territorio. Difatti, nel 1999 con la realizzazione del Parco nazionale della Majella tutte le aree protette che erano finite al suo interno venivano assimilate al nascente parco nazionale. L’area faunistica è posta tra le località “Calvario” e cava “Falselongo“.

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