Tornareccio è uno splendido borgo importante per i suoi Murales/Mosaici, eseguiti dal Gruppo Mosaicisti di Marco Santi di Ravenna, per il miele e per la presenza del Santuario della Madonna del Carmine. L’immagine in evidenza è un mosaico di Giorgio SCALCO: “La Madonna delle api” (2013)



TORNARECCIO (Turnarécce in abruzzese) è un comune di 1.738 abitanti della provincia di Chieti. Fa parte della Comunità montana Valsangro. È uno dei trentanove comuni italiani facenti parte dell’Associazione Nazionale delle Città del Miele. La zona intorno a Tornareccio, specialmente la zona adiacente al Monte Pallano (in base al rinvenimento di selci), fu abitata sin dal paleolitico (da 18-20 000 anni or sono). Secondo vari studi i popoli che vi si stanziarono sono di origine lucana (visto che sia il nome del popolo lucano che l’appellativo “lucus” hanno la stessa origine). Ancora oggi presso il monte, è possibile vedere la cittadella fortificata di Pallanum, con mura perimetrali e tre porte di accesso. oi non si hanno notizie fino alla storia, quando fu assoggettata dai romani, ma il 1º documento che parla di Tornareccio è del 22 giugno 829 quando passò sotto il feudo dell’Abbazia di Farfa. Nel 1118 o pochi anni prima venne iniziata la costruzione del centro di Tornareccio. Nel periodo 1156-1168 secondo alcuni documenti dell’università del paese, questo centro si chiama Tornarezam. Il Castello, fino al XIX secolo è costretto a conoscere un periodo di declino, finché il monastero di Santo Stefano non venne abbandonato e se ne persero le tracce. Il ‘Castrum Tornaricii nel XIII secolo divenne parte integrante del nuovo centro di Atessa, divenuto sede della chiesa secolare, ossia beneficiò dal pontefice di un privilegio che esentava Atessa dal controllo religioso della diocesi di Chieti, oltretutto la città entrò nelle grazie della regina Giovanna I di Napoli, ottenendo vari privilegi territoriali sull’area dell’Osento e del Sinello. Durante il Novecento, Tornareccio fu occupata dai nazisti nel 1943, il 14 novembre di quell’anno una parte del paese fu distrutta dai nazisti che applicarono la tattica della terra bruciata, trovandosi Tornareccio nei pressi della linea Gustav sul Sangro. Le case furono minate e fatte saltare tatticamente, mentre la popolazione fu costretta rifugiarsi sul Monte Pallano.

















VILLAGGIO NEOLITICO di PALLANUM: Si trova in cima al Monte Pallano, che sovrasta Tornareccio. Il villaggio si sviluppò nelle forme attuali intorno al V secolo a.C., e si suppone fosse stato fondato dalla tribù dei Lucani. Le mura ciclopiche erano dette anche “mura Paladine”, edificate a scopo protettivo, e sono costituite da tre ingressi: Porta del Piano, Porta del Monte, e l’accesso dalla via del tratturo. Alcune abitazioni si trovano anche fuori dal perimetro murario, e sono tipiche capanne a tholos erette con la pietra incastrata. Una lapide commemorativa a Lucio Cornelio Scipione Barbato, capostipite della famosa casata degli Scipioni romani, parla delle sue conquiste nel Sannio, citando anche una certa “Loucanam” sottomessa. Forse si tratterebbe esattamente del villaggio di Monte Pallano, dato che nel Medioevo nelle zone sorgerà il monastero di Santo Stefano “in Lucana”. Con la conquista romana anche Pallanum cadde, il nerf, il principe che controlla-va l’amministrazione, venne sostituito dal meddix tuticus, magistrato romano. Si ritiene che Pallanum rimase in attività come centro di controllo delle guarnigioni della valle, fino alla caduta di Roma, quando venne usato come riparo da viandanti e pastori, dato che non si ebbero opere di incastellamento e infeudamento, tipiche del primo Medioevo italiano.a facciata ha 4 lesene più grandi che reggono un architrave, il quale regge il frontone trian-golare, sulla cui sommità c’è una piccola croce in pietra. Due edicole vuote sono ai lati del portone d’accesso. Una finestra ad oblò con tanto di cornice in pietra è sotto l’architrave a ridosso dello stesso.
L’interno è ad unica navata. Dentro vi sono le statue di San Rocco, di San Francesco e di Santa Rita. La statua di San Francesco è dietro l’altare.
La finestra oblò garantisce grande luminosità all’interno.

La Chiesa di San Giovanni (sopra) è sita a “San Giovanni“, frazione di Tornareccio. L’origine della frazione e della chiesa vanno da ascriversi al monastero benedettino di San Giovanni di Archianno, quest’ultimo sito nell’odierna contrada di Ricchiano. Questa contrada, in epoca feudale era centro di commerci e lavori, tanto che l’imperatore, nel 1303, concesse a questa contrada l’esenzione da ogni dazio, esenzione che durò 8 giorni. Il monastero scomparve lasciando tuttavia il culto di San Giovanni B. La chiesa odierna è stata inaugurata il 4 maggio 1967. Del convento, ormai diruto, ne rimangono pochi resti convertiti in casa colonica. La facciata è in stile moderno con un grosso crocifisso sopra la tettoia posta sopra l’in-gresso principale. La pianta è rettangolare e ad un’unica navata. Il campanile, in stile romanico rurale ospita 3 campane dedi-cate a San Giovanni B., a Sant’Antonio abate ed al Concilio Vaticano II, nel cui corso è stato edificato questo campanile.

Il culto di San ROCCO (sopra) nella cittadina è dovuto alla capacità creduta dai fedeli di guarire dalla peste. La chiesa era sita extra moenia. Fatto attestante, l’epidemia di peste spagnola del 1918, venne costruito un lazzaretto nei pressi di questa chiesa. Si hanno notizie della chiesa dal 1568, ma varie ipotesi fanno pensare all’erezione della chiesa ad almeno un secolo pri-ma, addirittura antecedente il Santuario della Madonna del Carmine. La chiesa è stata restaurata agli inizi degli anni ‘30. Il portale è coronato da lesene e lunetta ad arco ogivale.

FONTANA MONUMENTALE (sopra): Collocata in piazza Fontana, detta anche Piano La Porta, è a doppia vasca ottagonale, in pietra calcarea, l’una dentro l’altra e quella superiore ha un raggio più piccolo di quella inferiore. Il passaggio dell’acqua nella vasca sottostante è garantito da cannelle collocate una per ogni lato della vasca, e ciascun lato ha una decorazione a forma di fiore. La parte principale della fontana si trova sulla vasca superiore, a for-ma di calice, anch’essa in pietra calcarea. L’acqua sgorga mediante uno zampillo rivolto verso l’alto e scola attraverso un condotto interno finendo nella vasca inferiore. È stata costruita nel 1887, su progetto dell’ingegnere Francesco Benedetti di Vasto e restau-rata di recente a causa dei danni subiti durante la 2° guerra mondiale.

– L‘Abbeveratoio (sopra): Risale al 1887 ed è in muratura e pietre calcaree. Consiste in una vasca lunga, rettangolare e di una parete tripartita e bordata da lesene. Tre cannelle, una per parte, gettano l’acqua nella vasca. Come nella fontana monumentale già menzionata, hanno delle decorazioni di fiori sui punti d’attacco delle cannelle. Una cornice separa la parete da una sottospecie di frontone con due bracci laterali in marmo. – Fontana San Rocco: Consiste in una vasca rettangolare, nel centro si erge una colonna anch’essa ottagonale da cui fuoriesce una cannella che getta l’acqua direttamente nella vasca. La colonna sorregge una brocca-conca con maniglie di metallo.
– Poco distante vi è un’altra vasca di forma rettangolare, in muratura, coperta da tettoia.
– MIELE di TORNARECCIO: Il borgo è uno dei massimi centri abruzzesi ad esportare miele in tutta la regione e in Italia. La storia dell’arrivo del miele a Tornareccio ha inizio nei primi anni del Novecento: Argito Di Vincenzo, negli anni ’30 acquistò a Termoli uno sciame d’api che poi rinchiuse in un sacco di iuta per portarlo in paese. L’acquisto serviva per garantire il sostentamen-to della famiglia, e successivamente la produzione del miele forgiò la prima industria lo-cale dell’Apicoltura Tieri, il cui stabilimento moderno è in via De Gasperi. L’origine dell’a-zienda dunque sta nel gesto del Di Vincenzo nel 1930 di acquistare una cinquantina di arnie, per iniziare la produzione del miele, da affiancare alla produzione agricola. Nel primo periodo, il nettare veniva scambiati con il grano, successivamente iniziò la vendita ai commercianti, alcuni dei quali provenivano da Vasto. In questo modo la produzione aumentò di molto, di pari passo con la conoscenza del miele di Tornareccio, fuori dal territorio locale


