Il borgo di Rocca San Giovanni fu fondato nell’ XI secolo da Oderisio I ed ampliato da Oderisio II abati del Monastero di San Giovanni in Venere come forte di rifugio per i monaci dell’abbazia stessa. L’immagine in evidenza è tratta dal Web.


La Riserva Naturale Regionale “Grotta delle Farfalle” è un’area naturale protetta istituita con Legge Regionale n.5 /2007.Si estende per una superficie di circa 510 ha all’interno dei Comuni di Rocca San Giovanni e di San Vito Chietino. L’area è caratterizzata da una morfologia con spiccata eterogeneità definendo una complessa conformazione paesaggistica. Versanti, terrazzi fluviali e valli erose definiscono l’uso del suolo e ne caratterizzano l’ecosistema. Lembi di vegetazione naturale e semi-naturale si inseriscono in un contesto agricolo tradizionale senza brusche discontinuità, ad eccezione di alcuni punti corrispondenti ai fossi di erosione. Si viene pertanto a definire un mosaico di seminativi, vigneti, oliveti, estesi nuclei forestali di latifoglie (a predominanza del genere Quercus e cespuglieti) che si confondono, senza soluzione di continuità, con i centri abitati e la rete infrastrutturale, delineando un’armonica convivenza fra Uomo e Ambiente e paesaggio naturale e realtà antropica. Il fosso delle farfalle, nella zona di Vallevò, che segna il confine comunale tra i due territori di Rocca San Giovanni e San Vito, racchiude uno scrigno inaspettato di bellezze e valori naturali meritevoli di tutela. Primo tra tutti i resti dell’originaria “Grotta” dalle pareti tappezzate di felci e licheni. L’alta e costante umidità permette lo sviluppo di una vegetazione rigogliosa tipica delle più ampie vallate fluviali, ricca di specie arboree e arbustive come pioppi, salici, olmi e più raramente l’ontano nero e la farnia ed una quercia dalle spiccate caratteristiche igrofile. Per quanto concerne il regno animale, invece, comuni sono i mustelidi, in particolare la faina e il tasso, e i piccoli roditori come il moscardino e il topo quercino. Particolare interesse riveste la presenza dell’ormai raro granchio di fiume,

ROCCA SAN GIOVANNI fu fondato nell’ XI secolo da Oderisio I ed ampliato da Oderisio II abati del Monastero di San Giovanni in Venere come forte di rifugio per i monaci dell’abbazia stessa.. Nel 1453 ebbe una zecca dove Innico d’Avalos faceva coniare oro, argento e rame a suo nome. Il terremoto del 1626 distrusse gran parte delle mura. Agli inizi del XX secolo un grande esodo interessò il paese con meta StatiUniti, Canada, Argentina ed Australia. I nazisti distrussero una torre quadrangolare detta “Il castello” l’8 Novembre 1943. L’antico borgo medievale è situato su uno sperone roccioso tra la foce del fiume Sangro e quella del torrente Feltrino e si affaccia su quella che viene definita la “Costa dei Trabocchi”. Le prime tracce scritte sul borgo compaiono su un diploma del 1047, firmato dall’imperatore Enrico III e indirizzato al Monastero di San Giovanni in Venere. Nel giro per le vie di Rocca San Giovanni bisogna visitare la Chiesa di San Matteo Apostolo, in stile romanico a tre navate, e al Palazzo Municipale del XIX secolo, di ispirazione classica, sede di un’interessante raccolta di opere d’arte. Caratteristico è anche il centro storico con il suo corso che porta alla splendida terrazza panoramica, dalla quale potrete ammirare la valle sottostante: il verde degli uliveti, dei vigneti e degli aranceti accompagna lo sguardo fino a giungere alla costa, dove il mare si infrange sugli scogli che delimitano insenature e candidi arenili ciottolosi. La spiaggia più grande è in località la “Foce”, che si estende tra l’antico borgo di Vallevò e Punta Torre, dove sorge l’omonimo trabocco. Altra suggestiva spiaggia, tra le più belle della Costa dei Trabocchi è quella del “Cavalluccio”, caratterizzata dalla presenza di un trabocco e da un grande faraglione chiamato lo “scoglione”. Immersi nella splendida e unica costa di Rocca San Giovanni, dovrete senz’altro assaggiare le “palazzole”, piatto tipico della tradizione marinara composto da acciughe o sardine, mollica di pane, aglio, prezzemolo e olio extravergine di oliva. Città del Vino, vanta due cantine che producono vini DOC Montepulciano d’Abruzzo e Trebbiano d’Abruzzo, con particolare attenzione ai bianchi.












– Casino Murri: È sito in contrada San Giacomo Anticamente era una residenza colonica, rimasta a lungo in stato di abbandono e da non molto recuperato da privati. Fu costruito tra la seconda metà del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, successivamente sono stati aggiunti i due successivi livelli che ne hanno alterato il primitivo aspetto. La cappella interna dedicata a San Giacomo, che dà il nome alla contrada, verosimilmente, è un’aggiunta successiva alla costruzione originaria. La costruzione è a pianta rettangolare ed è distribuita su due piani, la cappella privata è posta sul lato occidentale mentre i due piani aggiuntivi si trovano nel lato settentrionale. La gradonata a due rampe di scale immette direttamente al primo piano Il corpo di fabbrica originario è in laterizio lasciato a vista solamente sulle rampe di scale esterne.
– Resti di mura e Torrione dei FilippiniI principali ruderi delle mura della rocca sono posti in via abate Oderisio in cui vi è il Torrione dei Filippini, caratterizzato da muratura a scarpa, conci irregolari e ciottoli di fiume, e impianto circolare, irregolare, adibito ad abitazione. Le mura risalgono ai Normanni da cui furono costruite nel 1061. Le mura, accessibili da via IV Novembre o da vicolo Portico, sono a scarpa in ciottoli di pietra dei dintorni.
AREE VERDI:
– Belvedere Paolucci, in via R. Paolucci, nella punta nord del paese.
– Zoo d’Abruzzo: in località Sterpari, vicino al casello autostradale A14 “Lanciano” è stato aperto nel 2011 ed è attualmente il principale Bioparco faunistico dell’Abruzzo.
– Pinetina di Rocca San Giovanni: località naturale in contrada Piane Favaro.
– Parco della Costa dei Trabocchi – località Vallevò-La Foce.

Dallo sperone roccioso, dove si trova il borgo di Rocca San Giovanni, si scende giù per esplorare la costa, ricca di paesini e piccole frazioni balneari che formano la famosa e affascinante “Costa dei Trabocchi di Rocca San Giovanni”, così chiamata perché ospita in mare queste affascinanti e antichissime “macchine da pesca” su enormi palafitte completamente in legno. I trabocchi di Rocca San Giovanni sono antichissimi, i primi risalgono circa al XVIII secolo. Anche D’Annunzio rimase colpito dal fascino di queste macchine quando nel 1889 prese una villa nella località di San Vito Chietino, tanto che racconterà del “Trabocco Turchino” nel suo romanzo “Il trionfo della morte”. Oggi alcuni trabocchi si sono trasformati in suggestivi ristoranti che servono pesce fresco del giorno. Cenare al chiaro di luna su uno di questi trabocchi è un’esperienza davvero indimenticabile che si consiglia vivamente. Merita sicuramente una visita quindi la zona marina con il trabocco di Punta Cavalluccio e Punta Punciosa, l’Eremo Dannunziano e il Trabocco Turchino.



ALCUNE RICETTE di ROCCA San GIOVANNI
“Le PALAZZOLE” : Ingredienti: Pesce a riso (avannotti di acciughe o sardine), mollica di pane, aglio, prezzemolo, olio extravergine d’oliva. Lavare il pesce e sbriciolare la mollica di pane raffermo; tagliare finemente il prezzemolo e l’aglio; ungere una teglia da forno e disporre il pesce a strati, alternando la mollica, il prezzemolo e l’aglio. Non dimenticare di condire il tutto con olio extravergine di oliva. La stessa ricetta può essere eseguita con alici spinate, alternando gli strati di pesce con le patate tagliate finemente e sostituendole alla mollica di pane.
“I CELLIPIENI”: Ingredienti :Farina, olio extra vergine d’oliva, vino bianco, mandorle, cioccolato, uva. Durante la vendemmia le donne colgono i migliori grappoli d’uva, schiacciano gli acini e tolgono i noccioli. L’uva viene poi messa in pentole di rame e, come in un rito magico, viene pazientemente mescolata in una lenta cottura. All’uvata, dal sapore pieno e leggermente agro, si aggiungono le mandorle e il cioccolato fino a farne un impasto per i fragranti “cellipieni”, dolce dal sapore forte e deciso che lascia in bocca un gusto unico, quello della vecchia ma sempre nuova civiltà contadina della zona.
“MACCHERONI ALLA CHITARRA”: Ingredienti per 6 persone: 500 gr. di farina di grano duro 5 uova 1 pizzico di sale. Utensili indispensabili chitarra abruzzese, matterello, spianatoia. Disporre la farina a fontana e rompere le uova nel mezzo. Aggiungere il sale q.b. Impastare con cura in modo che la pasta ottenuta diventi omogenea, morbida ed elastica. Lasciar riposare per una ventina di minuti, dopodiché la pasta sarà spianata con il matterello, ottenendo una sfoglia larga e uniformemente sottile (1/2 mm.). La sfoglia sarà posta sull’apposito telaio rettangolare fornito di fili d’acciaio equidistanti tra loro (la “chitarr”). Facendo pressione con il matterello, si otterranno dei maccheroni a sezione quadrata che cadranno sulla spianatoia attraverso gli interstizi dei fili. I maccheroni dopo un altro breve tempo di riposo , nella pentola, la pasta dovrà bollire pochi minuti (nu volle) e scolati perfettamente, potranno essere conditi con ragù di agnello, peperoncino piccante, pecorino grattugiato.


