Chiesa del XIV secolo, restaurata nel XVII secolo. L’esterno ha copertura in pietra della Majella, con facciata a capanna e campanile turrito. L’interno a tre navate è più interes-sante, con colonne decorate in marmo verde, e un pulpito di marmo bianco. La chiesa parrocchiale è in pieno centro storico ed in prossimità del belvedere. La Facciata in pietra con portale architravato a lunetta con santo al centro e 4 finestroni nella parte alta. Possenti pilastri d’angolo. Interno sobrio con colori tenui , di recente restauro con impostazione minimale. Volta controsoffittata piana e decorata.

Non ci sono fonti certe sull’origine dell’insediamento di Roccamorice, sebbene si ritiene essere precedente all’anno mille. Nella “Cronica Monasterii S. Bartholomei de Carpineto” appare come “Rocca Morica” (1066), mentre in altre fonti viene citata come “Rocca Mauritii”. Il “Catalogus baronum” nel 1173 la riporta come feudo di Boemondo conte di Manoppello, mentre nel 1316 è posseduta da Rainaldo di Letto, nel 1354 da Antonio di Letto, nel 1385 da Napoleone Orsini di Manoppello e nel 1412 passa a Filippo di Vali-gnano, famiglia chietina che governerà il paese fino al 1741 quando diventerà possedi-mento dei baroni Zambra, sempre di Chieti.Nella prima metà del 1200, è nota la presenza nel territorio di Padre Angelerio, futuro Papa Celestino V.









La Chiesa Parrocchiale di San Donato Vescovo e Martire si trova nella parte medioevale dell’abitato del centro storico di Roccamorice, nella zona denominata Belvedere. La chiesa è a pianta longitudinale con tre navate con colonne, che vanno dall’ingresso, posto sulla facciata, fino alla parte del transetto, qui vi troviamo la zona absidale rialzata a forma poligonale dove ha trovato la giusta collocazione il bellissimo crocifisso ligneo policro-mo del XIII secolo (vedi oltre). Il crocifisso, di notevole interesse, come la tela della Ma-donna di San Luca del XVII sec. e vari suppellettili, sembrano provenire dall’Abbazia di Santo Spirito a Maiella, trasferiteci in seguito alla soppressione degli ordini ecclesiastici operata da Giuseppe Bonaparte (1807), più precisamente, secondo la tradizione locale dalla cripta dell’Abbazia, nota come la “stanza del Crocefisso”. L’intero complesso della chiesa è stato oggetto di recente restauro (dal 2007 al 2009) tanto che oggi la si coglie con un aspetto sobrio, dai colori tenui ben bilanciati dove predominano i toni del giallo chiaro (pareti e soffittatura) e grigio (altari, putti, nicchie e altro), con sprazzi di ocra e rosa, le semicolonne i capitelli e i bassorilievi, ecc., sono realizzati in bianco, con accenni in bor-deaux e oro (festoni di rose e foglie di acanto) che ne danno il giusto risalto. L’interno è luminoso, con finestre equamente distribuite che emanano una luce serena, resa calda dalle vetrate colorate, sovrastato da un grosso affresco raffigurante un calice circondato da tralci d’uva e grano irradiato da raggi di luce. L’altare a pianta quadrata è stato realizzato in pietra bianca della Maiella con semplici decori. Nella chiesa troviamo: i busti lignei (vedi oltre) di San Donato Vescovo e Martire, XVII sec., Santo Patrono di Rocca-morice (07 agosto) e Sant’Emidio, XVIII sec., una tela settecentesca raffigurante l’As-sunzione di Maria in cielo, la grande tela della SS. Trinità (Trinitas in Cruce) del XVII sec. tornata al suo splendore dopo il recente restauro , ciò che colpiscono sono i suoi colori accesi e brillanti, e altre opere d’arte. La pavimentazione è anch’essa in pietra.











Chiesa SS. ANNUNZIATA o del Barone ZAMBRA: La struttura che tutt’oggi conserva ancora il nome di “Chiesa del Barone” (sconsacrata nel 1809) è situata nelle immediate vicinanze della chiesa Parrocchiale di San Donato V.M. nella zona denominata Belvedere, fu fatta costruire nel 1760 come cappella gentilizia da Giuseppe Zambra, allora barone di Roccamorice, con una sua prima dedicazione alla Madonna del Buon Consiglio (la stessa insisteva su un sito di una preesistente chiesa detta dell’Assunta). Il 29 giugno del 1770 fu dedicata alla Santissima Annunziata, come cita un’ iscrizione nell’in-terno posta sull’altare centrale. In seguito, alle soppressioni del 1807 di Giuseppe Bonaparte, che tolse i privilegi nobiliari, alla sua sconsacrazione avvenuta nel 1809, fu abbandonata per due secoli, sopravvivendo anche ai terremoti del 1933 e 1980. Nel 1986 fu oggetto di restauro, tanto che oggi la si coglie al suo interno con dei colori bicromatici, bianco su fondo beige; sono in bianco tutti gli stucchi decorativi, quali putti, foglie di acanto, capitelli, felci, conchiglie, fiori, arabeschi e in beige tutte le pareti e i fondi, tanto da donargli un aspetto inconsueto neoclassico. Le decorazioni furono realizzate nel 1775 da Pietro Francesco Cantuario, stuccatore architetto del XVI secolo. La pavimentazione originaria è stata sostituita, resta per intero l’altare maggiore, l’altare posto sul lato destro e parzialmente quello di sinistra, sono ben delineati i vecchi alloggi dei dipinti e le nicchie che dovevano accogliere delle statue, si presume che gli arredi, i dipinti e quant’altro siano stati trasferiti dopo la sua sconsacrazione nella vicina parrocchiale. All’esterno si presenta come due grossi volumi realizzati a pietra a vista, dove spicca la torre campanaria con un singolare coronamento in pietra bombato. Sembrerebbe che il volume posteriore della struttura, doveva essere una torre del vecchio sistema di fortificazione medioevale e che la stessa sia stata ampliata con un corpo più basso affinché si ottenesse la chiesa.






